“Chi incontra il Tutto, lascia tutto”

Papa Francesco ha voluto che l’anno a cavallo fra i due sinodi sulla famiglia fosse dedicato alla vita consacrata. Il papa regnante, essendo anch’egli un religioso, appartenente alla Compagnia di Gesù, sa bene che il terreno fertile in cui fioriscono le più belle vocazioni è il focolare domestico. Quando la famiglia è sana, la Chiesa si arricchisce di uomini e donne pronti a seguire Cristo nella via della perfezione evangelica. I consacrati, staccandosi dalle realtà secolari, hanno la missione, tra l’altro, di testimoniare pubblicamente il messaggio escatologico del Vangelo, perché non abbiamo su questa terra la nostra dimora. Abbiamo perciò chiesto a padre Roberto Brunelli, sacerdote dell’ordine frati minori conventuali, di raccontarci la sua esperienza personale di religioso della famiglia di San Francesco d’Assisi.

La vocazione religiosa, chiamata ad amare di più

Rev. P. Roberto, grazie per averci concesso quest’intervista. Vorremmo cominciare con qualche domanda sulla sua vocazione. Quando ha sentito la chiamata al sacerdozio e alla vita consacrata? In cosa consiste il noviziato?

Dopo un’adolescenza molto lontana dalla Chiesa sono rientrato in contatto con il Vangelo, e questo mi ha naturalmente salvato la vita. Provvidenzialmente, insieme ad altri amici “lontani” ho iniziato a frequentare un gruppo del Rinnovamento nello Spirito guidato da un santo sacerdote. Poi il Signore mi ha inviato in maniera originale i suoi “inviti”. La lettura delle biografie francescane mi ha fatto entrare in contatto con questo scavezzacollo assisano, che mi ha affascinato. Dopo un periodo di due anni di postulato ad Assisi, ho frequentato il noviziato ad Osimo. In questi primi periodi si approfondiscono particolarmente il senso dei voti religiosi e la regola francescana, insieme alla sua vita e alla sua spiritualità.

Può parlarci della peculiarità della famiglia francescana?

San Francesco è un poeta concreto, che vuole vedere con i suoi occhi la realtà dell’Incarnazione e per questo la reinventa Greccio. Il suo riferimento è sempre Cristo: la sua povertà e umiltà a Betlemme, la sua essenzialità nella vita, la sua passione di Amore sulla Croce.

Quali sono i santi dell’ordine serafico che le sono più cari?

Per patriottismo conventuale San Giuseppe da Copertino e San Massimiliano Kolbe. Ma Padre Pio mi ha fatto una grande grazia e apprezzo molto gli scritti di san Bernardino e san Giacomo della Marca e quindi ho a caro anche quelli Cappuccini e Osservanti.

Il vero San Francesco è un guerriero, non l’effeminato di Zeffirelli

Il fascino di S. Francesco ha cavalcato i secoli, ma nel XX secolo la propaganda anticattolica ha diffuso una sua patetica caricatura. Come far conoscere e amare il vero Serafico Padre?

Strattonato a destra e a manca, il modo migliore per conoscerlo è leggere ripetutamente i suoi scritti e le sue prime biografie.

La vita religiosa è quella escatologica per eccellenza. Come ricordare, fuori e dentro la Chiesa, che siamo in “esilio” e che la nostra patria è nei cieli?

San Francesco ripeteva spesso ai suoi frati che “siamo forestieri e pellegrini”. San Giuseppe da Copertino lo ricordava “volando”. A noi basterebbe non attaccarci alle cose, alle persone, ai giudizi degli altri, per tendere all’autenticità dell’amore e al solo giudizio che conta: quello di Dio.

Nell’epoca del consumismo, dell’edonismo e della ribellione, come insegnare ai giovani l’importanza di “Madonna Povertà”, che l’obbedienza è ancora una virtù e la preziosità della verginità per il Regno dei Cieli?

È Gesù con la sua vita che ci insegna questi valori. Solo chi ha incontrato il Tutto può lasciare tutto. Anche l’esempio dei santi ci mostra la grandezza e la fruttuosità dei voti religiosi.

La gioia più grande? Dire “sì” a Dio.

Dagli anni Settanta c’è stato un vertiginoso calo delle vocazioni. Quali sono, a suo giudizio, le causa e i rimedi di questa drammatica situazione?

Materialismo ateo e consumismo hanno creato vuoti di fede, e dal vuoto non nasce nulla. Il tessuto cristiano si è sfilacciato, per cui occorre riannodare la propria vita con Dio e con i fratelli nella fede.

C’è chi sostiene che i movimenti sono potenzialmente dannosi per le parrocchie e gli ordini religiosi, perché coloro che ne fanno parte tendono a chiudersi in essi. Lei che ne pensa?

Probabilmente anche quando sorsero il movimento francescano e gli altri ordini furono visti con sospetto e come “concorrenziali”. Come ha scritto magistralmente Chesterton anche alcuni francescani delle origini si sentivano “superiori” più che minori, si vantavano della loro spiritualità, la estremizzavano e la volevano addirittura imporre agli altri. Invece, ci ricorda GCK “nella Chiesa del Signore vi sono molte dimore. Ogni eresia è stato uno sforzo per rimpiccolire la Chiesa”. Ecco, quando qualcuno esalta troppo il proprio movimento e la propria esperienza e svaluta quella degli altri “rimpiccolisce la Chiesa”.

Infine, ringraziandola ancora per la sua disponibilità, vorremo chiederle che consiglio darebbe a quei giovani, uomini e donne, che sentono nel cuore la chiamata del Signore, ma non riescono a rispondere “sì”.

È sciocco non rispondere a una chiamata di Dio. Mica vorremo andarcene, non so dove, con il volto tristo del giovane ricco!?

Grazie.

Grazie a voi!