Gesuiti in prima fila. Sapevate che…

Ai gesuiti piace primeggiare. Lo hanno sempre fatto: nel bene e, purtroppo, anche nel male.

I gesuiti si sono sempre “vantati” di essere i primi ad obbedire. Qualcuno ha fatto notare che quest’affermazione nasconde il loro voler primeggiare. Effettivamente, nel bene e nel male, i gesuiti sono sempre in prima fila. Nel bene, in quanto al Concilio di Trento hanno primeggiato nella difesa della Fede. Anche nel male perché al Vaticano II hanno primeggiato nell’abbandono della vera Fede. Da allora sono sempre rimasti in prima fila.


RINGRAZIAMO L’AMICA ENZA PASQUALI per aver dato voce all’articolo con questo video che vi invitiamo ad ascoltare, grazie:


 

Quando diciamo “in prima fila” intendiamo anche letteralmente, come dimostra la fotografia che vi mostriamo, in cui vi sono ritratti quattro gesuiti che stanno manifestando per le strade di New York nel 1976. Di che manifestazione si tratta? È il primo “gay pride” svoltosi nella “Grande Mela”.

Chi sono questi quattro infedeli figli della Chiesa e di Sant’Ignazio di Loyola? Rispettivamente, da destra a sinistra: Robert Carter, John J. McNeill, Bernárd Lynch e Dan McCarthy.

Oltre che essere omosessuali, costoro fondarono l’associazione DignityUSA, il cui scopo era promuovere i “diritti” degli omosessuali nella società civile e dei “cattolici lgbt” nella Chiesa cattolica. Si riunirono la prima nel 1972 nella cappella dei gesuiti della 98a strada Ovest di Manhattan. La DignityUSA è stata ufficialmente condannata dalla Santa Sede.

Robert Carter († 2010), oltre che praticare la sodomia, nel corso degli anni ha più volte celebrato “nozze gay”. Sosteneva di farlo proprio – ha spiegato – in quanto gesuita: «Dato che Gesù stava dalla parte degli emarginati, quelli rifiutati dall’establishment religioso del suo tempo, mi considero un gesuita nel senso pieno della parola; un vero “compagno di Gesù” da quando ho dichiarato pubblicamente di essere omosessuale, cioè uno degli scarti sociali del mio tempo». Qualche volte fu timidamente rimproverato dal suo provinciale, ma non sono mai state prese misure disciplinari nei suoi confronti.

John J. McNeill († 2015) ha invece avuto l’ordine ufficiale dalla Santa Sede, nel 1977, di non parlare più in pubblico dell’omosessualità, né di scrivere sull’argomento. Nel 1986 attaccò duramente il Vaticano dopo la pubblicazione della Lettera sulla cura delle persone omosessuali, firmata dall’allora cardinale Joseph Ratzinger e voluta da Giovanni Paolo II. Da allora non ha più taciuto. Poiché le sue uscite erano sempre più dure, su ordine irrevocabile del Vaticano, fu espulso dalla Compagnia nel 1987. «Ho sempre saputo che ero omosessuale», ha dichiarato più volte. «Il mio messaggio è che Dio ama e approva gli omosessuali».

Bernárd Lynch ha invece fatto ufficialmente coming out nel 1998, quando fece “benedire” la sua “unione” con il suo “compagno” da un monaco cistercense americano. Ovviamente fu ridotto allo stato laicale. Nel 2007 contrasse anche le “nozze civili”. In un’intervista del 2012 si è vantato di essere il primo prete cattolico ad aver “sposato” una persona dello stesso sesso. Ancora in quell’intervista conferma che nel suo ordine tutti erano a conoscenza della sua omosessualità.

Dan McCarthy, quanto a lui, iniziò una relazione sodomitica nel 1976, con un uomo che conobbe durante una funzione religiosa alla DignityUSA. Nel 2011 hanno contratto “nozze civili”. «Sono omosessuale da 75 anni e prete da 48,ha dichiarato nel 2014non è una novità per me. Tra l’altro, la missione della Chiesa non è dettare il comportamento delle persone, ma quella di proclamare il Regno di Dio». Non è interessato ad avere l’approvazione della Chiesa, o meglio, del Vaticano, perché ha, secondo lui, quella di Dio.

Se qualcuno, dunque, riteneva che l’attuale paladino degli omosessuali, l’altro gesuita James Martin, fosse “piovuto dal cielo” negli ultimi anni, era in grande errore. L’omoeresia è penetrata nella Chiesa dagli anni ’50-‘60, in particolar modo nella Compagnia di Gesù.

Quello che fu il glorioso ordine di Sant’Ignazio di Loyola fu infestato fin dagli anni ’30-‘40 dalla nouvelle theologie, che prese definitivamente il sopravento – approfittando del fatto che molti “nuovi teologi” gesuiti furono importanti periti conciliari – durante il generalato (1965-1983) di Pedro Arrupe (1907-1991), come vi abbiamo già raccontato in un nostro precedente studio sull’argomento.

La deriva dottrinale non può che portare a quella morale. Non è un caso che il deus ex machina del ‘68 americano è stata proprio la Compagnia di Gesù (o di Arrupe?), promuovendo – direttamente o indirettamente – iniziative come il movimento New Age, il rock ‘n roll “cattolico”, nonché il musical Jesus Christ Superstar, ecc. (cliccare qui, qui e qui). E adesso questi gesuiti sono riusciti ad impossessarsi del governo della Chiesa.

I peggiori nemici della Chiesa sono quelli interni, non quelli esterni. Giuda Iscariota rimase convintamente fra gli Apostolici.

IPSE DIXIT

«Quanto alle novità che possiamo oggi scoprire in questo messaggio [Fatima, ndr], vi è anche il fatto che non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa. Anche questo si è sempre saputo, ma oggi lo vediamo in modo realmente terrificante: che la più grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa e che la Chiesa quindi ha profondo bisogno di ri-imparare la penitenza, di accettare la purificazione, di imparare da una parte il perdono, ma anche la necessità della giustizia. Il perdono non sostituisce la giustizia. Con una parola, dobbiamo ri-imparare proprio questo essenziale: la conversione, la preghiera, la penitenza e le virtù teologali. […]» (Papa Benedetto XVI, Conferenza stampa durante il volo diretto a Fatima, 11-05-2010).

«[…] Si discute se tutti i disordini che vediamo nel mondo non sono da attribuire ai preti. Ciò potrà scandalizzare qualcuno, ma il problema richiede che io mostri, con la grandezza del male, l’importanza del rimedio. Si sono fatte parecchie conferenze su tale questione e la si è dibattuta a fondo per scoprire le radici di tanti mali: il risultato è stato che la Chiesa non ha nemici peggiori dei preti. E da loro che sono venute le eresie […]» (San Vincenzo de’ Paoli, Entretiens spirituels, ed. Dodin, Seuil, Parigi 1960, pp. 501-502).


 

AGGIORNIAMO L’ARTICOLO SOPRA con quest’altra notizia:

Scismatici, eretici e figlie d’arte al gay pride di Cuba

Nei gay pride di tutto il mondo, appaiono spesso le caricature dei preti. Ma nel caso del gay pride di Cuba, tenuto a battesimo da Mariela Castro (figlia di Raul) il prete c’era davvero: Roger LaRade, sacerdote della Eucharistic Catholic Church. Che è il prodotto di una storia complessa di scismi e di manipolazione della dottrina.

 

Roger LaRade

(il falso vescovo -ex gesuitia – Roger Larade)

I Gay Pride vilipendono spesso l’abito di sacerdoti e suore, ma sabato 9 maggio, a Cuba, all’VIII Giornata contro la omofobia e la transfobia, il prete c’era davvero: Roger LaRade, un ex gesuita omosessuale che, con diversi altri, non perde occasione per usurpare il titolo di “cattolico”.

Reginetta del ballo è stata ovviamente Mariela Castro Espín, nipote del Líder máximo, Fidel, e figlia del fratello di questi, Raúl, l’attuale capo indiscusso dell’Isola; lo stesso che il giorno dopo la pagliacciata, domenica 10, ha incontrato Papa Francesco in Vaticano. Tutto è iniziato la sera di venerdì 8 con un gran gala contro l’omofobia ‒ nel Teatro Karl Marx de L’Avana ‒ e con l’assegnazione (alla memoria) del primo premio istituito dal Centro Nacional de Educación Sexual de Cuba, il “braccio armato” della rampolla Castro, a Vilma Espín Guillois (1930-2007), ingegnere chimico, femminista, rivoluzionaria, membro del Comitato centrale dell’Ufficio politico del Partico comunista cubano dal 1980 al 1991, moglie di Raúl e madre di Mariela. Poi sabato, sfidando la legislazione cubana che (nonostante le chiare aperture di papà Raúl) vieta ancora le “nozze” gay, Mariela e soci (in tutto un migliaio di persone) hanno preparato il set sul quale una ventina di coppie omosessuali si è “sposata” con “rito simbolico”.

Gettonato officiante della Wedding Ceremonies (un “tutto compreso” per ogni gusto e sensibilità), il citato LaRade si autodefinisce «ex sacerdote gesuita che attualmente esercita privatamente come analista jungiano» e si vanta di saper celebrare nozze con rito cattolico o «spirituale o non-confessionale», oltre che di «amare la lettura, le passeggiate, la bicicletta, i film e lo studio della chitarra». I suoi ricordi del seminario sono però un po’ diversi. All’epoca, infatti, «condivideva con i compagni di studi una vita contemplativa fatta di preghiera, Scritture e filosofia», e, nel tempo libero, «gite nei bar e nei club gay di San Francisco, o uscite per vedere film a tema gay come La cage aux folles. Alcuni dei suoi compagni di classe portavano anche leziosi soprannomi femminili».

Oggi è “arcivescovo” e primate di un gruppuscolo attivo in Canada con il nome di L’Église Catholique Eucharistique/The Eucharistic Catholic Church, votato alla «piena inclusione delle persone LGBTQ, che sono doni di Dio, nella vita della Chiesa, la quale comprende pure l’ordinazione sacerdotale e il sacramento del matrimonio». Tutto ebbe inizio negli anni 1940 quando, dopo voci e sospetti, il vescovo della Chiesa ortodossa greca John Augustine Kazantks (morto nel 1957), si dichiarò omossessuale, ruppe con i confratelli ed emigrò negli Stati Uniti. Il nucleo originario di quella che poi sarà l’ECC, orgogliosa prima Chiesa gay, nacque ad Atlanta, il 1° luglio 1946, allorché Kazantks ordinò sacerdote George Augustine Hyde (1923-2010), ex seminarista cattolico. Il loro primo luogo di culto fu una stanza in affitto al Winecoff Hotel di cui pagavano pigione al Cotton Blossom Room, il gay bar dell’albergo.

Il seguito è un intreccio complesso di nuove Chiese e di molti scismi, tutti orbitanti in quel piccolo ma agitato mondo dove s’intrecciano le sigle e le pulsioni dell’ortodossia autocefala di “rito occidentale” statunitense (avente il dichiarato scopo di azzerare l’identità etnico-culturale dei fedeli ortodossi oriundi orientali negli Stati Uniti onde rigenerarli in una nuova ortodossia esclusivamente nordamericana), di un certo “cattolicesimo americano” eterodosso e “nazionalista”, del “vetero-cattolicesimo” americano (la branca locale dello scisma nato da chi, tra 1869 e 1871, rifiutò il dogma dell’infallibilità pontificia, promulgato durante il Concilio Ecumenico Vaticano I), ma soprattutto della voglia di rifondare ereticamente il cattolicesimo in una “teologia LGBT”. O, come dicono spesso, LGBTQ, cioè lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e queer, cioè “bizzarri”, o questioning, quelli che ancora non han deciso di che sesso essere; oppure ancora ‒ così per esempio preferiscono a Cuba ‒ LGBTI, dove l’ultima lettera sta per “intrasessuali”, coloro che sono affetti da modificazioni patologiche del normale processo fisiologico di sviluppo degli apparati sessuali che però in questa logica surreale diventano l’ennesima possibilità di “scegliersi il sesso”.

Come che sia, alla fine di detto intreccio emerge, distinta dalla ECC originaria attiva negli stati Uniti, L’Église Catholique Eucharistique/The Eucharistic Catholic Church attiva in Canada con due parrocchie nell’Ontario, sette in Camerun e una missione a Güines, isola di Cuba. Arcivescovo e primate dal 2005 ne è appunto LaRade, il quale, dopo l’ordinazione tra i gesuiti, divenne cappellano dell’Università di Regina (Saskatchewan canadese), nel 1990 si è innamorato di un uomo, nel medesimo anno ha gettato alle ortiche l’abito sacerdotale, poi si è immerso nello studio di Carl Gustav Jung tanto da farne un mestiere, dopo 12 anni di convivenza ha “sposato” con rito civile il suo amato e alla fine è tornato prete in ambienti vetero-cattolici.

Carnevalate di chi si arrampica sugli specchi per cercare di definire da sé un cattolicesimo alternativo all’unica Chiesa Cattolica, certo; di ecclesiastici LGBT-friendly dalle carriere pirotecniche esiste del resto una enciclopedia intera. Ma c’è un punto che inquieta. Questo piccolo mondo sin troppo attivo rivendica a gran voce la piena successione apostolica delle proprie ordinazioni. Una pretesa tutta da verificare caso per caso, ma se fosse vera i suoi preti e i suoi vescovi sarebbero anche per la Chiesa Cattolica canonicamente validi benché illeciti. E dunque che fare delle benedizioni e dei sacramenti amministrati da quel clero illecito ma valido?  Peraltro Roger LaRade è al di sopra di ogni sospetto: esercita illecitamente l’autorità episcopale nell’ECC, ma la sua ordinazione sacerdotale nella Chiesa Cattolica fu valida.

(La risposta è chiara che, canonicamente parlando, questi sacramenti non sono validi e questi usurpatori del potere sacerdotale stanno commettendo sacrilegi e blasfemia)