Lettera di Sant’Agostino ai Pentecostali, A.D. 2014

Dio padre, la Chiesa madre. Nella Chiesa non esiste il “fai da te”, non esistono “battitori liberi”. “Dov’è la Chiesa? Ecco la questione. La questione che c’è tra noi è questa: dov’è la Chiesa? Presso di noi o presso di loro? Certo la Chiesa è una sola: ed è quella che i nostri antenati chiamarono “cattolica”, per dimostrare, perfino nel nome, che essa è dappertutto. (…) Il capo è Gesù Cristo, l’Unigenito Figlio del Dio vivente, egli stesso Salvatore del suo corpo; colui che è morto per i nostri delitti ed è risuscitato per la nostra giustificazione. Il suo corpo è la Chiesa, di cui è detto: “Al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile”. Ora, tra noi e i Pentecostali la questione verte su dove sia questo corpo, cioè su dove sia la Chiesa…” (cfr Sant’Agostino)

Dio padre, la Chiesa madre.

06-agostino-pentecostali-1_53de0c880667f“… Siamo nati secondo questa generazione carnale, per dono certo di Dio – perché anche questo dono non è di altri ma di Dio – e tuttavia, fratelli, perché siamo nati? Certo per morire. I predecessori generarono dei loro successori. Forse hanno generato figli con lo scopo di poter vivere per sempre con essi su questa terra? Ma siccome dovevano morire, si son generati dei figli che succedessero ad essi. Dio padre e la madre Chiesa invece non generano per questo. Generano per la vita eterna, perché anch’essi sono eterni. E abbiamo, come eredità promessa da Cristo, la vita eterna…” (Sant’Agostino – Discorso 22 sul Salmo 27).

Nella recente visita all’amico Traettino della comunità Pentecostale di Caserta, così ha introdotto il suo discorso il Santo Padre Francesco: “Mio fratello il pastore Giovanni ha incominciato parlando del centro della nostra vita: stare alla presenza di Gesù…” (1).

È necessaria una breve premessa per spiegare il titolo provocatorio dell’articolo e il perché viene indirizzato al Discorso del Santo Padre Francesco e ai fratelli Pentecostali. Sopportateci per qualche rigo, poi vi lasceremo in compagnia di sant’Agostino, il quale saprà spiegare meglio di noi la situazione.

Sia chiaro una volta per tutte: nessuno può e deve giudicare le scelte del Pontefice dirette a chi vuole visitare e con chi vuole parlare, o con chi vuole stare in compagnia; così come è disgustosa la strumentalizzazione di fotografie che ritraggono un Papa che nel privato vuole stare con le vesti più comode o mangiare con gli operai della Città del Vaticano – di cui è il reggente – o bere la sua bevanda preferita e quant’altro di non, ovviamente, immorale od illecito.

La rincorsa di certi vaticanisti mediatici non solo è ridicola, ma è anche una forma di evasione – o elusione – dal cuore dei veri problemi per certe scelte del Pontefice le quali – anche quando fatte in buona fede – innescano purtroppo la confusione e l’ambiguità dottrinale perché non più in forma privata ma rese pubbliche, un fronte questo che i vaticanisti mediatici (ci teniamo a sottolineare che chi si mantiene equilibrato ed onesto nel dare le notizie rimane Sandro Magister) ben volentieri amano eludere e strumentalizzare. Le cause che innescano questi problemi non sono dunque le “scelte” del Pontefice, ma spesso la loro strumentalizzazione.

Dall’altro versante – che si reputa cattolico e (sic!) “bergogliano” – quasi fosse un vessillo da portare in battaglia contro altri cattolici inermi – assistiamo di recente a denuncie assurde contro coloro che in qualche modo stanno cercano di mettere in luce ciò che di grave sta accadendo in questo tempo: un ribaltamento del senso dottrinale sulla Chiesa.

Insomma, la confusione è alle stelle e un Papa può essere interpretato da noi solamente attraverso la Tradizione e tutto il Magistero ecclesiale bimillenario della Chiesa e nell’insieme del suo stesso magistero pontificio attuale.

Ed è bene mettere dei paletti per la reciproca comprensione.

A) Il Santo Padre ha il diritto di muoversi come meglio crede, nessuno di noi può o deve strumentalizzare le sue scelte (chi visitare, chi citare e così via) fino a quando, naturalmente, la Dottrina non viene messa a rischio o resa ambigua; così come coloro che si sentono “bergogliani” non hanno alcun diritto di usare il Papa per manifestare odi, vendette o contese contro chi – anziché dirsi o professarsi “bergogliani” – vuole semplicemente essere Cattolico.

B) Il secondo “paletto” lo prendiamo direttamente da un suggerimento di San Gregorio Magno:

«Sotto l’autorità si nasconde spesso la superbia e sotto l’umiltà il rispetto umano, sicché il primo è incapace di considerare ciò che deve a Dio, il secondo ciò che deve al prossimo (sub auctoritate superbia, et humanus timor sub humilitate se palliat, ut saepe nec ille valeat considerare quid Deo, nec iste quid debeat proximo). Quello infatti se guarda quelli che gli sono soggetti senza tener conto di Colui dal quale tutti dipendono, monta in superbia e si vanta della sua superbia come se fosse autorità (in elatione attollitur et de elatione sua velut de auctoritate gloriatur); questo invece, se teme di perdere il favore del superiore e quindi di subire qualche danno temporale, nasconde quello che pensa e tacitamente tra sé chiama umiltà il timore da cui è soggiogato (recta quae intellegit occultat, atque apud se tacitus ipsum timorem quo constringitur humilitatem nominat); ma tacendo in cuor suo giudica colui al quale si rifiuta di parlare e, mentre si crede umile, si rivela ancora più gravemente superbo (sed eum cui nil vult dicere, tacendo in cogitatione diiudicat, fitque ut unde se humilem existimat, inde gravius sit superbus)»( Omelie su Ezechiele, I, IX, 13. Città Nuova Editrice, Roma 1992, p.277).

In sostanza: l’obbedienza che dobbiamo a Pietro è prima di tutto un atto di amore incondizionato che non teme però la giusta critica – se un Papa commettesse errori nelle sue scelte private, o se fosse ambiguo nella predicazione – (basta leggere i testi dei più grandi Santi quando scrivendo ai papi del proprio tempo, ne sottolineavano spesso gli errori e davano loro consigli e moniti), d’altra parte piuttosto che rincorrere gli articoli scandalistici o che in tal modo strumentalizzano i gesti del Papa immortalati nelle tante fotografie, si taccia!

Una cosa è infatti parlare di dottrina, e su questa non possiamo tacere, altra cosa è la critica smodata contro il Papa, contro il suo vestire o a chi fa visita, ed in tal caso è meglio tacere.

06-agostino-pentecostali-6_54246dc0c2bd9La Chiesa in quanto Madre

Il discorso del Santo Padre Francesco alla comunità Pentecostale di Caserta, legittimo ed impeccabile nella forma, tuttavia arreca qualche problema di comprensione e porta alcune ambiguità nella sostanza dottrinale di una terminologia tendente ad escludere, volutamente in quella visita privata, il riferimento alla Chiesa Cattolica, quale Corpo di Cristo visibile (militante) e Sua Sposa, nel mentre l’intero Discorso ruota attorno alla visione della Chiesa piuttosto mistica, quella invisibile per noi, e che ovviamente trova fondamento nella testimonianza dei Patriarchi dell’Antico Testamento come profezia. Dice il Santo Padre nel suo Discorso:

«… pensiamo a cos’è la globalizzazione e a cosa sarebbe l’unità nella Chiesa: forse una sfera, dove tutti i punti sono equidistanti dal centro, tutti uguali? No! Questa è uniformità. E lo Spirito Santo non fa uniformità! Che figura possiamo trovare? Pensiamo al poliedro: il poliedro è una unità, ma con tutte le parti diverse; ognuna ha la sua peculiarità, il suo carisma. Questa è l’unità nella diversità…» (2).

Ecco, poter dire al Santo Padre che questa affermazione, seppur riscontrabile nella dottrina getta tuttavia ambiguità fra i cattolici, non è non amarlo o “non obbedirgli”!

Che figura possiamo trovare? si chiede il Papa, ma la risposta ce l’abbiamo! Ce la fornisce San Paolo, oltre che la Tradizione, perché inventarla o fare delle diversità l’epicentro dell’immagine della Chiesa?

L’apostolo Paolo, nella lettera agli Efesini, parlando delle mutue relazioni che devono esistere tra il marito e la moglie, stabilisce un parallelo tra il matrimonio umano e l’unione del Cristo con la Chiesa militante, purgante e trionfante.

Queste immagini non sono un opcional o una “alternativa” ad altre immagini della Chiesa.

I due termini raffrontati si rischiarano a vicenda.

Da questo risulta:

a) Cristo può essere detto lo sposo della Chiesa, e viceversa: la Chiesa può essere detta la sposa di Cristo. Lo sposo sta alla sposa come Cristo sta alla Chiesa. «Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, Lui che è salvatore del suo corpo. E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto» (Ef. 5,22-24).

b) Cristo ama tanto la Chiesa, sua sposa: «E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell’acqua accompagnato dalla parola, al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa ed immacolata. Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama se stesso» (Ef. 5,25-29).

c) La Chiesa deve amare tanto Cristo. «E la donna sia rispettosa verso il marito» (Ef. 5,33).

d) Come lo sposo e la sposa formano una carne sola, così Cristo e la Chiesa formano una sola realtà, cioè il corpo mistico, nel quale Cristo è il capo e noi siamo le membra. «Nessuno infatti ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo. Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola. Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!» (Ef. 5,29-32).

La Chiesa, sposa di Cristo, è senza dubbio una realtà molto complessa e poliedrica, dalle molte facce o se preferite “le diversità”, per cui, per comprenderla, non possiamo fermarci davanti alla forma poliedrica, ma deve essere considerata nel suo insieme e non solo sotto questo o quell’aspetto, ma sull’elemento unitivo e che fa delle membra quel corpo unico.

La Chiesa è veramente tale quando di essa sono presi in esame tutti gli elementi di cui è costituita, e che veniamo brevemente a considerare non certo per dare una lezione al Papa, ma per chiarire le idee ai Cattolici ed agli stessi fratelli Pentecostali:

Riepiloghiamo in poche righe la Dottrina su La Chiesa:

1. Corpo Mistico di Cristo

Il concetto di “mistico-invisibile” non significa che la Chiesa mistica non corrisponda o non sia una cosa sola con la Chiesa visibile-militante!

La realtà del Corpo Mistico viene descritta molto chiaramente dall’apostolo San Paolo: «Come infatti il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo. E in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti ci siamo abbeverati ad un solo Spirito. Ora il corpo non risulta di un membro solo, ma di molte membra. Se il piede dicesse: ‘Poiché io non sono mano, non appartengo al corpo’, non per questo non farebbe più parte del corpo. Se il corpo fosse tutto occhio, dove sarebbe l’udito? Se fosse tutto udito, dove l’odorato? Ora, invece, Dio ha disposto le membra in modo distinto nel corpo, come egli ha voluto. Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. Non può l’occhio dire alla mano: ‘Non ho bisogno dite’; né la testa ai piedi: ‘Non ho bisogno di voi’. Anzi quelle membra del corpo che sembrano più deboli sono più necessarie; e quelle parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggior rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggior decenza, mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha composto il corpo, conferendo maggior onore a ciò che ne mancava, perché non vi fosse disunione nel corpo, ma anzi le varie membra avessero cura le une delle altre. Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui. Ora voi siete corpo di Cristo e le sue membra ciascuno per la sua parte» (Ef. 12, 12-27)

2. La Chiesa visibile-militante è una società

Cioè, l’unione morale, stabile di più uomini, sotto la stessa autorità, per conseguire un fine comune, proprio, con gli stessi mezzi. La Chiesa è una società umana, cioè, formata da uomini. Dunque ha le caratteristiche di tutte le altre società umane: membri (tutti gli uomini, in atto o in potenza); mezzi: (gli stessi mezzi di santificazione, i sette sacramenti); fine (la salvezza eterna, il Paradiso); autorità: (papa e Vescovi uniti al Papa); costituzione: (La Sacra Scrittura con la Tradizione, il Catechismo, il Codice di Diritto Canonico).

Questi sono i vincoli che uniscono i membri di tale società.

La Chiesa è al tempo stesso “società divina”, perché il suo fondatore è Gesù Cristo, Figlio di Dio, e l’anima della Chiesa è lo Spirito Santo. La Chiesa è una società spirituale e soprannaturale, perché i suoi membri e il suo fine sono spirituali e soprannaturali.

La comunità visibile dei fedeli, giuridicamente organizzata, costituisce il Corpo Mistico di Gesù Cristo e l’anima di questo Corpo — che è la Chiesa — è lo Spirito Santo. L’uno e l’altra insieme formano un tutto organico proprio come l’anima e il corpo nell’uomo. L’unione di tutti questi fedeli con il Capo è il Popolo di Dio. (cfr. Conc. Vat. II, Lumen Gentium, nn. 7-s).

La Chiesa è una società visibile, perché i membri che la compongono, i vincoli che la legano e i mezzi che la conducono al fine sono visibili.

Separando il Corpo Mistico dalla Chiesa visibile è come avere un corpo senza anima.

3. La Chiesa è una società conoscibile, per le note caratteristiche che la distinguono, come vera Chiesa di Cristo: una, santa, cattolica e apostolica.

Una nella fede, nel culto e nell’autorità ed è unica numericamente in quanto le singole Chiese locali sono unite fra loro “nello spezzare il Pane, nell’Eucaristia”, e perché sottomesse all’unico Capo: il Vicario di Gesù Cristo, il successore di Pietro, il Romano Pontefice, il Papa, santa nell’Autore, nel fine, nei mezzi e nei membri.

Cattolica, cioè universale, perché è stata istituita per tutti gli uomini e perché si è diffusa (moralmente-socialmente) su tutta la terra.

Apostolica, nell’origine, in quanto è stata fondata sugli apostoli; nella dottrina, in quanto insegna quella predicata dagli apostoli; nella successione, in quanto i Vescovi e i presbiteri hanno l’autorità e la giurisdizione ricevuta dagli apostoli, attraverso una serie ininterrotta di successori.

Solo la Chiesa Cattolica Romana possiede tutte queste quattro note e perciò solo essa è la vera Chiesa di Cristo.

4. La Chiesa è una società perfetta e indipendente nel suo ordine da qualsiasi autorità civile, perché ha in sé tutti i mezzi per raggiungere il suo fine.

La Chiesa è una società: ineguale, perché in essa i membri non solo hanno un diverso esercizio di diritti, ma hanno anche diversi diritti; gerarchica, poiché vi è una distinzione fra chierici e laici; monarchica, in quanto l’autorità risiede in un unico soggetto e viene direttamente da Gesù Cristo e non dalla base (dalla comunità dei fedeli).

La Chiesa si estende non solo a questo mondo, ma anche nell’altro; abbiamo, pertanto, la Chiesa peregrinante, purgante e trionfante.

La Chiesa pellegrinante è quella parte di Chiesa formata da quei membri che vivono in questo mondo.

La Chiesa purgante è quella parte di Chiesa formata dalle anime del purgatorio.

La Chiesa trionfante è quella parte di Chiesa formata dagli Angeli e dai Santi del Paradiso (cfr. Conc. Vat. II, Lumen Gentium, cap. VIII).

La Chiesa pellegrinante si divide in Chiesa docente e discente.

La Chiesa docente (dal latino docere = insegnare) è quella parte di membri della Chiesa che, per mandato divino, ha nel Corpo Mistico la funzione di insegnare, santificare e governare il Popolo di Dio (e sono i sacerdoti a loro volta “mandati” inviati dai Vescovi a loro volta nominati e approvati in comunione dal Pontefice).

Anche questi membri però, a loro volta, sono evangelizzati, santificati e sottomessi alla comunione con Pietro al quale solo spetta di “confermare i fratelli nella fede” (cfr. Conc. Vat. II, Lumen Gentium, nn. 24-28).

La Chiesa è dunque una società gerarchica, perché così l’ha voluta il suo fondatore Gesù Cristo.

La Chiesa è ancora indefettibile, cioè permarrà sino alla fine del mondo, quale istituzione di salvezza fondata da Cristo.

5. La Chiesa, infine, è infallibile nell’insegnare una dottrina di fede o di morale, nel solenne come nell’ordinario magistero universale, perché lo Spirito Santo la assiste continuamente.

Oggetto primario dell’infallibilità sono le verità di fede e di morale.

Oggetto secondario dell’infallibilità sono quelle verità di fede e di morale che, benché non formalmente rivelate, sono però strettamente connesse (non ammettendo queste, vengono negate le altre) con le rivelate.

Soggetti depositari dell’infallibilità sono:

il papa da solo personalmente quando parla «ex cathedra» (quando cioè ha intenzione di definire dogma di fede una verità rivelata per tutta la Chiesa);

il papa e i vescovi uniti al papa collegialmente nel concilio ecumenico: non i vescovi soli senza l’approvazione del papa.

Si può, pertanto, ottenere la salvezza e la santità solo per mezzo della Chiesa; si può andare a Dio solo attraverso la Chiesa. San Cipriano, Vescovo di Cartagine (210-258) afferma: «Non può avere Dio per Padre chi non ha la Chiesa per madre» (“Trattato della Chiesa Cattolica”, letto ai Vescovi in un Concilio del 251).

Di conseguenza quando si dice “Chiesa di Cristo” non può intendersi che solo la Chiesa Cattolica, visibile nella comunione con Pietro e i suoi Successori. Chiunque intenda o insegni una separazione tra la Chiesa di Cristo “e” la Chiesa Cattolica, rompe la comunione, non è in comunione, e da origine a scismi e divisioni.

6. Diversi sono i modi di appartenere alla vera Chiesa di Cristo

A) Coloro che vivono in grazia di Dio, appartengono alla vera Chiesa di Cristo visibile (o invisibile), come membra vive.

B) Coloro che, pur non vivendo in grazia di Dio, sono legati alla vera Chiesa di Cristo con tutti gli altri vincoli, appartengono alla Chiesa di Cristo visibile come membra morte.

C) Gli eretici, gli apostati e gli scismatici, oggettivamente, non appartengono alla vera Chiesa di Cristo visibile, ma potrebbero appartenere a quella invisibile.

D) I catecumeni: non appartengono alla vera Chiesa di Cristo ma a quella invisibile per il battesimo di desiderio e quindi per la grazia santificante.

E) Gli infedeli (= coloro che non sono stati battezzati), oggettivamente non appartengono alla vera Chiesa di Cristo visibile, ma potrebbero appartenere a quella invisibile.

06-agostino-pentecostali-2_54246e5ce44efSe vogliamo, pertanto, ottenere la salvezza dobbiamo necessariamente appartenere alla vera Chiesa di Cristo come membra vive e non possiamo prescindere da essa, perché questa è la volontà di Cristo. Né possiamo formarci una Chiesa a nostro piacimento, ma come l’ha voluta Cristo e come ci viene insegnata dal Magistero infallibile della Chiesa stessa. Essa per volontà di Cristo è la nostra madre spirituale, ma non è invisibile o meglio “non è solo invisibile-mistica”, e come la nostra madre terrena ci ha dato la vita naturale, così essa ci dona la vita soprannaturale attraverso i sette Sacramenti.

In realtà chi ci concede l’una e l’altra è solo Dio, che si serve della Madre terrena che è questa unica Chiesa: Essa è lo strumento, e i Sacramenti canali in mano sua. E come nessuna creatura umana potrà mai oltraggiare, disprezzare, rifiutare o rinnegare la propria madre naturale, fragile e miserabile nel suo camminare terreno, così ogni cristiano non deve mai offendere in nessuna maniera la propria madre soprannaturale anche nella sua veste visibile, ma santa nella sua essenza soprannaturale, nè deve offendere in alcun modo il Sommo Pontefice.

Con l’Ordine Sacro il ministro non viene trasformato in un alieno, ma, dal punto di vista naturale, rimane tale e quale, con tutte le sue virtù e con tutti i suoi difetti. Quello che a noi interessa, però, è che lui ci amministri validamente i Sacramenti, che ci doni, cioè, la vita soprannaturale della grazia.

Verso la Chiesa, dunque, e i suoi ministri noi abbiamo i doveri di amore, rispetto e obbedienza, ricordando quello che dice Gesù. «Chi ascolta voi, ascolta me; e chi rigetta voi, rigetta me: chi poi rigetta me, rigetta colui che mi ha mandato» (Lc. 10,16).

La Chiesa è non solo la nostra Madre, ma è anche la nostra Maestra: essa, infatti, ci indica la via che porta alla salvezza e alla santità, ci insegna la verità, cioè la dottrina di Cristo e ci dona la vita soprannaturale.

Concludiamo con questa “premessa” con le parole stesse del Santo Padre Francesco che non lasciano dubbi su quanto abbiamo riportato e che ci “autorizzano” a riportare, come conferma, l’insegnamento di sant’Agostino per affrontare queste discussioni:

“Nella Chiesa non esiste il “fai da te”, non esistono “battitori liberi”. Quante volte Papa Benedetto ha descritto la Chiesa come un “noi” ecclesiale! Talvolta capita di sentire qualcuno dire: “Io credo in Dio, credo in Gesù, ma la Chiesa non m’interessa…”. Quante volte abbiamo sentito questo?

E questo non va.

C’è chi ritiene di poter avere un rapporto personale, diretto, immediato con Gesù Cristo al di fuori della comunione e della mediazione della Chiesa. Sono tentazioni pericolose e dannose. Sono, come diceva il grande Paolo VI, dicotomie assurde.

È vero che camminare insieme è impegnativo, e a volte può risultare faticoso: può succedere che qualche fratello o qualche sorella ci faccia problema, o ci dia scandalo…

Ma il Signore ha affidato il suo messaggio di salvezza a delle persone umane, a tutti noi, a dei testimoni; ed è nei nostri fratelli e nelle nostre sorelle, con i loro doni e i loro limiti, che ci viene incontro e si fa riconoscere. E questo significa appartenere alla Chiesa.

Ricordatevi bene: essere cristiano significa appartenenza alla Chiesa. Il nome è “cristiano”, il cognome è “appartenenza alla Chiesa”.

Cari amici, chiediamo al Signore, per intercessione della Vergine Maria, Madre della Chiesa, la grazia di non cadere mai nella tentazione di pensare di poter fare a meno degli altri, di poter fare a meno della Chiesa, di poterci salvare da soli, di essere cristiani di laboratorio.

Al contrario, non si può amare Dio senza amare i fratelli, non si può amare Dio fuori della Chiesa; non si può essere in comunione con Dio senza esserlo nella Chiesa, e non possiamo essere buoni cristiani se non insieme a tutti coloro che cercano di seguire il Signore Gesù, come un unico popolo, un unico corpo, e questo è la Chiesa. Grazie.” (Papa Francesco – Udienza del 25 giugno 2014)

Premesso questo, perdonateci se ci siamo dilungati, ma una sana catechesi non guasta mai, il testo che ora segue è tratto dalla Lettera di Sant’Agostino ai donatisti, i discepoli del vescovo Donato che erano diventati eretici perché, ripudiando la Chiesa Cattolica, aveva portato così una grave spaccatura interna alla Chiesa e dato vita a nuove dottrine, naturalmente eretiche.


Sant’Agostino d’Ippona 354 +430

06-agostino-pentecostali-3_53de1072739c9LETTERA DI SANT’AGOSTINO AI…  PENTECOSTALI A.D. 2014

Ci siamo permessi di “attribuire” questa Lettera di S. Agostino ai “Pentecostali”.

Qui troverete il testo integrale, mentre a seguire, mantenendo l’integrità dei passi salienti, cambieremo solo i destinatari (donatisti=pentecostali, in corsivo) per renderci conto di come questa Lettera conservi ancora oggi la sua attualità.

«Dov’è la Chiesa? Ecco la questione.

La questione che c’è tra noi è questa: dov’è la Chiesa?

Presso di noi o presso di loro?Certo la Chiesa è una sola: ed è quella che i nostri antenati chiamarono “cattolica”, per dimostrare, perfino nel nome, che essa è dappertutto.

(…) Il capo è Gesù Cristo, l’Unigenito Figlio del Dio vivente, egli stesso Salvatore del suo corpo; colui che è morto per i nostri delitti ed è risuscitato per la nostra giustificazione. Il suo corpo è la Chiesa, di cui è detto: “Al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile”.

Ora, tra noi e i Pentecostali la questione verte su dove sia questo corpo, cioè su dove sia la Chiesa.

Che fare, dunque? La cercheremo nelle nostre parole o in quelle del suo capo, il Signore nostro Gesù Cristo? Penso che dobbiamo cercarla piuttosto nelle sue parole, perché egli è la Verità e conosce molto bene il proprio corpo. Il Signore infatti conosce quelli che sono suoi… (…)

Così, quanti credono che Gesù Cristo è venuto nella carne, come ho detto, e che in quella stessa carne, in cui è nato e ha sofferto, è risuscitato, e che egli è il Figlio di Dio, Dio presso Dio, una cosa sola con il Padre, Verbo immutabile del Padre, per mezzo del quale tutto è stato fatto, ma sono in disaccordo con il suo corpo che è la Chiesa, al punto da non essere in comunione con questa Chiesa sparsa dappertutto, bensì con qualche sua porzione separata, è evidente che non sono nella Chiesa cattolica…

Perciò, visto che la nostra controversia con i Pentecostali non verte sul capo ma sul corpo, cioè, non su Gesù Cristo Salvatore, ma sulla sua Chiesa, sia proprio il capo, sul quale siamo d’accordo, a mostrarci il suo corpo, sul quale siamo in disaccordo, affinché siano le sue stesse parole a far cessare, ormai, il disaccordo. (…)

Per esempio, vedete come sia facile, a noi contro di loro e a loro contro di noi, ripetere quanto il Signore disse ai farisei: Siete simili ai sepolcri imbiancati, che dal di fuori appaiono belli agli uomini, dentro invece sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume. Così voi: di fuori apparite giusti agli uomini, dentro invece siete pieni di ipocrisia e di iniquità. Ora, o che noi muoviamo contro di loro queste accuse o che essi le fanno a noi, se prima non si dimostra, con prove molto evidenti, chi sono questi che, essendo ingiusti, si fingono giusti, quale persona, dotata di un po’ di buon senso, potrà ignorare che si è spinti a parlare dalla leggerezza che offende più che dalla verità che convince? Era ben altro lo spirito con cui il Signore diceva queste cose contro i farisei: egli parlava da conoscitore del cuore e da testimone e giudice di tutti i segreti degli uomini.

Noi, invece, dobbiamo prima trovare e dimostrare le nostre accuse, per non essere accusati noi stessi, piuttosto, del gravissimo crimine di folle temerarietà. Certo, se essi per primi ci dimostrano che gli ipocriti siamo noi, noi non dobbiamo assolutamente rifiutarci di essere rimproverati e colpiti da queste parole delle sante Scritture; analogamente, se noi dimostriamo che lo sono loro, avremo eguale diritto di ferire, con questi rimproveri del Signore, quanti sono stati confutati e convinti… (…)

Datemi questa Chiesa, se c’è tra voi; mostratemi di essere in comunione con tutte le nazioni, che costatiamo già benedette in questa discendenza. Datemela questa Chiesa, o meglio, deposta la vostra ira, ricevetela, non da me però, ma da colui nel quale tutte le nazioni sono benedette. Penso che l’avere richiamato questi testi del primo libro della legge potrà bastarci; molti di più, certo, verranno alla luce per chi lo legge senza spirito di empia contraddizione e con religioso affetto… (…)

La Sposa di Cristo è universale-cattolica: parola di Isaia.

Annunciato e presentato lo Sposo, venga avanti, nelle parole di Isaia, la Sposa. Andiamo a leggerla nella verità delle sante pagine e individuiamola nel mondo. C’è la testimonianza di una profezia sulla santa Chiesa, che anche l’apostolo Paolo riporta; per cui non trovano scampo i litigiosi indugi degli eretici.

Eccola: “Rallègrati, o sterile, che non partorisci, grida di gioia tu che non conosci i dolori del parto, perché molti sono i figli dell’abbandonata, più di quelli della donna che ha marito” (Is 54, 1; Gal 4, 27).

Che motivo, dunque, voi avete di vantarvi del vostro piccolo numero? Non sono forse molti quelli, dei quali poco prima è stato detto: Perciò egli possederà in eredità molti? Qual è la sua eredità se non la Chiesa?

Molti – disse – sono i figli della abbandonata, più di quelli della donna che ha marito. Evidentemente si voleva riferire alla sinagoga, la quale aveva un marito perché aveva ricevuto la legge.

Già da questo testo possiamo valutare le nostre posizioni.

Confrontino, i Pentecostali, la folla dei loro fedeli, presenti tra gli Africani e in Africa, con la moltitudine dei Giudei presenti in tutto il mondo, ovunque essi sono dispersi, e vedano quanto siano molto pochi, essi, in confronto a loro. Come potranno, quindi, applicare a se stessi questo detto: ‘Molti sono i figli della abbandonata, più di quelli della donna che ha marito?’.

Inoltre, confrontino la moltitudine di cristiani in tutte le nazioni con le quali non sono in comunione e vedano come sono pochi, tutti i Giudei, in questo confronto. E capiscano, finalmente, che è nella Chiesa cattolica diffusa in tutto il mondo che si è adempiuta questa profezia: Molti sono i figli della abbandonata, più di quelli della donna che ha marito.

Chi sia poi questa donna maritata superata, nel numero dei figli, da quella abbandonata, è un mistero, è un enigma. Che tuttavia sia la Chiesa di Cristo quella di cui è detto: Molti sono i figli della abbandonata, più di quelli della donna che ha un marito, chiunque lo contraddice, non contraddice me, ma l’Apostolo… (…)

Né io avrei potuto sapere che queste cose stavano scritte nella Legge, nei Profeti e nei Salmi; ma che vi sono scritte lo dice colui che è la Verità (Cf. Gv 14, 6). E se pure egli non lo avesse detto, senza dubbio sarebbero bastate, ai cristiani, queste parole di Cristo: Bisogna che nel mio nome sia predicata la penitenza e la remissione dei peccati a tutte le genti, incominciando da Gerusalemme.

Senonché, egli volle confermare i suoi discepoli, rimasti dubbiosi, nonostante avessero toccato e palpato il suo corpo, con una testimonianza delle Scritture, più forte di quella che faceva percepire, ai sensi degli uomini, il suo corpo visibile e palpabile. Possiamo dunque star certi che il Signore ha designato, con la sua stessa bocca, la Chiesa: il suo punto di partenza e il suo punto di arrivo; essa sarebbe iniziata da Gerusalemme per arrivare a tutte le genti… (…)

Che cosa rispondono, a questi testi, quelli che, con tanta arroganza, si proclamano cristiani, e che poi si oppongono a Cristo così palesemente? Noi crediamo questa Chiesa e, contro queste parole divine, non accettiamo nessuna accusa degli uomini. Ci colpiscono in particolare gli ultimi discorsi fatti in terra dal Signore nostro, al quale è empio e sacrilego non credere, con cui lasciò alla Chiesa primitiva questi ultimi e salutari insegnamenti.

06-agostino-pentecostali-5_53de12e5662c2Detto questo infatti, egli ascese subito al cielo, ma prima volle premunire le nostre orecchie contro le lusinghe di coloro che, come egli prevedeva, sarebbero sorti nel corso degli anni per dire: ‘Ecco, il Cristo è qui, eccolo è lì, e ai quali ci esortò a non credere’.

Non c’è, quindi, scusa alcuna per noi, se abbiamo creduto contro la voce del nostro Pastore: una voce così chiara, così aperta, così evidente, che nessuno, per quanto ottuso e lento di spirito, potrebbe dire: ‘Non ho capito…’.

(….) Chiedete, Pentecostali, se non lo sapete; informatevi del numero delle tappe, da Gerusalemme all’Illiria, percorrendo, però, la via di terra; e se le Chiese che incontriamo sono molte, spiegateci come siano potute scomparire a causa dei conflitti degli Africani. Voi, delle Lettere di Paolo ai Corinzi, agli Efesini, ai Filippesi, ai Tessalonicesi, ai Colossesi, vi limitate alla sola lettura. Noi invece, oltre alla lettura e alla fede in queste Lettere, ci manteniamo in comunione anche con le Chiese stesse…

(…) Il suo fedelissimo amministratore, il dottore dei Gentili nella fede e nella verità (1Tm 2, 7) , perché egli stesso parlava in lui, dichiara: Mi stupisco che siate passati tanto in fretta da colui che vi ha chiamati alla grazia di Cristo, ad altro Vangelo. Ma non ve n’è un altro; vi sono soltanto alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il Vangelo di Cristo. Ma se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi annunciasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato noi, sia anatema. Lo abbiamo detto ed ora lo ripeto: se qualcuno vi avrà annunciato un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema (Gal 1, 6-9).

Ci è stato annunciato che la Chiesa si estenderà in tutta la terra. Che questo preannuncio è stato fatto nella Legge, nei Profeti e nei Salmi, lo ha attestato anche il Signore, il quale ha predetto che essa avrebbe avuto inizio da Gerusalemme e che si sarebbe diffusa in tutte le nazioni; e mentre saliva al cielo ha predetto che i discepoli sarebbero stati suoi testimoni in Gerusalemme e in tutta la Giudea, la Samaria, fino a tutta la terra. Alle sue parole seguirono i fatti: il suo inizio da Gerusalemme, il suo sviluppo nella Giudea e nella Samaria, e da qui in tutta la terra, dove ancora la Chiesa cresce, finché comprenda, alla fine, anche tutte le altre nazioni, in cui ancora non è presente, ce lo mostrano successivamente i testi delle sacre Scritture. Chiunque predicherà un Vangelo diverso, sia anatema… (…)

Via dunque pretesti e ritardi. Tutte le false accuse, riguardanti i peccati degli uomini, le giudichi la coscienza e non si facciano più; tutte le accuse, anche vere, riguardanti i peccati degli uomini, o che non si riesce a provarle o che non si è riusciti quando lo si doveva fare, non si facciano più; tutte le accuse, vere e provate, riguardanti i peccati degli uomini, ma che non toccano il grano nascosto tra la paglia, bensì la paglia che verrà separata alla fine, non si facciano più.

Di esse, infatti, possiamo farne molte di più anche noi e più documentate, e non con la vana presunzione che hanno loro di stabilire su di esse la nostra causa, ma per dimostrare che se noi rifiutiamo di affidarci a tali argomenti, non è perché non vi troviamo riscontri a quanto diciamo, ma per non perdere, in cose non necessarie, il tempo utile per le necessarie.

Questo essi lo fanno perché non riescono a trovare prove robuste, fondate sulla solida verità, per difendere la loro causa, e perché vogliono far vedere di avere qualcosa da dire e, mentre si vergognano di tacere, non si vergognano di parlare a vuoto. Accantonati, dunque, gli argomenti di questo tipo, mostrino la loro Chiesa, se ci riescono, non coi discorsi e con le chiacchiere …. non con i concili dei loro vescovi; non con gli scritti di un qualunque controversista, non coi segni e prodigi ingannevoli – visto che anche verso questi siamo stati avvisati e resi guardinghi dalla parola del h Signore – ma col dettato della Legge, le profezie dei Profeti, i canti dei Salmi, le parole dell’unico nostro Pastore, la predicazione e le fatiche degli Evangelisti. Cioè, con tutte le autorità canoniche dei Libri santi, non però raccogliendo e citando testi oscuri, ambigui e allegorici, che ciascuno interpreta a piacere, secondo la propria opinione. Questi testi, infatti, non possono essere capiti e spiegati nel giusto senso, se prima non si crede con ferma fede a quelli molto chiari.

(…) Noi, poi, per quanto è in noi, e per quanto il Signore ci concede e ci permette, non invochiamo contro di voi, neppure le leggi coercitive più miti, tranne che per difendere la libertà della Chiesa dalle vostre violenze, e la fragilità dei deboli, in modo che possano scegliere di seguire senza timore la loro fede. Così, se i vostri hanno compiuto qualche violenza contro i nostri, allora voi, che noi teniamo come ostaggi nelle campagne e nelle città, non subirete castighi come quelli che infliggono i vostri; ma come uomini soggetti alle leggi, sarete puniti, dopo un regolare giudizio, con una pena pecuniaria.

Ma se questa vi sembra pesante, allora i vostri vi risparmino e si calmino. Se poi quelli che sono sotto di voi o sono con voi, invece di calmarsi, infieriscono contro di voi, non potete lamentarvi di noi che abbiamo dato a voi e ai vostri la possibilità di non subire nessun danno, anche restando nella vostra eresia, purché né voi e né i vostri procuriate violenze alla Cattolica. Se poi voi ne avete fatte subire alcune contro la vostra volontà, e senza che abbiate potuto impedirle, i castighi subiti vi insegnano, con misericordia e giustizia, che razza di peccatori avete, e credete che non vi contaminano.

Tutto questo vi obbliga a capire quanto siano inconsistenti le accuse che voi fate alla Chiesa di Cristo, diffusa in tutto il mondo, e quindi a non accusare più noi di perseguitarvi, ma ad accusare i vostri, visto che questi preferiscono colpire noi con le loro violenze e abbattere voi, con le leggi dello Stato, piuttosto che placarsi dal loro persistente furore. Se poi è vero che da parte dei nostri, che non osservano la misura e il precetto della carità cristiana, voi subite punizioni odiose e dannose, dico subito che essi non sono nostri ma, o lo saranno, se si correggono, o dovranno essere separati alla fine, se perseverano nella loro malizia.

Noi tuttavia non rompiamo le reti per colpa dei pesci cattivi e né, per colpa dei vasi destinati ad usi ignobili, abbandoniamo la grande Casa. Ma se voi, usando lo stesso criterio, dite che non sono vostri quelli che infliggono alla Chiesa tali punizioni, allora purificate il vostro cuore, emendatevi dall’errore, abbracciate l’unità dello spirito nel vincolo della pace.

In effetti, se i nostri non contaminano noi e i vostri non contaminano voi, non rinfacciamoci reciprocamente i delitti altrui: cresciamo come frumento nell’unica carità e sopportiamo insieme la paglia fino alla vagliatura.

I Pentecostali non hanno diritto a lamentarsi delle persecuzioni subite…


06-agostino-pentecostali-4_53de13b4e8c7cLa commovente testimonianza dottrinale e spirituale di chi ha fatto “ritorno a casa”La commovente testimonianza dottrinale e spirituale di chi ha fatto “ritorno a casa”

Come devono essere accolti nella Chiesa gli eretici.

Che cosa avete da dire ancora? Volete forse che tiriamo in ballo l’ultima vostra obiezione?

Eccola: “Sì, voi possedete la Chiesa, ma come ci accogliete se volessimo passare a voi?”.

Rispondo brevemente: “Vi accogliamo come accoglie quella Chiesa che noi ritroviamo nei santi Libri canonici”.

Deposto, quindi, lo spirito di contraddizione, di cui sono gonfi tutti quelli che non vogliono lasciarsi vincere dalla verità di Dio, ma si lasciano vincere dalla loro perversità, potete facilmente capire che i sacramenti divini sono nei buoni e nei cattivi: ma nei primi per la salvezza, nei secondi per la dannazione. E benché sia grande la differenza tra coloro che li praticano degnamente o indegnamente, essi sono sempre gli stessi: per i primi costituiscono un premio, per i secondi un giudizio.

(…) I Pentecostali, invece, volendo che sia degli uomini ciò che è di Cristo, tentano di inculcare i più falsi e più assurdi insegnamenti (…)».


E aprendo una “parentesi” qui, aggiungiamo noi, i Pentecostali arrivano a dire:

che Maria Santissima non è la Madre di Dio, con la conseguente falsificazione sull’identità del Cristo;

che il Battesimo valido sia solo quello dato da adulti e che un cattolico battezzato da bambino non è vero credente se non farà il loro battesimo da adulto e detto dello Spirito Santo;
che i Sacramenti, tranne il loro battesimo e la Comunione senza la Presenza reale, sono invenzione della Chiesa Cattolica;

che Gesù Cristo non è realmente presente nell’Eucaristia;

che i Santi che intercedono per noi sono solo quelli “viventi” sulla terra e che non esiste la loro intercessione dal Cielo e quindi negano il Culto a Maria Santissima e ai Santi, le canonizzazioni e la Messa in quanto propiziatrice;

che non esiste il Purgatorio quindi non vi è il Suffragio per i Defunti, sono definite come bestemmie tutte le pie pratiche della devozione come il Sacro Cuore di Gesù ed altre;

che non esiste la gerarchia apostolica, quindi negano il primato petrino e l’obbedienza al Vescovo, negano il Sacerdozio ministeriale Ordinato;

che sono per il Sola Scriptura e dunque rinnegano la Tradizione della Chiesa.

Chiusa la “parentesi” ridiamo voce a Sant’Agostino.


«(…) Chi è nella Chiesa.

Quindi, nel seguente passo dell’Epistola dell’apostolo Paolo ai Galati, dovete rilevare, senza spirito di contesa, come sia giusto che gli eretici, che si correggono dal loro errore, se già hanno il sacramento che hanno dovuto avere (il Battesimo), ricevano solo ciò che non c’era e che in essi non si riprovi e offenda ciò che c’era.

Sono ben note – egli dice – le opere della carne: fornicazioni, impurità, lussurie, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordie, gelosie, dissensi, eresie, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già vi ho detto, che quanti le compiono non possederanno il regno di Dio.

Tutti costoro non sono nel giglio, né sulla pietra; e tra essi si trovano anche gli eretici. Perché voi, quindi, per non dire altro, non battezzate dopo gli ubriaconi, i lussuriosi e gli invidiosi, che non possederanno il regno dei cieli e non sono sulla pietra e, poiché non sono sulla pietra, senza dubbio non vengono considerati nella Chiesa, dato che il Signore ha detto: Su questa pietra edificherò la mia Chiesa? (…)

Se l’eretico viene alla Chiesa si corregge solo nell’errore.

Considerando e riflettendo, senza ostinazione, su queste cose, potete facilmente capire che in ciascuno va corretto ciò che è deviato e approvato ciò che è retto; e che gli va dato ciò che manca; ciò che invece c’è gli va riconosciuto.

Pertanto, se un eretico viene a farsi cattolico, corregga il suo errore, non profani il sacramento di Cristo, riceva il vincolo della pace, che non aveva e senza il quale non poteva essergli fruttuoso il battesimo che aveva.

Tutt’e due, infatti, sono necessari per conseguire il regno di Dio: il battesimo e la giustizia.

Ora, in chi disprezza il battesimo di Cristo non può esservi la giustizia, mentre il battesimo può trovarsi anche in chi non ha la giustizia: però non può essere fruttuoso. Come infatti la Verità ha detto: Se qualcuno non rinascerà dall’acqua e dallo Spirito, non entrerà nel regno dei cieli; così la stessa Verità ha anche detto: Se la vostra giustizia non sarà maggiore di quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli; così che non è solo il battesimo a condurre al regno, ma anche la giustizia; e chi è privo di uno o di entrambi, non vi può giungere.

Perciò, quando noi diciamo agli eretici: “È la giustizia che vi manca, e senza la carità e il vincolo della pace nessuno può averla”; e quando essi stessi riconoscono che molti hanno il battesimo senza la giustizia, e se non lo riconoscessero, li convincerebbe la divina Scrittura, mi stupisco poi che il nostro rifiuto di ribattezzare quelli che hanno un battesimo, che non è loro ma di Cristo, essi lo interpretino come se noi ritenessimo, ormai, che a loro non manca niente.

E visto che nella Cattolica non viene loro ridato il battesimo, che essi scoprono di avere, mi stupisco che pensino di non ricevere nulla in essa, dove ricevono ciò senza di cui il battesimo che hanno serve per la loro rovina e non per la salvezza. Ma se non lo vogliono capire, a noi basta avere quella Chiesa di cui le Scritture sante e canoniche ci offrono chiarissime testimonianze.

Come accogliere un eretico che viene nella Chiesa.

Mi dica, ora, un eretico: “Come mi accogli?”. Gli rispondo subito: “Come usa accogliere la Chiesa alla quale Cristo rende testimonianza. Credi di saperlo meglio tu, come devi essere accolto, del nostro Salvatore, medico della tua ferita?”.

Ma forse tu mi dirai: “Leggimi, allora, come Cristo ha ordinato di accogliere quelli che dall’eresia intendono passare alla Chiesa”.

Veramente, un ordine chiaro ed esplicito non lo leggo né io né tu.

Se infatti Giovanni fosse stato un eretico ed avesse battezzato nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, dato che dopo il suo battesimo Paolo ordinò alle persone di farsi ribattezzare, otterresti la risposta che cerchi, ed io non avrei niente da replicare. Come pure, se Pietro fosse stato battezzato dagli eretici nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, lui, al quale il Signore disse: “Chi si è lavato non ha più bisogno di lavarsi una seconda volta”, io otterrei ciò che cerco, e tu non avresti niente da replicare.

Ma ora, dato che nelle Scritture non incontriamo persone che sono passate dall’eresia alla Chiesa e sono state accolte come dico io o come dici tu, allora credo che se esistesse un saggio, al quale il Signore Cristo avesse reso testimonianza, e noi lo consultassimo su questo problema, non dovremmo affatto esitare a fare quanto egli dicesse, per non essere giudicati di opporci, non tanto a lui, quanto al Signore Cristo, della cui testimonianza egli si accredita.

Ora, la testimonianza Cristo la rende alla sua Chiesa.

Prendi il Vangelo; leggi dove dice: Era necessario che il Cristo patisse e risorgesse il terzo giorno, e nel suo nome fosse predicata la penitenza e la remissione dei peccati a tutte le genti, incominciando da Gerusalemme.

Come dunque questa Chiesa accoglie in tutte le nazioni, a partire da Gerusalemme, senza esitazioni e senza indugi, così devi essere accolto tu. Se però ti rifiuti, non è né a me, né ad un’altra persona, che così ti accoglie, che tu resisti pericolosamente, ma al tuo stesso Salvatore e contro la tua salvezza, perché non vuoi credere di essere accolto come accoglie quella Chiesa, raccomandata dalla parola di colui, al quale, come tu stesso ammetti, è empio non credere… (…)» (3).


Quanto abbiamo letto – che è testo originale di Sant’Agostino – ci è stato “autorizzato” indirettamente dallo stesso Pontefice Papa Francesco: dove e quando?

Oltre alle parole sopra riportate nell’udienza di giugno, l’allora cardinale Jorge Mario Bergoglio nel 2009 fece la prefazione ad un libro dedicato a Sant’Agostino, e nella quale scrisse:

«Se Agostino è attuale, se ci è contemporaneo – come questo libro documenta – lo è soprattutto perché descrive semplicemente come si diventa e si rimane cristiani nel tempo della Chiesa. Quel tempo che è il suo, così come è il nostro. “Quel tempo breve – ripete più volte Agostino commentando le parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni (Gv 16, 16-20) – che va dall’ascensione al cielo del Signore nel Suo vero corpo al Suo ritorno glorioso” (…)

L’immagine per me più suggestiva di come si diventa cristiani, così come emerge in questo libro, è il modo in cui Agostino racconta e commenta l’incontro di Gesù con Zaccheo (…) alcuni credono che la fede e la salvezza vengano col nostro sforzo di guardare, di cercare il Signore. Invece è il contrario: tu sei salvo quando il Signore ti cerca, quando Lui ti guarda e tu ti lasci guardare e cercare. Il Signore ti cerca per primo. E quando tu Lo trovi, capisci che Lui stava là guardandoti, ti aspettava Lui, per primo. (…)

Il Signore della pazienza che ci viene incontro sperando che noi, come Zaccheo, saliamo sull’albero dell’humilitas. A Lui sant’Agostino rivolge la bella preghiera riproposta di recente anche da Benedetto XVI, che può sintetizzare anche tutto questo libro: “Concedi ciò che comandi, e poi comanda ciò che vuoi”. Concedici il dono di tornare come bambini, e poi domanda di essere come bambini, per entrare nel Regno dei cieli» (4).

Sia lodato Gesù Cristo + Sempre sia lodato


NOTE

1) Papa Francesco Discorso alla comunità Pentecostale Caserta 28.9.2014

2) ibidem. come sopra

3) testo integrale Lettera di Sant’Agostino ai Donatisti

4) Don Giacomo Tantardini, Il tempo della Chiesa secondo Agostino. Seguire e rimanere in attesa. La felicità in speranza, Città Nuova, Roma 2009, 388 pp.