Rahner, la chiave per scardinare duemila anni di fede

La “svolta antropologica” di Karl Rahner non consiste genericamente in uno sguardo rivolto all’uomo, una specie di nuovo umanesimo o di nuovo personalismo cristiano. Esso consiste nella radicale accettazione della completa storicità dell’uomo. Svolta antropologica vuol dire che Dio si incontra nell’uomo e nel suo mondo storico. L’uomo è sempre “dentro” la storia, è strutturalmente “situato”, ha sempre alle spalle qualcosa che lo condiziona, un orizzonte che viene prima della sua esperienza storica e che la rende possibile.

di Stefano Fontana (13-01-2018)

Molti hanno commentato le affermazioni di don Maurizio Chiodi, teologo e membro della Pontificia Accademia per la Vita, sulla contraccezione, e tra di essi anche noi de la Nuova Bussola Quotidiana (vedi qui e qui). In genere però ci si è soffermati sulle sue affermazioni e meno sulle motivazioni o assunzioni di principio. Queste ultime, da lui espressamente indicate, sono due: il principio della interpretazione di Humanae vitaealla luce di Amoris Laetitia e la “svolta antropologica” di Karl Rahner.

Può essere utile indugiare su questi due principi perché, a partire da essi, il prof. Chiodi è stato assolutamente coerente nelle sue conclusioni di apertura alla contraccezione nella morale cattolica. Si potrà così capire anche che i due principi sono strettamente connessi l’uno con l’altro.

Karl Rahner, SJ (1904-1984)

La “svolta antropologica” di Karl Rahner, come ho cercato di mostrare in un mio recente libretto, non consiste genericamente in uno sguardo rivolto all’uomo, una specie di nuovo umanesimo o di nuovo personalismo cristiano. Esso consiste nella radicale accettazione della completa storicità dell’uomo. Svolta antropologica vuol dire che Dio si incontra nell’uomo e nel suo mondo storico. L’uomo è sempre “dentro” la storia, è strutturalmente “situato”, ha sempre alle spalle qualcosa che lo condiziona, un orizzonte che viene prima della sua esperienza storica e che la rende possibile.

Per riprendere una immagine di Étienne Gilson, è come se l’uomo fosse davanti ad una scenografia e, tentando egli di andare al di là della scenografia per conoscere la realtà, qualcosa in lui producesse un’altra scenografia, senza mai uscire dalla successione delle scenografie. L’uomo non incontra mai il trascendente, incontra sempre l’immanente perché l’uomo – ecco appunto la “svolta antropologica” – fa strutturalmente parte del problema che egli vorrebbe risolvere, quello del senso della vita, e facendone strutturalmente parte, non vede mai le cose da un punto di vista esterno e trascendente ma sempre dall’interno.

La rivelazione di Dio avviene così, dentro la storia umana e in modo umano, tramite eventi umani: Dio nella storia non c’è, c’è solo l’uomo, e se vogliamo parlare di Dio dobbiamo parlare dell’uomo, se vogliamo vedere Dio dobbiamo guardare l’uomo. Dio si incontra nell’uomo e il mondo è grazia.

Si capisce subito che, date queste premesse, non si potrà pensare all’esistenza di divieti morali da rispettare sempre e in ogni situazione. Né l’Humanae vitae né la Veritatis splendor possono stare dentro questo contesto teologico. Esso le espelle da se stesso e, se assunto, ne provoca la radicale revisione. Le pretese di principi morali assoluti sarebbero da considerarsi ideologiche. Dopo la svolta antropologica di Rahner, infatti, ogni posizione dottrinale definitiva, sia in campo dogmatico che morale, è da considerarsi la pretesa ideologica di voler vedere Dio come se fosse una cosa di questo mondo, mentre invece vediamo solo l’uomo, la pretesa di sottrarci al condizionamento strutturale in cui ci troviamo e ridurre la verità cristiana a definizione, a legge, a norma, a struttura, la pretesa di sentire la Parola di Dio definitiva mentre invece Egli è il Silenzio e si esprime atematicamente (ossia non dandoci dei contenuti) da dentro le vicende umane. Dio non lo si vede, e nemmeno la sua dottrina immutabile: nella storia ci si può solo porre domande (la cosiddetta “questionabilità”), discernere sempre provvisoriamente le situazioni, accompagnarci in una ricerca priva di pretese.

Dichiarando i suoi principi di partenza, il Prof. Chiodi si è dimostrato coerente nelle conclusioni. Il problema, piuttosto, è che egli ha indicato nella “svolta antropologica” di Rahner un presupposto ovvio e scontato, mentre rimane ancora qualcuno che lo contesta. Non c’è dubbio che tale principio oggi rappresenti una nuova scolastica, che il teologo che lo negasse avrebbe difficile vita accademica, che le applicazioni che ne derivano sono dilagate e diventate pane quotidiano fin nella più piccola parrocchia, ma con ciò la “svolta antropologica” di Rahner non è ancora dottrina della Chiesa.

E così arriviamo al secondo dei principi indicati dal prof. Chiodi. Sarebbe normale pensare che, dato che esiste una tradizione della Chiesa, è l’ultimo documento magisteriale a dover essere letto a partire dai precedenti e non viceversa. Anzi, prima ancora, il magistero dovrebbe aver pubblicato l’ultimo documento garantendo che è in linea con i precedenti e ammettendo quindi implicitamente già con la stesura e l’autorevole pubblicazione del nuovo testo che così esso deve essere letto. Ma se ci si colloca dentro la nuova prospettiva della “svolta antropologica” emerge l’esigenza contraria. Dogmi e principi morali cambiano perché Dio ce li rivela non in presunte “tavole” fuori dal tempo, ma dentro le vicende della storia e quindi oggi potrebbe essere proprio Dio a volere che la Chiesa faccia questo passo in avanti nel tema della contraccezione.

(fonte: lanuovabq.it)