In quel tempo, Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!». (Mt 13, 36-43)
La «zizzania» è una delle pagine del Vangelo che ha avuto una diffusissima eco nei “detti”, nel linguaggio, nel modo di pensare “l’altro”, in ogni tempo. Chi non ha mai fatto uso dell’espressione «seminare zizzania»? «Spargere zizzania»? «Mettere zizzania»? «Non voglio più vedere quella zizzania»? Al punto che anche chi non conosce il Vangelo usa tranquillamente queste espressioni… e questo la dice lunga sull’influsso del Vangelo anche nell’agire umano.
Una curiosità linguistica: – La zizzania corrisponde botanicamente al loglio (Lolium temulentum), un’erba infestante che nelle prime fasi di crescita è quasi identica al grano, rendendo impossibile distinguerli fino alla maturazione delle spighe. Da questo brano deriva il modo di dire comune “seminare zizzania”, che significa seminare discordia e divisione.
Ma l’interrogativo che tocca la zizzania è uno dei più drammatici della storia del mondo e della propria vita: è il problema del male. Perché esiste il male? E perché il male talora ha il volto del bene? Perché il bene sembra destinato a fallire, ad essere rovesciato dal male? E poi chi fomenta il male? E spesso ci chiediamo – dov’è Dio? Perché Dio permette il male?, VEDI QUI
La parabola della zizzania è qui illuminante. Il male è, apparentemente, inspiegabilmente una dimensione ineliminabile nella storia. Il male di per sé “non esiste”, ci spiega l’Aquinate, perchè esso è “mancanza del Bene” che è Dio, e dove Dio è assente inevitabilmente il male ne occupa lo spazio e questo a causa del PECCATO ORIGINALE.
Ma paradossalmente anche dove c’è Dio, il male non cessa di fare la sua comparsa, anche tra gli eletti dirà Gesù, che rischiano sempre di venire ingannati… (cfr.Lc.16,8 ) A chi vuole sradicare subito la zizzania dal mondo Gesù dice: «Lasciate che l’una e l’altra crescano insieme fino alla mietitura… Perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano» (Mt 10,30). Il bene e il male sembrano così stranamente intrecciati l’uno all’altro, in modo inestricabile: chi mai può essere tanto sicuro di riconoscerli?
Chi può permettersi di sradicare, quando Dio stesso ti invita alla pazienza, perché è dai frutti che si riconosce la pianta? Chi di noi è tanto sicuro di riconoscere il bene e il male senza farsi portare da pregiudizi, da interessi personali, da condizionamenti più o meno remoti?
Ma la pazienza che Dio ci chiede non è equivoca, non è accomodamento, non è compromesso: il bene deve davvero crescere, e il fatto che cresca la zizzania è una condizione misteriosamente inevitabile che nella storia dell’umanità e di ognuno di noi significa tante volte lotta, dolore, sconfitta. Eppure – nell’infinita Sapienza e PERMISSIONE DIVINA – è solo così che il bene può crescere; e la speranza che ci è donata è che da questa lotta, da questo dolore, da questa sconfitta nasca e venga raccolta la spiga, che diviene poi pane, che è vita, la nostra vita redenta da Gesù.
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Il male, dunque, è reale, ma non è “dal seme di Dio”
Gesù chiarisce che il buon seme è Dio, mentre la zizzania nasce dal nemico, la zizzania “non può venire da Dio… Bene infinito ed eterno”; viene dal nemico e da chi lo segue. Gesù ci insegna e ci spinge ad identificare la zizzania, senza farci dominare dal panico, dalle paure.
San Tommaso d’Aquino (nella Catena Aurea riportando i Padri) mette in evidenza l’intento: il diavolo mescola errore e verità: “Questa è l’astuzia del Diavolo, mescolare sempre l’errore con la verità”, e per questo non è saggio agire “troppo presto” e in modo confondente.
Questi “tempi” li conosce solo Dio, a noi Discepoli è dato di fare discernimento, imparare una certa convivenza e attendere la mietitura, continuando a seminare il buon grano.
Regola pratica: quando senti la tentazione di “ripulire subito” con rabbia o sospetto totale, o fosse anche il buon zelo ad animarti, fermati: affida al Cristo la separazione finale, non spetta a te fare giustizia ma a Lui.
Tieni gli occhi della coscienza svegli: la zizzania spesso cresce mentre “si dorme”.. non abbassare mai la guardia, per questo Gesù consiglia di “pregare incessantemente” per non cedere alle tentazioni.
Attenzione alla negligenza spirituale..
Giovanni Crisostomo commenta che l’ostacolo è legato al “mentre gli uomini dormivano”: è pericoloso perché l’errore entra in modo privato e graduale, spesso sollecitato dallo zelo e dalle buone intenzioni.
E perchè vigilare? Sempre il Crisostomo spiega che è necessario vigilare poiché il demonio è solerte verso chi è disinteressato, ossia dorme, non fa discernimento ed ha un pensiero corrotto, e che la zizzania può arrivare “dopo” aver acquisito la verità, cioè imitandola e quindi ingannando.
La vigilanza perciò si fa con la preghiera costante, con le virtù dell’umiltà e della pazienza, con la verità nella carità e non con l’isteria, vigilanza non è insonnia ma totale fiducia in Dio.
La zizzania è “simile” al grano, quindi serve il criterio del Vangelo per fare discernimento.
Ma attenzione: Non dobbiamo confondere somiglianza con identità…
San Girolamo osserva che i semi cattivi “in apparenza sono simili al grano buono” e per questo la questione è delicata: l’agricoltore saggio non distrugge tutto per paura, non agisce istintivamente per paura, ma sa fare discernimento e lascia la zizzania dove sta perchè sa bene e conosce Colui che la porterà via a tempo opportuno.
I Padri della Chiesa fanno anche questa similitudine: Ciò che a noi sembra erbaccia, in verità, attira insetti da ogni lato per nutrirsi di nettare.
Quel nettare che è per noi veleno perchè è impregnato dall’errore, per altri insetti utili in natura è nettare di prima qualità. Essi si nutrono e permettono alla natura di continuare il proprio ciclo delle stagioni, poichè infatti, dopo la bella stagione, l’erbaccia si secca e muore, cessa il suo ciclo stagionale dopo aver consegnato agli insetti del polline per trasportare i loro semi. Così il ciclo si ripete ad ogni stagione. Il contadino saggio sa che è bene non estirpare dal campo ogni genere di fioritura, ma di attendere il suo ciclo naturale e così impara a convivere con ciò che è erbaccia, affinchè il proprio raccolto sia arricchito da ogni contributo che si trova in natura. Solo al termine della stagione egli raccoglie l’erbaccia e la brucia.
Ora il campo è la Chiesa nel mondo. Il discepolo di Cristo sa che non deve nutrirsi di certe erbe, conosce la distinzione, sa distinguere un’erba velenosa da quella buona e chi chiede al buon contadino di insegnargli la differenza tra queste erbe, impara la distinzione e ne fa tesoro, senza dover distruggere indistintamente l’erba buona da quella cattiva, tossica. Se dunque, un pensiero “sembra” cattolico ma produce confusione su verità fondamentali (fede, morale, sacramenti), è segno da verificare con calma e fedeltà. Possiamo combattere il male, ma con il metodo di Dio, non con il nostro istinto di perfezione…
“Taglia” ciò che puoi, non ciò che non puoi giudicare!
“Taglia”, ossia PRENDI ciò che puoi e che è buono, ma non gettare via tutto (1Tess.5,21).
Il nostro compito principale è seminare bene e rimuovere da noi stessi, non dal terreno, ossia da ciò che è esterno a noi (Mc.7,14-23; Mt.15,10-20), ciò che è chiaramente dannoso; la separazione totale, ossia quello da sradicare, è “a fine mietitura”.
Fiducia: la Chiesa cresce nonostante la zizzania…
Anche se la zizzania spesse volte spaventa e diventa persino insopportabile, l’indefettibilità attraverso la quale Gesù ha fondato ed istituito LA CHIESA, la Grazia in essa contenuta è assai superiore ed è garanzia che la zizzania non prevarrà mai sul grano buono. San Paolo ricorda una responsabilità comunitaria, ecclesiale: “Dio giudicherà quelli di fuori… ‘Cacciate via il malvagio da in mezzo a voi’”. (1Cor.5,13), cosa significa quel “cacciare”?
Il saggio contadino, come abbiamo visto sopra, non estirpa tutto ma tiene sotto controllo la situazione, egli taglia, pota, ripulisce, così deve fare la Chiesa in ogni tempo.
Sì! prendere sul serio la correzione e la purificazione in ambito proprio (comunità, coscienza, abitudini), senza attribuirsi il ruolo del mietitore finale; senza falciare i campi gettando via tutto.
San Girolamo ci ricorda: “tra il grano” vengono seminati altri semi “in mezzo…”, quindi l’agricoltore non distrugge tutto.
Ecco allora una sintesi pratica
– Non puoi evitare la zizzania, ma non farti dominare.
– Non estirpare con rabbia: la separazione è “a fine mietitura”, il mietitore non sei TU.
– Vigila: il nemico opera “quando si dorme” spiritualmente e si perde la fede in Cristo e nella Sua Chiesa.
– Semina bene: preoccupati di ciò che fai tu, togli ciò che è chiaramente dannoso alla tua anima e coltiva il buon grano.
– Vivi di grazia: non separarti mai dalla Chiesa, dai Sacramenti, dal Magistero e dai Santi, vigila contro lo scoraggiamento.
– La zizzania durerà, ma non è l’ultima parola: la mietitura finale appartiene a Cristo, non a noi.
Il testo evangelico, analizzato approfonditamente dai Santi, racchiude tre grandi insegnamenti:
– La pazienza di Dio: l’ordine di non strappare subito la zizzania mostra che Dio non usa la forza per estirpare immediatamente il male, ma concede tempo per la conversione e il ravvedimento (cfr Mt.5,45).
– Il rifiuto dell’intolleranza: Gesù frena lo zelo impulsivo dei servi che vorrebbero ripulire il mondo con la violenza (vedi Lc.9,51-56), ricordando che il giudizio definitivo spetta solo a Dio.
– Il realismo cristiano: il bene e il male crescono insieme nella storia e persino all’interno della comunità dei credenti; l’uomo non deve scoraggiarsi, ma concentrarsi sul far fruttare il proprio grano buono.
LA SANTA PAZIENZA…. PREGHIERA PER IL DONO DELLA PAZIENZA
Signore, o Fonte di ogni Pace, concedimi oggi il dono della pazienza.
Aiutami ad essere tenero con me stesso, a non condannarmi per i miei errori e a ricordare che ogni cammino ha i suoi inciampi e ogni crescita i suoi tempi.
Insegnami ad accettare i miei limiti senza frustrazione, trasformando la fretta di arrivare in gioia di camminare.
E dammi, ti prego, un cuore largo verso gli altri.
Aiutami a vedere oltre le loro spigolosità, a comprendere le battaglie invisibili che ognuno combatte e a rispondere con un sorriso dove ci sarebbe un giudizio.
Che le mie parole siano un balsamo e non una spada, e il mio ascolto sia uno spazio di accoglienza senza fretta.
Rendi il mio spirito come un mare profondo: che le tempeste in superficie non scuotano la calma del fondo.
Insegnami l’arte dell’attesa, la bellezza del silenzio e la forza mite di chi sa che tutto, a suo tempo, fiorisce.
Amen.
LITANIE DELL’UMILTA’ (quelle originali, recitate ogni giorno dal cardinale Segretario di Stato di san Pio X, il Venerabile Servo di Dio Raffaele Merry del Val – dal 6 gennaio 1934 è concessa l’indulgenza di 100 giorni per la loro devota recita e perseveranza nel metterle in pratica
O Gesù, mite ed umile di cuore – Esauditemi
Dal desiderio di essere stimato – Liberatemi, Gesù
Dal desiderio di essere amato – Liberatemi, Gesù
Dal desiderio di essere decantato – Liberatemi, Gesù
Dal desiderio di essere onorato. Liberatemi, Gesù
Dal desiderio di essere lodato – Liberatemi, Gesù
Dal desiderio di essere preferito agli altri – Liberatemi, Gesù
Dal desiderio di essere consultato – Liberatemi, Gesù
Dal desiderio di essere approvato – Liberatemi, Gesù
Dal timore di essere umiliato – Liberatemi, Gesù
Dal timore di essere disprezzato – Liberatemi, Gesù
Dal timore di essere ripulso – Liberatemi, Gesù
Dal timore di essere calunniato – Liberatemi, Gesù
Dal timore di essere dimenticato – Liberatemi, Gesù
Dal timore di essere preso in ridicolo – Liberatemi, Gesù
Dal timore di essere ingiuriato – Liberatemi, Gesù
Dal timore di essere sospettato – Liberatemi, Gesù
Che altri siano amati più di me – Gesù, datemi la grazia di desiderarlo!
Che altri siano stimati più di me – Gesù, datemi la grazia di desiderarlo!
Che altri possano crescere nell’opinione del mondo e che io possa diminuire – Gesù, datemi la grazia di desiderarlo!
Che altri possano essere prescelti ed io messo in disparte – Gesù, datemi la grazia di desiderarlo!
Che altri possano essere lodati ed io non curato – Gesù, datemi la grazia di desiderarlo!
Che altri possano essere preferiti a me in ogni cosa – Gesù, datemi la grazia di desiderarlo!
Che altri possano essere più santi di me, purché io divenga santo in quanto posso – Gesù, datemi la grazia di desiderarlo!
Atto di amore alla Santissima Vergine del cardinale Merry del Val
O Maria, Madre mia, quanto ti amo! Eppure quanto è poco! Tu m’insegni ciò che m’importa conoscere, perché m’insegni ciò che Gesù è per me e ciò che io devo essere per Gesù.
Preghiamo:
O Dio, che resisti ai superbi e dai la grazia agli umili: concedi a noi la virtù della vera umiltà, di cui il Tuo Unigenito mostrò ai fedeli l’esempio nella sua persona; affinché non avvenga mai di provocare la Tua indignazione con l’esaltarci nell’orgoglio ma, piuttosto, sottomettendoci umilmente possiamo ricevere i doni della Tua grazia. Te lo chiediamo per l’intercessione della Tutta Santa, la Beata Vergine Maria amata Sposa dello Spirito Santo, l’umile ancella nella quale hai compiuto “grandi cose”, affinché venisse santificato il Tuo Santo Nome. Così sia.
1Pater, Ave e Gloria per le sante indulgenze….
O Maria, Regina e Madre, maestra degli umili – pregate per me.
O giusti tutti, santificati specialmente per lo spirito di umiltà – pregate per me.
con questa frase: “Il Signore non ritarda nell’adempiere la sua promessa, come certuni credono; ma usa pazienza verso di voi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi.” (2Pt.3,9)

