“Io non vi prometto la felicità in questo mondo”

Durante le numerose apparizioni la Vergine disse a Lourdes alla giovane Bernadette: “Io non vi prometto di rendervi felici in questo mondo, ma nell’altro” e svelò a Bernadette, mostrandosi in atteggiamento simile a quello riportato nella Medaglia Miracolosa, di essere “l’Immacolata Concezione”. L’Immacolata propose a Bernadette un cammino di conversione, per giungere alla vera felicità che più conta, lo stesso che invita a percorrere ancora oggi ad ogni pellegrino che raggiunge la grotta di Massabielle. Lourdes è proprio questo, un invito alla conversione, un appello a cambiare la rotta! per raggiungere la vera felicità.

0016-non-vi-prometto-felicita-qui-1_55c332ec185fdA fare questa “promessa” apparentemente drammatica è la Madre di Dio in persona.

Apparentemente perché, approfondendo il motivo e la dottrina cattolica, la felicità non è di questo mondo, ma nell’altro e dell’altro, qui in terra assaporiamo, pregustiamo il senso di una felicità soprannaturale che però non è completa ed è soggetta alle nostre debolezze umane, è soggetta al cammino di perfezione intrapreso con il Battesimo e dunque con la conversione, un cammino che terminerà solo con la morte fisica.

Apparentemente “drammatica” perchè è drammatica se si legge la vita da un punto di vista orizzontale, privato della grazia e privato della vera meta che non è la felicità su questa terra ma è il trionfo dell’anima nell’eternità beata in Cristo.

Abbiamo intrapreso questo discorso perché siamo stati interpellati a riguardo di una affermazione – ambigua – nel testo Laudato sì sull’ecologia di Papa Francesco, egli dice: “Se teniamo conto del fatto che anche l’essere umano è una creatura di questo mondo, che ha diritto a vivere e ad essere felice, e inoltre ha una speciale dignità, non possiamo tralasciare di considerare gli effetti del degrado ambientale, dell’attuale modello di sviluppo e della cultura dello scarto sulla vita delle persone…” (n.43).

La frase nel contesto è corretta ma il pensiero scaturito nasconde qualcosa che, se interpretato diversamente e forse dalle stesse intenzioni del Papa, non va nel pensiero cattolico.

Non è vero che abbiamo “il diritto ad essere felici” su questa terra, ci spiace dirlo così schiettamente verso chi – di questa frase – ne ha già fatto uno slogan ed una bandiera, ma non è ignorando la verità che si aiuta le persone. Abbiamo voluto iniziare di proposito con le parole di Maria Santissima, l’Immacolata della quale, ha sottolineato Papa Francesco durante la meditazione svolta – a braccio e in lingua spagnola – nella basilica di San Giovanni in Laterano al raduno mondiale dei sacerdoti: “non è femminismo osservare che Maria è molto più importante degli apostoli”… E’ evidente dunque che il Santo Padre intende la felicità descritta nella Scrittura e non quella del mondo, non quella, per esempio, propagandata dalla Teologia della Liberazione nella vecchia e nuova forma (TdL – vedi qui -).

Ma poi basta sfogliare la Sacra Scrittura nella quale il termine felicità compare solo sedici volte e tutte collegate al rapporto con Dio, eccone alcune:

“Felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni” (Sal.22,6)

“… perché vediamo la felicità dei tuoi eletti, godiamo della gioia del tuo popolo, ci gloriamo con la tua eredità” (Sal.105,5)

“Un cuore perverso non troverà mai felicità, una lingua tortuosa andrà in malora” (Prov.17,20)

“Perciò approvo l’allegria, perché l’uomo non ha altra felicità, sotto il sole, che mangiare e bere e stare allegro. Sia questa la sua compagnia nelle sue fatiche, durante i giorni di vita che Dio gli concede sotto il sole” (Ecc.8,15)

Ed ecco lo scopo di questa approvazione divina:

“Voi che temete il Signore, sperate i suoi benefici, la felicità eterna e la misericordia” (Sir.2,9)

“Chi invece fissa lo sguardo sulla legge perfetta, la legge della libertà, e le resta fedele, non come un ascoltatore smemorato ma come uno che la mette in pratica, questi troverà la sua felicità nel praticarla” (Gc. 1,25)

“… subendo il castigo come salario dell’iniquità. Essi stimano felicità il piacere d’un giorno; sono tutta sporcizia e vergogna; si dilettano dei loro inganni mentre fan festa con voi..” (2Pt.2,13), e dunque che cosa c’entra il “degrado ambientale” con la felicità riportata nella Scrittura? Forse c’entra assai di più la cultura dello scarto…

0016-non-vi-prometto-felicita-qui-6_55c33369ad57aIl diritto a vivere ci sta tutto, ma il “diritto” ad essere felici no. Dio approva il nostro essere felici perchè la nostra umanità ne ha bisogno, ma questa felicità è collegata a ben altro, non certo al degrado ambientale che ha mille cause, non solo umane. Il punto di osservazione è questo: nel contesto socio-culturale (specialmente oggi) il concetto di felicità ha modificato la sua etimologia e con essa lo scopo.

E’ probabile che pochi sanno che l’etimologia di felice deriva da foelix-felix che riporta al verbo “feo” – in greco phyo, la stessa matrice di FETO – e che vuol dire “produco”, felice ha il senso proprio di FECONDO. La vera felicità produce qualcosa, genera ed è feconda.

Ora, se noi intendiamo nell’etimologia corretta il termine usato dal Pontefice: “diritto a vivere e ad essere felice” produrre, essere fecondi, allora la frase è sensata, corretta e cattolica, ma se al termine di felice si da il nuovo significato corrente, un diritto ad una felicità fine a se stessa, non feconda, allora non ci siamo proprio. Ma noi siamo certi che il Papa intendesse parlare di quella felicità che solo una vita in Cristo può donare.

Un pò come quella pace della quale Gesù dice: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi” (Gv.14,27), la pace che da il mondo è il pacifismo, una corrente ideologica della pace, così come esiste una corrente ideologica della felicità.

La felicità che Bernadette sognava e desiderava, il cui desiderio è certo che la Madonna conosceva, era quello di avere una vita “normale” e come donna realizzarsi, avere un marito mettendo su famiglia, fare dei figli. L’Immacolata le annuncia che Dio ha altri progetti su di lei e che quella felicità che produce (famiglia e affetti terreni) non è per lei, ma riceverà in cambio una felicità eterna e raddoppiata, una felicità che Bernadette comprende, sfiora col pensiero e il cuore puro, sa di potersi fidare dell’Immacolata e accetta la croce, mette da parte tutti i suoi sogni di felicità terrena e abbraccia la realtà di una felicità eterna. Diritto certo ad essere felici, ma non su questa terra.

Per vie traverse ma sempre riconducibili allo stesso fine, vi invitiamo a leggere anche la provocazione di un testo su papalepapale.com vedi qui.

Una volta Padre Pio stava poco bene e non poté ricevere dei pellegrini di Bari. Questi gli inviarono, attraverso un frate, dei bigliettini con dei messaggi, anzi con delle richieste. Padre Pio li prese, li soppesò tra le due mani, e disse al frate: “Guagliò, questa è tutta gente che vuole fuggire dalla croce, e non si può, non si può”.

Nel gioco dei sinonimi e contrari, felicità e croce sono diventati contrari, gli opposti, mentre per il Vangelo sono sinonimi.

E, a modo suo, il Papa in effetti dirige l’attenzione su quel ben “Altro” che l’uomo sta tentando di eliminare, dice sempre nella Laudato sì: ” D’altronde, la gente ormai non sembra credere in un futuro felice, non confida ciecamente in un domani migliore a partire dalle attuali condizioni del mondo e dalle capacità tecniche. Prende coscienza che il progresso della scienza e della tecnica non equivale al progresso dell’umanità e della storia, e intravede che sono altre le strade fondamentali per un futuro felice. (…) Non rassegniamoci a questo e non rinunciamo a farci domande sui fini e sul senso di ogni cosa. Diversamente, legittimeremo soltanto lo stato di fatto e avremo bisogno di più surrogati per sopportare il vuoto…” (n.113).

SURROGATI! e dice bene il Pontefice. Restando alle parole dell’Immacolata a Bernadette Ella non illude la fanciulla, non le promette una felicità terrena che tale non è rispetto ai progetti di Dio infinitamente grandi ed eterni su di lei ma anche su ognuno di noi, credere in un futuro felice SENZA LA CROCE (e dunque senza Dio) è pura utopia, è scegliersi dei surrogati, una felicità placebo, è scegliersi l’inferno.

Santità, ci conceda però un appunto, Ella dice: ” la gente ormai non sembra credere in un futuro felice..” ma ci domandiamo quando mai, in passato la gente ha creduto diversamente? Quando mai la stessa Chiesa ha pensato diversamente? e poi in che senso? in cosa consisteva questo “futuro felice”?

La Chiesa predicava la felicità per l’attesa e nell’attesa del ritorno di Cristo, il futuro felice era sinonimo del ritorno di Cristo, diversamente il concetto di futuro felice del mondo nasce dalle rivoluzioni, specialmente quella francese (e prima ancora la rivoluzione protestante, madre di tutte le rivoluzioni) ma contro la Chiesa, ossia il futuro felice sarebbe venuto se e quando l’uomo si fosse liberato della Chiesa e del Cristo. Non essendo riuscite nel loro perverso progetto, queste rivoluzioni, si sono tenute il cristo (minuscolo) spogliato della Sposa, la Chiesa, ed hanno cominciato a disseminarlo nella chiesa stessa da cui è nata la corrente “modernista”, la nouvelle theologie, il progressismo cattolico. Da qui l’infestazione della “nuova chiesa, del nuovo popolo di Dio, delle nuove liturgie, nuovi catechismi, nuova immagine di chiesa” e chi più ne ha più ne metta, basta che sappia di “nuovo” e che prospetti un futuro meraviglioso di pace e di felicità, o per dirla con San Paolo: “Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie” (2Tim.4,3).

Perchè progettare o pensare un futuro felice, poi, quando viviamo un presente infelice e da infelici perchè navighiamo contro Dio?

Il futuro lo costruiamo vivendo il presente.

Uno Stato, una Nazione che uccide per legge il proprio presente (l’aborto) quale futuro può mai avere? e di quale felicità parliamo se prima non si ritorna a togliere quella legge vergognosa che lede ogni autentico diritto umano?

Sì, è vero che Lei Santo Padre ha parlato e parla della cultura dello scarto ed ha condannato più volte l’aborto, ma non sarebbe forse stato più necessario unire felicità alla difesa della vita umana fin dal concepimento anzichè unire il termine al concetto di animali in via di estinzione?

0016-non-vi-prometto-felicita-qui-2_55c3341691fd9Da dopo la Rivoluzione Francese (dopo il 1789 i rivoluzionari imposero nelle costituzioni il diritto individuale alla felicità) è dilagata nel mondo la falsa concezione della vita stessa, da lì il primo attacco alla Famiglia, l’attacco a quella vera felicità che non era predicata per come andare in vacanza, in quale spiaggia, in quale discoteca, o sul come trascorrere felici sabati e domeniche, il felice week-end fine-settimana che ha distrutto anche il vero senso della Domenica – giorno del Signore – che segna piuttosto l’inizio o non la fine della settimana… quanti surrogati per suffragare quel senso di inquietudine che deriva, per dirla con sant’Agostino, dal nostro cuore quando non vive con Cristo, in Cristo e per Cristo. La gente non crede in un domani migliore e felice semplicemente perchè ha smesso di credere alla fonte vera ed originale dell’autentica felicità: Dio. Da questo rigetto ha dovuto crearsi dei surrogati, ha dovuto sostituire Dio con altro, fino a diventare dio di se stesso. Ma non essendo l’uomo un dio non produce da se stesso la vera felicità, non produce nulla, può solo produrre desideri i quali, se distolti dalla fonte originale del Bene vero, non possono produrre altro che noia, vuoto, malinconia, disperazione, inquietudine fino all’estremo, fino al suicidio.

In tempi non sospetti, ossia un anno prima della Laudato sì, scriveva Umberto Eco nelle pagine dell’Espresso: “Talora mi viene il sospetto che molti dei problemi che ci affliggono – dico la crisi dei valori, la resa alle seduzioni pubblicitarie, il bisogno di farsi vedere in tv, la perdita della memoria storica e individuale, insomma tutte le cose di cui sovente ci si lamenta in rubriche come questa – siano dovuti alla infelice formulazione della Dichiarazione d’indipendenza americana del 4 luglio1776, in cui, con massonica fiducia nelle magnifiche sorti e progressive, i costituenti avevano stabilito che «a tutti gli uomini è riconosciuto il diritto alla vita, alla libertà, e al perseguimento della felicità»…” (vedi qui), e dice ancora:

“La questione è che la felicità, come pienezza assoluta, vorrei dire ebbrezza, il toccare il cielo con un dito, è situazione molto transitoria, episodica e di breve durata: è la gioia per la nascita di un figlio, per l’amato o l’amata che ci rivela di corrispondere al nostro sentimento, magari l’esaltazione per una vincita al lotto, il raggiungimento di un traguardo (l’Oscar, la coppa, il campionato), persino un momento nel corso di una gita in campagna, ma sono tutti istanti appunto transitori, dopo i quali sopravvengono i momenti di timore e tremore, dolore, angoscia o almeno preoccupazione. Inoltre l’idea di felicità ci fa pensare sempre alla nostra felicità personale, raramente a quella del genere umano, e anzi siamo indotti sovente a preoccuparci pochissimo della felicità degli altri per perseguire la nostra. Persino la felicità amorosa spesso coincide con l’infelicità di un altro respinto, di cui ci preoccupiamo pochissimo, appagandoci della nostra conquista… (…) È che la dichiarazione d’indipendenza avrebbe dovuto dire che a tutti gli uomini è riconosciuto il diritto-dovere di ridurre la quota d’infelicità nel mondo, compresa naturalmente la nostra…”

Questo è realismo…. ridurre la quota d’infelicità nel mondo, e non il diritto alla felicità.

Pochi sanno che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 12 luglio 2012 ha istituzionalizzato il 20 marzo Giornata della felicità. La risoluzione approvata all’unanimità dai 193 stati membri che lo compongono dichiara che ” ..un cambiamento profondo di mentalità è in corso in tutto il mondo. Le persone ora riconoscono che il ‘progresso’ non dovrebbe portare solo crescita economica a tutti i costi, ma anche benessere e felicità“. Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ribadisce: ”Felicità è aiutare gli altri, quando con le nostre azioni contribuiamo al bene comune noi stessi ci arricchiamo. E’ la solidarietà che promuove la felicità”.

Qualcuno ha fatto osservare che: “..siamo tutti dietro a curare i sintomi di una malattia chiamata infelicità ..”, un concetto perfettamente incarnato dall’ONU, la nuova religione laicista mondiale che si traduce in quel: siamo praticamente ‘ossessionati’ dalla felicità che per rincorrerla l’ONU stesso impone l’omicidio dei concepiti, l’aborto, impone la distruzione della famiglia e tant’altro di quanto più perverso l’uomo possa maturare pur di creare il surrogato di un paradiso terrestre a misura d’uomo.

0016-non-vi-prometto-felicita-qui-7_55c334bd963bbNel testo Laudato sì, il termine proprio “felicità” compare per la verità soltanto due volte e in nessuna delle due volte è coinvolto nel vero scopo e fine della felicità e di ciò ci rattristiamo molto: “Per esempio, quando comunità di piccoli produttori optano per sistemi di produzione meno inquinanti, sostenendo un modello di vita, di felicità e di convivialità non consumistico” (n.112), e : “La felicità richiede di saper limitare alcune necessità che ci stordiscono, restando così disponibili per le molteplici possibilità che offre la vita” (n.223). Certo, quest’ultima espressione allude a molto di quanto abbiamo detto, ma perché non dirlo più esplicitamente?

“Quanto mai opportuna risuona allora l’esortazione di Gesù, riportata dall’evangelista Marco: “Convertitevi e credete al Vangelo” (cfr Mc 1,15). Il sincero desiderio di Dio ci porta a rigettare il male e a compiere il bene. Questa conversione del cuore è anzitutto dono gratuito di Dio, che ci ha creati per sé e in Gesù Cristo ci ha redenti: la nostra vera felicità consiste nel rimanere in Lui (cfr Gv 15,3)” (Benedetto XVI Udienza generale 21.02.2007).

E ancora prima di diventare Pontefice, diceva: “…si è rovesciata anche la relazione tra verità e prassi. La prassi diventa il criterio della verità. In questa preminenza della prassi oggi si incontrano sempre più le tendenze più diverse. (…) Giustizia, pace e tutela del creato diventano allora il nucleo vero della professione di fede. Il servizio a questi ideali appare allora come la ragion d’essere comune di tutte le religioni.

In termini propriamente teologici ciò significa che al posto della cristologia e dell’ecclesiologia subentra l’idea del regno di Dio, che, ovviamente, muovendo da un simile punto di partenza, viene designato semplicemente come “il Regno”. Si vuole infatti lasciare aperta la questione di una concezione personale o impersonale dell’idea di Dio…(..) Non c’è bisogno di dire espressamente che io non posso accettare questo “paradigma” come tale…” (card. Joseph Ratzinger (Benedetto XVI) “Vi ho chiamato amici” – vedi qui )

Per concludere

“Pratica e medita le cose che ti ho sempre raccomandato: sono fondamentali per una vita felice. Prima di tutto considera l’essenza del divino materia eterna e felice, come rettamente suggerisce la nozione di divinità che ci è innata. Non attribuire alla divinità niente che sia diverso dal sempre vivente o contrario a tutto ciò che è felice, vedi sempre in essa lo stato eterno congiunto alla felicità” (Epicuro – Lettera sulla felicità).

Certo, siamo stati creati per essere felici, ma il concetto di “diritto” e del diritto alla felicità è altra cosa, non sono la stessa cosa, non è almeno la stessa cosa che intende l’ONU, che intendono le varie costituzioni degli stati, da ciò che intende la Scrittura. Che cosa è dunque questa felicità? “Mi rispose: Il Signore, alla cui presenza io cammino, manderà con te il suo angelo e darà felice esito al tuo viaggio” (Gn.24,40); “Felice l’uomo pietoso che dà in prestito, amministra i suoi beni con giustizia…” (Sal.111,5)

“… ma ancor più felice degli uni e degli altri chi ancora non è e non ha visto le azioni malvagie che si commettono sotto il sole.” (Ecc.4,3)

“È preferibile la mestizia al riso, perché sotto un triste aspetto il cuore è felice” (Ecc.7,3)

” I giorni di una vita felice sono contati, ma un buon nome dura sempre.” (Sir.41,13); ed è curioso che il termine “felice” non esiste nei vangeli e nel Nuovo Testamento, lo troviamo solo in Efesini cap. 6 quando Paolo al versetto 1-3 cita il quarto comandamento per sottolineare come essere felici: “Figli, obbedite ai vostri genitori nel Signore, perché questo è giusto. Onora tuo padre e tua madre: è questo il primo comandamento associato a una promessa: perché tu sia felice e goda di una vita lunga sopra la terra.” – o , per essere “felici” troviamo un riferimento riportato da Pietro dall’A.T “Chi vuole amare la vita e vedere giorni felici, trattenga la sua lingua dal male e le sue labbra da parole d’inganno…” (1Pt.3,10), piuttosto: “Ecco, noi chiamiamo beati quelli che hanno sopportato con pazienza. Avete udito parlare della pazienza di Giobbe e conoscete la sorte finale che gli riserbò il Signore, perché il Signore è ricco di misericordia e di compassione…” (Gc.5,11), e San Paolo preferisce usare il termine “lieti”: “Siate lieti” questa è la volontà di Dio (Fil. 3,1).

Insomma a quanto pare Gesù non ha mai parlato della felicità quale diritto, mentre ha parlato di come essere felici insegnando le famose Beatitudini (Lc.6,20-26) e questo perchè la felicità di questo mondo passa, mentre la beatitudine – la vera felicità che abbiamo il dovere di ricercare e perseguire – è eterna ed è quella di cui abbiamo davvero bisogno per vivere una vita autenticamente gioiosa.

0016-non-vi-prometto-felicita-qui-5_55c33543a17d0Dice infatti Papa Francesco: “Le Beatitudini di Gesù sono portatrici di una novità rivoluzionaria, di un modello di felicità opposto a quello che di solito viene comunicato dai media, dal pensiero dominante. Per la mentalità mondana, è uno scandalo che Dio sia venuto a farsi uno di noi, che sia morto su una croce! Nella logica di questo mondo, coloro che Gesù proclama beati sono considerati “perdenti”, deboli. Sono esaltati invece il successo ad ogni costo, il benessere, l’arroganza del potere, l’affermazione di sé a scapito degli altri. Gesù ci interpella, cari giovani, perché rispondiamo alla sua proposta di vita, perché decidiamo quale strada vogliamo percorrere per arrivare alla vera gioia. ” (Messaggio per la Giornata Mondiale della Gioventù 2014)

Un Messaggio, quello del Papa ai Giovani e a tutti noi, nel quale il termine felicità è evocato dieci volte perché è nel cuore delle beatitudini stesse, fino a far ben intendere che cosa è questa felicità, ecco allora come deve essere ben inteso il contenuto nella Laudato sì: ” Ma che cosa significa “beati” (in greco makarioi)? Beati vuol dire felici. Ditemi: voi aspirate davvero alla felicità? In un tempo in cui si è attratti da tante parvenze di felicità, si rischia di accontentarsi di poco, di avere un’idea “in piccolo” della vita. Aspirate invece a cose grandi! (..) San Giovanni scrivendo ai giovani diceva: «Siete forti e la parola di Dio rimane in voi e avete vinto il Maligno» (1Gv 2,14). I giovani che scelgono Cristo sono forti, si nutrono della sua Parola e non si “abbuffano” di altre cose! Abbiate il coraggio di andare contro corrente. Abbiate il coraggio della vera felicità! Dite no alla cultura del provvisorio, della superficialità e dello scarto, che non vi ritiene in grado di assumere responsabilità e affrontare le grandi sfide della vita!” (Messaggio per la Giornata Mondiale della Gioventù 2014)

Pensiamo un momento a quella beatitudine che investì Maria Santissima esplodendo nel canto del Magnificat anima mea (Lc.1,39-55), un canto di ringraziamento e di gioia che Maria pronuncia rispondendo al saluto della cugina Elisabetta, al momento non solo del loro incontro, ma quando Elisabetta soprattutto riconosce in Maria la “Madre del suo Signore”, qui viene esaltata la bontà dell’Onnipotente e di come questa disponibilità nell’accettare di condividere il Suo disegno, riempie il cuore e l’anima di vera felicità perché il Signore è fedele alle sue promesse e dona il centuplo.

Piuttosto, nelle Beatitudini descritte da San Luca, leggiamo una serie di vere “minacce” da parte di Gesù, una serie di “GUAI A VOI”, un termine desueto di cui oggi ci si vergogna, eppure Gesù lo dice e mette in guardia: ” Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete. Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti…”. Indubbiamente Gesù non ci vuole afflitti e piagnucolosi, ci sta dicendo piuttosto quale è la vera felicità e che, tornando al titolo dell’articolo, in Bernadette troviamo l’esempio più concreto e reale.

E’ Dio la felicità dell’uomo, ma non un dio qualunque, non un suo surrogato o la proiezione di una immagine falsata, e di questa felicità certo che ne abbiamo il diritto, ma soprattutto il dovere nel ricercarla, ma non la troveremo nel mondo nè nelle costituzioni degli stati o dell’ONU, men che meno “convertendoci” all’ecologia. Un conto è rispettare l’ambiente e un buon cristiano, un vero cristiano che vive davvero di Cristo non sarà mai uno che devasta l’ambiente, altra cosa è diventare ecologisti prima ancora di essere diventati cristiani.

Vogliamo concludere con una riflessione di Benedetto XVI:

“… la fede è semplice. Crediamo in Dio – in Dio, principio e fine della vita umana. In quel Dio che entra in relazione con noi esseri umani, che è la nostra origine e il nostro futuro. Così la fede, contemporaneamente, è sempre anche speranza, è la certezza che noi abbiamo un futuro e non cadremo nel vuoto. E la fede è amore, perché l’amore di Dio vuole “contagiarci” (…) Noi crediamo in Dio. Lo affermano le parti principali del Credo e lo sottolinea soprattutto la sua prima parte. Ma ora segue subito la seconda domanda: in quale Dio? Ebbene, crediamo appunto in quel Dio che è Spirito Creatore, Ragione creativa, da cui proviene tutto e da cui proveniamo anche noi…. (..) è importante dire con chiarezza in quale Dio noi crediamo e professare convinti questo volto umano di Dio.” (Benedetto XVI – Omelia Spianata dell’Islinger Feld, Regensburg, 12.9.2006)

Sia lodato Gesù Cristo +


ATTENZIONE: aggiungiamo un P.S. per evitare ulteriori strumentalizzazioni al testo:

l’articolo non è affatto “contro” il Papa, se davvero lo avete letto con onestà, sarà facile constatarlo. L’articolo usa le parole del Papa per guidare una corretta interpretazione del testo ed anzi difende anche le intenzioni del Papa da eventuali strumentalizzazioni – già in atto – delle sue parole come questa sul diritto ad essere felici. Un termine “diritto alla felicità” inventato dalla massoneria, per questo abbiamo voluto chiarire invece cosa insegna la Scrittura e il magistero stesso a cui il Papa, alla fine invece, si attiene.


Per conseguire la vera felicità, ricorda anche:

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