Partiamo dalla Meditazione di Papa Clemente per parlare delle “Quattro Tempora” e delle “Rogazioni”, oseremo dire queste sconosciute, purtroppo… noi cerchiamo di riscoprirle.
Dalla «Lettera ai Corinzi» di san Clemente I, papa
Dio ordina il mondo con armonia e concordia e fa del bene a tutti
Fissiamo lo sguardo sul padre e creatore di tutto il mondo e immedesimiamoci intimamente con i suoi magnifici e incomparabili doni di pace e con i suoi benefici.
Contempliamolo nella nostra mente e scrutiamo con gli occhi dell’anima il suo amore così longanime.
Consideriamo quanto si dimostri benigno verso ogni sua creatura.
I cieli, che si muovono sotto il suo governo, gli sono sottomessi in pace; il giorno e la notte compiono il corso fissato da lui senza reciproco impedimento.
Il sole, la luna e il coro degli astri percorrono le orbite prestabilite secondo la sua disposizione senza deviare dal loro corso, e in bell’armonia.
La terra, feconda secondo il suo volere, produce a suo tempo cibo abbondante per gli uomini, le bestie e tutti gli esseri animati che vivono su di essa, senza discordanza e mutamento alcuno per rapporto a quanto egli ha stabilito.
Gli stessi ordinamenti regolano gli abissi impenetrabili e le profondità della terra.
Per suo ordine il mare immenso e sconfinato si raccolse nei suoi bacini e non oltrepassa i confini che gli furono imposti, ma si comporta così come Dio ha ordinato.
Ha detto infatti: «Fin qui giungerai e non oltre e qui si infrangerà l’orgoglio delle tue onde» (Gb 38, 11).
L’oceano invalicabile per gli uomini e i mondi che si trovano al di là di esso sono retti dalle medesime disposizioni del Signore.
Le stagioni di primavera, d’estate, d’autunno e d’inverno si succedono regolarmente le une alle altre.
Le masse dei venti adempiono il loro compito senza ritardi e nel tempo assegnato.
Anche le sorgenti perenni, create per il nostro godimento e la nostra salute, offrono le loro acque ininterrottamente per sostentare la vita degli uomini.
Persino gli animali più piccoli si stringono insieme nella pace e nella concordia.
Tutto questo il grande Creatore e Signore di ogni cosa ha comandato che si facesse in pace e concordia, sempre largo di benefici verso tutti, ma con maggiore abbondanza verso di noi che ricorriamo alla sua misericordia per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo.
A lui l’onore e la gloria nei secoli dei secoli. Amen.
San Clemente I è stato il 4º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica dall’88/92 al 97; viene considerato uno fra i primi Padri Apostolici della Chiesa.
Un testimone della Chiesa dei primi tempi e quanto è straordinario il suo insegnamento! Non contempla la natura soltanto per ammirarne la bellezza, ma perchè attraverso la bellezza dobbiamo riconoscere la Sapienza, la bontà e la Provvidenza del Creatore.
Per quanto la Natura sia soggetta alla contaminazione e conseguenze del peccato originale, in essa si mantiene l’ORDINE VOLUTO DA DIO.
C’è poi un significato ancora più profondo: Clemente descrive l’armonia del creato per richiamare i cristiani alla concordia.
Come il sole, gli astri, il mare e le stagioni seguono l’ordine stabilito da Dio, così anche gli uomini sono chiamati a vivere nella pace, nella fedeltà e nell’unità.
Il creato allora diventa una lezione di vita cristiana!
Ed è proprio questa una delle grandi ricchezze della Tradizione cattolica: trasmetterci, attraverso i Padri della Chiesa, una sapienza che non invecchia mai, perché conduce sempre a Cristo.
Colpisce soprattutto quella conclusione:
«Tutto questo il grande Creatore e Signore di ogni cosa ha comandato che si facesse in pace e concordia».
In un mondo tanto spesso dominato dalla discordia, queste parole antichissime conservano una forza attuale impressionante.
La Tradizione non è un semplice ricordo del passato: è una testimonianza viva della fede ricevuta dagli Apostoli e trasmessa nella Chiesa, le cui porte inferi non prevarranno, mai!

Questa pagina di san Clemente I, papa, che abbiamo appena illustrato, offre una bellissima chiave per comprendere il significato delle antiche Quattro Tempora, tuttora presenti nel Messale Romano del 1962.
Le Quattro Tempora sono un’antica tradizione di preghiera che la Chiesa non ha mai cancellato, ma ha chiesto di adattare alle situazioni locali.
Il loro significato resta molto attuale: santificare il passare delle stagioni, ringraziare Dio per i doni della terra e del lavoro, e domandare che questi doni siano vissuti nella giustizia e condivisi con tutti. Non sono però, oggi, una celebrazione uniforme e automaticamente riconoscibile in ogni parrocchia: il Messale affida alle Conferenze episcopali di stabilirne tempi e modalità e, purtroppo, non tutti i parroci seguono le Norme prescritte e, sempre purtroppo, molti Vescovi chiudono un occhio, anche due per evitare conflitti…
Dall’armonia del Creato alla santificazione delle stagioni
San Clemente scrive:
«Le stagioni di primavera, d’estate, d’autunno e d’inverno si succedono regolarmente le une alle altre».
Se Dio governa il tempo e le stagioni con sapienza e Provvidenza, l’uomo deve riconoscere questa sovranità, ringraziarlo per i suoi benefici e santificare il tempo che ha ricevuto.
Nella disciplina liturgica tradizionale, le Tempora comprendono mercoledì, venerdì e sabato, quattro volte all’anno: dopo la terza domenica di Avvento, dopo la terza domenica di Quaresima, dopo la domenica della Santissima Trinità e dopo la terza domenica di settembre, con particolare attenzione alla preghiera, al digiuno, alla penitenza e alle opere di carità.
Furono anche strettamente collegate alle ordinazioni sacerdotali…
- Primavera — Tempora di Quaresima – Risveglio della creazione, conversione e rinnovamento dell’anima.
- Estate — Tempora di Pentecoste – Maturazione delle messi, riconoscenza per i doni dello Spirito Santo.
- Autunno — Tempora di Settembre – Frutti della terra, rendimento di grazie e offerta del lavoro umano.
- Inverno — Tempora di Avvento – Raccoglimento, vigilanza e attesa del Salvatore.
Le Quattro Tempora non sono semplicemente una benedizione delle stagioni o una celebrazione della natura.
Sono la risposta cristiana ai doni del Creatore.
Il tempo non appartiene soltanto all’uomo: è dono di Dio e deve ricondurre l’uomo a Dio.
San Clemente contempla l’ordine della creazione; la liturgia delle Tempora insegna all’uomo a rispondere a quest’ordine attraverso la preghiera, il ringraziamento, la penitenza e la carità.
È significativo che l’antica disciplina invitasse anche alla moderazione nell’uso dei beni ricevuti e all’aiuto dei bisognosi.
E non è una memoria completamente scomparsa dalla liturgia riformata: anche il Messale Romano italiano, Novus Ordo, conserva indicazioni per ricordare e santificare l’avvicendarsi delle stagioni, pur con modalità differenti da quelle del Messale antico.
Ecco come le riporta il Messale Romano (CEI Anno 2020):
VII. Le Rogazioni e le «Quattro Tempora»
45. Con le Rogazioni e le «Quattro Tempora» la Chiesa è solita pregare il Signore per le necessità degli uomini, soprattutto per i frutti della terra e per il lavoro dell’uomo e ringraziarlo pubblicamente.
46. Affinché le Rogazioni e le «Quattro Tempora» possano venire adattate alle diverse situazioni locali e alle necessità dei fedeli, saranno d’ora in poi regolate dalle Conferenze Episcopali, sia quanto al tempo che al modo di celebrarle.
L’autorità competente, perciò, tenendo presente la situazione locale, stabilirà le norme relative alla durata di tali celebrazioni, che potranno protrarsi per uno o più giorni, riguardo alla loro eventuale ripetizione durante l’anno.
47. La Messa per i singoli giorni di queste celebrazioni si scelga tra quelle per varie necessità, che sono più adatte allo scopo delle celebrazioni.
Nelle Tempora la Chiesa prega per le necessità degli uomini, in particolare per i frutti della terra e per il lavoro umano, e rende pubblicamente grazie a Dio.
Il ringraziamento, dunque, non è soltanto dire «grazie» per ciò che abbiamo: educa a riconoscere che i beni della terra non sono possesso assoluto di pochi.
Le indicazioni della Conferenza Episcopale Italiana collegano queste celebrazioni alla giustizia sociale, all’uso comune dei beni della terra e alla dignità del lavoro.
La scarsa conoscenza delle Tempora non rende inutile la tradizione: può diventare un’occasione per riscoprire che l’anno liturgico abbraccia la vita intera, compresi i ritmi della natura, la fatica quotidiana e le preoccupazioni per il futuro.
Anche una celebrazione sobria può renderle comprensibili: una breve introduzione, intenzioni di preghiera per agricoltori e lavoratori, per chi cerca un impiego e per chi è in difficoltà, un ringraziamento per i beni ricevuti e un richiamo alla loro condivisione.
Il Messale italiano incoraggia proprio momenti di preghiera e riflessione legati al cambiamento delle stagioni.
Le Quattro Tempora ci insegnano, in definitiva, a ricevere il mondo come dono, a vivere il lavoro con dignità e a trasformare il ringraziamento in cura e solidarietà.
Riscoprirle non vuol dire restaurare meccanicamente ogni usanza antica, ma aiutare la comunità a pregare con maggiore consapevolezza per il creato e per le persone che, con il loro lavoro, lo custodiscono e lo servono.
QUANDO FARE LE QUATTRO TEMPORA?
Per l’Italia il Messale Romano dà un’indicazione precisa.
Le Quattro Tempora si celebrano il mercoledì, il venerdì e il sabato successivi a quattro domeniche di riferimento.
Non cadono quindi in date fisse del calendario civile: cambiano ogni anno con il calendario liturgico.
Le quattro ricorrenze nell’anno
Tempora d’inverno: dopo la III domenica di Avvento.
Tempora di primavera: dopo la III domenica di Quaresima.
Tempora d’estate: dopo la domenica della Santissima Trinità.
Tempora d’autunno: dopo la III domenica di settembre.
Perciò, una volta individuata la domenica indicata, si cercano i tre giorni che seguono nella stessa settimana: mercoledì, venerdì e sabato.
Per esempio, non si intendono i tre giorni immediatamente consecutivi alla domenica, ma quei tre giorni della settimana seguente.
Dato che siamo già a fine ottobre, le prossime Tempora, quelle d’inverno, cadranno dunque mercoledì 16, venerdì 18 e sabato 19 dicembre 2026.
Il Cantico delle Creature di san Francesco si presta molto bene a una riflessione sulle Quattro Tempora.
Aiuta a contemplare le stagioni e i frutti della terra non come realtà autonome o da adorare, come si spinge a fare oggi con l’ambientalismo ecc… ma come doni che rimandano a Dio, Creatore e provvidente. San Giovanni Paolo II osservava che, per Francesco, il creato parla del Creatore e suscita rispetto, gratitudine e preghiera., ecco le parole del Papa:
“Secondo il poverello di Assisi, il creato, opera della Provvidenza divina, esprime bellezza e bontà, e rende un prezioso servizio all’uomo: parla del Creatore, manifestandone l’eterno disegno di armonia e di pace.
Per questo la natura va rispettata e conservata, affinché, stabilendo con essa una sana e corretta relazione, si sia condotti a contemplare il mistero della grandezza e dell’amore di Dio.
Ogni essere – canta San Francesco – “è bellu e radiante cum grande splendore: de te, Altissimo, porta significatione” (dal Cantico delle creature). Tutto prende origine e vigore dal sommo Creatore.
A contatto col creato, l’uomo può meglio comprendere gli eterni valori sui quali poggia la vita.
Sono, tra l’altro, i valori della bellezza e della verità, della semplicità e dell’amore, della fedeltà e della solidarietà.
Osservando le meraviglie della natura, l’uomo impara a rispettare le leggi che ne reggono il dinamismo; è portato a guardare con gratitudine al piano di Dio sul mondo e l’umanità.
Tutta l’esistenza diviene, allora, un cantico di ammirazione e di ringraziamento che si fa contemplazione e preghiera.
“Laudate et benedicite mi Signore et rengratiate et servitelo cum grande humilitate”.
A questo quadro ben noto della “teologia” di Francesco sulle creature molti continuano ancor oggi ad ispirarsi.“
San Francesco ci invita a lodare Dio per il sole, l’acqua e la terra: non perché siano divinità, ma perché sono doni del Creatore e ci parlano della sua bontà.
Nelle Quattro Tempora la Chiesa ci insegna a pregare nel ritmo delle stagioni: a ringraziare per ciò che germoglia e matura, a supplicare per chi lavora e per chi ha bisogno, a domandarci se sappiamo custodire e condividere i beni ricevuti.
Il Cantico trasforma il nostro sguardo: la terra non è una risorsa da sfruttare ma da lavorare; il lavoro non è soltanto fatica o guadagno, ma è scuola di vita; il raccolto non è soltanto un possesso, ma condivisione. Tutto può diventare occasione di lode e di servizio.
Lodare il Signore per i suoi doni significa anche usarli con responsabilità e condividerli con chi è nel bisogno.
Così il nostro ringraziamento diventa vita concreta: cura del creato, rispetto del lavoro e solidarietà.
Cantico delle Creature — san Francesco d’Assisi
Altissimo, onnipotente, buon Signore,
tue sono le lodi, la gloria, l’onore
e ogni benedizione.
A te solo, Altissimo, si confanno,
e nessun uomo è degno di menzionarti.
Laudato sii, mio Signore, con tutte le tue creature,
specialmente messer frate sole,
il quale è giorno, e tu ci illumini per mezzo di lui.
Ed egli è bello e raggiante con grande splendore:
di te, Altissimo, porta significazione.
Laudato sii, mio Signore, per sora luna e le stelle:
in cielo le hai formate chiare, preziose e belle.
Laudato sii, mio Signore, per frate vento,
e per l’aria e il nuvolo e il sereno e ogni tempo,
per il quale alle tue creature dai sostentamento.
Laudato sii, mio Signore, per sora acqua,
la quale è molto utile, umile, preziosa e casta.
Laudato sii, mio Signore, per frate fuoco,
per il quale ci illumini la notte:
ed egli è bello, giocondo, robusto e forte.
Laudato sii, mio Signore, per sora nostra madre terra,
la quale ci sostenta e governa,
e produce diversi frutti con coloriti fiori ed erba.
Laudato sii, mio Signore, per quelli che perdonano per il tuo amore
e sostengono infermità e tribolazione.
Beati quelli che le sosterranno in pace,
perché da te, Altissimo, saranno incoronati.
Laudato sii, mio Signore, per sora nostra morte corporale,
dalla quale nessun uomo vivente può scampare.
Guai a quelli che morranno in peccato mortale;
beati quelli che si troveranno nella tua santissima volontà,
ché la morte seconda non farà loro male.
Lodate e benedite il mio Signore,
ringraziatelo e servitelo con grande umiltà.
E come non ricordare il Cantico dei tre giovani nella fornace, tratto dal libro di Daniele, che comincia: «Benedite, opere tutte del Signore, il Signore; lodatelo ed esaltatelo nei secoli».
Nella Liturgia delle Ore si trova alle Lodi della domenica e festivi, in particolare nelle settimane I e III del salterio.
E sì: si accosta benissimo al Cantico delle Creature e alle Quattro Tempora.
Nel cantico di Daniele l’invito alla lode abbraccia il cielo, gli astri, le acque, le stagioni, la terra, le piante e gli animali; la comunità umana presta voce a tutta la creazione, rendendo grazie al Creatore. San Francesco, nel suo Cantico, esprime una lode affine: ringrazia Dio attraverso le creature, riconoscendole come doni che rimandano a lui.
Benedite, opere tutte del Signore, il Signore:
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, angeli del Signore, il Signore;
benedite, cieli, il Signore.
Benedite, acque tutte, che siete sopra i cieli, il Signore;
benedite, potenze tutte del Signore, il Signore.
Benedite, sole e luna, il Signore;
benedite, astri del cielo, il Signore.
Benedite, piogge e rugiade, il Signore;
benedite, o venti tutti, il Signore.
Benedite, fuoco e calore, il Signore;
benedite, freddo e rigore, il Signore.
Benedite, rugiada e brina, il Signore;
benedite, gelo e freddo, il Signore.
Benedite, ghiacci e nevi, il Signore;
benedite, notti e giorni, il Signore.
Benedite, luce e tenebre, il Signore;
benedite, folgori e nubi, il Signore.
Benedica la terra il Signore:
lo lodi e lo esalti nei secoli.
Benedite, monti e colline, il Signore;
benedite, tutte le cose che germogliano sulla terra, il Signore.
Benedite, sorgenti, il Signore;
benedite, mari e fiumi, il Signore.
Benedite, mostri marini e quanto si muove nell’acqua, il Signore;
benedite, uccelli tutti dell’aria, il Signore.
Benedite, animali tutti, selvaggi e domestici, il Signore;
benedite, figli dell’uomo, il Signore.
Benedica Israele il Signore:
lo lodi e lo esalti nei secoli.
Benedite, sacerdoti del Signore, il Signore;
benedite, ministri del Signore, il Signore.
Benedite, spiriti e anime dei giusti, il Signore;
benedite, pii e umili di cuore, il Signore.
Benedite, Anania, Azaria e Misaele, il Signore:
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benediciamo il Padre e il Figlio con lo Spirito Santo:
lodiamoLo ed esaltiamoLo nei secoli.
Benedetto sei tu, Signore, nel firmamento del cielo:
degno di lode e di gloria nei secoli.
In latino
Benedicite Domino, omnia opera Domini:
laudate et superexaltate eum in saecula.
Benedicite Domino, angeli Domini;
benedicite Domino, caeli.
Benedicite Domino, omnes aquae quae super caelos sunt;
benedicite Domino, omnes virtutes Domini.
Benedicite Domino, sol et luna;
benedicite Domino, stellae caeli.
Benedicite Domino, imbres et rores;
benedicite Domino, omnes venti.
Benedicite Domino, ignis et aestus;
benedicite Domino, frigus et algor.
Benedicite Domino, rores et pruinae;
benedicite Domino, pruinae et frigus.
Benedicite Domino, glacies et nives;
benedicite Domino, noctes et dies.
Benedicite Domino, lux et tenebrae;
benedicite Domino, fulgura et nubes.
Benedicat terra Dominum:
laudet et superexaltet eum in saecula.
Benedicite Domino, montes et colles;
benedicite Domino, universa germinantia in terra.
Benedicite Domino, fontes;
benedicite Domino, maria et flumina.
Benedicite Domino, cete et omnia quae moventur in aquis;
benedicite Domino, omnes volucres caeli.
Benedicite Domino, omnes bestiae et pecora;
benedicite Domino, filii hominum.
Benedicat Israel Dominum:
laudet et superexaltet eum in saecula.
Benedicite Domino, sacerdotes Domini;
benedicite Domino, ministri Domini.
Benedicite Domino, spiritus et animae iustorum; benedicite Domino, sancti et humiles corde.
Benedicite Domino, Ananias, Azarias, Misael:
laudate et superexaltate eum in saecula.
Benedicamus Patrem et Filium cum Sancto Spiritu:
laudemus et superexaltemus eum in saecula.
Benedictus es, Domine, in firmamento caeli:
et laudabilis et gloriosus in saecula.
E se il Cantico dei tre giovani invita tutte le opere del Signore a lodarlo; il Cantico delle Creature ci educa a riconoscere i doni del Creatore; la preghiera prima e dopo i pasti porta questa lode dentro la vita quotidiana, proprio nel momento in cui riceviamo il cibo e ne rendiamo grazie.
Pregare a tavola non è un gesto estraneo alla tradizione cristiana, al contrario: san Paolo invita a fare tutto «per la gloria di Dio», e gli antichi cristiani ringraziavano il Signore per il cibo prima di mangiare e concludevano il pasto con la preghiera.
La benedizione prima del pasto esprime la gratitudine per i doni che stiamo per ricevere; il ringraziamento dopo il pasto riconosce il bene ricevuto e ci aiuta a non darlo per scontato.
Nel contesto delle Quattro Tempora, questo gesto familiare acquista un significato speciale: il frutto della terra arriva sulla nostra tavola attraverso la Provvidenza di Dio per mezzo della creazione e il lavoro di molte persone.
Ringraziare ci educa anche a ricordare chi non ha il necessario e a condividere con generosità, poiché tutto è dono.
La preghiera cristiana loda infatti Dio per il cibo che sostiene la vita e insieme domanda il nutrimento spirituale e a Lui ci rivolgiamo per il lavoro dell’uomo.
Così la preghiera delle Quattro Tempora non resta soltanto una celebrazione di alcuni giorni dell’anno, ma diventa uno stile di vita: ricevere con gratitudine, custodire con responsabilità e donare con amore.
Prima dei pasti:
Signore benedici il cibo che stiamo per ricevere, facci la grazia di servircene sempre bene e fa’ che non manchino mai del cibo i poveri e i bisognosi. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Ante cibum:
Domine, benedic cibum quem sumpturi sumus; da nobis gratiam, ut eo semper bene utamur, et fac ut pauperes et egentes cibo numquam careant. Per Christum Dominum nostrum. Amen.
Dopo i pasti:
Ti rendiamo grazie, Dio onnipotente, per tutti i tuoi benefici. Sia benedetto il nome del Signore, ora e sempre. Degnati, o Signore, di ricompensare con la vita eterna tutti quelli che ci fanno del bene per il tuo nome. E le anime dei fedeli defunti, per la misericordia di Dio, riposino in pace. Amen.
Post cibum:
Gratias agimus Tibi, Deus omnipotens, pro omnibus beneficiis Tuis. Sit nomen Domini benedictum, nunc et in aeternum. Dignare, Domine, vita aeterna remunerari omnes qui nobis benefaciunt propter nomen Tuum. Et animae fidelium defunctorum, per misericordiam Dei, requiescant in pace. Amen.
E sulle ROGAZIONI cosa possiamo dire?
Le Rogazioni sono giorni di supplica: “Nei giorni delle Rogazioni e delle Quattro Tempora la Chiesa è solita supplicare il Signore per le varie necessità degli uomini, specialmente per i frutti della terra e per il lavoro umano, e di rendergli pubblicamente grazie.” (Norme universali sull’Anno Liturgico Anno 1969, n.45).
La tradizione le accompagnava con processioni e litanie: un modo semplice e comunitario di affidare a Dio la vita dei campi e della società.
In passato erano celebrate soprattutto il 25 aprile e nei tre giorni prima dell’Ascensione; oggi, però, tempi e modalità sono affidati alle Conferenze episcopali perché siano adattati alle necessità locali.
In breve: nelle Quattro Tempora la preghiera accompagna il ritmo delle stagioni; nelle Rogazioni si fa supplica per le necessità concrete della comunità e per il lavoro umano.
La forma tradizionale delle Rogazioni non consisteva in una litania autonoma, con un formulario speciale intitolato “Litanie delle Rogazioni”: durante la processione si cantavano le Litanie dei Santi, accompagnandole con suppliche per le necessità della comunità.
La Chiesa ricorda espressamente l’uso delle Litanie dei Santi nelle Rogazioni; la loro invocazione esprime la comunione con i santi e la fiducia nella loro intercessione.
Perciò, se si desidera riprendere la forma tradizionale, si può usare il formulario delle Litanie dei Santi riportato in un libro liturgico approvato e unirvi intenzioni rogazionali.
Le antiche processioni prevedevano anche suppliche specifiche secondo le necessità, per esempio per ottenere la pioggia o essere preservati dalle calamità. Ma chiunque può, anche da solo, imparare le Litanie dei Santi, farle spesso, magari una volta la settimana e unirci le Rogazioni… Bello sarebbe riscoprirle nella propria Parrocchia coinvolgendo il Parroco e farle nei tempi stabiliti.
Qui sotto proponiamo una breve supplica per le Rogazioni (italiano e latino), da recitare, per esempio, dopo le Litanie dei Santi oppure in una celebrazione della Parola.
È un testo devozionale suggerito, non un formulario liturgico ufficiale, ma che si può fare.
Guida: Invochiamo Dio, Padre provvidente, che ci dona la terra e sostiene il lavoro delle nostre mani.
Tutti: Ascoltaci, Signore.
Invocemus Deum, Patrem providentem, qui terram nobis donat et laborem manuum nostrarum sustinet.
Omnes: Exaudi nos, Domine.
- Perché custodiamo il creato come dono affidatoci da Dio, preghiamo.
Ascoltaci, Signore.
Ut creaturam, tamquam donum a Deo nobis creditum, custodiamus, oremus.
Exaudi nos, Domine. - Perché la terra produca frutti sufficienti e siano preservati i raccolti dalle calamità, preghiamo.
Ascoltaci, Signore.
Ut terra fructus sufficientes proferat et messes a calamitatibus serventur, oremus.
Exaudi nos, Domine. - Perché chi lavora nei campi, nei mari, nelle fabbriche e nei servizi riceva rispetto, sicurezza e giusta ricompensa, preghiamo.
Ascoltaci, Signore.
Ut ii qui in agris, in mari, in officinis, vel in ministeriis laborant, honorem, securitatem, et mercedem iustam accipiant, oremus.
Exaudi nos, Domine. - Perché a nessuno manchino il pane, il lavoro e i mezzi necessari per vivere con dignità, preghiamo.
Ascoltaci, Signore.
Ut nemini desint panis, opus, aut ea quae ad vitam dignam necessaria sunt, oremus.
Exaudi nos, Domine. - Perché sappiamo condividere i beni della terra con i poveri e con quanti sono nel bisogno, preghiamo.
Ascoltaci, Signore.
Ut dona terrae cum pauperibus et omnibus egentibus communicare discamus, oremus.
Exaudi nos, Domine. - Perché nelle avversità, nella siccità, nelle inondazioni e in ogni calamità possiamo sostenerci gli uni gli altri, preghiamo.
Ascoltaci, Signore.
Ut temporibus adversis — sive propter siccitatem, inundationes, sive alias calamitates — nos invicem sustineamus, oremus.
Exaudi nos, Domine. - Perché, grati dei doni ricevuti, li usiamo con sobrietà, gratitudine, generosità verso chi ha meno e responsabilità, preghiamo.
Ascoltaci, Signore.
Ut, de donis acceptis grati, iis sobrie, grato animo, liberaliter erga minus habentes, et cum sensu officii utamur, oremus.
Exaudi nos, Domine.
Preghiera conclusiva
- Padre buono, Tu che sostieni la vita di ogni creatura e benedici il lavoro degli uomini e delle donne in ogni tempo;
a Te di cui Gesù Tuo Figlio ha detto: «Egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.» (Mt.5,43-45);
accogli la nostra preghiera, dona alla terra i suoi frutti, liberaci da ogni calamità, sostienici nella fatica e rendici generosi nella condivisione con il prossimo..
Fa’ che, riconoscendo ogni bene quale Tuo dono, custodiamo il creato che ci hai affidato e serviamo il bene comune come Gesù stesso ci ha insegnato.
Egli che è Dio, vive e regna con Te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
Amen.
Oratio Conclusiva - Pater bone, qui vitam omnium creaturarum sustines et laborem hominum omni tempore benedicis;
ad Te — de quo Filius Tuus Iesus dixit: “Solem suum oriri facit super malos et bonos, et pluit super iustos et iniustos” (Mt 5, 43-45) —
clamamus: Exaudi precem nostram, da terrae fructus suos, libera nos ab omni calamitate, sustine nos in laboribus nostris, et fac nos liberales in communicando cum proximo.
Adiuva nos ad agnoscendum omne bonum tamquam donum Tuum, ad custodiendam creaturam quam nobis credidisti, et ad serviendum bono communi, sicut Iesus Ipse nos docuit.
Qui, cum sit Deus, vivit et regnat tecum, in unitate Spiritus Sancti, per omnia saecula saeculorum.
Amen.
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