Grande esempio di forza e unità da famiglie irachene

Un messaggio di stima e incoraggiamento alle famiglie in Iraq, minacciate dallo sterminio perpetrato dal fanatismo islamico e costrette a fuggire per non rinunciare alla loro fede. I padri sinodali hanno approvato a maggioranza questa proposta lanciata in aula e sulla quale si sofferma il cardinale Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, inviato lo scorso mese di agosto da Papa Francesco in Iraq. L’intervista è di Paolo Ondarza.

R. – Una delle realtà più drammatiche è proprio quella che avviene in Iraq, dove le famiglie sono dovute fuggire, perché messe di fronte ad un’alternativa: o rinunziare alla fede o andarsene. Mi pare che questa sia la testimonianza più bella da un punto di vista della fede. Loro, cioè, testimoniano la fede, nonostante i problemi di lasciare la casa, i propri beni e così via. La cosa che mi ha colpito, quand’ero in Iraq, è che queste famiglie rimangono unite e dovunque siano fuggite hanno sempre mantenuto l’unione. E’ molto bello, quindi, anche in questa sede del Sinodo poter dire che non solo la testimonianza di fede delle famiglie cristiane irachene è molto bella e vale per tutti, ma che esse continuano a rimanere unite pur nella difficoltà.

D. – Pensando alle situazioni irregolari, alle cosiddette coppie di fatto, lei ha detto: “Queste non sono situazioni inedite, c’erano già al tempo di Gesù”. Come si poneva, quindi, Gesù di fronte a queste situazioni?

R. – Sì, proprio nell’omelia di domenica scorsa il Papa ha detto di mettere al centro il mistero di Gesù, la sua vita, il suo comportamento, il suo dire. A me sembra che Gesù abbia affrontato già con molta chiarezza la tematica, che noi oggi ovviamente sotto tanti profili vediamo ancora attuale e anche, per certi aspetti, drammatica. Io mi domando: come Gesù avrebbe potuto rispondere, cosa avrebbe fatto di fronte alle problematiche attuali? C’è un prodromo in Giovanni Battista, lui è l’antesignano della missione di Gesù. Giovanni Battista fu ucciso esattamente, perché volle tenere fede a quello che era l’insegnamento di Dio, il progetto di Dio. Non era lecito ad Erode avere con sé la moglie di suo fratello e Giovanni Battista non ha trovato un “accomodamento” per questa situazione. Erode ha capito bene quale fosse la verità e Giovanni Battista ha pagato con la sua vita. Ma questo messaggio è quello di Gesù. La Chiesa ha la missione di Giovanni Battista: indicare Cristo e portare a Cristo. Qui c’è una coincidenza.

D. – Altra icona biblica, che lei ha citato come esempio di verità e di misericordia, è l’incontro tra Gesù e la Samaritana. Cristo ama e accoglie questa donna al pozzo di Sichem, ma non le nasconde la sua situazione di irregolarità…

R. – Dice la verità e in questa verità ha fatto una straordinaria opera di misericordia.

D. – Cosa chiede oggi il mondo alla Chiesa?

R. – La verità e la misericordia insieme, ma non c’è misericordia senza verità.

Fonte: radiovaticana.va (7 ottobre 2014)