“Ho peccato in pensieri, parole, opere e omissioni”

Gesù ha detto: “ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore” (Mt 5,28).

Come vediamo, per compiere il peccato non basta il pensiero. È necessario anche il desiderio. Ma una volta adulterato il pensiero, ossia pianificato il desiderio perverso, non basta il non compierlo per trovarsi in regola, bisogna emendare il desiderio e il cattivo pensiero maturato perché, insegna sempre Gesù che dal cuore si emanano gli adultèri e le azioni disoneste che macchiano l’uomo (Mt. 15,19). L’apostolo Paolo bolla di frequente, con parole roventi tutti i vizi e altrove ribadisce: “Fuggite l’impudicizia!” (1Cor. 6,18) che è la madre dei cattivi desideri. “Non immischiatevi con gli impudichi” (1Cor. 5,9); “In mezzo a voi, non siano neppur nominate l’incontinenza, l’impurità di ogni genere e l’avarizia” (Ef. 5,3); “Disonesti, adulteri, effeminati e sodomiti, non possederanno il regno di Dio….” (1Cor. 6,9-10)

Confiteor:  1 (intransitivo) confessare, riconoscere, ammettere
2 (intransitivo) manifestare, rivelare, mostrare
3 (transitivo) (ecclesiastico) fare, professare confessione di fede
4 (assoluto) confessarsi, esporre le proprie colpe a un sacerdote

006-peccato-omissione-3_56a50650b4c46In sostanza, poi, i famosi peccati contro lo Spirito Santo sono imperdonabili non perché Dio non voglia perdonarli, ma perché chi li compie si chiude del tutto all’azione della grazia di Dio e al pentimento, non si pente, ossia non elimina quel desiderio malvagio e perverso, giustificandolo e dunque ha un cuore chiuso alla conversione.

Ho peccato in pensieri parole opere ed omissioni è un “pacchetto” unico perché i cattivi pensieri partono da desideri disordinati e si trasformano in parole, dalle parole agli atti, dagli atti alle omissioni, ossia, l’omissione al riconoscere ciò che è peccato. Molti pensano che il peccatore sia semplicemente un eretico, sia un semplice apostata, un immorale. ma non è solo questo: si può essere malvagiamente persino ortodossi nella dottrina e tuttavia vivere da peccatori. Che cosa sono dunque queste omissioni? Stiamo attenti a non agire come il fariseo nella sua preghiera e agiamo piuttosto come il pubblicano, nella parabola che troviamo nel Vangelo di Luca 18,9-14.

C’è una bellissima risposta del cardinale Muller, Prefetto della CdF al quale in una lunga intervista, apparsa il 30 dicembre scorso sul settimanale tedesco Die Zeit, alla domanda:

Che cosa pensi di quei cattolici che attaccano il Papa definendolo “eretico”, egli risponde: «Non solo per il mio ufficio, ma per convinzione personale devo dissentire. Eretico nella definizione teologica è un cattolico che nega ostinatamente una verità rivelata e proposta come tale dalla Chiesa da credere. Tutt’altro è quando coloro che sono ufficialmente incaricati di insegnare la fede si esprimono in modo forse infelice, fuorviante o vago. Il magistero del Papa e dei vescovi non è superiore alla Parola di Dio, ma la serve. (…) Pronunciamenti papali hanno inoltre un diverso carattere vincolante – a partire da una decisione definitiva pronunciata ex cathedra fino ad un’omelia che serve piuttosto all’approfondimento spirituale».

La risposta del cardinale la prendiamo per fare nostro questo esame della coscienza e non già per giudicare le coscienze degli altri… i nostri pronunciamenti dottrinali, per esempio, come sono? Quale testimonianza diamo alla Verità? Quale testimonianza diamo alla sana Dottrina? Quale testimonianza diamo nella vita quotidiana in famiglia, con gli amici, sul posto di lavoro, ai figli, e così via? Quale testimonianza diamo a chi è nel dubbio, nell’errore, nel peccato? Quanti peccati omettiamo di dire nel confessionale perché ci riteniamo giusti, approvati dalle false dottrine perché ci fanno comodo?

Lo diciamo all’inizio della Messa e si chiama Atto penitenziale, il Confiteor: Confesso a Dio onnipotente, e a voi, fratelli, che ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni: (battendosi il petto) per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa. E supplico la beata sempre vergine Maria, gli angeli, i santi e voi, fratelli di pregare per me il Signore Dio nostro.

Vale la pena, allora, fare uno sforzo per evitare che l’abitudine a ripetere certe formule non diventino però ostacolo al riconoscere davvero questo peccare, e fare ogni autentico proposito per debellare in noi quel desiderio malvagio che ci porta costantemente lontani da Dio. Infatti non è mai Dio ad allontanarsi da noi, ma noi da Lui, e quanto maggiormente chiudiamo il cuore a questo percorso di purificazione, maggiormente ci illudiamo di stare nel giusto.

C’è un’importante precisazione da fare riguardo ai peccati di omissione. Omettere vuol dire tralasciare. Il giudizio finale, invece, avverrà tutto proprio sui peccati di omissione:

«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli… e saranno riunite davanti a Lui tutte le genti, Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sua sinistra… Poi dirà a quelli alla sua sinistra: “via lontano da me, maledetti nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché…(..) In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli (cioè gli emarginati) non l’avete fatte a me”. E se ne andranno questi al supplizio eterno e i giusti alla vita eterna» (Mt 25, 31, 32, 41-43, 45, 46).

Non diamo ascolto a quelli che dicono che l’Inferno non esiste, o che si svuoterà, o che è lo spauracchio che la Chiesa usa per tenere il popolo oppresso, no! Ricordiamo piuttosto il monito dei Santi che dell’Inferno ce ne hanno parlato, ricordiamo le parole di Santa Suor Faustina Kowalska, colei che ha ricevuto da Gesù di parlare della Sua Divina Misericordia, ma dove anche le fece vedere l’Inferno che ella descrisse nel suo Diario:

“Oggi, sotto la guida di un angelo, sono stata negli abissi dell’inferno. È un luogo di grandi tormenti per tutta la sua estensione spaventosamente grande. (…) Il peccatore sappia che col senso col quale pecca verrà torturato per tutta l’eternità. Scrivo questo per ordine di Dio, affinché nessun’anima si giustifichi dicendo che l’inferno non c’è, oppure che nessuno c’è mai stato e nessuno sa come sia. Io, Suor Faustina, per ordine di Dio sono stata negli abissi dell’inferno, allo scopo di raccontarlo alle anime e testimoniare che l’inferno c’è. Ora non posso parlare di questo. Ho l’ordine da Dio di lasciarlo per iscritto. (..) Quello che ho scritto è una debole ombra delle cose che ho visto. Una cosa ho notato e cioè che la maggior parte delle anime che ci sono, sono anime che non credevano che ci fosse l’inferno…”

Quindi il non fare il bene è cosa di cui bisognerà rendere conto al punto che le omissioni indicate da Gesù significheranno semplicemente la dannazione!

Dicono che il Dio dell’Antico Testamento sgomenta per la sua intransigenza, ma qui è Gesù che parla: e non è Gesù “il nostro Signore e nostro Dio” una sola cosa col Padre che chiama Padre e una cosa sola con lo Spirito Paraclito?

Dio è amore e come qui si vede, Egli non tollera che dei suoi figli lascino morire di fame o di ignoranza altri suoi figli, per questo il Catechismo insegna le “7 opera di misericordia corporali e le 7 opere di misericordia spirituali”.

006-peccato-omissione-7_56a509115ccccAnzi, Gesù, paradossalmente e apparentemente, mostra maggiore severità del Padre nel pretendere la perfezione dell’uomo, perché Lui è venuto ad insegnarci come si fa, pagandone il prezzo. Infatti alcuni comandamenti vennero “amplificati” da Gesù nel senso che Egli volle far comprendere il loro più profondo significato e che il peccato è non tanto nell’azione, quanto nel sentimento che lo produce, nell’intenzione, nella perversione, nella giustificazione nel commetterlo. E’ dal pensiero malvagio che si produce poi l’effetto.

Egli solo e proprio perché Figlio di Dio e quindi Dio, poteva parlare con autorità divina e dichiarare: «Avete inteso che fu detto agli antichi… ma Io vi dico… Ed ecco che al comandamento: “non commettere adulterio”; Gesù aggiunge: “chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore” ( Mt 5,28), e questo vale anche per le donne come insegnerà Paolo. Al 5° comandamento: “non uccidere”, Gesù aggiunge: “chiunque si adira con il proprio fratello sarà sottoposto a giudizio (…) sarà sottoposto al fuoco della geenna” (Mt 5, 22). Tanto grande è la dignità dell’uomo, che insultare un essere umano con disprezzo e con odio, è come insultare il Signore, perché l’uomo è creato a immagine di Dio! Ma soprattutto qui è chiamato in causa il perdonare. Lo diciamo nel Padre Nostro: “rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori…” chi non perdona il prossimo che gli ha fatto qualcosa che è male, ed agisce con odio e vendetta, sarà ripagato da Dio con la stessa moneta. L’odio e la vendetta, infatti, alimentano nel cuore dell’uomo pensieri malvagi, per questo il nostro modello è Gesù, un Dio fatto uomo e non il contrario. Perché Gesù è perfetto, è senza peccato, è Dio, e i suoi insegnamenti sono divini, sono perfetti.

Possiamo fare un’altra precisazione a proposito del 6° comandamento. Esso è stato tradotto dall’ebraico anche con le parole: non fornicare. La fornicària, in lingua latina, è la prostituta: chi andava con una prostituta, tradiva la moglie e quindi commetteva adulterio. Però, con significato più esteso, fornicare vuol dire darsi a piaceri illeciti. Sentiamo che cosa dice l’Apostolo a questo proposito: «Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi come si addice a santi; lo stesso si dica per le volgarità, insulsaggini, trivialità… Perché sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro o avaro… avrà parte al regno di Cristo e di Dio. Nessuno vi inganni con vani ragionamenti: per queste cose infatti piomba l’ira di Dio su coloro che gli resistono. Non abbiate quindi niente in comune con loro. Se un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore» (Ef 5, 3-8).

I «vani ragionamenti» che possono ingannare le coscienze sono proprio quelli che si fanno oggi e cioè che tutto è lecito, che bisogna liberarsi dai tabù del passato, ecc. Chi dice così o non sa che la parola di Dio, vale per tutti i tempi perché Dio non è come gli uomini che oggi possono dire una cosa e domani la riconoscono errata ed hanno quindi bisogno di correggerla! Non abbiamo un Dio giocarellone e ciò che era peccato ieri è peccato anche oggi, i Comandamenti non mutano con i tempi… Oppure chi dice così: che bisogna liberarsi dai tabù del passato… omette di ben ragionare perché definisce maliziosamente i Comandamenti e la legge di Dio come un tabù del passato e così dimostra solo di non aver mai creduto davvero nella legge divina.

Le parole dell’Apostolo Paolo sono state dichiarate Parola di Dio perché ispirate dallo Spirito Santo e sono in perfetta armonia con quelle di Gesù che dichiara, e che pochi sacerdoti e catechisti citano: «Quel che esce dall’uomo, questo sì contamina l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adulteri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l’uomo» (Mc 7, 20-23).

Contaminare vuol dire infettare, corrompere, deturpare, macchiare, omettere. E questo è il peccato: macchia, corruzione, abbrutimento dell’anima, omissione della verità e quindi la menzogna. In questo stato l’anima non può avere comunione con Dio che è purezza assoluta e santità.

Vogliamo proprio attirarci addosso il castigo di Dio? Dice ancora S. Paolo: «Non illudetevi, né immorali, né idolatri, né effemínati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci, erediteranno il regno di Dio» (1 Cor 6, 9-10). E ancora: «Mortificate dunque quella parte di voi che appartiene alla terra. fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e quella avarizia insaziabile che è idolatria, cose tutte che attirano l’ira di Dio su coloro che disobbediscono» (Col 3, 5, 6). E scrivendo agli ebrei dichiara: «Il matrimonio sia rispettato da tutti e sia il talamo incontaminato. I fornicatori e gli adulteri saranno giudicati da Dio» (Eb 13, 4).

Non siamo chiamati ad emettere giudizi sulle persone che peccano, ma come abbiamo dimostrato siamo chiamati a dare testimonianza alla Verità, chiamati a chiamare il peccato con i tanti nomi che lo distinguono, chiamati a non omettere nulla di ciò che la legge Dio, fatta per noi peccatori, insegna affinché ce ne liberiamo al più presto possibile, senza farci degli sconti, senza corruzione, senza alcun compromesso.

Severi dunque prima con se stessi, e poi predicatori contro i peccati e non contro i peccatori, ma non con le proprie opinioni, le proprie misericordie, il proprio buonismo, piuttosto con la Scrittura alla mano, con le parole e l’insegnamento di Gesù Cristo, con le raccomandazioni della Sua Santissima Madre a Fatima e a Lourdes, per esempio, con l’insegnamento della Chiesa che è Madre e Maestra del nostro viver quotidiano e per il nostro vero bene, per la nostra vera felicità.

Si legga anche “Perdono e Giustizia”, qui.


Esame di coscienza

qui il video catechetico per una buona Confessione:

 



«L’Esame di Coscienza è la pia pratica per ottenere la Riconciliazione e che si perde fin dai tempi antichi della Chiesa.
Diffusa maggiormente quanto più aumentavano i Catecumeni, l’Esame della Coscienza si diffuse subito fra i Cristiani sopratutto quando si doveva ottenere la Riconciliazione che, durante le persecuzioni, portavano molti cristiani ad abiurare alla fede per timore di venire uccisi.
Così prese nella coscienza stessa dei Cristiani la pia pratica di questo Esame al termine della giornata e per la confessione frequente raccomandata per altro da tutti i Santi e dallo stesso insegnamento della Chiesa».

Come si fa questo Esame?

 Segno della croce
In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.
Nel nome del Padre e del Figliolo e dello Spinto Santo. Cosi sia.

Tre sono i punti fondamentali che abbracciano un pò tutto il nostro vivere:

1) Mancanze verso Dio:

Ho amato Dio sopra ogni cosa?
Quante negligenze o omissioni nei doveri religiosi attraverso la Messa, il Rosario, la Preghiera quotidiana? La Chiesa è Sposa di Cristo e Suo Copro Santo, è nostra Madre e Maestra, quanta irriverenza ho compiuto contro questa Madre amorevole?
Ho santificato la Festa?
Ho mancato  di rispetto verso persone o cose sacre? Ossia, ho dileggiato i sacerdoti per la fede, ho irriso la sacralità della fede?
I dubbi sulla fede non sono una mancanza di rispetto verso Dio, tuttavia molto dipende da come strumentalizzerò ed userò questi dubbi i quali, unitamente alle tentazioni, sono una prova che Dio manda per correggerci nella fede: ho usato bene questi dubbi per rafforzare la mia fiducia in Dio? Oppure ho usato questi dubbi per allontanarmi dalla Chiesa?
Il rispetto umano è importante, tuttavia la prima vera forma di questo rispetto è non ingannare questo rispetto accettando le forme di peccato che si commettono contro la Legge di Dio quindi, ho rispettato l’uomo condannando le forme di ingiustizia verso la Legge di Dio?
Ho bestemmiato Dio, la Beata Vergine Maria e i Santi?
Le imprecazioni sono le più subdole forme di bestemmia che si tenta sempre di giustificare ma che in realtà conducono allo scatto d’ira o sono generate dall’ira; uso imprecare contro i Defunti?
La mancanza di fiducia e di rassegnazione sono forme di allontanamento grave da Dio e dalla Sua grazia, il Signore non giudica le volte in cui cadiamo in questa tentazione, ma giudicherà se non ci rialziamo perchè perdendo la fiducia in Lui Egli non può costringerci e di conseguenza Gli impediamo di salvarci: se oggi hai perduto questa fiducia, risollevati dalla polvere, guarda al Crocefisso, abbraccialo, e ritorna ad avere fede in Lui.
La resistenza alla grazia è uno dei peccati contro lo Spirito Santo per il quale Dio non può salvarci proprio perchè Egli rispetta la nostra scelta, ma tante volte opponiamo resistenza inconsapevolmente, per superbia, per orgoglio, per sfiducia. Se hai fatto questa resistenza, ora è il momento di lasciarci andare alla grazia, di lasciarsi prendere in braccio da Dio e di farsi cullare da Lui.
Ho rispettato la Legge di Dio nei DIECI COMANDAMENTI?

2) Verso il Prossimo:

Ho amato il mio Prossimo per amore di Dio e come Dio vuole che io lo ami?
Il mio Prossimo sono anche i miei superiori: ho avuto mancanza di sollecitudine, di obbedienza, ostinazione verso di loro?
Durezza, Disprezzo, Freddezza, Odio, Gelosia, Ingiurie…..quanto di tutto questo ho vissuto oggi e l’ho riversato al mio prossimo?
Ho saputo perdonare alle ingiurie, agli Scherni, alle Calunnie, alle Maldicenze, alle False testimonianze, alle Violenze, alle Menzogne, ai Cattivi esempi….? A mia volta ho evitato tutto questo al mio prossimo?
Perdonare non è facile, esso infatti è un DONO che si riceve per essere a nostra volta ridonato: per-donare, ma spesse volte non è facile, per questo in casi complessi e gravi ti è necessario l’aiuto di un sacerdote, ricorri a lui e ai suoi suggerimenti, piuttosto che agire frettolosamente e da solo/a.
Sei stato/a di incitamento al male, o hai dato di scandalo al prossimo sostenendo, per esempio, iniziative immorali, illecite, contro la vita umana nel grembo materno o contro il Sacramento del Matrimonio?
Sei stato/a causa di ingiustizie?
Sei stato/a causa di danni alla reputazione o ai beni del tuo prossimo?
Hai pagato i tuoi debiti? “Rimetti loro i debiti” come tu stesso/a richiedi nella recita del Padre Nostro affinchè vengano rimessi i tuoi di debiti?
Sei stato/a complice di furto?
Hai compiuto i Doveri verso la Patria, verso la Società?

Gesù ci ha detto: Ama il Prossimo tuo come ami te stesso!
tuttavia spesse volte noi non comprendiamo bene come dobbiamo davvero amare noi stessi e così finiamo per amare il prossimo nel modo sbagliato, come di fatto lasciamo che noi stessi viviamo nel peccato e nell’errore. E’ importante allora esaminare la coscienza anche su se stessi, e capire davvero in quale modo ci amiamo se con Dio o lontano da Dio, da questo dipenderà anche il modo in cui ameremo il Prossimo.

3) Verso se stessi:

Ho ottenuto una qualche vittoria sul mio difetto principale?
Sono stato superficiale nei confronti della correzione che devo verso i miei difetti?
Sono stato/a generoso/a ?
Come sono posto/a davanti all’ Orgoglio, alla Vanità, all’ Avarizia, ai Desideri inopportuni, agli sguardi, alle letture, alle parole e azioni impure?
E quanto all’ Intemperanza, alla Gola, alla Mollezza, all’ Immortificazione, alla Collera, alla Impazienza? Quanto sono stato/a pigro/a nell’adempimento dei doveri del proprio stato?
Quale è il mio rapporto nei confronti della Chiesa, la amo come Gesù la ama, oppure la uso per quello che mi fa comodo e la offendo mentendo sulla sua realtà divina?
Ho fatto la Comunione assolvendomi da solo/a da peccati gravi?
Se fosse un “si”, rammenta che sei in uno stato grave di peccato, quello mortale, che può condurre alla perdizione definitiva in quanto alla base, l’autoassolversi da peccati gravi, c’è l’allontanamento dalla grazia di Dio che invece si riceve per mezzo del Sacerdote che assolve non in suo nome, ma “Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”, fai promessa solenne di confessarti il giorno dopo, subito, in caso di morte improvvisa, questo esame potrebbe salvarti dalla morte eterna dell’anima, ossia dalla dannazione, lo dice san Paolo: “Chi mangia e beve senza riconoscere il Corpo del Signore (si intende nella sua dottrina, anche quella della riconciliazione), mangia e beve la propria condanna”!

Rammenta che i Peccati che conducono alla morte (peccati mortali) dell’anima, ossia alla dannazione, sono quelli detti “contro lo Spirito Santo” e sono:

  • impugnare la verità conosciuta;
  • disperazione della salute;
  • presunzione di sal­varsi senza merito;
  • invidia della grazia altrui;
  • ostinazione nei peccati;
  • impenitenza finale.

Nel Catechismo di San Pio X (che non è abolito ma sempre valido e confluito nel Catechismo della Chiesa datato 1993), dopo i “sei peccati contro lo Spirito Santo”, venivano elencati i “quattro peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio”:

  • omicidio volontario;
  • peccato impuro contro natura;
  • oppressione dei poveri;
  • defraudare la mercede agli operai.

Di tali peccati si diceva: «I peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio, sono dei piú gravi e funesti, perché direttamente contrari al bene dell’umanità e odiosissimi, tanto che provocano, piú degli altri, i castighi di Dio» (n. 154).
Tali peccati sono diventati, nel nuovo Catechismo, i “peccati che gridano verso il cielo”: «Gridano verso il cielo:

  • il sangue di Abele (cf Gen 4, 10);
  • il peccato dei Sodomiti (cf Gen 18, 20; Gen 19, 13);
  • il lamento del popolo oppresso in Egitto (cf Es 3, 7-10);
  • il lamento del forestiero, della vedova e dell’orfano (cf Es 22, 20-22);
  • l’ingiustizia verso il salariato (cf Dt 24, 14-15; Gc 5, 4)» (n. 1867).

Per un ulteriore approfondimento dei 7 vizi capitali, cliccate qui

Fatte queste meditazioni, si faccia il proposito di un vero pentimento, si faccia il proposito di ricorrere quanto prima alla confessione con un sacerdote, si faccia un attimo di silenzio interiore meditando davanti ad un Crocefisso….
Si dica ora

l’ Atto di doloreMio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho meritato i vostri castighi, e molto più perché ho offeso voi infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propongo col vostro santo aiuto di non offendervi mai più e di fuggire le occasioni prossime del peccato. Signore, misericordia, perdonatemi.

Si dica anche:

Atto di fede
Mio Dio, perché siete verità infallibile, credo fermamente tutto quello che voi avete rivelato e la Santa Chiesa ci propone a credere. Ed espressamente credo in voi, unico vero Dio in tre Persone uguali e distinte, Padre, Figliolo e Spirito Santo. E credo in Gesù Cristo, Figlio di Dio, incarnato e morto per noi, il quale darà a ciascuno, secondo i meriti, il premio o la pena eterna. Conforme a questa Fede voglio sempre vivere. Signore, accrescete la mia fede.

Atto di speranza
Mio Dio, spero dalla bontà vostra, per le vostre promesse e per i meriti di Gesù Cristo, nostro Salvatore, la vita eterna e le grazie necessarie per meritarla con le buone opere, che io debbo e voglio fare. Signore, che io non resti confuso in eterno.

Atto di carità
Mio Dio, vi amo con tutto il cuore sopra ogni cosa, perché siete Bene infinito e nostra eterna felicità; e per amor vostro amo il prossimo mio come me stesso, e perdono le offese ricevute. Signore, fate ch’io vi ami sempre più.

Gesù, Giuseppe e Maria
Gesù, Giuseppe e Maria vi dono il cuore e l’anima mia.
Gesù, Giuseppe e Maria assistetemi nell’ultima mia agonia.
Gesù, Giuseppe e Maria spiri in pace con voi l’anima mia.

A Maria
Sub patrocinio tuo, Mater dulcissima et invocato Immaculatae Conceptionis tuae mysterio, studia mea laboresque litterarios prosequi volo, quibus me protestor hunc maxime ob finem incumbere, ut melius divino honori tuoque cultui propagando inserviam. Oro te igitur, Mater amatissima, Sedes Sapientiae, ut laboribus meis benigne faveas. Ego vero, quod justum est, pie libenterque promitto quidquid boni mihi inde successerit, id me tuae apud Deum intercessioni, totum acceptum relaturum.
Amen.
Sotto il vostro patrocinio, ed invocato il mistero della vostra Imm. Concezione, o Madre dolcissima, io intendo proseguire i miei studi e lavori letterari, coi quali protesto di avere in mira questo principio al fine di lavorare per propagare, per quanto meglio potrò, l’onore di Dio ed il vostro culto. Vi prego adunque, Madre amorosissima sede della Sapienza, di favorire benignamente i miei lavori. Io poi come di dovere, piamente e di buon cuore prometto, che quanto di buono mi succederà, tutto lo reputerò ricevuto dalla vostra intercessione presso Dio. Cosi sia.

Requiem Aeternam
Requiem aeternam done eis, Domine, et lux perpetua luceat eis. Requiescant in pace. Amen
L’eterno riposo dona loro, o, Signore, e splenda ad essi la luce perpetua. Riposino in pace. Cosi sia.

Angele Dei
Angele Dei, qui custos es mei, me tibi commissum pietate superna illumina, custodi, rege et guberna. Amen.
Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Cosi sia.

 

Al termine del giorno,
o sommo Creatore,
veglia sul nostro riposo
con amore di Padre.
Dona salute al corpo
e fervore allo spirito,
la tua luce rischiari
le ombre della notte.

Nel sonno delle membra
resti fedele il cuore,
e al ritorno dell’alba
intoni la tua lode.

Sia onore al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo,
al Dio trino ed unico
nei secoli sia gloria. Amen.

 

         Nella veglia salvaci, Signore,
nel sonno non ci abbandonare:
il cuore vegli con Cristo 

         e il corpo riposi nella pace.

ORAZIONE 
Veglia su di noi in questa notte, o Signore: la tua mano ci ridesti al nuovo giorno perché possiamo celebrare con gioia la risurrezione del tuo Figlio, che vive e regna nei secoli dei secoli.
Amen!

Sia lodato Gesù Cristo + Sempre sia lodato.