“Octogesima adveniens”. Il 14 maggio 1971, cinquantasei anni fa, Paolo VI pubblicava una lettera apostolica per celebrare l’ottantesimo anniversario della Rerum novarum di Leone XIII dove si parla di un “no alle ideologie”, la difesa dell’ambiente, la libertà dei cattolici in politica con i veri diritti delle donne….
Papa Montini la indirizza al cardinale Maurice Roy, arcivescovo di Quebec e presidente del Pontificio consiglio per la Giustizia e la pace.
Paolo VI sancisce che modalità di azione, di impegno e di intervento concreto vanno lasciate al giudizio delle singole realtà locali: “Spetta alle comunità cristiane analizzare obiettivamente la situazione del loro paese, chiarirla alla luce delle parole immutabili dell’evangelo, attingere principi di riflessione, criteri di giudizio e direttive di azione nell’insegnamento sociale della Chiesa”.
Un passaggio della lettera è dedicato alle donne alla loro più autentica libertà, responsabilità, doveri e diritti.
Il Papa, che l’anno precedente aveva proclamato due donne dottori della Chiesa – santa Teresa d’Avila e santa Caterina da Siena – chiede che cessino le discriminazioni e che le legislazioni vadano “nel senso della protezione della vocazione propria della donna stessa e, insieme, del riconoscimento della sua indipendenza in quanto persona, dell’uguaglianza dei suoi diritti in ordine alla partecipazione alla vita culturale, economica, sociale e politica”.
Accennando alla crescita demografica nei paesi poveri Paolo VI, nel difendere i veri diritti delle donne, condanna chiaramente la contraccezione e l’aborto e definisce “inquietante” quella “specie di fatalismo, che s’impadronisce persino dei responsabili” e “conduce talvolta a soluzioni maltusiane, esaltate da un’attiva propaganda a favore della contraccezione e dell’aborto”.
Infine ma non per ultimo:
l’Octogesima adveniens contiene importanti indicazioni per l’impegno sociale e politico dei cristiani.
“Il cristiano che vuol vivere la sua fede in un’azione politica intesa come servizio, non può, senza contraddirsi, dare la propria adesione a sistemi ideologici che si oppongono radicalmente o su punti sostanziali alla sua fede e alla sua concezione dell’uomo: né all’ideologia marxista, al suo materialismo ateo, alla sua dialettica di violenza e al modo con cui essa riassorbe la libertà individuale nella collettività, negando insieme ogni trascendenza all’uomo e alla sua storia, personale e collettiva; né all’ideologia liberale che ritiene di esaltare la libertà individuale sottraendola a ogni limite, stimolandola con la ricerca esclusiva dell’interesse e del potere”.
Paolo VI mette dunque in guardia sia i cristiani “attratti dal socialismo”, i quali “tendono a idealizzarlo in termini assai generici”; sia coloro che aderiscono all’ideologia liberale, chiedendo loro di non idealizzare il liberalismo filosofico (oggi diremmo il neo-liberismo) e di non dimenticare che esso “è un’affermazione erronea dell’autonomia dell’individuo nella sua attività, nelle sue motivazioni, nell’esercizio della sua libertà”.
Significativo è l’accenno alla necessità del cambiamento interiore, perché non basta quello delle strutture per garantire una società più giusta e a misura d’uomo.
“Oggi gli uomini aspirano a liberarsi dal bisogno e dalla dipendenza. Ma questa liberazione s’inizia con la libertà interiore che essi devono recuperare dinanzi ai loro beni e ai loro poteri; essi mai vi riusciranno se non tramite un amore che trascenda l’uomo, e, di conseguenza, tramite un’effettiva disponibilità al servizio. Altrimenti, e lo si vede fin troppo, anche le più rivoluzionarie ideologie otterranno soltanto un cambio di padroni”.
In conclusione, ed è forse il passaggio più ricordato della lettera, il papa si esprime in favore della pluralità di opzioni politiche per il cristiano, senza far venir meno la sua adesione ai principi evangelici:
“Nelle situazioni concrete e tenendo conto delle solidarietà vissute da ciascuno, bisogna riconoscere una legittima varietà di opzioni possibili. Una medesima fede cristiana può condurre a impegni diversi”.
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“Troppo spesso i cristiani attratti dal socialismo tendono a idealizzarlo in termini assai generici: volontà di giustizia, di solidarietà e di uguaglianza. Essi rifiutano di riconoscere le costrizioni dei movimenti storici socialisti, che rimangono condizionati dalle loro ideologie d’origine.
Il legame concreto che, secondo le circostanze, esiste fra essi deve essere lucidamente individuato, e tale perspicacia permetterà ai cristiani di precisare il grado di impegno possibile in questa direzione, una volta assicurati i valori, soprattutto di libertà, di responsabilità e di apertura allo spirituale, che garantiscono lo sviluppo integrale dell’uomo…
Altri cristiani si chiedono anche se un’evoluzione storica del marxismo non possa autorizzare taluni accostamenti concreti… il marxismo, sia o no al potere, indica l’ideologia socialista che ha per base il materialismo storico e la negazione di ogni trascendenza… sarebbe illusorio e pericoloso giungere a dimenticare l’intimo legame che tali aspetti radicalmente unisce, accettare gli elementi dell’analisi marxista senza riconoscerne i rapporti con l’ideologia, entrare nella prassi della lotta di classe e della sua interpretazione marxista trascurando di avvertire il tipo di società totalitaria e violenta alla quale questo processo conduce.
Dall’altra parte si assiste a un rinnovamento dell’ideologia liberale. Questa corrente si afferma sia all’insegna dell’efficacia economica, sia come difesa dell’individuo e contro le iniziative sempre più invadenti delle organizzazioni e contro le tendenze totalitarie dei poteri politici.
Certamente l’iniziativa personale deve essere mantenuta e sviluppata.
Ma i cristiani che s’impegnano in questa direzione, non tendono, a loro volta, a idealizzare il liberalismo, che diventa allora un’esaltazione della libertà?
Essi vorrebbero un nuovo modello, più adatto alle condizioni attuali, e facilmente dimenticano che alla sua stessa radice il liberalismo filosofico è un’affermazione erronea dell’autonomia dell’individuo nella sua attività, nelle sue motivazioni, nell’esercizio della sua libertà. Ciò significa che anche l’ideologia liberale esige da parte loro un attento discernimento…
Il dinamismo della fede cristiana trionfa allora sui gretti calcoli dell’egoismo. Animato dalla potenza dello Spirito di Gesù Cristo, salvatore degli uomini, e sostenuto dalla speranza, il cristiano s’impegna nella costruzione di una città umana, pacifica, giusta e fraterna, che sia un’offerta gradita a Dio…
Per un cristiano, il progresso si imbatte necessariamente nel mistero escatologico della morte: la morte del Cristo e la sua risurrezione, l’impulso dello Spirito del Signore aiutano l’uomo a situare la sua libertà creatrice e riconoscente nella verità di ogni progresso, nella sola speranza che non delude (cf. Rm 5, 5)…
- Oggi gli uomini aspirano a liberarsi dal bisogno e dalla dipendenza.
Ma questa liberazione s’inizia con la libertà interiore che essi devono recuperare dinanzi ai loro beni e ai loro poteri; essi mai vi riusciranno se non tramite un amore che trascenda l’uomo, e, di conseguenza, tramite un’effettiva disponibilità al servizio - (che è la conversione al Regno Sociale di Cristo: “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta” Mt. 6,33).
Altrimenti, e lo si vede fin troppo, anche le più rivoluzionarie ideologie otterranno soltanto un cambio di padroni: insediati a loro volta al potere, i nuovi padroni si circondano di privilegi, limitano le libertà e permettono che si instaurino altre forme di ingiustizia…
La libertà, che si afferma troppo spesso come rivendicazione di autonomia opponendosi alla libertà altrui, si sviluppa così nella sua realtà umana più profonda: impegnarsi e prodigarsi per costruire solidarietà attive e vissute. Ma, per il cristiano, è perdendosi in Dio che lo libera, che l’uomo trova una vera libertà, rinnovata nella morte e nella risurrezione di Gesù Cristo…
Oggi più che mai la parola di Dio non potrà essere annunciata e ascoltata se a essa non si accompagna la testimonianza della potenza dello Spirito Santo che opera nell’azione dei cristiani posta al servizio dei fratelli, proprio su quei punti dove sono in gioco la loro esistenza e il loro avvenire.
