Cosa ci minaccia? La tempesta sta arrivando, siamo vigili…

“La Chiesa è completamente isolata ed è come se fosse completamente deserta. Sembra che tutti stiano scappando. Dappertutto vedo grande miseria, odio, tradimento, rancore, confusione e una totale cecità. O città! O città! Cosa ti minaccia? La tempesta sta arrivando; sii vigile!” (7 ottobre 1820 – Visioni della Beata Caterina Emmerich)


Qui i testi in video per la catechesi:

 


 

[SM=g1740750] [SM=g1740752]

(…) Perché anche disastri naturali della peggiore specie diffusero tra la popolazione angoscia e spavento. (…) I disastri dovevano essere per la città eterna solo il preludio di altri guai. La sera del 14 gennaio 1703 Roma venne scossa da un terremoto accompagnato da torrenti d’acque e da bufere. La scossa fu breve, ma molto violenta e le campane delle chiese suonarono da se.

Suonò anche Il campanello del tavolo del Papa che da quel momento sentiva Il rapporto del segretario dei memoriali. Clemente corse nella sua cappella dove si trovavano molti dei suoi familiari per confessarsi. Anche nelle altre chiese della città si radunarono a pregare molti cittadini di ogni classe. Il giorno seguente Il Papa scese due ore prima della levata del sole in San Pietro ove disse Messa in presenza di una grande folla. Poi convocò i cardinali in un concistoro e li esortò a placare l’ira di Dio con esercizi di penitenza.

In Roma dove persino edifici assai solidi mostravano delle crepe, lo spavento fu così grande che molti, nonostante le piogge, passavano le notti in capanne nella campagna o nelle carrozze. Giunse presto notizia dei gravi danni causati dal terremoto in molte località dello Stato Pontificio e specialmente in Norcia, Spoleto, Rieti ed Urbino.
Il Papa mandò colà copiosi aiuti. Nuove e minori scosse di terremoto seguirono quando il Papa il 16 gennaio si recò in Laterano, promulgò un’indulgenza e ordinò processioni rogatorie.

Oggi, scrive il conte Lamberg nel suo Diario, tutti sono confessati, hanno fatto digiuno e sono andati in San Pietro, una tale ressa non si è vista mai, nemmeno nell’Anno Santo. Le commedie e le mascherate del carnevale vennero proibite ed invece di questi divertimenti il Papa ordinò missioni popolari che furono assai frequentate.

Il terremoto, dice un contemporaneo, fu un grande predicatore. Il 26 di gennaio Clemente XI visitò le 4 chiese principali ed in San Pietro ascoltò egli stesso le confessioni.

Le processioni rogatorie che nei giorni seguenti attraversarono la città, furono ripetute anche dopo il 29, poiché vi potessero partecipare tutti. Per rimediare più completamente ai danni materiali il Papa istituì una congregazione speciale. Nel giorno della Purificazione di Maria Santissima ebbe luogo anche nella Sistina la solita benedizione dei ceri. Nel bel mezzo della cerimonia alle 9 del mattino si fece sentire il terremoto così violento che tutti i presenti scapparono.
Solo il Papa mantenne la sua calma e si prostrò ai piedi dell’altare. Di poi si recò a pregare nella Chiesa di San Pietro, benché si annunciasse che anche là avevano vacillato le colonne del tabernacolo berniniano ed erano caduti calcinacci dalla Cupola.

Nel pomeriggio egli visitò la Scala Santa presso il Vaticano. I danni cagionati dalla scossa di terremoto del 2 febbraio furono notevoli in tutta la città. Particolarmente dovette soffrire la chiesa di San Lorenzo. Del Colosseo crollarono tre archi del secondo anello e le pietre vennero usufruite per costruire il porto di Ripetta. Anche nella Basilica di San Pietro, nel Vaticano e nel Quirinale si rivelarono dei crepacci. Fontava calcolava le spese per le riparazioni necessarie in 700 mila scudi. Nella notte dal 2 al 3 febbraio i romani, già agitatissimi, furono presi di nuovo dalla grande paura.

FU fatta circolare dai ladri la voce in tutta la città che in due ore Roma perirebbe, ciò evidentemente alla scopo di far bottino durante il panico. Tutti fuggirono nei giardini e nelle pubbliche piazze. Indescrivibili scene si svolsero ovunque. Gli abitanti seminudi gridavano misericordia, si gettavano in ginocchio e attendevano pieni di costernazione l’ora della loro fine. Madri baciavano ancora una volta i loro bambini e coniugi ed amici si abbracciavano. Molti confessavano pubblicamente le loro colpe ed altri si confessavano sulle pubbliche vie. L’aria risuonava del grido: Santo Iddio abbi misericordia di noi.
Il Papa prese subito misure per tranquillizzare la popolazione e garantire la proprietà. Nello stesso tempo ordinò un inchiesta per stabilire gli autori della falsa diceria, ma non se ne seppe nulla. La popolazione si tranquillizzò soltanto lentamente. Molti per lungo tempo ancora dormivano all’aperto e nei giardini come fece il Cardinale Ottoboni ed altri nobili. Clemente XI non si limitò ad ordinare frequenti processioni rogatorie. Siccome egli vedeva nel terremoto un castigo per i peccati, prese una serie di provvedimenti onde elevare lo stato morale della sua capitale.

Tra l’altro ordinò l’osservanza del riposo domenicale e dei digiuni.
In un concistoro del 19 febbraio annunciò per il 22 una funzione di ringraziamento per la salvezza della città, stabili che d’ora innanzi nella festa della Purificazione venisse cantato annualmente nella Cappella papale il Te Deum ed anche il giorno prima venisse considerato di stretto digiuno. Quest’uso è mantenuto dai Romani ancora oggi.
Anche nel breviario venne inserita una preghiera contro i terremoti e più tardi, una consimile venne introdotta anche nella Messa.

Del resto il Papa fece fare anche delle osservazioni scientifiche per scoprire se fosse possibile prevedere i terremoti.
Mentre continuavano ancora le preghiere e le opere di penitenza, apparve che la terra non si era del tutto acquietata ed alla fine del marzo ed ai primi di aprile, avvennero di nuovo delle piccole scosse ed il 15 aprile si levò un grande ciclone ed il 24 maggio seguì una nuova scossa, la quale, benché fosse leggera, fece che molti fuggissero nella campagna.

La cronaca di Roma annuncia poi per il 10 ottobre uragani ed altre scosse di terremoto. Maggiori che nell’eterna città furono i danni apportati dal terremoto in altre parti dello Stato Pontificio, specialmente in Norcia, Foligno, Spoleto e L’Aquila. Il Papa mandò colà copiosi sussidi. L’apposita congregazione che egli aveva istituito fece mettere a disposizione della popolazione accampata all’aperto le tende delle guarnigioni di Castel Sant’Angelo e Civitavecchia.
Oltre al denaro vennero distribuiti anche dei viveri.
Spoleto che era stata particolarmente danneggiata fu anche oggetto di particolari provvedimenti ed il Governatore della città a ricordo della particolare generosità del Papa fece erigere una lapide. Anche a Norcia, Terni e Narni vennero inviate nello stesso anno notevoli somme di denaro in aiuto alla popolazione.

Nel novembre del 1705 e nell’aprile del 1706 si sentirono ancora a Roma delle scosse di terremoto. (…) Dopo che nel principio del 1711 si ebbero ancora alcune scosse di terremoto, Roma ne fu risparmiata. (…) Riflessi della guerra e dei disastri naturali si rispecchiano a loro volta nelle condizioni della popolazione dello Stato Pontificio.
All’avvento di Clemente, l’eterna città contava 149.477 abitanti, tenendo però conto che allora veniva celebrato l’Anno Santo, per cui come numero normale è meglio considerare quello dell’anno 1701 che ne portò 141.798. Fino al 1707 questo numero discese a 132.728 anche se crebbe poi lentamente per scendere poi ancora una volta. (…)

[SM=g1740733] da: Storia dei Papi Roma 1962 Vol. 15 – pagg. 375-379


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[SM=g1740733] da una Omelia di san Gregorio Magno Papa*

(nell’Omelia che segue san Gregorio Magno spiega  il mistero della Parusia di nostro Signore, ma più che parlare della Parusia in quanto tale, si sofferma a consigliare i fedeli del perchè non dobbiamo amare il mondo che è destinato alla corruzione e  la sua fine e di come, l’amicizia vera dell’uomo invece, deve fondarsi su Cristo per essere veramente felice.
Nel descrivere poi gli eventi drammatici del suo tempo, sia naturali quanto umani, spiega come con il sacro timor di Dio, noi possiamo affrontarli in modo sereno….
Non si usi, pertanto, questo testo, per tentare di spiegare la Parusia, quanto piuttosto per confermare la dottrina della Chiesa già conosciuta: chi ama questo mondo, non riuscirà mai ad amare Dio, chi mette radici in questo mondo, non comprenderà mai che la sua Patria è il Cielo….tutto il male che commettiamo ha in Cristo il nostro Avvocato e Colui che PERDONA, ma perchè il perdono abbia effetto, occorre CONVERTIRSI, ACCOGLIERE CRISTO, perchè il male in quanto tale necessita di soddisfazione e ciò che la Bibbia chiama CASTIGHI DI DIO sono le legittime  PUNIZIONI di Dio attraverso le quali ci viene offerta la conversione e non per paura, ma per giustizia! Per favore…citare la fonte se vorrete portare in giro nella rete queste Omelie di san Gregorio Magno…. e che tutto si faccia per la gloria di Dio e per la salvezza delle anime…. Grazie!)


5. – Ecco, fratelli miei, che già vediamo avverato quello che abbiamo udito! Il mondo è oppresso quotidianamente da nuovi mali che aumentano di giorno in giorno. Eravate numerosi; osservate ora quanto  pochi siete sopravvissuti! E, come se ciò non bastasse, nuovi flagelli ci affliggono, repentini infortuni ci piombano addosso,  nuove ed improvvise calamità ci colpiscono.
Nella giovinezza il corpo è vigoroso, il petto si mantiene forte e sano, eretto il busto, ed ampio il torace; nella vecchiaia  invece la statura si curva, il collo inaridito si ripiega, il petto diventa ansimante, la forza vien meno e l’affanno tronca le  parole di chi parla, e se anche non si è propriamente malati, da vecchi la salute stessa è spesso già una malattia. Similmente il  mondo nei primi suoi tempi ebbe un vigore come di giovinezza; fu robusto accogliendo il genere umano, verdeggiò di salute  corporale e fu opulento per l’abbondanza d’ogni cosa; ora invece  comincia a dare segnali di depressione, è segnato dalle  molestie che crescono. Non vogliate dunque, o fratelli, amare questo mondo che non è eterno. Richiamate alla mente il  
precetto apostolico con cui veniamo ammoniti: “Non amate né il mondo, né le cose del mondo! Se uno ama il mondo, l’amore del  Padre non è in lui;” (1Gv.2,15 Nolite diligere mundum neque ea, quae in mundo sunt. Si quis diligit mundum, non est caritas  Patris in eo;).
Solo l’altro giorno, o fratelli, avete appreso che, per un improvviso turbine, alberi secolari sono stati sradicati, case  distrutte, e chiese schiantate dalle fondamenta! Quanti erano che alla sera, sani ed incolumi, pensavano a quello che  avrebbero fatto il giorno seguente, ed invece in quella stessa notte sono deceduti improvvisamente, travolti nel vortice della  rovina?

6. – Dobbiamo pure considerare, o dilettissimi che, per compiere queste cose, il Giudice invisibile agitò il soffio di un vento  leggerissimo, eccitò la tempesta di una sola nuvola, e tuttavia ciò bastò a sconvolgere la terra ed a scuotere dalle fondamenta tanti edifici. Che cosa sarà dunque, quando questo Giudice verrà personalmente e la Sua ira divamperà per giudicare i  peccatori recidivi, se non possiamo già più sostenere ora che ci castiga per mezzo di una tenuissima nube? Quale mortale  potrà resistere, alla presenza dell’ira di Colui che, col solo agitare il vento, ha sconvolto la terra, ha turbato l’atmosfera e  divelti tanti edifici?
Paolo, considerando il rigore del Giudice venturo, ha scritto: “È terribile cadere nelle mani del Dio vivente!” (Ebrei 10,31  Horrendum est incidere in manus Dei viventis.).
La stessa cosa esprime il Salmista dicendo: ” Viene il nostro Dio e non sta in silenzio;davanti a lui un fuoco divorante, intorno  a lui si scatena la tempesta. Convoca il cielo dall’alto e la terra al giudizio del suo popolo ” (Salmo 50, 3-4 3 Deus noster  veniet et non silebit: ignis consumens est in conspectu eius, et in circuitu eius tempestas valida. Advocabit caelum desursumet terram discernere populum suum:), il fuoco e la tempesta accompagnano il rigore di sì grande Giustizia, perchè la tempesta  colpisce ciò che il fuoco brucia.

Tenete presente, dunque, o fratelli carissimi, quel giorno, e troverete leggero, al suo confronto, tutto quello che ora vi  sembra grave.


 

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Ora riflettiamo….
Il sogno di san Giovanni Bosco:

E dite, o Roma, che sarà? Roma ingrata, Roma effeminata, Roma superba! Tu sei giunta a tale che non cerchi altro, né altro ammiri nel tuo Sovrano, se non il lusso, dimenticando che la tua e sua gloria sta nel Golgota. Ora egli è vecchio, cadente, inerme, spogliato; tuttavia con la schiava parola fa tremare tutto il mondo.
Roma!… Io verrò quattro volte a te!
— Nella prima percuoterò le tue terre e gli abitanti di esse.
— Nella seconda porterò la strage e lo sterminio fino alle tue mura. Non apri ancora l’occhio?
— Verrò la terza, abbatterà le difese e i difensori e al comando del Padre sottentrerà il regno del terrore, dello spavento e della desolazione.
— Ma i miei savi fuggono, la mia legge è tuttora calpestata, perciò farò la quarta visita.

Guai a te se la mia legge sarà ancora un nome vano per te! Succederanno prevaricazioni nei dotti e negli ignoranti. Il tuo sangue e il sangue dei figli tuoi laveranno le macchie che tu fai alla legge del tuo Dio.
La guerra, la peste, la fame sono i flagelli con cui sarà percossa la superbia e la malizia degli uomini. Dove sono, o ricchi, le vostre magnificienze, le vostre ville, i vostri palagi?
Sono divenuti la spazzatura delle piazze e delle strade!
Ma voi, o sacerdoti, perché non correte a piangere tra il vestibolo e l’altare, invocando la sospensione dei flagelli?
Perché non prendete lo scudo della fede e non andate sopra i tetti, nelle case, nelle vie, nelle piazze, in ogni luogo anche inaccessibile, a portare il seme della mia parola? Ignorate che questa è la terribile spada a due tagli che abbatte i miei nemici e che rompe l’ira di Dio e degli uomini? Queste cose dovranno inesorabilmente venire l’una dopo l’altra.

Le cose si succedono troppo lentamente.
Ma l’Augusta Regina del cielo è presente.

La potenza del Signore è nelle sue mani; disperde come nebbia i suoi nemici. Riveste il Venerando Vecchio di tutti i suoi antichi abiti. Succederà ancora un violento uragano.
L’iniquità è consumata, il peccato avrà fine, e, prima che trascorrano due pleniluni del mese dei fiori, l’iride di pace comparirà sulla terra.
Il gran Ministro vedrà la Sposa del suo Re vestita a festa.
In tutto il mondo apparirà un sole così luminoso quale non fu mai dalle fiamme del Cenacolo fino ad oggi, né più si vedrà fino all’ultimo dei giorni».

Il Bollettino Salesiano del 1963, in tre puntate sui numeri di ottobre, novembre, dicembre, faceva un interessante commento di questa visione. Noi qui ci limitiamo a citare l’autorevole giudizio della Civiltà Cattolica del 1872, anno 23°, vol. VI, serie 80, pp 299 e 303. Riferisce letteralmente alcuni periodi, preceduti da questa testimonianza:
« Ci piace ricordare un recentissimo vaticinio non mai stampato e ignoto al pubblico, che da una città dall’alta Italia fu comunicato a un personaggio in Roma il 12 febbraio del 1870.
Noi ignoriamo da chi provenga. Ma possiamo certificare che lo abbiamo avuto nelle mani, prima che Parigi fosse bombardata dagli Alemanni e incendiata dai comunisti. E diremo che ci diè meraviglia il vedervi prenunziata la caduta pure di Roma, allorché davvero non si giudicava prossima né probabile».’



 

*ECCO IL TESTO INTEGRALE 

Omelia I di san Gregorio Magno, Papa, tenuta al popolo nella Basilica di san Pietro, nella seconda Domenica di Avvento

Lezione del Santo Vangelo, secondo Luca 21, 25-33

  • [25] Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, [26] mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. [27] Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con potenza e gloria grande.[28] Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina”.[29] E disse loro una parabola: “Guardate il fico e tutte le piante; [30] quando già germogliano, guardandoli capite da voi stessi che ormai l’estate è vicina.
    [31] Così pure, quando voi vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino. [32] In verità vi dico: non passerà questa generazione finché tutto ciò sia avvenuto. [33] Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

25 Et erunt signa in sole et luna et stellis, et super terram pressura gentium prae confusione sonitus maris et fluctuum,
26 arescentibus hominibus prae timore et exspectatione eorum, quae supervenient orbi, nam virtutes caelorum movebuntur.
27 Et tunc videbunt Filium hominis venientem in nube cum potestate et gloria magna.
28 His autem fieri incipientibus, respicite et levate capita vestra, quoniam appropinquat redemptio vestra ”.
29 Et dixit illis similitudinem: “ Videte ficulneam et omnes arbores:
30 cum iam germinaverint, videntes vosmetipsi scitis quia iam prope est aestas.
31 Ita et vos, cum videritis haec fieri, scitote quoniam prope est regnum Dei.
32 Amen dico vobis: Non praeteribit generatio haec, donec omnia fiant.
33 Caelum et terra transibunt, verba autem mea non transibunt.

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1. – Il Signore e Redentore nostro, o fratelli carissimi, desiderando trovarci preparati, ci svela i mali che avverranno alla fine del mondo che invecchia, per distoglierci dall’amore di esso. Ci fa conoscere quanti flagelli precederanno la sua prossima fine, affinchè,se non vogliamo temere Iddio finchè siamo nella tranquillità, temiamo almeno, colpiti dal pensiero di tali flagelli, annuncio di Lui, e del di Lui vicino giudizio.
Al brano santo del Vangelo che abbiamo appena udito, o fratelli, non vi pensate che siano parole di spauracchio, chi ben conosce la Parola di Dio, e la mette in pratica, non vi ha nulla da temere dai fatti che verranno. Il Signore li ha premessi con queste parole chiarissime che precedono il brano appena ascoltato: ” Poi disse loro: «Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno, e vi saranno di luogo in luogo terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandi dal cielo” (vv.10-11 Tunc dicebat illis: “ Surget gens contra gentem, et regnum adversus regnum; 11 et terrae motus magni et per loca fames et pestilentiae erunt, terroresque et de caelo signa magna erunt.), e dopo altre frasi, arriviamo al versetto 25 appena udito.
Ora noi constatiamo senza dubbio che parte di queste cose si sono già avverate, e parte dobbiamo temere che possano essere prossime a verificarsi (1).
Ciò che vediamo ai nostri giorni: delle genti cioè insorgere contro altre genti, e la loro sventura dilagare sulla terra, è già superiore a quello che noi leggiamo nei Libri Sacri. Sapete con quanta frequenza si sente dire che il terremoto, in altre parti del mondo, sconvolge innumerevoli città. Noi poi siamo travagliati continuamente da pestilenze. E’ vero che non vediamo ancora chiari segni straordinari nel sole, nella luna e nelle stelle, ma possiamo però arguire, dalla stessa alterazione atmosferica, che tali segni non tarderanno a venire.
Ancor prima che l’Italia fosse consegnata alla spada dei Gentili per essere dilaniata, abbiamo veduto in cielo schiere di fuoco, e rosseggiarvi quel sangue del genere umano che poi è stato versato. Non è ancora riapparsa l’agitazione dei mari e dei flutti, ma, dato che molte delle calamità preannunziate si sono già verificate, senza dubbio dovranno seguire anche le altre: la realtà dei fatti già avvenuti è garanzia delle cose che, rivelate, dovranno seguire, anche se non sappiamo bene come, il dove e quando.

2. – Questo noi diciamo, o fratelli carissimi, perchè le vostre menti vigilino con oculata cautela, onde non s’intorbidiscano per la sicurezza, nè languiscano per l’ignoranza, ma il sacro timore le solleciti sempre, e la continua sollecitudine le confermi nel bene di operare, meditando ciò che viene soggiunto dalla voce del nostro Redentore: ” mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.” (v.26 arescentibus hominibus prae timore et exspectatione eorum, quae supervenient orbi, nam virtutes caelorum movebuntur).
Che cosa, infatti, ha voluto qui indicare il Signore sotto il nome di “potenze dei cieli”, se non gli Angeli, gli Arcangeli, i Troni, le Denominazioni, i Principati e le Potestà? Questi, nella venuta del Giudice inesorabile, appariranno visibilmente agli occhi nostri, per chiederci stretto conto della pazienza che ora il Creatore invisibile usa a nostro riguardo. E si soggiunge: “Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con potenza e gloria grande ” (v.27 Et tunc videbunt Filium hominis venientem in nube cum potestate et gloria magna), è come se si dicesse apertamente: Gli uomini vedranno nella sua potenza e maestà Colui che non vollero ascoltare nella sua umiltà, affinchè sentano tanto più severamente allora la Sua potenza, quanto più ora ricusano di piegare la durezza del cuore alla Sua sconfinata pazienza.

3. – Ma dopo che furono dette queste cose contro i reprobi, subito il discorso si volge a conforto degli eletti, degli umili, di quanti sono fedeli al Signore. Si soggiunge infatti: “Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina” (v.28 His autem fieri incipientibus, respicite et levate capita vestra, quoniam appropinquat redemptio vestra). E’ come se apertamente la Verità ammonisse i suoi eletti dicendo: Quando le piaghe del mondo si moltiplicano, quando il terrore del giudizio si mostra mediante lo sconvolgimento delle potenze, sollevate allora con fiducia le vostre teste, cioè gioite nei vostri cuori perchè, mentre finisce questo mondo di cui voi non siete amici, si avvicina piuttosto quella redenzione che avete cercata.
Nella Sacra Scrittura, spesso col nome di “capo” si intende la mente, perchè come il capo dirige tutte le membra, così la mente ordina i pensieri. Perciò “sollevare il capo” significa sollevare i nostri pensieri ai gaudi della Patria Celeste. A coloro, dunque, che amano Iddio viene comandato di godere e rallegrarsi per la fine del mondo, perchè mentre passa questo mondo da essi non amato, trovano tosto Colui che è stato e sempre sarà l’oggetto del loro Amore. Non sia mai, pertanto, che un fedele, che desidera di vedere Iddio, pianga o persino si disperi sui flagelli che colpiscono il mondo, perchè egli deve sapere che è sotto tali flagelli che il mondo avrà termine e che potremmo vedere Gesù Signore ritornare glorioso e vittorioso, sta scritto infatti: “Gente infedele! Non sapete che amare il mondo è odiare Dio? Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio. ” (Giacomo 4,4 Adulteri, nescitis quia amicitia huius mundi inimica est Dei? Quicumque ergo voluerit amicus esse saeculi huius, inimicus Dei constituitur.). Non si tratta tanto di avere piacere delle sofferenze del mondo, quanto piuttosto di ben sapere che chi non gode dell’avvicinarsi della sua fine dimostra con ciò, di esserne suo amico e di conseguenza si proclama nemico di Dio perchè non ha alcun desiderio di volerLo vedere trionfare sul mondo. Ma vi supplico! questo sia lontano dai vostri cuori, sia lontano da tutti coloro i quali, per fede, credono che vi sia un’altra Vita e vi aspirano a conquistarla con le buone opere.
Piangere sulla fine del mondo, e sugli eventi drammatici che verranno per purificare gli uomini, è tipico di coloro che lo amano e vi hanno messo le proprie radici del cuore e non cercano altro, non aspirano alla Vita futura, non si aspettano, oppure rifiutano che questa Vita esista per davvero. Ma noi che abbiamo conosciuto i gaudi eterni della Celeste Patria, dobbiamo anelare di giungere ad essa, e dobbiamo incoraggiare il prossimo su questa via.
Da quali mali non è oppresso il mondo? Quale tristezza, quale avversità non ci addolora? Che cosa è la vita presente se non un viaggio? Considerate dunque, o miei fratelli, quale contraddizione sarebbe essere affaticati dal viaggio, colpiti dalle avversità e dai dolori e desiderare che questo mondo non abbia termine!
Il nostro Redentore ci insegna come dobbiamo calpestare l’amore del mondo mediante un’opportuna similitudine, aggiungendo subito: “E disse loro una parabola: “Guardate il fico e tutte le piante; [30] quando già germogliano, guardandoli capite da voi stessi che ormai l’estate è vicina. Così pure, quando voi vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino.”
(vv. 29-31 Et dixit illis similitudinem: “ Videte ficulneam et omnes arbores; cum iam germinaverint, videntes vosmetipsi scitis quia iam prope est aestas.), è come se apertamente dicesse: Come dai frutti degli alberi si conosce l’avvicinarsi dell’estate, così dalla rovina del mondo, si conosce l’approssimarsi del regno di Dio. Da queste parole appare chiaramente che il frutto del mondo è la rovina; esso cresce per cadere, e germoglia per consumare nella rovina tutto ciò che avrà prodotto contro Dio e senza Dio. Il regno di Dio è così opportunamente paragonato all’estate, perchè allora si dilegueranno le nubi del nostro dolore, l’inverno, ed i giorni della vita cominceranno a rifulgere nella luce del Sole Eterno.

4. – Tutte queste asserzioni vengono con forza riconfermate e ribadite dalla sentenza seguente che dice: “In verità vi dico: non passerà questa generazione finché tutto ciò sia avvenuto. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.” (vv. 32-33 Amen dico vobis: Non praeteribit generatio haec, donec omnia fiant. Caelum et terra transibunt, verba autem mea non transibunt.) Nell’ordine naturale non vi è nulla di più duraturo del cielo e della terra, e nulla, nello stesso ordine naturale, passa più velocemente della parola!
Le parole invero, finchè non si pronunziano possono ancora dirsi parole; ma quando poi sono state pronunziate non hanno già più suono, perchè esse non possono completarsi se non passando.
Ciò posto, quando il Signore dice: “cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” è come se dicesse: Tutto ciò che presso di voi è duraturo, non è però immutabile, in eterno e, viceversa, tutto ciò che presso di Me sembra essere passeggero non muta e non passa, perchè la mia parola che passa, esprime sentenze che rimangono fisse, in ogni tempo, senza mutazione.

5. – Ecco, fratelli miei, che già vediamo avverato quello che abbiamo udito! Il mondo è oppresso quotidianamente da nuovi mali che aumentano di giorno in giorno. Eravate numerosi; osservate ora quanto pochi siete sopravvissuti! E, come se ciò non bastasse, nuovi flagelli ci affliggono, repentini infortuni ci piombano addosso, nuove ed improvvise calamità ci colpiscono.
Nella giovinezza il corpo è vigoroso, il petto si mantiene forte e sano, eretto il busto, ed ampio il torace; nella vecchiaia invece la statura si curva, il collo inaridito si ripiega, il petto diventa ansimante, la forza vien meno e l’affanno tronca le parole di chi parla, e se anche non si è propriamente malati, da vecchi la salute stessa è spesso già una malattia. Similmente il mondo nei primi suoi tempi ebbe un vigore come di giovinezza; fu robusto accogliendo il genere umano, verdeggiò di salute corporale e fu opulento per l’abbondanza d’ogni cosa; ora invece comincia a dare segnali di depressione, è segnato dalle molestie che crescono. Non vogliate dunque, o fratelli, amare questo mondo che non è eterno. Richiamate alla mente il
precetto apostolico con cui veniamo ammoniti: “Non amate né il mondo, né le cose del mondo! Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui;” (1Gv.2,15 Nolite diligere mundum neque ea, quae in mundo sunt. Si quis diligit mundum, non est caritas Patris in eo;).
Solo l’altro giorno, o fratelli, avete appreso che, per un improvviso turbine, alberi secolari sono stati sradicati, case distrutte, e chiese schiantate dalle fondamenta! Quanti erano che alla sera, sani ed incolumi, pensavano a quello che avrebbero fatto il giorno seguente, ed invece in quella stessa notte sono deceduti improvvisamente, travolti nel vortice della rovina?

6. – Dobbiamo pure considerare, o dilettissimi che, per compiere queste cose, il Giudice invisibile agitò il soffio di un vento leggerissimo, eccitò la tempesta di una sola nuvola, e tuttavia ciò bastò a sconvolgere la terra ed a scuotere dalle fondamenta tanti edifici. Che cosa sarà dunque, quando questo Giudice verrà personalmente e la Sua ira divamperà per giudicare i peccatori recidivi, se non possiamo già più sostenere ora che ci castiga per mezzo di una tenuissima nube? Quale mortale potrà resistere, alla presenza dell’ira di Colui che, col solo agitare il vento, ha sconvolto la terra, ha turbato l’atmosfera e divelti tanti edifici?
Paolo, considerando il rigore del Giudice venturo, ha scritto: “È terribile cadere nelle mani del Dio vivente!” (Ebrei 10,31 Horrendum est incidere in manus Dei viventis.).
La stessa cosa esprime il Salmista dicendo: ” Viene il nostro Dio e non sta in silenzio;davanti a lui un fuoco divorante, intorno a lui si scatena la tempesta. Convoca il cielo dall’alto e la terra al giudizio del suo popolo ” (Salmo 50, 3-4 3 Deus noster veniet et non silebit: ignis consumens est in conspectu eius, et in circuitu eius tempestas valida. Advocabit caelum desursumet terram discernere populum suum:), il fuoco e la tempesta accompagnano il rigore di sì grande Giustizia, perchè la tempesta colpisce ciò che il fuoco brucia.

Tenete presente, dunque, o fratelli carissimi, quel giorno, e troverete leggero, al suo confronto, tutto quello che ora vi sembra grave. Di tale giorno parla così il Profeta: “14. È vicino il gran giorno del Signore, è vicino e avanza a grandi passi. Una voce: Amaro è il giorno del Signore! anche un prode lo grida. 15. Giorno d’ira quel giorno, giorno di angoscia e di afflizione, giorno di rovina e di sterminio, giorno di tenebre e di caligine, giorno di nubi e di oscurità, 16. giorno di squilli di tromba e d’allarme sulle fortezze e sulle torri d’angolo. 17. Metterò gli uomini in angoscia e cammineranno come ciechi, perchè han peccato contro il Signore; il loro sangue sarà sparso come polvere e le loro viscere come escrementi. [18] 18. Neppure il loro argento, neppure il loro oro potranno salvarli”. Nel giorno dell’ira del Signore e al fuoco della sua gelosia tutta la terra sarà consumata, poiché farà improvvisa distruzione di tutti gli abitanti della terra. ” (Sofonia 1, 14-18 14 Iuxta est dies Domini magnus, iuxta et velox nimis; vox diei Domini amara, tribulabitur ibi fortis. 15 Dies irae dies illa, dies tribulationis et angustiae, dies vastitatis et desolationis, dies tenebrarum et caliginis, dies nebulae et turbinis, 16 dies tubae et clangoris super civitates munitas et super angulos excelsos. 17 Et tribulabo homines, et ambulabunt ut caeci, quia Domino peccaverunt; et effundetur sanguis eorum sicut humus, et viscera eorum sicut stercora. 18 Sed et argentum eorum et aurum eorum non poterit liberare eos in die irae Domini; in igne zeli eius devorabitur omnis terra, quia consummationem cum festinatione faciet cunctis habitantibus terram.), e di questo ancora il Signore ci ammonisce per mezzo di un altro Profeta:” Dice infatti il Signore degli eserciti: Ancora un pò di tempo e io scuoterò il cielo e la terra, il mare e la terraferma. [7] Scuoterò tutte le nazioni e affluiranno le ricchezze di tutte le genti e io riempirò questa casa della mia gloria, dice il Signore degli eserciti. ” (Aggeo 2, 6-7 6 Quia haec dicit Dominus exercituum: Adhuc unum modicum est, et ego commovebo caelum et terram et mare et aridam. 7 Et movebo omnes gentes, et venient thesauri cunctarum gentium, et implebo domum istam gloria, dicit Dominus exercituum.), ecco che come abbiamo appena spiegato fin’anzi, Egli smuove l’aria e la terra non
resiste ai Suoi comandi; chi reggerà dunque, quando muoverà anche il Cielo e ritornerà glorioso sulle sue nubi? Come chiameremo noi i terrori che vediamo e che tanto dolore ci provocano se non “segni annunziatori dell’ira ventura”? Ma è anche necessario riflettere che le tribolazioni presenti sono dissimili e un nulla dall’ultima, quanto la persona è inferiore a quella del possente Giudice.

Meditate attentamente allora, o fratelli carissimi, a quel giorno; correggete fin da ora la vostra condotta, cambiate i vostri costumi, superate le passioni che vi tentano ed espiate fin da oggi colle lacrime i mali commessi; ritornate fin da oggi al Dio ricco di misericordia che tutto ancora vi può perdonare, finchè siete in tempo. Un giorno vedrete la venuta dell’Eterno Giudice con tanta maggior sicurezza e gioia nel cuore, quanto più ora ne scongiurate la severità operando per il bene e nel salutare Suo timore.
Così sia!

Note
(1) Qui è da considerare che l’epoca di san Gregorio Magno fu afflitta da molte calamità e da molti mali che spinsero il Santo Pontefice ad esprimersi spesso con toni apocalittici credendo, egli stesso, ormai prossima la fine del mondo.
Ciò che va tenuto in considerazione nel proprio tempo, non deve tuttavia far venire meno il senso profondo di questo genere di Omelie atte sempre, in ogni tempo, a sollecitare le anime alla conversione, come infatti spiegherà, il Santo Pontefice, nel resto di questa splendida Omelia.


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