ATTENZIONE: cliccare qui per scaricare il Catechismo e leggere in una pagina il Compendio
Catechismo Tridentino originale (in pdf e in video-audio)
Elenco video CooperatoresVeritatis gennaio-marzo 2020
SCARICA QUI in pdf una breve raccolta di Sant’Ireneo “contro le eresie”
Mons. Schneider spiega sul papa eretico, anche con l’articolo del professor de Mattei e di altri
Leone XIV 1700 anni da Nicea: torniamo a professare Gesù vero Uomo-Figlio e vero Dio
Leone XIV ad Istanbul: c’è un ritorno dell’arianesimo, anche tra gli stessi credenti…
🙏ATTENZIONE in questo breve a DOMANDE E RISPOSTE Don Alfredo Maria Morselli ci offre una catechesi sufficiente su alcuni termini di lode riconosciuti a Maria nel tempo della storia… non dobbiamo polemizzare sui Documenti della Chiesa, ma imparare a saper rispondere nella verità CON CARITA’ 😉 Ave Maria
SCARICA QUI IL TESTO A DOMANDE E RISPOSTE
ATTENZIONE: insieme al sito amico: Corrispondenza Romana, e a cronicasdePapaFrancisco…. “volentieri rilanciamo (e facciamo nostra) la dichiarazione pubblicata da LifeSiteNews da mons. Athanasius Schneider, in merito alla discussa frase della dichiarazione firmata ad Abu Dhabi dal Pontefice e dal rettore dell’Università islamica del Cairo Al Azhar. Per intenderci: la frase in cui si attribuiva alla volontà divina l’esistenza della pluralità di fedi religiose. Ecco la dichiarazione…”
- “Nessuna autorità sulla terra – nemmeno la suprema autorità della Chiesa – ha il diritto di dispensare qualsiasi seguace di un’altra religione dalla fede esplicita in Gesù Cristo, cioè dalla fede nel Figlio Incarnato di Dio e nell’unico Redentore degli uomini con l’assicurazione che le religioni differenti sono come tali volute da Dio stesso. Indelebili – perché scritte con il dito di Dio e cristalline nel suo significato – rimangono, tuttavia, le parole del Figlio di Dio: “Chi crede nel Figlio di Dio non è condannato ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio” (Giov. 3, 18). Questa verità era valida fino ad ora in tutte le generazioni cristiane e rimarrà valida fino alla fine dei tempi, indipendentemente dal fatto che alcune persone nella Chiesa del nostro tempo così instabile, codardo, sensazionalista e conformista, reinterpretino questa verità in un senso contrario al tenore delle parole, spacciando con ciò questa reinterpretazione come continuità nello sviluppo della dottrina…”
E QUI SEMPRE A RETI UNIFICATE LA DICHIARAZIONE DEL Cardinale Müller, su cosa è la vera Fede e la nostra Dottrina Cattolica, alla quale non possiamo rinunciare, o compromettere, o barattare.

“Questo dialogo con religioni che rinnegano Cristo, mi pare che non sia concepibile. Ci sono delle religioni cristiane e con queste il dialogo è possibile, ma non è lecito dimenticarsi che la religione Cristiana Cattolica Romana, fondata eccezionalmente sulla tomba di Pietro, è veramente la Chiesa, non bisogna mai dimenticarlo, non è una Chiesa, e quindi non si può mettere alla pari con altre religioni che, sì, riconoscono Cristo, ma non hanno quel sigillo divino che ha la religione Cattolica.
Quello che la Chiesa deve sempre ricordarsi nei contatti con altre religioni, di essere la unica vera Chiesa che Cristo ha voluto fondare e che per sempre avrà la prerogativa di questo grande primato sulle altre, lo stesso primato che alla fine del II secolo i cristiani d’Oriente e d’Occidente riconoscevano a Roma”.
(Margherita Guarducci)
La nuova moda ecclesiale: intransigenza se non si accettano i piani pastorali e mitezza per le eresie
Oggi nella Chiesa può albergare qualsiasi pensiero, qualsiasi posizione dottrinale, ma non un dissenso nei confronti degli orientamenti pastorali.
Per riflettere su questo, vi invitiamo a meditare su queste parole di monsignor Robert Hugh Benson (1871-1914), autore del celebre Il padrone del mondo:
“La Chiesa ha in custodia, oltre ai diritti degli uomini, diritti che possono essere sacrificati dai loro detentori, i diritti e le prerogative di Dio che nessuno, se non Dio stesso, può mettere in disparte. Dio ha dato in custodia alla Chiesa, ad esempio, una Rivelazione di verità e princìpi, che, avendo origine dalla Natura stessa di Dio o dalla Sua Volontà, sono immutabili ed eterni come Lui. Ed è proprio in difesa di questi princìpi che la Chiesa mostra ciò che il mondo chiama intransigenza e Gesù Cristo chiamò violenza.
La Chiesa Cattolica, quindi, è e sarà sempre violenta ed intransigente, quando la questione riguardi i diritti di Dio. Essa, per esempio, è terribilmente spietata contro l’eresia, perché l’eresia non attacca questioni personali sulle quali la Carità possa cadere, ma un diritto Divino sul quale non può assolutamente cedere. Ma, nello stesso tempo, avrà la massima benevolenza per l’eretico, poiché mille motivazioni e circostanze umane possono intervenire nel modificare le sue responsabilità.
Ad una sua parola di pentimento, lo riammetterà senza indugio nello scrigno delle anime; ma non consentirà mai che la sua eresia venga accolta nello scrigno della propria sapienza. Cancellerà, premurosamente e senza far storie, il suo nome della lista nera dei ribelli; ma non il suo libro dalle pagine dell’Indice. Essa darà prova di mitezza verso l’eretico e di violenza verso il suo errore; perché lui è umano, ma la Verità della Chiesa è Divina.
Il mondo giudica ragionevole che una nazione difenda i propri territori con la spada e trova invece intollerante ed irragionevole che la Chiesa condanni, resistendo fino a versare il sangue, princìpi per Essa erronei o falsi.
La Chiesa tuttavia resisterà sempre instancabilmente ed indomitamente quando si tratti di difendere una verità ed un diritto Divino, non potendo in questo caso essere ‘caritatevole’ per ciò che non è di sua proprietà.
Essa emanerà i suoi ordini anche se ad accoglierli dovessero restare in pochi, ripudierà i ribelli che polemizzino sulla sua autorità e purificherà sempre le corti del suo Tempio, anche con quella sferza che gli uomini deridono. Essa cederà tutto quanto sia puramente umano, se il mondo pretenderà di averlo, e non si opporrà al malvagio, se si tratterà di se stessa.
Ma ad una cosa non potrà mai rinunciare, una cosa che rivendicherà fino anche a giungere alla violenza ed alla ‘intransigenza’, una cosa che consiste in quella Regalità con la quale Dio stesso l’ha incoronata.”
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri
2024-2025
“Elogio della Pace” di sant’Agostino nel 1° Messaggio per la Pace 2026 di Leone XIV
DDF Una Caro: Elogio della monogamia, la dottrina si rafforza, amplifica, non muta
Appello ai Vescovi: Cari Vescovi, senza la Dottrina, la Chiesa manca di fondamenta!
L’imponente statura culturale e spirituale di Newman servirà d’ispirazione a nuove generazioni
Ricordiamo Nostra aetate, sì, ma con le dovute precisazioni…
AL GIUBILEO DELLA CONSOLAZIONE: Leone XIV riporta una antica usanza: gli Agnus Dei
Vetus o Novus Ordo è l’unico e sempre medesimo Sacrificio, basterebbe insegnarlo con dottrina
Ecumenismo? Il dialogo non può mai essere negoziazione o compromesso della Verità
Giovanni Paolo II: raccomando mantenere viva la dottrina di sant’Agostino nella società moderna
Modernismo e oltre: capire le radici teologiche della crisi attuale…
Benedetto XVI enc. Caritas in Veritate: “Senza verità, la carità scivola nel sentimentalismo”…
Quando San Pio X prese le difese del cardinale J. Henry Newman, oggi Dottore della Chiesa
Il sensus fidelium non è automatico ed è necessario per il vero Cammino sinodale
Benedetto XVI la morte di san Giovanni Battista: La Verità è Verità, non ci sono compromessi.
“Exsurge Domine” Leone X scomunica Lutero
Leone XIV Giubileo Sacerdoti: andare oltre le emozioni, le paure, le mode… tornare a Cristo
Leone XIII “Custodi di quella Fede”: contro la Massoneria ed ogni deviazione etica e morale
Mons. G. B. Arnaldi 1865: “Devastano la vigna della Chiesa”
20.6.1888 “Libertas” – Leone XIII: la libertà nel vero senso della parola, non è riposta nel fare ciò che piace”
Leone XIV al Giubileo delle Famiglie, dei Bambini, dei Nonni e degli Anziani
Leone XIV ai nuovi Presbiteri: Non siamo ancora perfetti, ma è necessario essere credibili.
Leone XIV alla Curia: I Papi passano, la Curia rimane; l’unità nella carità e nella verità
Leone XIV: Paolo, però, nello stesso brano, parla anche di «obbedienza della fede»…
Leone XIV: c’è una domanda crescente di Dottrina Sociale della Chiesa a cui dobbiamo dare risposta.
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Quando la terra trema… Dio castiga?
San Pio X E Supremi: se rinneghi Dio, invano puoi invocare la pace, perché non l’avrai
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Dall’Omelia al Capitolo dell’Ordine dei Predicatori, 1998 del cardinale Giacomo Biffi
SOSTA – Che cos’è il dogma?

Per rispondere a questa domanda, consultiamo il Compendio di Teologia Dogmatica di Ludovico Ott, che scrive: “Per dogma in senso stretto s’intende una verità religiosa immediatamente o formalmente rivelata da Dio e come tale propostaci a credere al Magistero della Chiesa“.
Il Concilio Vaticano I dichiara: “Si devono credere per fede divina e cattolica tutte quelle cose che sono contenute nella Parola di Dio (rivelazione) scritta o trasmessa oralmente, e che la Chiesa, o con solenne giudizio, o col suo ordinario e universale magistero, propone a credere come rivelate da Dio.”.
Dunque nel dogma ci deve essere tanto la rivelazione formale quanto il ruolo del Magistero. Per quanto riguarda la rivelazione formale, la verità deve essere formalmente rivelata da Dio sia in modo esplicito, sia in modo implicito e pertanto essere contenuta nelle fonti della Rivelazione, cioè nella Scrittura o nella Tradizione. Per quanto invece riguarda il ruolo del Magistero, la verità dogmatica si esprime o in modo straordinario con solenni definizioni del Papa o di un Concilio generale, oppure col Magistero ordinario e universale della Chiesa, per esempio con la promulgazione di catechismi da parte dei vescovi.
C’è una differenza tra la Scuola Tomista e la Scuola Scotista in merito a questa questione. I Tomisti affermano che la verità espressa nel dogma debba essere contenuta nelle fonti della Rivelazione immediatamente o formalmente, ovvero sia in modo esplicito che in modo implicito. Secondo gli Scotisti, invece, una verità può essere proposta come dogma anche se contenuta solo mediatamente o virtualmente nelle fonti della Rivelazione.
Il dogma è oggetto della fede divina perché è una verità rivelata da Dio; e anche della fede cattolica perché proposta dal Magistero della Chiesa. Pertanto, se un battezzato consapevolmente nega o mette in dubbio una verità rivelata di fede divina e cattolica, si rende colpevole di eresia e automaticamente incorre nella scomunica.
I dogmi si dividono secondo il loro contenuto, secondo il rapporto con la ragione, secondo la proclamazione da parte della Chiesa e secondo la loro necessità per la salvezza.
Secondo il loro contenuto si hanno i dogmi generali e speciali. I primi sono le verità fondamentali del Cristianesimo (Dio, creazione, redenzione, glorificazione…); i secondi sono le verità particolari contenute nelle verità fondamentali.
Secondo il rapporto con la ragione, si hanno i dogmi puri, cioè conoscibili unicamente per rivelazione (Trinità, Incarnazione); e i dogmi misti, cioè conoscibili anche attraverso la ragione (esistenza di Dio).
Secondo la proclamazione da parte della Chiesa, si hanno i dogmi formali, cioè proposti a credere come rivelati; e i dogmi materiali ai quali manca la proclamazione ecclesiastica, per cui non si possono chiamare dogmi in senso stretto.
Secondo la loro necessità per la salvezza, si hanno i dogmi necessari, ovvero quelli che debbono essere creduti con fede esplicita, e i dogmi non necessari, per i quali basta la fede implicita.
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Questo esorcismo è riservato (OSSIA PUO’ FARLO SULLE PERSONE) al vescovo e ai presbiteri da lui espressamente autorizzati e può essere recitato dai fedeli solo privatamente.
La Congregazione per la Dottrina della Fede ha richiamato all’osservanza di questa norma come e’ spiegato qui.
L’esorcismo privato può essere recitato privatamente da tutti i fedeli con frutto, da soli o in comune, in chiesa o fuori; sempre se si sia in grazia di Dio e si sia confessati.
Non è permesso che i laici recitino l’esorcismo su persone supposte indemoniate, perché questa è esclusiva prerogativa del sacerdote debitamente autorizzato dal vescovo.
Dal «Primo Commonitorio» di san Vincenzo di Lerins, sacerdote
(Cap. 23; PL 50, 667-668)
Lo sviluppo del dogma
Qualcuno forse potrà domandarsi: non vi sarà mai alcun progresso della religione nella Chiesa di Cristo? Vi sarà certamente e anche molto grande.
Chi infatti può esser talmente nemico degli uomini e ostile a Dio da volerlo impedire? Bisognerà tuttavia stare bene attenti che si tratti di un vero progresso della fede e non di un cambiamento. Il vero progresso avviene mediante lo sviluppo interno. Il cambiamento invece si ha quando una dottrina si trasforma in un’altra.
È necessario dunque che, con il progredire dei tempi, crescano e progrediscano quanto più possibile la comprensione, la scienza e la sapienza così dei singoli come di tutti, tanto di uno solo, quanto di tutta la Chiesa. Devono però rimanere sempre uguali il genere della dottrina, la dottrina stessa, il suo significato e il suo contenuto. La religione delle anime segue la stessa legge che regola la vita dei corpi. Questi infatti, pur crescendo e sviluppandosi con l’andare degli anni, rimangono i medesimi di prima. Vi è certamente molta differenza fra il fiore della giovinezza e la messe della vecchiaia, ma sono gli stessi adolescenti di una volta quelli che diventano vecchi. Si cambia quindi l’età e la condizione, ma resta sempre il solo medesimo individuo. Unica e identica resta la natura, unica e identica la persona.
Le membra del lattante sono piccole, più grandi invece quelle del giovane. Però sono le stesse. Le membra dell’uomo adulto non hanno più le proporzioni di quelle del bambino. Tuttavia quelle che esistono in età più matura esistevano già, come tutti sanno, nell’embrione, sicché quanto a parti del corpo, niente di nuovo si riscontra negli adulti che non sia stato già presente nei fanciulli, sia pure allo stato embrionale.
Non vi è alcun dubbio in proposito. Questa è la vera e autentica legge del progresso organico. Questo è l’ordine meraviglioso disposto dalla natura per ogni crescita. Nell’età matura si dispiega e si sviluppa in forme sempre più ampie tutto quello che la sapienza del creatore aveva formato in antecedenza nel corpicciuolo del piccolo.
Se coll’andar del tempo la specie umana si cambiasse talmente da avere una struttura diversa oppure si arricchisse di qualche membro oltre a quelli ordinari di prima, oppure ne perdesse qualcuno, ne verrebbe di conseguenza che tutto l’organismo ne risulterebbe profondamente alterato o menomato. In ogni caso non sarebbe più lo stesso.
Anche il dogma della religione cristiana deve seguire queste leggi. Progredisce, consolidandosi con gli anni, sviluppandosi col tempo, approfondendosi con l’età. È necessario però che resti sempre assolutamente intatto e inalterato.
I nostri antenati hanno seminato già dai primi tempi nel campo della Chiesa il seme della fede. Sarebbe assurdo e incredibile che noi, loro figli, invece della genuina verità del frumento, raccogliessimo il frutto della frode cioè dell’errore della zizzania.
È anzi giusto e del tutto logico escludere ogni contraddizione tra il prima e il dopo. Noi mietiamo quello stesso frumento di verità che fu seminato e che crebbe fino alla maturazione.
Poiché dunque c’è qualcosa della primitiva seminagione che può ancora svilupparsi con l’andar del tempo, anche oggi essa può essere oggetto di felice e fruttuosa coltivazione.
SOSTA – Una volta la Chiesa arrivava prima…adesso arriva dopo

- C’è una famosa espressione da dedicare a chi non si impegnasse a vincere. Dice: …mica giochi a perdere? D’altronde è così: o si vince o si perde. Tertium non datur! Certamente non bisogna dubitare del munus profeticum della Chiesa. Munus profetico vuol dire la capacità costitutiva che ha la Chiesa di affermare la verità e, proprio perché afferma la verità, di intuire anche ciò che è bene -in questo preciso momento storico- per l’uomo. Dicevamo: non bisogna dubitare del munus profetico della Chiesa perché è di fede che la Chiesa lo abbia. Ma è pur vero che questa presenza può anche essere momentaneamente “persa” dall’alto e conservata dal basso. E’ il cosiddetto sensum fidei del popolo che mai verrà meno. E inoltre c’è sempre il munus profeticum dei singoli “profeti” (pensiamo ai Santi) suscitati di volta in volta dalla Provvidenza.
- Nel documento post-sinodale Christus vivit, del 25 marzo 2019, è scritto al n.212: (Può accadere) che dopo aver provocato nei giovani un’intensa esperienza di Dio, un incontro con Gesù che ha toccato loro il cuore, vengano loro proposti incontri di ‘formazione’ nei quali affrontano solo questioni dottrinali e morali (…). Il risultato è che molti giovani si annoiano, perdono il fuoco dell’incontro con Cristo e la gioia di seguirlo (…).Insomma, l’affermazione è chiara: occorre pastorale, sempre più pastorale, ma senza esagerare con la dottrina.
- Non è nostra intenzione indicare (anche perché l’abbiamo già fatto in altre circostanze) le contraddizioni in sé di una pastoralizzazione senza dottrina. Contraddizioni teologiche. Infatti Cristo è sì pastore, ma anche maestro. E non a caso c’è un significato logico chiarissimo nella successione di via, verità e vita, così come Gesù stesso si autodefinisce (Giovanni 14). Ma anche contraddizioni esistenziali. Infatti è sempre la verità a dover garantire l’esperienza, mai il contrario. Ci permettiamo di dire che anche nei riti tribali si sentono il fuoco e l’entusiasmo. Perfino in quelli orgiastici del paganesimo antico e -ahinoi!- non solo di quell’antico. Ma lasciamo perdere.
- Piuttosto è altro che desideriamo affermare. Da un po’ di tempo a questa parte gli ambienti clericali hanno una misteriosa capacità di arrivare sempre in ritardo, mostrando in tal modo un grave (questo sì) clericalismo. Permetteteci queste riflessioni che ci fanno capire quanto ormai come cattolici siamo “scollati” dalla realtà.
- Primo scollamento. Dov’è tutto questo affanno ad indottrinare? Io personalmente con i giovani sono a contatto quotidiano e vi posso garantire che c’è un analfabetismo religioso da far paura. Anche quei pochi (sempre più pochi) che frequentano la parrocchia vanno in crisi con domande semplici: chi è Gesù? Cosa è la Messa? Cosa vuol dire Trinità?… e l’elenco non finirebbe più. Oggi come oggi una vecchina di campagna, che ha fatto il catechismo in tempi più seri, rispetto ad un giovane di Azione Cattolica se non è una teologa, poco ci manca.
- Secondo scollamento. Come si fa a dire che il problema della noia dei giovani sarebbe la dottrina? Ma veramente i giovani oggi abbandonano le parrocchie perché in esse trovano i corsi teologici, oppure perché queste sono ormai ridotte a luoghi totalmente insipidi? Non c’è più una proposta umanamente persuasiva dell’annuncio di fede che sia davvero affascinante. E questo perché si è voluto tutto immanentizzare. Si è fatta la corsa a copiare il mondo, ed ovviamente chi ha la “vista” che funziona bene (come quella dei giovani) preferisce sempre l’originale alla copia. La banalizzazione del sacro fa poi il resto, condita con una riduzione del Cristianesimo a moralismo sentimentalista e non più a scelta virile, militante e combattiva. E tutto questo scorre via su quel desiderio umanamente coinvolgente che alberga nel cuore del giovane e che, pertanto, rimane senza adeguata soddisfazione.
- Terzo scollamento. Quando ormai la liquidità postmoderna è arrivata al capolinea, quando finanche i “sacerdoti” della modernità si rendono conto della necessità di correggere tale ingombrante fluidità, come Chiesa che facciamo? Invece di proporre valori forti, invitiamo alla fluidità emotiva.
- Certo ridurre tutto a dottrina sarebbe una sorta di gnosticizzazione del Cristianesimo (quanto di più sbagliato!); ma non si tratta di ridurre tutto a dottrina, si tratta piuttosto di riscoprire la bellezza della Verità Cattolica, la quale non né solo un’idea (come oggi si ama dire) né solo una persona, da intendersi come volontà che giudica se stessa senza la priorità logica del vero.
- La Verità Cattolica è Cristo stesso che è Via, cioè unica salvezza, e perché unica salvezza è Verità, e perché è Verità, è Vita cioè esperienza. Ma la successione logica è questa, non un altra.
SOSTA – Qual é la differenza tra il “fanciullo” di Nietzsche e il fanciullo di cui parla Gesù?

- Nietzsche sceglie il “fanciullo” come modello più autentico dell’essere uomo, perché sottolinea del fanciullo la dimensione pre-logica se non addirittura a-logica. Dimensioni, queste, che sono funzionali al modo con cui Nietzsche intende la realtà: ovvero un’esplosione esuberante di forze caotiche. Una realtà caotica, che pertanto non può essere letta con le categorie post-socratiche della metafisica classica; né tantomeno con quelle del Logos cristiano.
- Ciò ci fa capire come tale idea nietzchiana di fanciullo sia diametralmente diversa da quella evangelica. Gesù loda i fanciulli, anzi addirittura dice che non si diventa come loro, non si potrà entrare nel Regno dei Cieli: “In quel momento, i discepoli si avvicinarono a Gesù, dicendo: «Chi è dunque il più grande nel regno dei cieli?» Ed egli, chiamato a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità vi dico: se non cambiate e non diventate come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Chi pertanto si farà piccolo come questo bambino, sarà lui il più grande nel regno dei cieli.” (Matteo 18,1-4) L’espressione chiave è: “Chi si farà piccolo come questo bambino…”. Gesù, pertanto, esalta l’umiltà dinanzi alla magnificenza e al mistero della realtà, non intende affatto il rifiuto del reale in quanto tale.
- Insomma, la differenza tra il fanciullo nietzschiano e quello evangelico è nella meraviglia. La meraviglia sa leggere ed individuare il positivo. La meraviglia non è né pre-logica né a-logica. Il bambino non tende a negare il reale, bensì dinanzi alla magnificenza di esso, sgrana gli occhi, si stupisce… si meraviglia appunto. In tal modo la logica non è negata, bensì sublimata, perché più rapida, cioè più immediata. Platone, ch’era un realista, dice: “La meraviglia è propria della natura del filosofo; e la filosofia non si origina altro che dallo stupore”.
- La meraviglia si accorda con la ragione, anzi ne è una precondizione. Il chimico Luois Pasteur (1822-1895) ha detto: “Meravigliarsi di ogni cosa è il primo passo della ragione verso la scoperta“. L‘astronauta che per primo mise piede sulla luna, Niel Armstrong (1930-2012)., ha detto: “Il mistero genera meraviglia e la meraviglia è alla base del desiderio dell’uomo di capire.” Altro che pre-logicità o a-logicità!
