Catechist’s mail: risposte sulla Fede e sulla Sacra Scrittura

Come vivere la fede in un mondo secolarizzato? Il Verbo si sarebbe incarnato anche senza il peccato originale? Come rispondere ad un ateo superbo?

… vorrei sapere come è possibile vivere in questo mondo rimanendo cattolici praticanti. Avete qualche suggerimento o consiglio da dare che non sia sempre la solita teoria? Grazie.

Alberto C.

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01-prima-serie-risposte-1_54c818b4e263cCaro Alberto,

la tua domanda ha per risposta la vita stessa della Chiesa nel mondo di questi Duemila anni di storia. Non c’è mai stata solo “teoria”, anzi, la vita stessa della Chiesa nelle sue membra più sante ci insegna e ci dimostra la praticità di ogni teoria. Il Catechismo stesso non è “solo teoria” ma è stato scritto proprio partendo dalla prassi delle membra ed è quello che chiamiamo, in definitiva, la Tradizione viva e non un semplice o statico “Depositum fidei”.

Lo stesso Deposito della fede non esisterebbe se non ci fosse stata prima la pratica (basta prendere la Bibbia e specialmente il Nuovo Testamento per comprendere questo) perché è proprio della Chiesa che il suo fare è diventato la dottrina. Perciò come prima cosa consiglio di cambiare prospettiva. La teoria si muove con la pratica e la pratica – consolidata e approvata dalla Chiesa – è diventata dottrina. Quando venne definito il dogma della Santissima Trinità nella formula del Credo del primo concilio di Nicea (325), poi nella professione del Credo niceno-costantinopolitano (381), non è che la Trinità non esistesse o fosse solo teorica, ma era già pienamente conosciuta come manifestazione e del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo in tutta la Scrittura e il dogma non fece altro che mettere a riparo questa dottrina da ogni attacco eretico.

Ma veniamo prettamente alla domanda.

“Essere cristiani oggi non è affatto facile” diceva Benedetto XVI nell’omelia a Bari del maggio 2005, ma tutti i Papi di ogni tempo, specialmente dal Novecento, hanno sottolineato questa difficoltà per i Cristiani moderni avvolti – o meglio dire stravolti – dai repentini cambiamenti socio-culturali di questo tempo. In questo tempo in cui l’identità antropologica dell’uomo viene stravolta, è importante allora partire proprio dalla nostra identità di Cristiani.

Il Battesimo non è un rito magico ma è un Sacramento attraverso il quale siamo ri-generati appunto, rivestiti di Cristo, in Cristo e per Cristo assumendo una nuova dignità, una nuova identità, quella dei Figli di Dio e così propriamente intesi. Sta a noi decidere cosa farne di questa grazia, di questo dono: farla fruttare – pratica – o lasciarla semplicemente nel vago teorico. Quindi per essere cattolici “praticanti” è necessario far fruttare i Sacramenti ricevuti a cominciare dalle promesse fatte nel Battesimo e confermate nella Cresima, pregare incessantemente ogni giorno, specialmente il Rosario come ci ha raccomandato la Vergine Santa a Fatima e a Lourdes.

Abbiamo mai visto forse un asso del pallone non essere un praticante del pallone o della partita di calcio? Uno diventa un campione quando, professando la propria arte, emerge nel mondo ricevendone gli onori.

Per il cattolico la dinamica è la stessa: se non professa la propria vocazione, la sua vita sarà senza una identità e non porterà mai frutti.

Dice San Paolo: “Non sapete che nelle corse allo stadio tutti corrono, ma uno solo conquista il premio? Correte anche voi in modo da conquistarlo! Però ogni atleta è temperante in tutto; essi lo fanno per ottenere una corona corruttibile, noi invece una incorruttibile. Io dunque corro, ma non come chi è senza mèta; faccio il pugilato, ma non come chi batte l’aria, anzi tratto duramente il mio corpo e lo trascino in schiavitù perché non succeda che dopo avere predicato agli altri, venga io stesso squalificato.” (1Cor. 9, 24-27)

Sia Benedetto XVI quanto oggi Papa Francesco, insistono molto sull’identità del cattolico affinché il suo professarsi tale diventi però anche sorgente di cambiamenti nel mondo. Abbiamo avuto per questo un Anno dedicato alla Fede che professiamo perché la teoria diventi pratica e prassi quotidiana, ma questo dipende solamente da noi, dalle singole membra.

Come è possibile tutto ciò?

Non abbiamo delle ricette ma azioni concrete a cominciare dalla Preghiera quotidiana e dalla frequentazione ai Sacramenti, specialmente la Confessione e l’Eucaristia, il vero motore per ogni nostra azione nel mondo. “Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.”(Rm. 12,2), così consiglia San Paolo affinché nelle opere buone che dobbiamo fare rendiamo credibile la fede che diciamo di professare.

Ogni domenica e nella Messa noi facciamo una professione concentrata della nostra fede quando pronunciamo il Credo, ma poi questa professione deve essere messa in pratica, e come si fa? Sforzandoci nel metterlo in pratica, ragionando da Figli di Dio, vivendo consapevoli di questa identità. A questo serve – anche – la Confessione: più la confessione sarà frequente e più riceveremo dal sacerdote consigli da mettere in pratica, lì dentro al confessionale siamo aiutati a far emergere questa identità e a viverla anche in mezzo a mille difficoltà quotidiane.

Concludo le riflessioni con i consigli di San Paolo da mettere in pratica:

“Per il resto, attingete forza nel Signore e nel vigore della sua potenza. Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti. Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace. Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio. Pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza e pregando per tutti i santi, e anche per me, perché quando apro la bocca mi sia data una parola franca, per far conoscere il mistero del vangelo, del quale sono ambasciatore in catene, e io possa annunziarlo con franchezza come è mio dovere” (Efes.6, 10-20).

Fraterni saluti, sia lodato Gesù Cristo.


… un teologo della mia diocesi sostiene che Dio si sarebbe incarnato anche se l’uomo non avesse peccato perché il suo amore non dipende da noi, ma direttamente da Lui: ci ama perché ci vuole amare, non perché ne abbiamo bisogno noi, oppure Lui. Tu che ne pensi? Se quel teologo ha ragione, allora Gesù sarebbe comunque venuto in mezzo a noi ma senza il sacrificio della Croce?

Martina E.

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01-prima-serie-risposte-1a_54c819ce2ac5aCara Martina,

qui entriamo in un campo minato, minato soprattutto da molte correnti teologiche spesso non solo in contraddizione ma soprattutto lontane dall’insegnamento della Chiesa. Il vero teologo è colui che fa fare progressi alla dottrina e non una retrocessione o un progressismo atto a cambiare la dottrina.

È possibile risolvere questi dubbi usando davvero il Vangelo quando Gesù, durante le sue predicazioni e nel Getsemani, dice chiaramente che “per questo sono venuto”, ossia, per patire, salire su quella croce per salvarci. Basta leggere alcuni passi:

“E cominciò a insegnar loro che il Figlio dell’uomo doveva molto soffrire, ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare.  Gesù faceva questo discorso apertamente. Allora Pietro lo prese in disparte, e si mise a rimproverarlo.  Ma egli, voltatosi e guardando i discepoli, rimproverò Pietro e gli disse: «Lungi da me, satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini». ” (Mc.8,27-33)

Gesù ha una missione da compiere: « Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce» (Gv.18,37-38).

Ora, anche se quel teologo non afferma il contrario ma porta solo una supposizione, dobbiamo dire che con il senno del poi, con i se e i ma non si fa la storia e non ci salviamo l’anima, e la storia che i Vangeli ci narrano ha un principio, una missione, uno scopo, un traguardo. Perciò la tua domanda deve preoccuparsi più della realtà dei fatti che non delle supposizioni…. Dio avrebbe forse potuto salvarci in tanti altri modi, forse Gesù sarebbe disceso dal cielo anche se non ci fosse stato il peccato originale, ma la realtà è un’altra: c’è stato un peccato originale e una promessa da parte di Dio: Allora il Signore Dio disse al serpente:

«Poiché tu hai fatto questo, sii tu maledetto più di tutto il bestiame e più di tutte le bestie selvatiche; sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno» (Gn.3,14-15), non a caso questo passo è definito il “protovangelo giovanneo” ossia la presentazione stessa al Vangelo di Giovanni.

Infine: « O felix culpa, quae talem ac tantum meruit habere Redemptorem – Beata colpa, che meritò tale e così grande Redentore », non è un caso che la Chiesa canta nel Sabato Santo, per la benedizione del Cero – questa frase tratta da una omelia di Sant’Agostino. Dice il Catechismo citando san Tommaso d’Aquino:

« Nulla si oppone al fatto che la natura umana sia stata destinata ad un fine più alto dopo il peccato. Dio permette, infatti, che ci siano i mali per trarre da essi un bene più grande. Da qui il detto di san Paolo: “Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia” (Romani 5, 20). Perciò nella benedizione del cero pasquale si dice: “O felice colpa, che ha meritato un tale e così grande Redentore!” » (CCC 412 – 553)

Non sapremo mai se il Signore Gesù sarebbe nato lo stesso se non ci fosse stato il peccato originale, ma col senno del poi, i se e i ma, non ci salviamo l’anima, suggerisco di rimanere nella realtà dei fatti avvenuti ben sapendo, comunque sia, che Dio sarebbe stato capace di qualunque cosa pur di interagire con noi per trasmetterci, insegnarci, donarci tutto l’Amore di cui Lui solo è capace.

Sperando di esserti stata di aiuto, nella Preghiera rivolgo fraterni saluti.

Sia lodato Gesù Cristo.


(da un giro di e-mail con un ateo, riporto il cuore del problema): … la tua bibbia la conosco come le mie tasche, tu piuttosto forse non conosci la storia della tua  chiesa altalenante che usa la bibbia a seconda delle stagioni. Ti domando allora di darmi qualche dritta per vedere se davvero riesci a convincermi della fede che professi e per dimostrarmi che non sia tu una vittima di questo che chiami il messia, il salvatore…

Mario B.

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01-prima-serie-risposte-2_54c81b8b14190Carissimo Mario, a volte le tasche hanno dei buchi…

Amico mio io non devo dimostrarti un bel nulla ma posso aiutarti – con la mia testimonianza – che le mie tasche non sono bucate a cominciare dal famoso episodio delle “tentazioni di Gesù ” riportate rispettivamente da Matteo 4,1-11/ Marco 1,12-13 e Luca 4,1-13.

Ora ti riporto le riflessioni di Benedetto XVI perchè rivolgono – a me e a te – delle domande interessanti: “Riflettere sulle tentazioni a cui è sottoposto Gesù nel deserto è un invito per ciascuno di noi a rispondere ad una domanda fondamentale: che cosa conta davvero nella mia vita?

Nella prima tentazione il diavolo propone a Gesù di cambiare una pietra in pane per spegnere la fame. Gesù ribatte che l’uomo vive anche di pane, ma non di solo pane: senza una risposta alla fame di verità, alla fame di Dio, l’uomo non si può salvare (cfr Lc.vv. 3-4).

Nella seconda tentazione, il diavolo propone a Gesù la via del potere: lo conduce in alto e gli offre il dominio del mondo; ma non è questa la strada di Dio: Gesù ha ben chiaro che non è il potere mondano che salva il mondo, ma il potere della croce, dell’umiltà, dell’amore (cfr vv. 5-8).

Nella terza tentazione, il diavolo propone a Gesù di gettarsi dal pinnacolo del Tempio di Gerusalemme e farsi salvare da Dio mediante i suoi angeli, di compiere cioè qualcosa di sensazionale per mettere alla prova Dio stesso; ma la risposta è che Dio non è un oggetto a cui imporre le nostre condizioni: è il Signore di tutto (cfr vv. 9-12). Qual è il nocciolo delle tre tentazioni che subisce Gesù?

E’ la proposta di strumentalizzare Dio, di usarlo per i propri interessi, per la propria gloria e per il proprio successo. E dunque, in sostanza, di mettere se stessi al posto di Dio, rimuovendolo dalla propria esistenza e facendolo sembrare superfluo. Ognuno dovrebbe chiedersi allora: che posto ha Dio nella mia vita? E’ Lui il Signore o sono io? Superare la tentazione di sottomettere Dio a sé e ai propri interessi o di metterlo in un angolo e convertirsi al giusto ordine di priorità, dare a Dio il primo posto, è un cammino che ogni cristiano deve percorrere sempre di nuovo…” (Udienza del 13.2.2013).

Satana, dunque, dimostra di conoscere bene le Scritture ma non è un convertito, non si vuole convertire ma vuole piegare Dio alla sua interpretazione, al suo progetto.

Nel Libro dell’Apocalisse leggiamo: «Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (3, 20), questa è la dinamica che Dio ha scelto per incontrarsi con l’uomo: ha bussato alla porta di Maria Santissima e Lei ha aperto quella porta e non è diventata la “vittima” del Messia, ma la Sua Ancella, la Sua cooperatrice. La vittima è semmai proprio Lui, il Sacrificio perfetto e gradito a Dio, l’Agnello senza macchia che si lascia crocifiggere per amore della creatura. Noi abbiamo tutto da guadagnare da questa Vittima immolata per la nostra redenzione! Con il Battesimo non diventiamo “vittime” ma figli adottivi, San Giovanni è chiaro: “ha dato potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12).

 “A quanti l’hanno accolto ha dato il potere di diventare …” Quest’affermazione di san Giovanni può lasciar intendere che qualcuno potrebbe non accoglierLo e pertanto potrebbe non diventare figlio di Dio, qui entra in ballo il libero arbitrio, la volontà di fare una scelta.

Certo, comprendo bene che forse molte testimonianze di noi cattolici ti hanno deluso, allontanato, spiazzato ma nel momento in cui – tu, io, l’altro – avviene il vero incontro con il Risorto, allora nessuno potrà mai più condizionare questo rapporto che si svolge sia in modo esclusivo (un tu per Tu fra la creatura e Dio), quanto comunitario, ecclesiale perchè la Chiesa è una Comunione di Santi.

Certo la Chiesa è Santa ma è composta da membra – noi – che santi ancora non lo siamo ma dove molti si sforzano per diventarlo vivendo una quotidianità davvero cristiana, senza clamori o segnali visibili, ma che alimenta la vita stessa della Chiesa. E’ la Chiesa che santifica le membra, non siamo noi a santificare la Chiesa.

 Per convincerti, forse, della fede che professo dovrei risponderti come Gesù: “Che cercate?”. Gli risposero: “Rabbì (che significa maestro), dove abiti?”. Disse loro: “Venite e vedrete”. Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui” (Gv.1,38-39). Il primo incontro con una persona affascinante suscita curiosità e interesse. Ma non basta, se non porta all’amicizia e al desiderio di stare insieme, al condividere insieme.

Nel mio caso rispondo all’invito di Pietro: “Pronti sempre a rendere ragione della speranza che è in voi” .. (1Pt 3,14-17), Pietro non ci dice di dare ragione o torto delle prove, ma di dare ragione della “speranza” che è in noi. Sono qui a comunicare con te non per discutere di prove, ma per trasmetterti qualcosa che ha riempito la mia esistenza, l’ha cambiata, l’ha stravolta e coinvolta. Nel mio incontro con Cristo non ho ricevuto dei dati, delle statistiche, degli indici di gradimento o quant’altro, ma ho ricevuto una speranza, la speranza della vita che non muore, la speranza che non di solo pane viviamo, una speranza che si è fatta certezza, strada facendo, che sono amata non da un dio qualunque, ma dal Dio fatto carne, il Dio Incarnato, quel Dio che mi ha tanto amato da dare la sua vita perchè anche io la potessi ricevere in abbondanza e per l’eternità.

“Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri.” (fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP Maestro dell’Ordine)

Vuoi davvero sapere che cosa è la Chiesa e che cosa sei tu, io, noi, l’Uomo? prendi un Crocefisso, non uno artistico con forme accennate, ma uno di quelli tosti che riportano tutto della passione e morte e fissalo, anche per mezz’ora se lo riterrai necessario o se ne sarai capace. Un giorno, due, tre, fino a quando le tue ginocchia non si piegheranno per la stanchezza. Poi chiediti: cosa ci vedo?Un’uomo straziato, crocefisso, percosso, umiliato, ucciso….

Da qui allora i tuoi tanti “perchè” cominceranno a prendere forma. Questa è la Chiesa vera, questo è l’Uomo vero, quello potresti diventare anche tu, se lo vorrai… ma fino a quando non arriviamo a piegare quelle ginocchia, che sono il segno dell’abbandono della nostra superbia nei confronti stessi di Dio, quel Dio amorevole non volendo forzare il nostro arbitrio e la nostra volontà, non ci rivelerà nulla di Sè.

Allora, ho risposto alle tue domande? Non lo so e francamente non è più a me che devi rispondere ma a quel Dio che cerchi, se lo cerchi per davvero. Io non posso fare altro che accompagnarti ora con la preghiera, mettendoti nei grani del Rosario quotidiano affinchè sia Maria stessa a portarti a questo incontro.

Convertirsi, ricordalo, non è diventare vittima – al contrario – significa trovare l’Avvocato perfetto delle nostre cause perdute, significa entrare in un rapporto vivo e vero con Dio a tal punto da diventare Figli perchè, mentre noi trascendiamo dal basso verso l’alto nel convertirci, Dio è disceso precedendoci per venirci incontro, per facilitarci il cammino.

Questi sono i primi passi che dovrai fare se vorrai parlare davvero di Scrittura e di storia della Chiesa ricevendone grandi benefici, diversamente le tue domande aumenteranno senza trovare alcuna risposta, lasciandoti sempre l’amaro in bocca e il cuore inquieto perché, come insegnava Sant’Agostino del quale ti suggerisco di leggere le sue Confessioni: “il nostro cuore è inquieto fino a quando non riposa in Te, mio Dio” e quando si convertì riconobbe: “Tardi t’amai… tardi ti amai!”.

Ponendoti sotto la custodia di Maria Santissima, ti siano graditi i miei più fraterni saluti.

+Sia lodato Gesù Cristo.