Don Dolindo Ruotolo, fedele obbedienza del Sacerdote a Cristo nella Chiesa

“Sono 14 anni che io stento e gemo per vivere il mio Sacerdozio. Gesù mi ha dato un apprezzamento straordinario del Sacerdozio, e me lo fa stentare tanto. Il Signore sceglie certe anime per riparare per le altre. (..) Se per un caso, mi annientassero completamente, io farei magari il sacrestano, ma non diserterei, con l’aiuto di Dio, la Chiesa sua.” (Lettere ai Sacerdoti di Don Dolindo Ruotolo – Anno 1958/59)

Tu es Sacerdos in aeternum

Considerazioni sulla grandezza e sui doveri sacerdotali

– L’unione dell’anima sacerdotale al centro della Chiesa. Il San Pietro di Roma. –

E’ purtroppo facile sentir mormorare contro coloro che guidano la Chiesa Cattolica. Spesso anche anime che si dicono pie, e persino qualche ministro dell’Altare, non se ne fanno scrupolo, illudendosi di separare le persone dall’ufficio che compiono e di parlare per amore di giustizia.

E’ una suggestione diabolica, che tende a sottrarre le anime dei fedeli, e molto più quelle dei Sacerdoti dal centro della vita, dal cuore stesso della Chiesa. La mormorazione è di per sé un peccato; anche quando è dissimulata sotto l’orpello della deplorazione del male e dello zelo, non può venire che dal nemico: è zizzania soprasseminata al grano per soffocarne la vita.

Nel Clero superiore e dirigente ci possono essere anche delle persone censurabili; ci sono state, ci saranno, perché la Chiesa è formata anche Essa da viatori fragili e capaci di colpe; il censurarle però non significa migliorarle, ma sottrarsi invece ai raggi benefici della loro potestà, per immergersi nella fuligginosa nube delle loro debolezze; è un errore gravissimo che porta la morte ed intacca l’unità del Corpo Mistico del Redentore. Sarebbe mortale per un bambino che avesse una certa percezione delle cose, badare al naso lungo o adunco della mamma e staccarsi dal suo petto vivificante sol perché il naso gli ripugna; non è il naso che lo nutre ma il latte, ed il latte viene dalle profondità della vita materna, non dalle sue particolari fattezze.

E’ un errore staccarsi dalla vivificante unione coi capi del Corpo Mistico di Gesù, per mormorare delle loro miserie personali; è un errore, perché essendo essi canali di grazie e di vita, non ce la trasmettono se noi non l’attingiamo, come la mamma non nutre il piccino se egli stesso non succhia. La storia ci mostra che anche superiori non santi hanno potuto guidare ed alimentare anime sante anzi le hanno santificate, perché queste attingevano da essi la vita della quale erano canali ed istrumenti, senza badare alle loro debolezze personali.


  • Più si mormora dei capi e più si chiudono le fonti vivificanti della loro potestà; più si rifugge da essi come capi, e meno si attinge dalle ricchezze di cui sono depositari; spesso anzi la sterilità dei capi è dovuta proprio alle membra infette; sono esse che producono il disorientamento nell’azione ed impediscono il fluire delle grazie di Dio. Se un Sacerdote capisse che mormorando dei suoi Superiori sottrae ad essi la cooperazione che dovrebbe dare con le sue preghiere e la sua obbedienza al loro retto governo, invece di mormorare pregherebbe, e pregherebbe non con l’idea di… salvare un colpevole, ma con la fiducia di far scaturire dalla fonte le acque della vita.

Che importa a noi che vi siano persone censurabili nella Chiesa ? Questo non distrugge la sua vita, anzi la fa emergere, e fa toccare con mano che Gesù Cristo la guida in tutto. Tu guardi una lampada: la fiamma non dipende dalla sua elegante fattura, né dal terso cristallo che la raccoglie, la fiamma si forma sul lucignolo ed e alimentata dall’olio; che importa a te che il lucignolo sia nero ? Guarda la luce e fatti guidare nelle tue tenebre. La Chiesa è una sorgente di grazie che circolano per mezzo di elementi umani, e vanno a rifluire in una fiamma di verità e di bene che non ha nulla da vedere con l’istrumento che la porta. Non puoi distinguere praticamente il lucignolo dalla fiamma, benché teoricamente siano distinti, non puoi calpestare il lucignolo perché ti pare fatto carbone, e pretendere che la fiamma continui ad illuminarti. La Chiesa è tutta accesa e vivificata dallo Spirito Santo; la corrente divina dei meriti di Gesù Cristo, depositati in Lei, rifluisce nelle persone che la governano, ed esse, nel loro ufficio, sono illuminate ed accese dallo Spirito Santo.

Quando si forma il carbone o il fungo sul lucignolo, lascialo snocciolare da chi deve averne cura, tu non puoi rimanere nelle tenebre o ardire di voler spegnere la fiamma, con la scusa del lucignolo difettoso. Questo fecero e fanno gli eretici, e non s’accorgono che non è il lucignolo che dà loro fastidio, ma la luce, perché il loro occhio è cisposo e tracomatico. Rifuggono dalla fiamma ch’è sempre pura, anche quando il lume è sporco, rimangono nelle tenebre, e danno con la testa nel muro ! La Chiesa è come un sole che appare all’orizzonte e forma le ombre là dove trova un ostacolo alla sua luce. Non ti spaventare delle ombre, quasi fossero spettri di morte, le ombre non sono certo il sole, ma servono per farti meglio conoscere ed apprezzare la luce smagliante che ti abbaglierebbe. Se poi vuoi scaldarti nel tuo assideramento, cerca la luce ed il calore. La Chiesa è piena di luce fulgente, e la raccoglie sulle anime che debbono rifletterla per proiettarla lontano, non ti mettere alle spalle del riflettore e non dire ch’è opaco e non dà luce; mettiti nei raggi che diffonde, e pensa ch’erri tu a pretendere che sia fonte totalitaria di luce chi deve rifletterla da una faccia sola, dalla superficie concava, ossia per quel che riguarda i Capi della Chiesa, dalla loro altissima potestà spirituale. Le ombre poi ti dicono che quella luce non è illusione, viene dall’alto, e ti parlano eloquentemente dell’amore e della bontà di Dio.

Chi va in una ricchissima banca per esigerne i tesori, non bada se per circostanze particolari, sia allogata in un fabbricato scalcinato, o servita da impiegati di aspetto poco piacevole; guarda solo le ricchezze che deve esigere. Non badare ai difetti personali di chi deve darti i tesori di Dio, e non ti preoccupare di giudicarli; ricevi con fede quei mezzi di grazia di cui essi ti sono tramite.

  • La contrarietà che l’anima a volte prova, sia pure con qualche ragione, verso le persone che reggono la Chiesa, è una suggestione prettamente diabolica che in realtà diventa a poco a poco distacco dalla Chiesa medesima; dal giudizio fatto su di una persona particolare, si passa al giudizio su tutte, anche su quelle che non si conoscono, come fanno gli eretici; il giudizio diventa avversione e si può giungere sino al fondo dell’abisso. Lo spirito di Dio porta nelle anime la soggezione filiale alla Chiesa, e lo spirito diabolico vi porta l’avversione e la ribellione. Il demonio cerca in tutti i modi di farti venire in disgusto la fonte, per non farti bere l’acqua salutare; Dio invece logicamente ti accosta di più alla fonte ch’Egli stesso fa zampillare.

Il Sacerdote dev’essere sempre unito per i suoi superiori al centro della Chiesa, dev’essere il custode della sua unità ed esserne geloso come uno sposo lo è della sua sposa. Invece d’indulgere alle mormorazioni dei laici, o peggio provocarle con discorsi e critiche per lo meno imprudenti, deve mostrare che il massimo suo dolore è il sentir mormorare di chi regge la Chiesa. Due amori devono rifulgere in lui continuamente, come il fuoco sacro del Tempio- Dio con tutto ciò che a Lui si riferisce, e la Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana.

La Chiesa Cattolica è come il cuore di Dio aperto all’umanità, è il cuore di Dio ! E’ Gesù Cristo vivente nel Suo Corpo Mistico, è la città di Dio ! Il Sacerdote ne è sentinella vigilante, non può stare sugli spalti delle sue mura e patteggiare con i suoi nemici. Egli non va nel Tempio che gli è assegnato per le funzioni del Ministero quasi come in una sua particolare ridotta; ogni Cattedrale, ogni Chiesa, ogni Cappella è parte della Chiesa Cattolica, è come legata al centro dove risiede il Papa; si potrebbe dire ch’è una cappella di quel Tempio immenso. Ogni Chiesa è un fortilizio avanzato negli angoli più remoti della terra, un fortilizio che richiede il collegamento spirituale col centro, diversamente si muta in un covo di ammutinati.

Nella Chiesa Cattolica l’ammutinamento è un delitto di lesa patria e di lesa unità; non è possibile transigere con la propria coscienza in questo, e mutare le sagrestie in ritrovi di mormorazioni dissolventi l’unità; esse sarebbero ritrovi di congiurati. Che importano le beghe particolari? Che importano gl’interessi di parte? -Quale valore può avere un personale tornaconto od una personale velleità di promozioni e di onori, di fronte alle supreme esigenze del combattimento contro satana ed il mondo, di fronte alla gloria di Dio ed alla salvezza delle anime? Davanti ai capi militari il soldato sta sull’attenti, pronto agli ordini; non può discutere, non può ribellarsi senza compromettere da parte sua l’esito della lotta. Il Sacerdote dev’essere sempre pronto al cenno dell’obbedienza senza mormorare, sull’attenti dell’anima e del cuore, nell’eroismo della dedizione e del sacrificio, per Dio solo ! Non si può rimanere nel proprio ambiente quasi fosse isolato dal centro, credendosi arbitri di sé stessi, e tanto meno vi si può rimanere congiurando contro il centro.


La Cattedrale del mondo è S. Giovanni in Laterano; sede del Papa, ma il centro dal quale irradia la vita della Chiesa in tutto il mondo è S. Pietro, il massimo Tempio dell’umanità. E’ necessario che l’anima si trasporti almeno idealmente in questo centro per rinnovarsi nell’amore alla Chiesa ed alla sua unità. E’ un segreto per vivere nel proprio piccolo ambiente, collegati al Pastore supremo. Quel Tempio è come un gran cuore misterioso, avvolto da fiamme di amore universale; è un cuore ricco dei meriti della Passione di Gesù Cristo, dei meriti della Madonna e dei Santi. Pulsa, e da esso scaturiscono fonti di sangue vivificante: i Sacramenti e la grazia. La porta di questo Tempio è di bronzo, e dà l’idea della saldezza tetragona della Chiesa, incrollabile innanzi agli assalti nemici; contro di lei non prevalgono le potenze infernali, perché Essa è poggiata, anzi è incardinata sopra una pietra massiccia: Tu es Petriis et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam.

  • Accostati silenzioso a questa pietra angolare, intorno alla quale si compagina e si eleva l’edificio dei secoli; entraci, prostrati nella polvere, adora Dio che vi è assiso come Verità Eterna, poiché è qui che non viene mai meno la Fede, per il ministero di Pietro, secondo la parola di Gesù Cristo. Qui è il trono e la cattedra della verità, questo è il faro del mondo che nessuno ha potuto spegnere, e nessuna tempesta ha potuto abbattere, questa è la bussola che orienta le anime pellegrine al porto eterno. Entraci tremando per lo stupore, e pieno di filiale fiducia; non guardare a qualche po’di polvere portata qui dal vento del mondo, non essere tanto stolto da scandalizzartene, poiché questa polvere non muta le massicce arcate ed i pilastri giganteschi, né mette in pericolo la salda compagine di quella Cattedra di verità ch’è di bronzo temprato. Entraci adorando, poiché qui c’è la maestà del Signore partecipata all’uomo mortale.

Il Papa sta nel Vaticano quale Vicario di Gesù Cristo, come in un tabernacolo di luce. E’ un piccolo uomo, ma ha nelle mani il deposito infallibile dell’immutabile verità, veste di bianco quasi per simboleggiare lo splendore divino della potestà che lo trasfigura, è il Pastore supremo che conduce al pascolo le pecorelle, e che stende le braccia della sua paternità a tutto il mondo. Entra dunque in San Pietro, e prostrandoti inabissati nella luce dell’Eterna Verità ed esclama: Io credo ciò che crede la Chiesa. Quale sapienza in quest’atto di fede, quale elevazione magnifica dell’umana piccolezza ! Il povero atomo, pieno di tenebre, fallibile, facile preda dei capricci dei sensi e delle oscure nebbie della fantasia, è d’un tratto avvolto dalla luce eterna, è saldo sulla fermezza della pietra angolare della Chiesa, è sicuro nel suo cammino anche quando non vede la via, poiché dà la mano alla madre, maestra di verità che lo guida: Io credo ciò che crede la Santa Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana. Tu sei certo che ogni pensiero, anche se orpellato di scienza, è stoltezza se contrasta con questa Fede, tu elimini allora dalla tua mente l’errore con criterio sicurissimo di verità e vivi di celeste sapienza: Io credo ciò che crede la Chiesa, cioè io so, ammetto, sono certo, son persuaso, sono convinto di ciò che credo, nella fede stessa della Chiesa indefettibile, io vivo dell’eterna ed infallibile verità.

Chi non vive di questa fede è come estraneo alla casa paterna, è come l’assetato Ismaele abbandonato nell’arido deserto del mondo, è già preda di satana che può illuderlo come vuole e trascinarlo dove vuole.

[…]

Beato colui che non sarà scandalizzato di me, disse Gesù, alludendo agli obbrobri della sua Passione. Questo può dirsi anche della Chiesa, la quale ha la sua passione nelle persecuzioni del mondo e nell’indegnità di alcuni suoi figli. Che importa che sia disprezzata, o che importa che i suoi membri risentano dell’umana fralezza ? Non ci stacchiamo mai dalla sua unità, e serviamola come figli devoti. Alcuni si scandalizzano del fasto di certi suoi abiti, e dimenticano che le insegne di qualunque suo grado gerarchico, sono come abito sacerdotale, non sono segni di vanità. Esse del resto sono accidentali alla vita della Chiesa, e servono solo a quelle distinzioni esterne che sono armonie di ordine in ogni corpo organizzato.

  • Altri restano perplessi nel vedere spesso l’umiliazione di alcuni buoni e certe apparenti ingiustizie che si commettono a danno di chi opera il bene. Essi ignorano che la Chiesa ha lumi speciali per guidare le anime, e che spesso è crivellatrice ammirabile delle loro virtù – separa il grano dal loglio, e getta via la scoria dal cuore dei suoi medesimi figli con le prove dolorose. Quello che sembra una svista è invece uno sguardo più profondo ed acuto nel fondo stesso delle anime che hanno bisogno di purificazione. Noi guardiamo superficialmente e non intendiamo che certi cuori hanno bisogno di essere temprati, altri hanno tanti debiti nascosti da pagare, per essere più in grado di elevarsi dalla terra al Cielo.

Chi può essere così presuntuoso da indagare o criticare le disposizioni della Chiesa? I Santi hanno cantato il Magnificat nelle loro prove ed hanno baciato la mani della Mamma che li mondava di ogni umana debolezza, e noi pretenderemmo mormorare di quello ch’è misterioso lavorio della grazia nei cuori più belli? Quando il S. Ufficio mandava S. Giuseppe da Copertino sul monte, in un convento isolato come un nido di aquila sulle valli strapiombanti, era strumento della grazia vivificante che isolava sempre più dal mondo un’anima che doveva vivere di mirabili estasi soprannaturali. Che importa che i giudici abbiano preso umanamente una cantonata? Essi non furono ministri di un’ingiustizia, ma servi di una dolce armonia di grazia, perché la Chiesa è sempre ammirabile nella sua vita!

Gesù! Gesù! Dall’alto della Croce, con le mani espanse nella tua misericordia, volgi gli sguardi a noi tuoi Sacerdoti, ricolmaci di grazie, scuoti da noi ogni polvere umana e rendici gloria della tua Chiesa. Stacca una mano dalla tua Croce, abbracciaci, serraci al tuo Cuore ferito, e nel tuo Cuore stringici tutti nell’unità della Chiesa, affinché siamo un sol cuore e un’anima sola nel grande combattimento che ingaggiamo col mondo e con l’inferno, e serviamo fedelmente alla Chiesa. Al buon ladro che dalla sua croce ti supplicava a ricordarti di lui, Tu rispondesti: Oggi sarai con me in Paradiso! Era un peccatore ed era crocifisso con Te. O Gesù, guardami; anch’io sono peccatore e sono crocifisso da tante tribolazioni; non ti domando onori o grandezze terrene, ma domando il tuo regno, il tuo perdono, la tua misericordia: Ricordati di me… nel tuo regno! Oggi sarai con me in Paradiso, così rispondesti al ladro supplicante. Rispondimi così, o Gesù; voglio essere con Te, con Te nella tua Chiesa, poiché questa è la mia vita e la mia felicità. Chiudimi la mente, perché io non giudichi, aprimi il cuore perché io ami, dilata le mie labbra perché io lodi Dio, rendimi tuo servo nell’unità della Chiesa e nella sua ammirabile disciplina. Senza la tua grazia non posso nulla, e perciò ti ripeto ancora una volta: Ricordati di me, ricordati di me ! Conquidi la mia natura ed il mio carattere, perché io non contrasti mai con l’Autorità; dissipa le mie velleità, affinché, non presuma di far valere il mio giudizio e la mia volontà, e sia come Te, umiliato e fatto obbediente sino alla Croce; disperdi col tuo soffio di vita ogni mia vanità, affinché non desideri onori, ma aspiri solo al supremo onore di essere con Te nel tuo regno e di salvarmi l’anima. Con Te, nel Paradiso, e con le anime che mi hai affidate, con quelle che ho il dovere di cercare col mio zelo, abbracciato dalla tua misericordia, purificato dal tuo Sangue, coronato dai tuoi meriti, illuminato dalla tua luce, beato nella tua felicità, per sempre, in eterno.

“Sono 14 anni che io stento e gemo per vivere il mio Sacerdozio. Gesù mi ha dato un apprezzamento straordinario del Sacerdozio, e me lo fa stentare tanto. Il Signore sceglie certe anime per riparare per le altre. Ora, se il disprezzo della dignità sacerdotale, tanto comune oggi, è una grande ingiuria per Gesù, non è per Lui riparazione bella quella di stentare, stentare e gemere per apprezzarla? Per me sarebbe stato comodo, e forse umanamente anche facile, aprirmi una via di guadagno e di onore, ma io mi sono fatto sacerdote con tale pienezza di volontà, che non sarò che solo Sacerdote. Se per un caso, mi annientassero completamente, io farei magari il sacrestano, ma non diserterei, con l’aiuto di Dio, la Chiesa sua.” (Lettere ai Sacerdoti di Don Dolindo Ruotolo – Anno 1958/59)


 

GESU’ AL CUORE DEI SACERDOTI – balsamo e faville…


Sei, come me, pastore delle mie pecorelle e devi condurle ai pascoli soprannaturali. Se mostri in te le miserie del mondo, tu cammini nel pietrame della terra, dove crescono solo le spine. Ogni atto mondano, o fatto a modo umano, è un ceppo di spine che non nutrisce ma punge, che non allieta ma insanguina.

Vivi di me, figlio mio, e farai vivere a tua volta di me. Amami con tutto il cuore, e mi farai amare. Come angelo, porta le anime nella via di Dio, e non attrarle come uno che indulga alla debolezza del mondo, o che la consideri come una facile attrattiva al bene. Lo so, non sempre tu vivi, anche nella tua vita religiosa in un mondo soprannaturale. Ma se c’è… fumo acre di boscaglia che brucia, tu va in alto, all’aperto dove c’è azzurro e col tuo esempio di vita santa, molto santa, smorza i sarmenti della miseria che ardono e soffocano.


Ogni atto della tua vita, figlio mio, deve essere un atto sacerdotale, in cui nulla deve mescolarsi della natura, nulla del mondo. Come sacerdote devi essere fulgente nei raggi della bontà di Dio, come brillante che splenda ai raggi del sole. Devi essere mansueto, dolce e calmo. Si mostri in te la bontà: e la misericordia di Dio.

L’anima tua si elevi sulle anime, nel santo ministero, colomba di pace e di purezza, tra i fiori della carità. Senti forte l’impeto della tua natura? Il tuo carattere è reciso e molte volte irruente? Volgi gli occhi a me che portai per te la Croce, senza lamentarmi, avendo l’estrema parola della mansuetudine: Padre, perdona loro, e del compatimento: non sanno quello che fanno.

Abbi grande pazienza e grande dolcezza nei tuoi modi per amor mio.

 


Figlio mio caro, cerco anime riparatrici, anche e più, nelle case religiose. Ripara col tuo amore ai tradimenti che ricevo, ripara con la tua orazione alla pigrizia che addormenta le anime consacrate nell’ozio. Ripara con la tua immacolata purezza alle degradazioni dei sensi altrui e sii tutto mio, affinché il fascino delle creature si spenga tutto nel mio amore!

 


Non ti scoraggiare nelle tue sofferenze e non desiderare i godimenti della vita terrena. Tu devi salvarti e salvarle. Ora, come io non ho salvato che con la Croce, così tu devi seguirmi nella via della croce, se vuoi salvarti e salvare.

Se aspiri ai vani godimenti del mondo e ti fai vincere dalle tentazioni, sei un povero, infelicissimo vinto, che invece di portare il vessillo della vittoria, giace prostrato nella polvere. Liberati da ogni attacco, ama Dio solo!

 


Tu, figlio mio, continui, col tuo ministero sacerdotale, l’opera mia di redenzione e di salvezza. Non venni nel mondo per i giusti, ma per i peccatori. Io dissi: – Non hanno bisogno del medico quelli che sono sani, ma quelli che sono infermi – E tu accogli coloro che sono infermi della più grave infermità, il peccato. In essi tu continuerai il mio eterno sacerdozio di amore e di misericordia. Nei raggi del tuo sacerdozio, tu illumini i peccatori e nella santità della tua vita, tu li sani nell’anima.

Sii dunque luce e balsamo per le anime.

La luce splende ma non saetta, sii dunque placido come la luce.

Il balsamo non caustica, ma lenisce, sii dunque pieno di dolcezza nel curare le anime.

Sii santo tu, per comunicare la giustizia ai peccatori, Sii sano tu nella purezza e nella fedeltà alla tua vocazione, per dare agli altri la salute dell’anima.

Hai tu debolezze e miserie passate o presenti nell’anima tua? Rendile nell’umiltà e nella penitenza, come il vaccino di una infermità per l’anima di un peccatore. La tua umiltà attrarrà sull’infermo la grazia di Dio.

E come farai con un’anima che ricade? Sanala non sette volte, ma settanta volte sette. Invoca Maria, madre di grazia, perché ti aiuti a sanarla. Se non togli ameno un poco di pus da una piaga, il pus produrrà cancrena, e la cancrena reca morte. Non si fanno una sola volta le medicazioni, né si può, con uno strappo, sanare un’infezione purulenta.

Sii misericordioso come il Padre divino lo è stato per te.

 


Sei nel mondo, e ne risenti gl’influssi nell’anima, nel cuore e nella carne.

Passi in mezzo alle acque, che sprizzano su di te come piccoli zampilli: acque del mondo, delle quali non ti accorgi neppure, perché non scorgi donde ne vengono gli zampilli… Ti bagni la mano?… ma è uno spruzzo, non è un fiotto, e non ci fai caso.

Eppure lo zampillo viene da un forellino piccolo piccolo che spruzzando s’allarga, diventa fiotto e ti trovi inzuppato. Ti viene il catarro, respiri male… poi la tosse, la febbre. Così sono i piccoli contatti col mondo e con le creature.

Piccoli zampilli di simpatia, sprizzano da un volto, da un sorriso, da un occhio che si muove con… civetteria: uno si apre come se contemplasse; uno si chiude come se ammiccasse… Una movenza birichina, che delinea, e attira lo sguardo. Piccoli zampilli che sembrano cosa da nulla, ma si allargano e producono il malanno. Non sprizzano, inondano, inzuppano, e l’anima non respira più in Dio.

La Chiesa chiama l’Eucaristia pinguedine dell’anima E tu vivi di me, Sacramentato perché l’acqua non penetra il grasso, ma anche se lo tocca, scorre per terra o svapora.

Una favilla è portata dal vento. Si ferma sull’abito di lana, e lo accende a poco a poco, quando non ci fai caso, perché è una favilla. Ma si dilata e può diventare fiamma, si accresce e può diventare incendio.

Le piccole familiarità un poco spinte sono faville. Divamperanno. E’ necessario che l’anima s’immunizzi. Il pompiere deve spegnere il fuoco, ma si veste di amianto, che è refrattario al fuoco. Può sentire il calore ma non brucia.

Se l’anima tua vive di me sacramentato, se è accorta nel vestirsi di purezza e di riservatezza, è coperta di soprannaturale amianto, perciò le faville delle creature e del mondo non la intaccheranno.

 


E’ buio nell’anima tua… quello che ti era luce d’ideale, è diventato oscurità.

Il mondo è tenebra, ma pare orizzonte che celi una felicità che ti è negata e ti sei negata… L’anima si assonna e dorme sognando. E’ la tentazione. Povero figlio mio, come nei sogni le stramberie sembrano scene affascinanti, i deliri godimenti da conquistare ! Accendi la lampada eucaristica, amami. Quella luce ti sveglia, non sei nell’incubo della notte oscura, non sogni più. La tua ricchezza sono io, la tua gioia sono io, il tuo conforto sono io.

Ti può attrarre una mano artistica? Guarda la mia mano forata, è più bella. E’ forata per amore tuo. Ti può attrarre un volto ornato di belle chiome? Guarda il mio volto sanguinante e coronato di spine. E’ più bello, perché coronato d’amore. Sii fedele al mio amore! Ogni creatura è vanità che passa. Tu amami con tutto il tuo cuore.

 


Tutto si muta e cambia vestito. Gli alberi rinverdiscono di primavera, gli uccelli cambiano le piume, persino i serpenti depongono la loro spoglia e ne prendono un’altra. E perché l’anima non depone gli abiti delle sue miserie e delle sue debolezze di carattere e di abitudini? Anche il mondo ha una moda che cambia con le stagioni e col… figurino. Non c’è dunque per l’anima una moda celeste e un figurino mirabile in me e in Maria? Nelle circostanze della tua vita e del tuo apostolato cambia anche tu e rivestiti di me, rivestiti di Maria Santissima mamma tua.

 


Lampada accesa sei tu sul candelabro, nella mia Chiesa, come Sacerdote, lampada per l’ufficio che rivesti nella tua Comunità.

Devi dunque splendere, perché gli altri possano illuminarsi alla tua fiamma. Libro vivente aperto al popolo e ai tuoi dipendenti, affinché vi leggano, nei tuoi esempi e nelle tue parole, la via che debbono seguire per venire a me.

Ogni tuo difetto è come un soffio che diminuisce la fiamma e volta la pagina al vuoto. La tua… dignità non sta nei drappi e nell’anello, sta nell’abito della santità e nel più intimo legame con me.

Ti voglio santo.

 


Non dire facilmente: < Io così son fatto > per giustificare le tue debolezze, ma pensa che devi vigilare su di te e modificarti.

Sei nervoso?… Al contrario tu devi essere sempre mansueto, perché i nervi non santificano, ma sono stonature ripugnanti che rovinano l’armonia della carità, Dici che sei franco?… Ma la franchezza non può essere irruenza, non può diventare frizzo pungente, ma solo verità umile, serena.

Dici che non sopporti la doppiezza altrui e le insincerità? Ma non ti pare che, reagendo, diventi doppiamente scostante e, invece di correggere il male, lo accresci con la reazione che susciti? Se ti senti agitato dai sensi, non dire che sei fatto così, perché non ti giustifichi, ma ti condanni, perché io ti ho trasformato in me consacrandoti mio sacerdote, figlio mio.

Dunque vigila su di te, e modifica la tua natura, perché non ti tiranneggi e non ti vinca. Devi essere un esempio vivente di virtù cristiane e sacerdotali, tra le anime affidate a te, fatto forma loro con tutta l’anima tua, come dice S. Pietro. Non essere facile a offenderti, ma con umiltà raccogliti in te, riconoscendoti peccatore.

Non ti lamentare per le ingiustizie che credi di subire, pensa invece che certe contrarietà sono risposta ad alcune mancanze che nessuno vede, ma che Dio colpisce per liberare l’anima tua da tante vane aspirazioni…

 


Nelle tue occupazioni e nel tuo ministero, non ti concentrare nell’interesse, e non crederti sagace nell’economia.

Imita l’economia della provvidenza di Dio, che arricchisce i campi con la sua infinita carità. Non attaccarti mai al danaro, figlio mio, e ricordati che Giuda per questo attacco si perdette. Non ti far vincere dalle preoccupazioni materiali, ma vivi più santamente, perché la provvidenza non ti mancherà mai.

Tu per primo offri l’esempio del distacco dalle cose terrene, se vuoi educare al disinteresse le anime a te affidate. Non c’è vizio più disseccante il bene nelle anime, quanto l’interesse di un sacerdote.

Ama per te la povertà, che è per il ministro di Dio l’attrattiva che più trae le anime all’apprezzamento delle cose spirituali. Contentati della povertà anche nella vita spirituale e fatti piccolo, molto piccolo innanzi a Dio, se vuoi attrarre su di te la grazia divina.

Sii beato di amare Dio nella profonda umiltà dello spirito tuo.

Non trascurare mai la preghiera per i tuoi conti…

Non trascurare le anime in proporzione dei loro beni.

Sono io la tua ricchezza, spera solo da me ogni aiuto…

Non mostrarti avaro, ma effondi, nella carità, i doni di Dio.

 


Io domando a te, come a S. Pietro: < Mi ami tu più degli altri? >.

E chi sono gli altri, se non le anime che ti ho affidate, e che devi pascolare? E ti domando ancora: <Mi ami tu? >

Che cosa rispondi? Puoi dirmi: <Tu lo sai che ti amo? >.

E come lo so, figlio mio? Quando ti viene la pigrizia della preghiera, tu mi ami? E se celebri come chi ha fretta di finire, tu mi ami? Come può amare chi prova noia della compagnia di colui che ama?

 


In mezzo alle anime che ti affido devi essere copia mia fedele e offrire esempio di fede, umiltà, carità. S. Giovanni Battista, a proposito di umiltà profonda, affermò: < Io non sono Gesù Cristo, non sono Elia, sono voce che grida nel deserto.>

E tu, figlio mio, con la tua vita rilassata vuoi forse affermare, ma in tono disperato: < Io non sono… Elia, pieno di zelo per la divina gloria, non sono Gesù Cristo e nemmeno un profeta…io sono voce del deserto? >.

E ora ti domando: < Mi ami tu? >.

Tu mi rispondi: < Signore tu sai tutto… >.

E’ sì, figlio mio, io so che non vieni a me con amore, che mi rinneghi come S. Pietro, quando non apprezzi il dono del tuo sacerdozio e non comunichi questo apprezzamento alle anime che ti ho affidate, e preferisci tante volte le miserie del mondo.

Sì, io so tutto, figlio mio.

Dimmi allora che mi ami, ritornando al tuo fervore, che è come lampada che si spegne.

Dimmi che mi ami, vincendo la tua natura.

Dimmi che mi ami, donandomi il tuo cuore.

Un Sacerdote che decade, è come quel fico tutto foglie, nella veste, nella professione, nel ministero, e che raccoglie la benedizione della grazia, ma si dissecca.

Siimi fedele

 


S. Paolo chiama angeli i sacerdoti, e tu considera questa grande parola, perché la tua vita sia come quella degli angeli. Se si scostasse dagli angeli, il sacerdote, ahimè, sarebbe un demonio.

E’ sì, figlio mio, anche gli angeli divennero demoni. Si videro, si compiacquero, s’inorgoglirono. Non videro se stessi nella purezza del loro spirito, ma nell’impurità della loro passione. Non avevano corpo, è vero, ma lo spirito che decade e vive di sé, e vive della sua soddisfazione, è più impuro di un corpo nella sua obbrobriosa nudità.

L’impurità vive nel vuoto delle proprie passioni. Vive nell’aridità delle proprie aspirazioni supreme. Effusione di putredine, che non genera, ma uccide, smarrimento d’infelicità, nell’illusione del godimento…

L’impurità è voce soffocata che non prega, non canta, ma ruggisce come leone verso la preda… balza, la morde, apre le fauci bramose di vita, ma addenta un cadavere gonfio di putredine. L’impurità è occhio sbarrato nel vuoto, che non vede più luce, non vede più cielo, ma è immerso nella caligine…

L’impurità non è poesia, non è slancio, non è volo ideale, ma peso che gravita verso la fogna e nella fogna non trova né bellezza, né amore, né pace! Sii puro, figlio mio e respira l’aura del cielo.

Loda Dio come arcangelo del suo trono, amalo come serafino, servilo come un angelo, messaggero di virtù e di pace. Fuggi quello che ti attrae… Un’immagine brutta ha una radioattività di morte. Folgora, fa venire tumori di ansietà perniciosa. Un’amicizia che sembra ideale, diventa un fungo velenoso, un parassita abbarbicato al cuore, che ne sugge la vita.

Oh sacerdote mio, sii angelo.

 


Tu sei luce delle anime a te affidate, sei il sale che le condisce e devi essere perciò santo, profondamente santo, per comunicare loro la grazia della santificazione interiore. Non puoi farlo senza una grande intimità con me sacramentato e con Maria santissima.

C’è una grande insidia nelle anime che si preparano al sacerdozio: l’asfissiante spirito del mondo questo spirito che devi combattere e vincere con la scienza dei santi. Fa’ che la Vergine sia nel cuore dei tuoi figli spirituali, e fa’ che la loro vita si ispiri alle sue virtù.

Se non trionfa Maria, nei cuori, non vi trionfo io, perché per Maria io mi sono offerto alla umanità e a Maria affidai dalla Croce particolarmente i sacerdoti, nella persona di San Giovanni. Satana tenta di diminuire la filiale tenerezza verso la Madonna con la scusa di accrescere l’amore verso di me.

Un’insidia che si presenta con una parola brutta: ridimensionare Maria.

Oh stoltezza somma, ridimensionare quello che Dio non ha misurato in Maria, piena di grazia.

 


Tu sei ministro della divina parola per cooperare all’avvento del regno di Dio sulla terra.

Forma le anime che debbono lavorare dopo di te, alla meditazione della divina parola, nella luce di Dio e della Chiesa.

Con tanta frequenza oggi si sostituisce alla parola divina la parola umana, abituando l’anima più al dubbio che viene da un’insana critica, che alla verità.

Se un alunno non ha il minimo di umiltà di accettare la parola del maestro e stoltamente la critica, non impara, ma si disorienta.

Se nel meditare la parola di Dio, l’anima si perde in divagazioni umane, non rafforza la sua fede, ma la perde.

Sii perciò tu l’anima ardente, luce e sale della terra, mediante una vita santa, piena di semplicità e di umile fede, perché tu possa generarmi anime ardenti, che siano veramente apostole del Regno di Dio, vivendolo in loro.

 


Seguimi nella via della Croce, e non turbarti delle contrarietà che incontri.

Seguimi fino alla completa immolazione di te, porta la tua croce come io portai la mia, per amor tuo. Perdona, soffri per amor mio, prega. Col tuo perdono e colla tua preghiera, aprirai le porte del Paradiso a chi ti è ingrato e ti fa del male.

Non dar peso a quello che può dirsi di te, perché non ha valore innanzi a Dio che ti giudicherà. Invoca la misericordia, e Dio ti accorderà misericordia. Non temere. Se le tentazioni ti turbano, non ti agitare, disprezzale e rifugiati nel mio Cuore e in quello di Maria. Quando le cacci e le vinci, mi dai testimonianza di amore, e io ti amo di più, figlio mio.

Ogni rinunzia che fai è per te il titolo e il pegno di un dono più bello di Dio. Tu sei pellegrino in ogni luogo. Dovunque vai, stai bene, come chi passa da… un vagone all’altro, ed è portato alla stessa stazione di arrivo.

Non ti accorare, perché la tua mèta è il Cielo.

Amami.

 


Sacerdote mio, tu sei tralcio vivo di me che sono la vera vite e non puoi avere altra vita che la mia vita. Verbo eterno di Dio, io sono la sua gloria, e la tua vita deve essere tutta impiegata per la gloria di Dio.

Verbo eterno di Dio, mi incarnai e mi feci uomo per redimere e salvare le anime. E tu devi farti tutto a tutti per salvarle, Non farti superiore a nessuno, ma con la mansuetudine e l’umiltà, attira le anime affinché ritornino a me.

Vittima di amore, io m’innalzai sulla Croce per salvare le anime, ed anche tu sacrificati per salvarle, rinnegando te stesso e le tue comodità.

Vittima di amore, io sono come prigioniero nell’Eucaristia, perché abbiano libertà di venire a me, e tu, servo delle anime, sii a loro disposizione quando reclamano il tuo ministero e il tuo aiuto.

 


Tu hai una grande missione nel tuo insegnamento, un grande dovere da compiere: quello di orientare le menti dei giovani a te affidati nella via del soprannaturale attraverso la via naturale.

Quando reciti l’Ufficio divino, abbi cura di farlo con attenzione appassionata, affinché l’armonia delle tue lodi < Dio si unisca a quella de cielo e della terra, che lodano e cantano la gloria di Dio>.

Se ti distrai in un calcolo scientifico, tu erri e mandi a monte un esperimento. E se ti distrai e arruffi la preghiera, ispirata dallo Spirito Santo, tu erri nel calcolo più nobile della tua vita.

Abbi fede, grande fede, e pensa che la luce della fede è la più grande scienza della tua vita.

 


Papa Leone XIII nell’Enciclica Diuturnum del 29 giugno 1881 insegna che

  • «Una sola ragione possono avere gli uomini di non obbedire, se cioè si pretende da essi qualsiasi cosa che contraddica chiaramente al diritto divino e naturale, poiché ogni cosa, nella quale si vìola la legge di natura e la volontà di Dio, è egualmente iniquità sia il comandarla che l’eseguirla. Quindi se capita a qualcuno di vedersi costretto a scegliere tra queste due alternative, vale a dire infrangere i comandamenti di Dio o quelli dei Governanti, si deve obbedire a Gesù Cristo, […], e ad esempio degli Apostoli si deve coraggiosamente dire: “Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini” (Act. V, 29). Perciò, non si può accusare coloro che hanno agito così di aver mancato all’obbedienza, poiché se il volere dei Prìncipi [civili ed ecclesiastici] contraddice quello di Dio, essi sorpassano il limite della loro Autorità e pervertono il diritto e la giustizia. Dunque in tal caso non vale la loro Autorità, la quale è nulla quando è contro la giustizia».

2a domanda: siamo pienamente nella Chiesa se non riconosciamo piena autorità al Concilio Vaticano II?

Risposta: «Il Concilio Vaticano II si è imposto di non definire nessun dogma, ma ha scelto deliberatamente di restare ad un livello modesto, come semplice Concilio puramente pastorale» (card. J. RATZINGER, Discorso alla Conferenza Episcopale Cilena, Santiago del Cile, 13 luglio 1988, in “Il Sabato”, n. 31, 30 luglio-5 agosto 1988).

Quindi, come ha riconosciuto l’allora cardinal Joseph Ratzinger ed oggi Benedetto XVI, siamo pienamente nella Chiesa se poniamo delle domande sulla reale continuità del Concilio Vaticano II con la Tradizione apostolica, continuità che “va dimostrata e non solo affermata” (mons. Brunero Gherardini).

Fonte.