La Pentecoste come attualità di Cristo: lo Spirito Santo tra verità, sacramenti e vita della Chiesa.
Santa Messa Pentecoste in rito tradizionale a Vocogno in Val Vigezzo (VB).
Omelia di don Alberto Secci: Procede, non precede.
Domenica 24 Maggio 2026.
Sia lodato Gesù Cristo.
Dobbiamo chiedere la grazia di vivere bene questo tempo di Pentecoste. Oggi, nel grande giorno della Pentecoste, e per tutta l’ottava — voi sapete — restiamo nel giorno della Pentecoste fino a sabato. Nella liturgia della Chiesa è così, perché siamo arrivati al cinquantesimo giorno dopo la Pasqua, al giorno del dono dello Spirito Santo.
Questo fatto è avvenuto a Gerusalemme duemila anni fa, sugli Apostoli nel Cenacolo, con Maria in preghiera. Questo dono dello Spirito ha sconvolto il mondo, perché gli Apostoli andarono in tutto il mondo a predicare e a battezzare. Ma questo fatto deve segnare e sconvolgere anche la nostra vita.
Ora vi chiedo un’attenzione: perché la Pentecoste non sembri “un’altra cosa”. È come se finora abbiamo parlato di Cristo e adesso dello Spirito. Non so se notate. Quando si parla dello Spirito Santo, tutto diventa vita, certamente, ma con il rischio che sia una confusione totale. E allora, cosa fare?
Vi chiedo di seguirmi. A me aiuta molto considerare questo: lo Spirito Santo, terza Persona della Santissima Trinità, viene donato, discende dentro una vicenda storica segnata dalla prima venuta di Cristo, il Verbo fatto carne, Betlemme. Poi il Signore compie la nostra redenzione con la sua passione, morte e risurrezione; ascende al cielo e tornerà.
«Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Tornerà, come l’avete visto salire al cielo». Siamo avvisati. Dentro questo c’è il dono dello Spirito. Notate che, alla fine dei tempi, non arriverà lo Spirito: arriva Gesù Cristo.
Questo aiuta a non fare dello Spirito Santo qualcosa di staccato da Gesù Cristo. Tutto in Cristo: è venuto, ci ha redenti, è salito al cielo, tornerà — lo stiamo aspettando. Nel frattempo è donato a noi lo Spirito Santo.
Lo Spirito Santo è l’attualità di Gesù Cristo: è Cristo vivo in noi, obbediente al Padre; è Cristo efficace in noi, che opera realmente — non in modo retorico — la nostra trasformazione in Lui, cioè la nostra santificazione. Perché la santificazione è la trasformazione in Cristo.
Capite bene allora che la Pentecoste che continua sono i sacramenti. Sono i sette sacramenti. La Chiesa esiste per questo, e tutta la sua opera — fatta di predicazione, annuncio della verità, condanna dell’errore, azione educativa — serve perché tu possa ricevere efficacemente Cristo santificante in te, cioè lo Spirito Santo, nella grazia ordinaria dei sacramenti.
A partire dal Battesimo, che è la porta di tutti, e dai sacramenti che imprimono il carattere, quelli che ti trasformano in modo indelebile, segnandoti in Gesù Cristo.
Il Vangelo di oggi è singolare, il Vangelo della Pentecoste. Ci saremmo aspettati altro, per come oggi si descrive la Pentecoste. E invece dice: «Chiunque mi ama osserverà la mia parola». È Gesù Cristo che parla: «Il Padre mio lo amerà e verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui». Questo “prendere dimora” è il dono dello Spirito.
Qual è la condizione? Che tu mi ami. Ma qual è la condizione perché tu mi ami in verità? Che tu osservi la mia parola, i miei comandamenti. E Gesù dice: «La parola che avete udito non è mia, ma del Padre che mi ha mandato».
Capite che tutto è ricondotto all’unità. Non c’è schizofrenia nella Trinità; la schizofrenia è nel nostro peccato e nell’eresia. E ancora: «Chi non mi ama non osserva le mie parole».
Poi dice: «Il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome». È il Padre che manda lo Spirito, ma lo manda nel nome di Cristo. «Egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto». Capite cos’è il dono dello Spirito? È l’attualità di Cristo. Cristo non è un ricordo del passato, né un riferimento retorico: è vivo ed efficace.
Allora bisogna ricordare molto semplicemente che, perché questo sia efficace, occorre che la nostra vita sia nell’unità. Che cosa devi desiderare? Devi desiderare Gesù Cristo e fare la sua volontà. Per questo piangi i tuoi peccati e te ne penti; per questo senti il dolore di averlo tradito e il desiderio di essere perdonato e santificato. Ma questo desiderio deve essere vivo: questo è il frutto della Pentecoste.
Pensate a Pietro che, nel giorno di Pentecoste, parla alla folla proveniente da ogni luogo. E alla domanda: «Che cosa dobbiamo fare?», risponde: «Pentitevi, cambiate vita e fatevi battezzare».
Perché questo avvenga, occorre ricordare che lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio — lo cantiamo nel Credo: Filioque. Oggi questo si dimentica, come se fossero quisquilie dottrinali dei primi secoli. Non è così: è una cosa molto pratica. Se non procede dal Padre e dal Figlio, si finisce in errore.
È ciò che spesso accade oggi nel popolo cristiano, talvolta guidato da pastori poco avveduti. Romano Amerio, grande intellettuale e teologo, lo spiegava chiaramente nella questione del Filioque.
La nostra fede insegna che in principio è il Padre; il Padre genera il Figlio, che è il Verbo; e dal Padre e dal Figlio procede lo Spirito Santo, che è l’Amore. Dunque l’Amore è preceduto dal Verbo, dalla conoscenza, dalla verità. Non si può fare dell’amore un assoluto.
Quando si separa l’amore dalla verità, si cade nell’errore. Il mondo oggi è impregnato dell’idea che il valore assoluto sia l’azione, l’amore inteso come sentimento: “basta amare”. Ma è vero quell’amore? È nella verità? È secondo il disegno di Dio?
Se si pone l’amore prima della verità, si cade facilmente in un irenismo che abbraccia ogni dottrina e ogni religione, prescindendo dal Verbo che è verità e legge. «Se mi amate, custodite i miei comandamenti», dice il Signore.
Questa è la situazione in cui siamo. Anche il richiamo alla Pentecoste può diventare ambiguo se si dimentica quando e perché lo Spirito Santo è donato.
Chi nega il Filioque finisce per dare il primato a un amore senza limiti né criteri: qualunque azione, se fatta “con amore”, sarebbe buona. Ma non è così.
Provate a dire oggi: “Questo è peccato”. Vi si risponderà: “Ma io lo sento, mi esprimo”. Permettetemi di concludere con le parole di san Giovanni, nella sua prima lettera: «Non credete a ogni spirito, ma mettete alla prova gli spiriti per vedere se provengono da Dio».
Lo Spirito di Dio si riconosce da questo: ogni spirito che confessa che Gesù Cristo è venuto nella carne è da Dio. Lo Spirito non prescinde da Cristo. Ogni spirito che divide Cristo non è da Dio, ma è dell’anticristo.
I falsi spiriti parlano di mondo, e il mondo li ascolta. Noi siamo da Dio: chi conosce Dio ascolta noi.
Oggi vivremo insieme la preghiera del Rosario, come gli Apostoli nel Cenacolo con Maria. Domandiamo, per intercessione della Madonna, di restare profondamente cattolici e di vivere il dono dello Spirito secondo l’ordine di Dio, secondo l’ordine di Cristo, perché sia efficace nella nostra vita e produca una rinascita per noi e per tutta la Chiesa.
Sia lodato Gesù Cristo.
