Caro mons. Galantino, tra noi Cattolici e Luterani è proprio la FEDE che ci divide!

I Cattolici sono Cooperatoris Veritatis non discepoli di Lutero

Vogliamo ritornare sull’argomento già affrontato da altre tastiere più forti della nostra come quella della Bussola Quotidiana, vedi qui, altri hanno ricordato il florilegio pervertito di Lutero contro il Papato e la Chiesa tutta, vedi qui; il domenicano Padre Coggi ha scritto un libro interessante per capire come Lutero ha sbagliato, vedi qui; e ancora parlammo qui del chiarimento che Lutero non fu riformatore ma rivoluzionario…. consigliamo anche questo articolo:

I Santi tridentini? Erano ispirati dal demonio …. La svolta luterana del sedicente “episcopato” italiano e della Chiesa ex cattolica

ed infine anche il domenicano Padre Riccardo Barile, vedi qui, disse chiaramente: “Ferma restando la necessità del dialogo ecumenico, è però importante rendersi conto che non è vero che tra cattolici e luterani ci unisce la fede e ci dividono solo delle interpretazioni teologiche. È vero invece che sui sacramenti, l’Eucarestia, l’approccio alle Scritture, il ministero sacerdotale, la Messa come sacrificio, la Madonna è proprio la fede che ci divide…”

Dunque: è proprio la fede che ci divide, ma per il segretario della CEI sembra piuttosto che lo Spirito Santo abbia invece “illuminato” Lutero. Se bestemmia non è ci è andato molto vicino, è stato sacrilego e profanatore, di certo è un grave scandalo l’affermazione di Galantino a riguardo, laddove ha detto che “la riforma di Lutero fu un evento dello Spirito Santo!”

E allora delle due una, non si scappa: o lo Spirito Santo si diverte a confondere la Chiesa, i Papi, i Dottori della Chiesa, i Santi, il gregge…. oppure Galantino non ha capito nulla ed usa la sua posizione per imporre un pensiero che non è cattolico. Disse Paolo VI (ora beatificato) allo scrittore ed amico Guitton:

«C’è un grande turbamento in questo momento nel mondo della Chiesa, e ciò che è in questione è la fede. Capita ora che mi ripeta la frase oscura di Gesù nel Vangelo di san Luca: “Quando il Figlio dell’Uomo ritornerà, troverà ancora la fede sulla Terra?”. Capita che escano dei libri in cui la fede è in ritirata su punti importanti, che gli episcopati tacciano, che non si trovino strani questi libri. Questo, secondo me, è strano. Rileggo talvolta  il Vangelo della fine dei tempi e constato che in questo momento emergono alcuni segni di questa fine. Siamo prossimi alla fine? Questo non lo sapremo mai. Occorre tenersi sempre pronti, ma tutto può durare ancora molto a lungo. Ciò che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico, è che all’interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico all’interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia».

Per comprendere perché noi cattolici non possiamo assolutamente accettare la rivoluzione di Lutero, è presto spiegato nella famosa Mortalium Animos di Pio XI, scritta proprio per difendere la vera Fede di Gesù Cristo e in Gesù Cristo, dalle contaminazioni protestanti. Lutero non ha nulla da insegnare ai Cattolici, checché ne dicano – erroneamente – tanti pastori oggi! L’unica cosa di utile che possiamo riscontrare – e ricavare – da questo “ecumenismo” (se fatto come Dio comanda) è il fatto che abbiamo l’opportunità di riconoscere autentica la Fede della Chiesa nei Sacramenti, nell’antropologia e nell’umanesimo autentico, possiamo capire che la Chiesa aveva ragione ad opporsi alle prepotenze dottrinali di Lutero.

Se mons. Galantino avesse ragione allora farebbe bene a spretarsi, tanto per essere coerente con il rivoluzionario Lutero! Se Galantino avesse ragione allora nessuno di noi dovrebbe obbedire al Pontefice o al Catechismo della Chiesa, nessuno dovrebbe più andarsi a confessare, nessuno avrebbe più DEI DOVERI, perché varrebbe l’idea di Lutero sulla salvezza che non prevede la Grazia santificante, non prevede il libero arbitrio degli uomini e dunque, diceva: “pecca fortiter”…. “pecca fortemente ma ogni giorno che passa abbi sempre piu’ fede in Dio !” che per Lutero, incapace di vivere la continenza del celibato, significava che la salvezza non dipende dai tuoi sforzi, perché “l’uomo è incapace di non peccare“, perciò è sufficiente il Sola Fide.

A ben vedere, effettivamente, ci sembra sia proprio questa la strada intrapresa dalla Chiesa di oggi. Le discussioni sull’Amoris laetitia, sul peccato, sul sesto comandamento, sembrano indirizzare – questa nuova pastorale – verso una RASSEGNAZIONE senza precedenti nei confronti della debolezza degli uomini. Lutero si rassegnò al suo peccare, ma anziché vivere di penitenza e di remissione verso Dio, si preoccupò di trovare nelle Scritture un qualche appiglio per poter giustificare le sue debolezze. Così nasce uno dei documenti dottrinali più inquietanti, quello sulla GIUSTIFICAZIONE nel quale Lutero nega all’uomo una liberà volontà, gli nega il libero arbitrio ed avanza sul sentiero perverso della predestinazione che poi Calvino porterà a compimento.

E’ lana caprina quella di quanti cercano di affermare che non fu Lutero, ma Calvino il grande briccone rivoluzionario!!! Senza dubbio Calvino, porterà alle estreme conseguenze la rivoluzione di Lutero, tanto è vero che il calvinismo e il luteranesimo prenderanno due strade non opposte ma parallele, come a dire che il discepolo Calvino, aveva superato il maestro. Oggi poi è così comodo gettare tutte le colpe addosso Calvino, dal momento che il calvinismo è pressoché scomparso… mentre il luteranesimo, per quanto in forte crisi, è comunque sia sempre alle fondamenta di tutto il movimento Protestante che oggi si chiama “evangelico”… il lupo cambia il pelo e pure il nome, ma non il vizio!

Le affermazioni profane e sacrileghe di Galantino ci riportano così a quel “pecca fortiter”…. non a caso infatti, questa chiesa di oggi filtra, senza affermazioni dottrinali ma solo pastorali (sic!) una certa compiacenza con l’uomo peccatore, ossia con il suo peccare senza spingerlo alla conversione: “pecca uomo, pecca fin che puoi – sembrano dire questi pastori – tanto Dio è misericordioso! Lo Spirito Santo ha illuminato Lutero…” e così vorrebbero salvare capre e cavoli, avere la botte piena e la moglie ubriaca.

E se nel 1977 Paolo VI affermava che sui “libri in cui la fede è in ritirata su punti importanti, gli episcopati tacciano…”, oggi sono andati ben oltre non solo tacendo nel difendere la Verità, ma come Galantino afferma, li appoggiano, li fanno propri, li scrivono loro stessi riempiendoli di ogni possibile eresia, si veda qui, ed anche qui per capire come, tutto ciò, era stato profetizzato dal Patriarca di Venezia nel 1883.

Ratzinger lo aveva capito bene, lo denunciò e non cambiò mai parere: «Chi oggi parla di “protestantizzazione” della Chiesa cattolica, intende in genere con questa espressione un mutamento nella concezione di fondo della Chiesa, un’altra visione del rapporto fra Chiesa e vangelo. Il pericolo di una tale trasformazione sussiste realmente; non è solo uno spauracchio agitato in qualche ambiente integrista…» (Rapporto sulla Fede del 1984, cap.11 Fratelli ma separati).

Caro mons. Galantino, tra noi Cattolici e Luterani è proprio la FEDE che ci divide!

Ci vengono a mente le parole meste del Signore Gesù: «Quando il Figlio dell’uomo ritornerà, troverà ancora la fede sulla terra?» (Lc.18,8) “Gratia facit fidem“, dice san Tommaso d’Aquino: la grazia crea la fede, NON UN FEDE QUALSIASI, attenzione, e non soltanto quando la fede inizia, ma la grazia crea la fede istante per istante, momento per momento DISCIPLINANDOLA AL VOLERE DEL CRISTO, partendo però dalla CONVERSIONE e non da un ribaltamento dell’identità del Cristo come fece Lutero e come fa oggi Galantino affermando che lo Spirito Santo avrebbe sostenuto così Lutero nelle sue farneticazioni contro la Grazia ed altro. A questa fede fa eco la bellissima Lettera di Giacomo, una di quelle che Lutero voleva eliminare perché non rispondeva alle sue esigenze di peccatore:

Sottomettetevi dunque a Dio; resistete al diavolo, ed egli fuggirà lontano da voi. Avvicinatevi a Dio ed egli si avvicinerà a voi. Peccatori, purificate le vostre mani; uomini dall’animo indeciso, santificate i vostri cuori. Riconoscete la vostra miseria, fate lutto e piangete; le vostre risa si cambino in lutto e la vostra allegria in tristezza. Umiliatevi davanti al Signore ed egli vi esalterà…” (Gc.4,1-10), un programma del tutto ostico a Lutero ieri, e a Galantino oggi…

Lutero non sopportava la sottomissione, non sopportava la penitenza, il piangere per i propri peccati, l’umiliarsi davanti a Dio, non digeriva il concetto della CONVERSIONE, di conseguenza arriverà a stravolgere non solo il Peccato originale ma anche l’essenza stessa del peccato e del peccare, proprio ciò che sta accadendo oggi nella nuova pastorale cattolica.

Come possiamo reagire?

Intanto se dovessimo dare corrispondenza al sacrilegio di Galantino, per seguire Lutero, allora per coerenza non dovremmo obbedire ad alcun vescovo, ne a lui e neppure al Papa! Ma noi non siamo protestanti, non siamo luterani e per quanto queste affermazioni di un vescovo ci feriscono, ci fanno male, ci fanno soffrire, noi resteremo Cattolici PER GRAZIA DIVINA! Perciò non obbediremo a Galantino, ma continueremo nell’abbraccio filiale ed obbediente al Sommo Pontefice, obbedienza a quel DEPOSITUM FIDEI che egli stesso è chiamato a conservare intatto e a trasmettere.  Non possiamo sceglierci noi fede o dottrine, il Papa, un’altra Chiesa, non esiste…. ma abbiamo LA CHIESA una, santa e cattolica che – guidata dal vero ed unico Spirito Santo – ha parlato per mezzo di Lei e tutto è stato sigillato in quello che chiamiamo IL CATECHISMO, la dottrina, il Deposito della Fede per mezzo della viva Tradizione, non abbiamo altro e non ci serve altro se non di studiarlo esserne coerenti e metterlo in pratica. Ci serve di esercitare le virtù della pazienza, dell’umiltà, della tenacia, con mitezza e spirito di carità, ma anche fermezza, scaltrezza, audacia, PERSEVERANZA.

Ricorda che:

Disse Paolo VI all’Udienza generale del 19 gennaio 1972: “Noi possiamo allora comprendere perché la Chiesa cattolica, ieri ed oggi, dia tanta importanza alla rigorosa conservazione della Rivelazione autentica, e la consideri come tesoro inviolabile, e abbia una coscienza così severa del suo fondamentale dovere di difendere e di trasmettere in termini inequivocabili la dottrina della fede; l’ortodossia è la sua prima preoccupazione (..) e la consegna dell’Apostolo Paolo: Depositum custodi (1Tim. 6,20; 2Tim. 1,14) costituisce per essa un tale impegno, che sarebbe tradimento violare. La Chiesa maestra non inventa la sua dottrina; ella è teste, è custode, è interprete, è tramite; e, per quanto riguarda le verità proprie del messaggio cristiano, essa si può dire conservatrice, intransigente; ed a chi la sollecita di rendere più facile, più relativa ai gusti della mutevole mentalità dei tempi la sua fede, risponde con gli Apostoli: Non possumus, non possiamo (Act. 4, 20).” (vedi qui).

Laudetur Jesus Christus