C’è chi, per misericordismo o perchè, forse, si ritiene più buono di Nostro Signore, sta sdoganando il peccato contro natura e i Vescovi, i Cardinali tacciono… ma la Scrittura, Santa Caterina da Siena, san Pier Damiani e tutta la vera Chiesa, insegnano diversamente. Ecco i testi che dobbiamo imparare a memoria.
Riportiamo una famosa Lettera di santa Caterina da Siena che riprendiamo da questo testo in formato Kindle. La notizia è di dominio pubblico, addirittura la Diocesi di Torino che sdogana “corsi per fidanzati gay“; sacerdoti che escono trionfalmente allo scoperto per affermare che la Chiesa “deve chiedere perdono alle coppie gay” … l’elenco è in crescita e ci chiediamo – chiediamo ai Vescovi – perché tacete? E’ evidente che questa gente NON crede affatto all’esistenza dell’Inferno e ritiene, molto probabilmente, che lo stesso Dio e Signor Nostro Gesù Cristo, sia oramai una sorta di ESPERIENZA SIMBOLICA, non affatto LA Presenza Reale per la quale l’uomo (maschio e femmina) è TEMPIO DELLO SPIRITO SANTO.
Vi è anche del sadico in tutto ciò, cioè, in quel “piacere, crudele e perverso, di tormentare” la santa Chiesa vera di Gesù Cristo, che nei suoi veri Santi ha sempre combattuto quei “peccati CONTRO NATURA” perché uccidono l’uomo, lo degradano, ed è un peccato, la sodomia (fateci caso, termine scomparso dalle predicazioni della neo chiesa, cliccate qui), che fa schifo persino ai Demoni, come insegnano san Pier Damiani e santa Caterina, Dottori della Chiesa.
Vi ricordiamo che, questo peccato della sodomia, che è uno di quei peccati che “gridano vendetta al cospetto di Dio, gridano verso il cielo”, è gravemente riportato integralmente nella Scrittura. Riportiamo qui questi passaggi dal domenicano Padre Angelo Bellon:
“Ecco il testo: “La tradizione catechistica ricorda pure che esistono «peccati che gridano verso il cielo». Gridano verso il cielo: il sangue di Abele (Cf Gen 4,10); il peccato dei Sodomiti (Cf Gen 18,20; Gen 19,13); il lamento del popolo oppresso in Egitto (Cf Es 3,7-10): il lamento del forestiero, della vedova e dell’orfano (Cf Es 22,20-22); l’ingiustizia verso il salariato (Cf Dt 24,14-15; Gc 5,4)” (CCC 1867).
La dizione peccato impuro contro natura è mutuata da S. Paolo: “Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento” (Rm 1,26-27). (..) San Paolo, quando parla di peccati contro natura, si riferisce chiaramente al peccato dei sodomiti, e cioè all’inversione della naturale inclinazione dell’uomo di accoppiarsi con la donna e viceversa. Si dice che questi peccati gridano verso il cielo per il grande disordine che portano all’interno della società.”
Insomma, non c’è da “discutere o dialogare”, c’è solo da imparare, molto umilmente, per comprendere il perché del concetto di questo peccato, perché è mortale, non per cambiarlo o giustificarlo promuovendone l’istigazione…
Fra i santi che combatterono il vizio omosessuale nel Medioevo, uno dei più grandi fu proprio san Pier Damiani, vedi qui, Dottore della Chiesa, riformatore dell’ordine benedettino e sommo scrittore e predicatore. Nel suo “Liber Gomorrhanus”, scritto verso il 1051 per Papa san Leone IX, egli denuncia con grande vigore la rovina spirituale alla quale si condanna chi pratica tale vizio.
- “Si va diffondendo dalle nostre parti un vizio così gravemente nefasto e ignominioso, che se non vi si opporrà al più presto uno zelante intervento punitore, di certo la spada dell’ira divina infierirà enormemente annientando molti. (…) Questa turpitudine viene giustamente considerato il peggiore fra i crimini, poiché sta scritto che l’onnipotente Iddio l’ebbe in odio sempre ed allo stesso modo, tanto che mentre per gli altri vizi stabilì dei freni mediante il precetto legale, questo vizio volle condannarlo, con la punizione della più rigorosa vendetta. Non si può nascondere infatti che Egli distrusse le due famigerate città di Sodoma e Gomorra, e tutte le zone confinanti, inviando dal cielo la, pioggia di fuoco e zolfo (…)”
Ma si sa, oramai per troppi Vescovi Sodoma e Gomorra, vedi qui, non furono neppure distrutte e, il termine sodomia, è letteralmente scomparso nell’esame della coscienza e nel contesto dei peccati mortali, della neo chiesa… E ancora, dice il Santo, ammonendo:
- “Questo vizio non va affatto considerato come un vizio ordinario, perché supera per gravità tutti gli altri vizi. Esso infatti uccide il corpo, rovina l’anima, contamina la carne, estingue la luce dell’intelletto, scaccia lo Spirito Santo dal tempio dell’anima, vi introduce il demonio istigatore della lussuria, induce nell’errore, svelle in radice la verità dalla mente ingannata, prepara insidie al viatore, lo getta in un abisso, ve lo chiude per non farlo più uscire, gli apre l’Inferno, gli serra la porta del Paradiso, lo trasforma da cittadino della celeste Gerusalemme in erede dell’infernale Babilonia, da stella del cielo in paglia destinata al fuoco eterno, lo separa dalla comunione della Chiesa e lo getta nel vorace e ribollente fuoco infernale. Questo vizio si sforza di scardinare le mura della Patria celeste e di riparare quella della combusta e rediviva Sodoma. Esso infatti viola l’austerità, estingue il pudore, schiavizza la castità, uccide l’irrecuperabile verginità col pugnale di un impuro contagio, insozza tutto, macchia tutto, contamina tutto, e per quanto può non permette che sopravviva nulla di puro, di casto, di estraneo al sudiciume. (…)”.
Ecco allora che postiamo integralmente questa Lettera XXI dedicata ad un omosessuale del suo tempo, per il quale, la Santa, mantiene il delicato anonimato. Poi ognuno, leggendo, cercherà di comprendere la diabolicità di questi Sacerdoti e la gravità del tacere dei Vescovi. Caterina inizia la Lettera descrivendo l’Amor di Dio per noi, per poi mettere in guardia questa persona – che chiama FRATELLO MIO – non solo per il male che fa a Dio, ma anche a se stesso. Leggiamo con quanta delicatezza, ma fermezza denuncia la gravità diabolica “degli affetti sodomiti“, Ella scrive:
- “O dolce e amoroso Figliuolo di Dio, inestimabile Verbo, Carità dolcissima, tu sei entrato ricolta e pagatore; tu hai stracciato la carta dell’obbligazione fra l’uomo e il dimonio; che per lo peccato era obligato a lui: sì che stracciando la carta del corpo tuo, scioglieste noi. Oimè, Signore mio! Chi non si consuma a tanto fuoco d’amore? Non si consumeranno coloro, che ogni dì di nuovo fanno carta nuova col dimonio non ragguardando te, Cristo Gesù flagellato, satollato d’obbrobri, Dio ed uomo. Oimè, oimè! Questi tali fanno del corpo loro una stalla, tenendovi dentro gli animali bruti senza veruna ragione.
- “Oimè, fratello carissimo, non dormite più nella morte del peccato mortale (..). Venite traendo il fracidume dell’anima e del corpo vostro. Non siate crudele di voi, né manigoldo, tagliandovi dal vostro capo, Cristo dolce e buono Gesù. Non più fracidume, non più immondizia! E ricorrete al vostro Creatore; aprite l’occhio dell’anima vostra, e vedete quanto è ‘l fuoco della sua carità, che v’ha sostenuto, e non ha comandato alla terra che si sia aperta, né agli animali bruti, che v’abbiamo divorato. (..)
- “O ladro ignorante debitore, non aspettate più tempo; fate sacrificio a Cristo crocifisso della mente, dell’anima e del corpo vostro. Non dico, che vi diate la morte perché voi vogliate questo per separazione di vita corporale; ma morte negli appetiti sensitivi; che la volontà ci sia morta, e viva la ragione, seguitando le vestigie di Cristo crocifisso. (..) Che merita colui che uccide? D’essere morto. Cosi ci conviene uccidere questa volontà fiagellando la carne nostra; afiliggerla, ponerli il giogo de’ santi comandamenti di Dio. E non vedete voi che ella è mortale? Tosto passa la verdura sua, siccome il fiore che è levato dal suo principio. Non state più cosi, per l’amore di Cristo crocifisso! Ch’io vi prometto che tanta abominazione e tanta iniquità Dio non la sosterrà, non correggendo la vita vostra; anco, ne farà grandissima giustizia mandando il giudizio sopra di voi.
- Dicovi che non tanto Dio, ch’è somma purità, ma le dimonia non la possono sostenere: ché tutti gli altri peccati stanno a vedere, eccetto questo peccato contro natura. Or sete voi bestia, o animale bruto? Io veggo pure, che voi avete forma d’uomo; ma è vero che di quest’uomo è fatto stalla: dentro ci sono gli animali bruti de’ peccati mortali. Oimè! Non più, per l’amore di Dio! Attendete, attendete alla salute vostra: rispondete a Cristo, che vi chiama. Voi sete fatto per esser tempio di Dio; cioè che dovete ricevere Dio per Grazia, vivendo virtuosamente, partecipando il sangue dell’Agnello; dove si lavano le nostre iniquità.
“Oimè, oimè sventurata l’anima mia! Io non so metter mano alle mie e vostre iniquità. Or come fu tanto crudele, e spietata l’anima vostra, e la vostra bestiale passione sensitiva, che voi oltre al peccato contro natura… Oimè! Scoppino e’ cuori, dividasi la terra, rivolgansi tutte le pietre sopra di noi, i lupi ci divorino; non sostengano tanta immondizia, e offesa fatta a Dio e all’anima vostra. Fratello mio ci vien meno la lingua, e tutti e’ sentimenti. Ohimè! Non voglio più così. Ponete fine e termine alla miseria ch’io v’ho detto: e vi ricordo che Dio nol sosterrà, se voi non vi correggete. Ma bene vi dico che se voi vorrete correggere la vita vostra in questo punto del tempo, che v’è rimaso, Iddio è tanto benigno e misericordioso, che vi farà misericordia; benignamente vi riceverà nelle braccia sue, faravvi partecipare il frutto del sangue dell’Agnello, sparto con tanto fuoco d’amore: ché non è neuno sì gran peccatore, che non trovi misericordia. (..) Fratello mio dolce in Cristo dolce Gesù, non voglio che questa prigione né condennagione venga sopra di voi; ma voglio, e pregovi (e io vi voglio aiutare) da parte di Cristo crocifisso, che voi usciate delle mani del diavolo. Pagate il debito della santa confessione con dispiacimento dell’offesa di Dio, e proponimento di non cader più in tanta miseria.- Abbiate memoria di Cristo crocifisso; spegnete il veleno della carne vostra colla memoria della carne fiagellata di Cristo crocifisso, Dio ed uomo. Ché per l’unione della natura divina colla natura umana è venuta in tanta dignità la nostra carne, che ella è esaltata sopra tutti i cori degli angeli. (..) E non indugiate, né aspettate il tempo, perché il tempo non aspetta voi. (..) Invitate voi medesimo a far resistenzia, e non consentite al peccato per volontà né attualmente mandarlo ad effetto; ma dite: «porta oggi, anima mia, questa poca pena; fa resistenzia, e non consentire. Forse che domani sarà terminata la vita tua. E se pure sarai vivo, farai quello che ti farà fare Dio. Fa tu oggi questo». Dicovi che facendo così, l’anima vostra e il corpo, che ora è fatto stalla, sarà fatto tempio dove Dio si diletterà abitando in voi per Grazia. (..) Ché se io non v’amassi, non me ne impaccerei, né curerei perché io vi vedessi nelle mani del dimonio: ma perché io v’amo, nol posso sostenere. Voglio che partecipiate il sangue del Figliuolo di Dio. Gesù dolce, Gesù amore, Maria dolce”.
RICORDA CHE: Vogliamo che teniate a mente, magari leggendolo e imparandolo a memoria, il Documento della CdF voluto da san Giovanni Paolo II “Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali“, del 3 giugno 2003, dove leggiamo chiaramente:
- “In presenza del riconoscimento legale delle unioni omosessuali, oppure dell’equiparazione legale delle medesime al matrimonio con accesso ai diritti che sono propri di quest’ultimo, è doveroso opporsi in forma chiara e incisiva. Ci si deve astenere da qualsiasi tipo di cooperazione formale alla promulgazione o all’applicazione di leggi così gravemente ingiuste nonché, per quanto è possibile, dalla cooperazione materiale sul piano applicativo. In questa materia ognuno può rivendicare il diritto all’obiezione di coscienza” (n. 5).
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Lettera ai Vescovi sulla cura delle persone omosessuali e documentazione integrale della Chiesa sulle unioni
Laudetur Jesus Christus
A CONFERMA DI QUANTO abbiamo letto sopra, suggeriamo anche questa raccolta dal Magistero sull’argomento:
DOMANDE E RISPOSTE sulla questione omosessuale e la dottrina Cattolica
21 febbraio – San Pier Damiani Dottore della Chiesa
Pietro era nato a Ravenna nel 1007; già orfano di padre, ultimo di una numerosa nidiata di figli, venne tirato su dal fratello maggiore, Damiano, e ciò ne spiegherebbe l’appellativo di “Damiani”. Ultimo di sei figli, verrà riconosciuto come uno dei maggiori latinisti del tempo, nonché versatile scrittore, ma durante tutta la sua vita dimostrò di non avere a cuore la fama bensì la contemplazione di Dio. Era dedito al digiuno, alle mortificazioni corporali, alla preghiera, alle opere di carità, e meditando sulla Passione di Gesù diceva: «Non ama Cristo, chi non ama la croce di Cristo».
Dopo aver studiato a Ravenna, Faenza e Padova e insegnato all’università di Parma, entrò nel monastero camaldolese di Fonte Avellana, che divenne il centro della sua attività riformatrice. Ma la Chiesa dilaniata internamente da discordie e scismi, conseguenza di quel grave malanno che prende il nome di simonia, compravendita di cariche ecclesiastiche, e dalla leggerezza con cui il clero risolveva il problema del celibato, aveva bisogno di uomini integri e preparati come il colto e austero Pier Damiani. Nel 1057 il Papa lo chiamò a Roma per averlo accanto in un momento di crisi della Chiesa, dilaniata anche da gravi peccati del clero in campo morale. Fu in questo periodo che scrisse il Libro gomorriano (o Libro di Gomorra) sui peccati relativi alla morale sessuale, tra cui denunciò con grande fermezza la sodomia, senza far mancare il richiamo alla conversione per il bene dell’anima: «Se infatti il diavolo è tanto potente da farti sprofondare in questo vizio, Cristo è molto più potente e ti può riportare alla cima da cui sei caduto». Nominato vescovo di Ostia infatti e poi creato cardinale, aiutò i sei Papi che si succedettero al Soglio pontificio, a svolgere un’opera moralizzatrice. In quest’azione si avvalse particolarmente dell’abate benedettino di San Paolo Fuori le Mura, Ildebrando che nel 1073 fu eletto Papa con il nome di Gregorio VII.
Grande riformatore ed eremita, Pier Damiani denunciò, dunque, gravissime piaghe come la simonia e l’omosessualità nel clero. Ma il suo Liber Gomorrhianus risultò scomodo anche ai papi che erano d’accordo con lui, probabilmente perché sentivano la pressione dei chierici sodomiti.
Liber Gomorrhianus apparve attorno al 1049, in un’epoca in cui la corruzione era largamente diffusa, fino ai vertici del mondo ecclesiastico. In questo scritto, diretto al Papa Leone IX, Pier Damiani denuncia i vizi perversi del suo tempo con un linguaggio che non conosce falsa misericordia e compromessi.
Egli è convinto che di tutti i peccati, il più grave sia la sodomia, termine che comprende tutti gli atti contro natura, che vogliono soddisfare il piacere sessuale distogliendolo dalla procreazione. “Se questo vizio assolutamente ignominioso e abominevole non sarà immediatamente fermato con un pugno di ferro, – scrive – la spada della collera divina calerà su di noi, portando molti alla rovina”. Papa Leone accolse con gratitudine il Liber Gomorrhianus, scrivendo a Pier Damiani che “ognuna delle affermazioni di questo scritto incontra la nostra approvazione, come acqua gettata sul fuoco diabolico” e, raccogliendo le indicazioni del santo, intervenne con fermezza contro i sodomiti nella Chiesa.
Fu delegato pontificio in Germania, Francia e nell’Italia settentrionale. Già vecchio, fu chiamato da Ravenna, la sua città natale, per ricomporre il dissidio fomentato dai seguaci di un antipapa. La morte lo colse nel 1072 a Faenza, di ritorno dall’ultima missione di pace.
Venerato subito come santo, ebbe riconosciuto il suo culto ufficialmente nel 1828, da papa Leone XII, che lo proclamò anche Dottore della Chiesa per i suoi numerosi scritti di alto ed ispirato contenuto teologico. Si legga anche: Catechesi di Benedetto XVI su san Pier Damiani (9 settembre 2009)
Preghiera di San Pier Damiani alla Vergine Maria
Santa Vergine, Madre di Dio, soccorrete chi implora il vostro ausilio. Volgete a noi i vostri occhi. Forse per essere stata unita alla Divinità non vi ricorderete più degli uomini? Certamente no. Voi sapete in quali pericoli ci avete lasciato, e conoscete lo stato miserabile dei vostri servi; non è tipico della vostra grande misericordia dimenticare una miseria grande come la nostra. Impiegate a nostro favore il vostro valore, perché l’Onnipotente vi ha dato l’onnipotenza in Cielo e in terra. Nulla vi è impossibile, perché potete infondere incoraggiamento nei più disperati per confidare nella salvezza. Più siete potente, più dovete essere misericordiosa. Aiutateci con il vostro amore. So, mia Signora, che siete estremamente benigna e che ci amate con un affetto che nessun altro ha. Quante volte avete placato la collera del nostro Giudice nell’istante in cui stava per punirci! Tutti i tesori della misericordia di Dio si trovano nelle vostre mani.
Non cessate mai di colmarci di benefici. Voi cercate solo l’occasione di salvare tutti i miserabili, e di effondere su di loro la vostra misericordia, perché la vostra gloria è maggiore quando per vostra intercessione i penitenti vengono perdonati, e quelli che lo sono stati entrano in Cielo. Aiutateci, quindi, affinché possiamo vedervi in Paradiso, visto che la maggior gloria a cui possiamo aspirare consiste nel vedervi, dopo Dio, nell’amarvi e nel trovarsi sotto la vostra protezione. Ascoltateci, Signora, visto che vostro Figlio vuole onorarvi concedendoci tutto ciò che Gli chiedete per la nostra salvezza. Così spero, così sia. 3 Ave Maria….
San Pier Damiani cosa pensava della pratica omosessuale?
Nel suo Liber Gomorrhanus, scritto verso il 1051 per Papa san Leone IX e sopra citato, egli denuncia con grande vigore la rovina spirituale alla quale si condanna chi pratica tale vizio:
Si va diffondendo dalle nostre parti un vizio così gravemente nefasto e ignominioso, che se non vi si opporrà al più presto uno zelante intervento punitore, di certo la spada dell’ira divina infierirà enormemente annientando molti. (…)
Questa turpitudine viene giustamente considerato il peggiore fra i crimini, poiché sta scritto che l’onnipotente Iddio l’ebbe in odio sempre ed allo stesso modo, tanto che mentre per gli altri vizi stabilì dei freni mediante il precetto legale, questo vizio volle condannarlo, con la punizione della più rigorosa vendetta. Non si può nascondere infatti che Egli distrusse le due famigerate città di Sodoma e Gomorra, e tutte le zone confinanti, inviando dal cielo la ,pioggia di fuoco e zolfo (…)
Ed è ben giusto che coloro che, contro la legge di natura e contro l’ordine dell’umana ragione, consegnano ai demoni la loro carne per godere di rapporti così schifosi, condividano con i demoni la cella della loro preghiera.
Poiché infatti l’umana natura resiste profondamente a questi mali, aborrendo la mancanza del sesso opposto, e più chiaro della luce del sole che essa non gusterebbe mai di cose tanto perverse ed estranee se i sodomiti, divenuti quasi vasi d’ira destinati alla rovina, non fossero totalmente posseduti dallo spirito d’iniquità; e difatti questo spirito, dal momento in cui s’impadronisce di loro, ne riempie gli animi così gravemente di tutta la sua infernale malvagità, che essi bramano a bocca spalancata non ciò che viene sollecitato dal naturale appetito carnale, ma solo ciò che egli propone loro nella sua diabolica sollecitudine. Quando dunque il meschino si slancia in questo peccato d’impurità con un altro maschio, non lo fa per il naturale stimolo della carne, ma solo lo fa per il naturale impulso. (…)
Questo vizio non va affatto considerato come un vizio ordinario, perché supera per gravità tutti gli altri vizi. Esso infatti uccide il corpo, rovina l’anima, contamina la carne, estingue la luce dell’intelletto, scaccia lo Spirito Santo dal tempio dell’anima, vi introduce il demonio istigatore della lussuria, induce nell’errore, svelle in radice la verità dalla mente ingannata, prepara insidie al viatore, lo getta in un abisso, ve lo chiude per non farlo più uscire, gli apre l’Inferno, gli serra la porta del Paradiso, lo trasforma da cittadino della celeste Gerusalemme in erede dell’infernale Babilonia, da stella del cielo in paglia destinata al fuoco eterno, lo separa dalla comunione della Chiesa e lo getta nel vorace e ribollente fuoco infernale. Questo vizio si sforza di scardinare le mura della Patria celeste e di riparare quella della combusta e rediviva Sodoma.
Esso infatti viola l’austerità, estingue il pudore, schiavizza la castità, uccide l’irrecuperabile verginità col pugnale di un impuro contagio, insozza tutto, macchia tutto, contamina tutto, e per quanto può non permette che sopravviva nulla di puro, di casto, di estraneo al sudiciume. (…).
Questa pestilenziale tirannia di Sodoma rende gli uomini turpi e spinge all’odio verso Dio; trama turpi guerre contro Dio; schiaccia i suoi schiavi sotto il peso dello spirito d’iniquità, recide il loro legame con gli angeli, sottrae l’infelice anima alla sua nobiltà sottomettendola al giogo del proprio dominio. Essa priva i suoi schiavi delle armi della virtù e li espone ad essere trapassati dalle saette di tutti i vizi. Essa li fa umiliare nella Chiesa, li fa condannare dalla giustizia, li contamina nel segreto, li rende ipocriti in pubblico, ne rode la coscienza come un verme, ne brucia le carni come un fuoco. (…) Questa peste scuote il fondamento della fede, snerva la forza della speranza, dissipa il vincolo della carità, elimina la giustizia, scalza la fortezza, sottrae la temperanza, smorza l’acume della prudenza; e una volta che ha espulso ogni cuneo delle virtù dalla curia del cuore umano, vi intromette ogni barbarie di vizi. (…) Non appena dunque uno cade in quest’abisso di estrema rovina, egli viene esiliato dalla Patria celeste, separato dal Corpo di Cristo, confutato dall’autorità della Chiesa universale, condannato dal giudizio dei santi Padri, disprezzato dagli uomini e respinto dalla comunione dei santi. (…)
Imparino dunque questi sciagurati a reprimere una così detestabile peste del vizio, o domare virilmente l’insidiosa lascivia della libidine, a trattenere i fastidiosi incentivi della carne, a temere visceralmente il terribile giudizio del divino rigore, tenendo sempre presente alla memoria quella minacciosa sentenza dell’Apostolo (Paolo) che esclama: “E’ terribile cadere nelle mani del Dio vivente” (Heb 10). (…) Come dice Mosè “Se c’è qualcuno che sta dalla parte di Dio, si unisca a me!” (Es. 32).
Se cioè qualcuno si riconosce come soldato di Dio, si accinga con fervore a confondere questo vizio, non trascuri di annientarlo con tutte le sue forze; e dovunque lo si sarà scoperto, si scagli contro di esso per trapassarlo ed eliminarlo con la acutissime frecce della parola. (San Pier Damiani O.S.B., Liber Gomorrhanus, in Patrologia Latina, vol. 145, coll. 159-190).
