Sondaggio: Vetus Ordo? Non un ritorno al passato ma la tutela della vera Fede nel presente.

Lo stesso Pontefice, Leone XIV, che sta dedicando le recenti Catechesi del Mercoledì alla comprensione e attuazione corretta del Concilio Vaticano, sulla Liturgia ha affermato:

  • Si comprende allora perché i Padri conciliari abbiano raccomandato che la revisione dei riti, quando corrisponde a «una vera e accertata utilità della Chiesa», sia sempre compiuta «con l’avvertenza che le nuove forme in qualche modo scaturiscano organicamente da quelle esistenti» (SC, 23). Per il bene di tutta la Chiesa, ogni riforma dev’essere sempre «preceduta da un’accurata ricerca teologica, storica e pastorale» (ibid.). Il Magistero conciliare, in questo modo, invita a evitare il disorientamento dei fedeli, dissuadendo chiunque dall’aggiungere o togliere o modificare qualcosa, in materia liturgica, di propria iniziativa (cfr SC, 22). Il progresso evocato dalla Costituzione conciliare non compromette affatto la comunione ecclesiale: intende piuttosto confermarla e favorirla.
  • Esorto pertanto tutti coloro che sono chiamati a preparare la celebrazione dei divini misteri, in particolare i sacerdoti che esercitano il ministero della presidenza liturgica, a custodire sempre quel rispetto dei testi e degli ordinamenti della liturgia che nasce dall’atteggiamento interiore di disponibilità e di affidamento a Dio, manifestando umiltà davanti alla sua grandezza e fedeltà sincera alla comunione ecclesiale.

Per lo stesso motivo insisteva ed ammoniva già lo stesso Benedetto XVI nella Sacramentum Caritatis – VEDI QUI – da Leone XIV stesso citata.

Qui a seguire postiamo il recente lavoro del Maestro Angiulli: UN SONDAGGIO molto interessante, che invitiamo a leggere e a riflettere, specialmente ai Sacerdoti e ai Vescovi…


𝐀𝐋𝐓𝐑𝐎 𝐂𝐇𝐄 𝐍𝐎𝐒𝐓𝐀𝐋𝐆𝐈𝐂𝐈: 𝐔𝐍 𝐏𝐈𝐂𝐂𝐎𝐋𝐎 𝐒𝐎𝐍𝐃𝐀𝐆𝐆𝐈𝐎 𝐏𝐄𝐑 𝐋𝐀𝐈𝐂𝐈 𝐄 𝐎𝐑𝐃𝐈𝐍𝐀𝐓𝐈
In questi giorni, da quando ho iniziato a parlare di Vetus Ordo, ho voluto chiedere direttamente a persone comuni — non agli addetti ai lavori — cosa percepissero in più nelle celebrazioni in rito antico rispetto a quelle che si professano conciliari ma che, in realtà, cedono al progressismo.
Ho ascoltato persone che, certamente, non aderiscono a nessuna fazione ideologica, ma cercano semplicemente di essere.
Ho preso appunti: tutte le risposte raccolte appartengono a fedeli che vivono ai quattro angoli del Paese, in città molto distanti tra loro e sparse per tutta Italia. Paradossalmente, l’atteggiamento di maggiore chiusura è arrivato da chi appartiene a determinate realtà ecclesiali, che ormai sembrano vivere in un mondo a sé stante.

Di seguito si riportano i principali fattori emersi da questa consultazione, analizzati punto per punto:

𝐋𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐞𝐫𝐜𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐃𝐢𝐨
• 𝑬𝒔𝒊𝒕𝒐 𝒅𝒆𝒍 𝒔𝒐𝒏𝒅𝒂𝒈𝒈𝒊𝒐: La motivazione primaria indicata risiede nella necessità di ritrovare la centralità di Dio nell’azione sacra. I fedeli dichiarano di aver abbandonato le chiese normali perché percepiscono la celebrazione rivolta al popolo come un dialogo orizzontale e antropocentrico, focalizzato sul sacerdote o sulla comunità. L’orientamento ad orientem del rito antico viene scelto perché sposta visivamente il fulcro sull’altare e sul Tabernacolo.
• 𝐈𝐥 𝐪𝐮𝐚𝐝𝐫𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐢𝐥𝐢𝐚𝐫𝐞: Tale orientamento è teologicamente coerente con il Concilio Vaticano II, il quale non ha mai decretato l’abolizione della posizione a Oriente né ha imposto l’altare rivolto al popolo (introdotto solo come opzione e raccomandato, in tempi successivi, dall’Ordinamento Generale del Messale Romano), mantenendo intatta la dottrina della Messa come Sacrificio.
• 𝐋𝐚 𝐝𝐞𝐫𝐢𝐯𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐬𝐭𝐚: I fedeli motivano il distacco dalle parrocchie denunciando come il progressismo abbia ideologizzato la posizione versus populum, riducendo la Messa a un banchetto comunitario autoreferenziale e alimentando il protagonismo del celebrante.

𝐈𝐥 𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐬𝐚𝐜𝐫𝐨, 𝐬𝐢𝐥𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨 𝐞 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐜𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚
• 𝑬𝒔𝒊𝒕𝒐 𝒅𝒆𝒍 𝒔𝒐𝒏𝒅𝒂𝒈𝒈𝒊𝒐: Molti intervistati dichiarano di aver cercato il rito antico per fuggire dalla banalizzazione espressiva e dalla totale assenza di silenzio riscontrata nelle chiese ordinarie. Il latino e il Canone (a cui i fedeli si sono riferiti pur senza conoscerne il nome tecnico) recitato a bassa voce sono indicati come elementi fondamentali che favoriscono il raccoglimento interiore, l’adorazione e il senso del mistero. Si rileva come l’uso della lingua latina sia oggi perfettamente accessibile a chiunque, data l’estrema semplicità dei supporti cartacei bilingui a disposizione dell’assemblea.
• 𝐈𝐥 𝐪𝐮𝐚𝐝𝐫𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐢𝐥𝐢𝐚𝐫𝐞: Questo bisogno trova pieno riscontro nei decreti conciliari; la Sacrosanctum Concilium (art. 36 §1) impone infatti la conservazione della lingua latina nei riti latini, ammettendo la lingua volgare solo come concessione parziale.
• 𝐋𝐚 𝐝𝐞𝐫𝐢𝐯𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐬𝐭𝐚: I partecipanti al sondaggio attribuiscono la colpa di questo impoverimento all’ala progressista, la quale ha rimosso interamente il latino e sostituito il silenzio mistico con una verbalizzazione didascalica e continua da parte dei celebranti o dei laici addetti all’animazione.

𝐋𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐧𝐨𝐫𝐦𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐢𝐥 𝐬𝐨𝐠𝐠𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐢𝐬𝐦𝐨
• 𝑬𝒔𝒊𝒕𝒐 𝒅𝒆𝒍 𝒔𝒐𝒏𝒅𝒂𝒈𝒈𝒊𝒐: Un’alta percentuale di risposte evidenzia il rifiuto dell’arbitrio liturgico e dei personalismi dei sacerdoti o, talvolta, delle assemblee stesse nelle parrocchie ordinarie. I fedeli scelgono il rito antico perché la rigidità e la precisione millimetrica delle suas rubriche garantiscono che la Messa sia l’azione della Chiesa, immutabile e dottrinalmente integra, specialmente nelle preghiere dell’Offertorio (sostituito nella forma riformata dalla struttura della Preparazione dei Doni).
• 𝐈𝐥 𝐪𝐮𝐚𝐝𝐫𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐢𝐥𝐢𝐚𝐫𝐞: Il principio della stabilità è sancito dal Vaticano II (Sacrosanctum Concilium, art. 22 §3), che vieta tassativamente a chiunque, compresi i sacerdoti, di aggiungere, togliere o mutare la liturgia di propria iniziativa.
• 𝐋𝐚 𝐝𝐞𝐫𝐢𝐯𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐬𝐭𝐚: Il sondaggio rileva come l’introduzione progressista della “creatività liturgica” abbia distrutto la stabilità del rito, esponendo i fedeli a continue variazioni arbitrarie dei testi e a formule dottrinalmente diluite.

𝐋𝐚 𝐧𝐞𝐜𝐞𝐬𝐬𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐦𝐚𝐬𝐬𝐢𝐦𝐚 𝐫𝐢𝐯𝐞𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐥’𝐄𝐮𝐜𝐚𝐫𝐢𝐬𝐭𝐢𝐚
• 𝑬𝒔𝒊𝒕𝒐 𝒅𝒆𝒍 𝒔𝒐𝒏𝒅𝒂𝒈𝒈𝒊𝒐: La modalità di ricezione dei Sacramenti costituisce un fattore decisivo. I fedeli dichiarano di frequentare il rito antico per poter ricevere la Santa Comunione in ginocchio e sulla lingua, ritenendo che i gesti tradizionali (incluso l’uso del piattino e la rigorosa purificazione dei frammenti) esprimano la retta fede nella presenza reale e nella transustanziazione.
• 𝐈𝐥 𝐪𝐮𝐚𝐝𝐫𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐢𝐥𝐢𝐚𝐫𝐞: Nessun testo del Concilio ha mai indebolito la dottrina eucaristica o comandato la ricezione della Comunione sulla mano, la quale è stata introdotta nell’uso corrente solo successivamente attraverso specifici indulti.
• 𝐋𝐚 𝐝𝐞𝐫𝐢𝐯𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐬𝐭𝐚: Le risposte denunciano che nelle chiese normali l’imposizione generalizzata della Comunione in piedi e sulla mano, unita all’abbandono dei piattini, ha causato una grave perdita del senso del sacro e una generale disattenzione verso i frammenti eucaristici.

𝐈𝐥 𝐥𝐞𝐠𝐚𝐦𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐥’𝐮𝐧𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐜𝐚𝐭𝐭𝐨𝐥𝐢𝐜𝐚
• 𝑬𝒔𝒊𝒕𝒐 𝒅𝒆𝒍 𝒔𝒐𝒏𝒅𝒂𝒈𝒈𝒊𝒐: Gli intervistati indicano tra le motivazioni principali il desiderio di sperimentare la reale cattolicità della Chiesa, intesa in senso sia geografico sia storico. I fedeli rilevano che nelle parrocchie ordinarie la liturgia varia vistosamente da una realtà all’altra; tale frammentazione si manifesta in modo estremamente quantificabile soprattutto nell’ambito della Musica Sacra, la quale dovrebbe rivestire un carattere di universalità. Al contrario, il rito antico offre una struttura e un repertorio musical immutabili in tutto il mondo, garantendo alle persone comuni una continuità storica oggettiva con la tradizione orante dei secoli precedenti.
• 𝐈𝐥 𝐪𝐮𝐚𝐝𝐫𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐢𝐥𝐢𝐚𝐫𝐞: Il Concilio ha escluso ogni principio di rottura con il passato, stabilendo che le riforme dovessero scaturire organicamente dalle forme preesistenti e assegnando al canto gregoriano il posto principale nelle azioni liturgiche (Sacrosanctum Concilium, art. 116).
• 𝐋𝐚 𝐝𝐞𝐫𝐢𝐯𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐬𝐭𝐚: Il sondaggio evidenzia come la visione progressista abbia imposto una vera e propria rottura storica, frammentando l’universalità rituale attraverso un’inculturazione esasperata — e, nella maggior parte dei casi, del tutto inopportuna — riducendo la liturgia domenicale a una costante sperimentazione sociologica.

𝐒𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐅𝐢𝐧𝐚𝐥𝐞
La consultazione dimostra che il passaggio al rito antico è una risposta diretta alla destrutturazione liturgica operata nelle parrocchie ordinarie dalle interpretazioni progressiste.

I fedeli non cercano un ritorno al passato, ma esigono la tutela della fede e della sacralità che il Concilio Vaticano II stesso aveva ordinato di preservare.
Purtroppo, una vasta parte del clero respinge questa legittima richiesta, liquidandola con derisione come un mero formalismo esteriore o un attaccamento nostalgico a vecchi schemi. Al contrario, i dati dimostrano che i fedeli vogliono semplicemente entrare in un Tempio e stare con Gesù, e non trovarsi in un’aula multifunzionale o in un salotto sociale dove l’attenzione è catalizzata dalle dinamiche umane.
Il desiderio emerso con maggiore forza è quello di attingere direttamente al Mistero, in uno spazio e in un tempo interamente consacrati all’adorazione, dove il silenzio, la solennità dei gesti e l’altezza della Musica Sacra non facciano da barriera, ma da via d’accesso immediata alla presenza reale del Signore. La richiesta comune è che la liturgia torni a essere ciò che è per sua natura: il cielo sulla terra, un luogo d’incontro oggettivo con il sacro, protetto dall’arbitrio e dalle mode del momento.

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