“Ho peccato in pensieri, parole, opere e omissioni”

Gesù ha detto: “ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore” (Mt 5,28).

Come vediamo, per compiere il peccato non basta il pensiero. È necessario anche il desiderio. Ma una volta adulterato il pensiero, ossia pianificato il desiderio perverso, non basta il non compierlo per trovarsi in regola, bisogna emendare il desiderio e il cattivo pensiero maturato perché, insegna sempre Gesù che dal cuore si emanano gli adultèri e le azioni disoneste che macchiano l’uomo (Mt. 15,19). L’apostolo Paolo bolla di frequente, con parole roventi tutti i vizi e altrove ribadisce: “Fuggite l’impudicizia!” (1Cor. 6,18) che è la madre dei cattivi desideri. “Non immischiatevi con gli impudichi” (1Cor. 5,9); “In mezzo a voi, non siano neppur nominate l’incontinenza, l’impurità di ogni genere e l’avarizia” (Ef. 5,3); “Disonesti, adulteri, effeminati e sodomiti, non possederanno il regno di Dio….” (1Cor. 6,9-10)

006-peccato-omissione-3_56a50650b4c46In sostanza, poi, i famosi peccati contro lo Spirito Santo sono imperdonabili non perché Dio non voglia perdonarli, ma perché chi li compie si chiude del tutto all’azione della grazia di Dio e al pentimento, non si pente, ossia non elimina quel desiderio malvagio e perverso, giustificandolo e dunque ha un cuore chiuso alla conversione.

Ho peccato in pensieri parole opere ed omissioni è un “pacchetto” unico perché i cattivi pensieri partono da desideri disordinati e si trasformano in parole, dalle parole agli atti, dagli atti alle omissioni, ossia, l’omissione al riconoscere ciò che è peccato. Molti pensano che il peccatore sia semplicemente un eretico, sia un semplice apostata, un immorale. ma non è solo questo: si può essere malvagiamente persino ortodossi nella dottrina e tuttavia vivere da peccatori. Che cosa sono dunque queste omissioni? Stiamo attenti a non agire come il fariseo nella sua preghiera e agiamo piuttosto come il pubblicano, nella parabola che troviamo nel Vangelo di Luca 18,9-14.

C’è una bellissima risposta del cardinale Muller, Prefetto della CdF al quale in una lunga intervista, apparsa il 30 dicembre scorso sul settimanale tedesco Die Zeit, alla domanda:

Che cosa pensi di quei cattolici che attaccano il Papa definendolo “eretico”, egli risponde: «Non solo per il mio ufficio, ma per convinzione personale devo dissentire. Eretico nella definizione teologica è un cattolico che nega ostinatamente una verità rivelata e proposta come tale dalla Chiesa da credere. Tutt’altro è quando coloro che sono ufficialmente incaricati di insegnare la fede si esprimono in modo forse infelice, fuorviante o vago. Il magistero del Papa e dei vescovi non è superiore alla Parola di Dio, ma la serve. (…) Pronunciamenti papali hanno inoltre un diverso carattere vincolante – a partire da una decisione definitiva pronunciata ex cathedra fino ad un’omelia che serve piuttosto all’approfondimento spirituale».

La risposta del cardinale la prendiamo per fare nostro questo esame della coscienza e non già per giudicare le coscienze degli altri… i nostri pronunciamenti dottrinali, per esempio, come sono? Quale testimonianza diamo alla Verità? Quale testimonianza diamo alla sana Dottrina? Quale testimonianza diamo nella vita quotidiana in famiglia, con gli amici, sul posto di lavoro, ai figli, e così via? Quale testimonianza diamo a chi è nel dubbio, nell’errore, nel peccato? Quanti peccati omettiamo di dire nel confessionale perché ci riteniamo giusti, approvati dalle false dottrine perché ci fanno comodo?

Lo diciamo all’inizio della Messa e si chiama Atto penitenziale, il Confiteor: Confesso a Dio onnipotente, e a voi, fratelli, che ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni: (battendosi il petto) per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa. E supplico la beata sempre vergine Maria, gli angeli, i santi e voi, fratelli di pregare per me il Signore Dio nostro.

Vale la pena, allora, fare uno sforzo per evitare che l’abitudine a ripetere certe formule non diventino però ostacolo al riconoscere davvero questo peccare, e fare ogni autentico proposito per debellare in noi quel desiderio malvagio che ci porta costantemente lontani da Dio. Infatti non è mai Dio ad allontanarsi da noi, ma noi da Lui, e quanto maggiormente chiudiamo il cuore a questo percorso di purificazione, maggiormente ci illudiamo di stare nel giusto.

C’è un’importante precisazione da fare riguardo ai peccati di omissione. Omettere vuol dire tralasciare. Il giudizio finale, invece, avverrà tutto proprio sui peccati di omissione:

«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli… e saranno riunite davanti a Lui tutte le genti, Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sua sinistra… Poi dirà a quelli alla sua sinistra: “via lontano da me, maledetti nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché…(..) In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli (cioè gli emarginati) non l’avete fatte a me”. E se ne andranno questi al supplizio eterno e i giusti alla vita eterna» (Mt 25, 31, 32, 41-43, 45, 46).

Non diamo ascolto a quelli che dicono che l’Inferno non esiste, o che si svuoterà, o che è lo spauracchio che la Chiesa usa per tenere il popolo oppresso, no! Ricordiamo piuttosto il monito dei Santi che dell’Inferno ce ne hanno parlato, ricordiamo le parole di Santa Suor Faustina Kowalska, colei che ha ricevuto da Gesù di parlare della Sua Divina Misericordia, ma dove anche le fece vedere l’Inferno che ella descrisse nel suo Diario:

“Oggi, sotto la guida di un angelo, sono stata negli abissi dell’inferno. È un luogo di grandi tormenti per tutta la sua estensione spaventosamente grande. (…) Il peccatore sappia che col senso col quale pecca verrà torturato per tutta l’eternità. Scrivo questo per ordine di Dio, affinché nessun’anima si giustifichi dicendo che l’inferno non c’è, oppure che nessuno c’è mai stato e nessuno sa come sia. Io, Suor Faustina, per ordine di Dio sono stata negli abissi dell’inferno, allo scopo di raccontarlo alle anime e testimoniare che l’inferno c’è. Ora non posso parlare di questo. Ho l’ordine da Dio di lasciarlo per iscritto. (..) Quello che ho scritto è una debole ombra delle cose che ho visto. Una cosa ho notato e cioè che la maggior parte delle anime che ci sono, sono anime che non credevano che ci fosse l’inferno…”

Quindi il non fare il bene è cosa di cui bisognerà rendere conto al punto che le omissioni indicate da Gesù significheranno semplicemente la dannazione!

Dicono che il Dio dell’Antico Testamento sgomenta per la sua intransigenza, ma qui è Gesù che parla: e non è Gesù “il nostro Signore e nostro Dio” una sola cosa col Padre che chiama Padre e una cosa sola con lo Spirito Paraclito?

Dio è amore e come qui si vede, Egli non tollera che dei suoi figli lascino morire di fame o di ignoranza altri suoi figli, per questo il Catechismo insegna le “7 opera di misericordia corporali e le 7 opere di misericordia spirituali”.

006-peccato-omissione-7_56a509115ccccAnzi, Gesù, paradossalmente e apparentemente, mostra maggiore severità del Padre nel pretendere la perfezione dell’uomo, perché Lui è venuto ad insegnarci come si fa, pagandone il prezzo. Infatti alcuni comandamenti vennero “amplificati” da Gesù nel senso che Egli volle far comprendere il loro più profondo significato e che il peccato è non tanto nell’azione, quanto nel sentimento che lo produce, nell’intenzione, nella perversione, nella giustificazione nel commetterlo. E’ dal pensiero malvagio che si produce poi l’effetto.

Egli solo e proprio perché Figlio di Dio e quindi Dio, poteva parlare con autorità divina e dichiarare: «Avete inteso che fu detto agli antichi… ma Io vi dico… Ed ecco che al comandamento: “non commettere adulterio”; Gesù aggiunge: “chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore” ( Mt 5,28), e questo vale anche per le donne come insegnerà Paolo. Al 5° comandamento: “non uccidere”, Gesù aggiunge: “chiunque si adira con il proprio fratello sarà sottoposto a giudizio (…) sarà sottoposto al fuoco della geenna” (Mt 5, 22). Tanto grande è la dignità dell’uomo, che insultare un essere umano con disprezzo e con odio, è come insultare il Signore, perché l’uomo è creato a immagine di Dio! Ma soprattutto qui è chiamato in causa il perdonare. Lo diciamo nel Padre Nostro: “rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori…” chi non perdona il prossimo che gli ha fatto qualcosa che è male, ed agisce con odio e vendetta, sarà ripagato da Dio con la stessa moneta. L’odio e la vendetta, infatti, alimentano nel cuore dell’uomo pensieri malvagi, per questo il nostro modello è Gesù, un Dio fatto uomo e non il contrario. Perché Gesù è perfetto, è senza peccato, è Dio, e i suoi insegnamenti sono divini, sono perfetti.

Possiamo fare un’altra precisazione a proposito del 6° comandamento. Esso è stato tradotto dall’ebraico anche con le parole: non fornicare. La fornicària, in lingua latina, è la prostituta: chi andava con una prostituta, tradiva la moglie e quindi commetteva adulterio. Però, con significato più esteso, fornicare vuol dire darsi a piaceri illeciti. Sentiamo che cosa dice l’Apostolo a questo proposito: «Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi come si addice a santi; lo stesso si dica per le volgarità, insulsaggini, trivialità… Perché sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro o avaro… avrà parte al regno di Cristo e di Dio. Nessuno vi inganni con vani ragionamenti: per queste cose infatti piomba l’ira di Dio su coloro che gli resistono. Non abbiate quindi niente in comune con loro. Se un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore» (Ef 5, 3-8).

I «vani ragionamenti» che possono ingannare le coscienze sono proprio quelli che si fanno oggi e cioè che tutto è lecito, che bisogna liberarsi dai tabù del passato, ecc. Chi dice così o non sa che la parola di Dio, vale per tutti i tempi perché Dio non è come gli uomini che oggi possono dire una cosa e domani la riconoscono errata ed hanno quindi bisogno di correggerla! Non abbiamo un Dio giocarellone e ciò che era peccato ieri è peccato anche oggi, i Comandamenti non mutano con i tempi… Oppure chi dice così: che bisogna liberarsi dai tabù del passato… omette di ben ragionare perché definisce maliziosamente i Comandamenti e la legge di Dio come un tabù del passato e così dimostra solo di non aver mai creduto davvero nella legge divina.

Le parole dell’Apostolo Paolo sono state dichiarate Parola di Dio perché ispirate dallo Spirito Santo e sono in perfetta armonia con quelle di Gesù che dichiara, e che pochi sacerdoti e catechisti citano: «Quel che esce dall’uomo, questo sì contamina l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adulteri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l’uomo» (Mc 7, 20-23).

Contaminare vuol dire infettare, corrompere, deturpare, macchiare, omettere. E questo è il peccato: macchia, corruzione, abbrutimento dell’anima, omissione della verità e quindi la menzogna. In questo stato l’anima non può avere comunione con Dio che è purezza assoluta e santità.

Vogliamo proprio attirarci addosso il castigo di Dio? Dice ancora S. Paolo: «Non illudetevi, né immorali, né idolatri, né effemínati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci, erediteranno il regno di Dio» (1 Cor 6, 9-10). E ancora: «Mortificate dunque quella parte di voi che appartiene alla terra. fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e quella avarizia insaziabile che è idolatria, cose tutte che attirano l’ira di Dio su coloro che disobbediscono» (Col 3, 5, 6). E scrivendo agli ebrei dichiara: «Il matrimonio sia rispettato da tutti e sia il talamo incontaminato. I fornicatori e gli adulteri saranno giudicati da Dio» (Eb 13, 4).

Non siamo chiamati ad emettere giudizi sulle persone che peccano, ma come abbiamo dimostrato siamo chiamati a dare testimonianza alla Verità, chiamati a chiamare il peccato con i tanti nomi che lo distinguono, chiamati a non omettere nulla di ciò che la legge Dio, fatta per noi peccatori, insegna affinché ce ne liberiamo al più presto possibile, senza farci degli sconti, senza corruzione, senza alcun compromesso.

Severi dunque prima con se stessi, e poi predicatori contro i peccati e non contro i peccatori, ma non con le proprie opinioni, le proprie misericordie, il proprio buonismo, piuttosto con la Scrittura alla mano, con le parole e l’insegnamento di Gesù Cristo, con le raccomandazioni della Sua Santissima Madre a Fatima e a Lourdes, per esempio, con l’insegnamento della Chiesa che è Madre e Maestra del nostro viver quotidiano e per il nostro vero bene, per la nostra vera felicità.

Sia lodato Gesù Cristo + Sempre sia lodato.