La Salette, il messaggio mariano ignorato ma anche abusato

Premessa fondamentale: «La prudenza non spegne lo Spirito: impedisce che lo spirito umano o l’inganno si sostituiscano allo Spirito Santo

Questo monito è in sintonia con sant’Agostino, per il quale la prudenza consiste nel discernere ciò che va desiderato e ciò che va evitato, vigilando perché il male non penetri furtivamente nell’anima.

Per il caso delle rivelazioni private, è ancora più preciso san Giovanni della Croce:

«Dio ci ha già dato tutto, il suo Figlio, che è la sua unica Parola; perciò non abbiamo bisogno di cercare nuove visioni o rivelazioni

Il Santo non intendeva certo contraddire san Paolo: Non disprezzate le profezie (1Tess 5,20), al contrario, intendeva mettere in guardia dalle false profezie e dai falsi maestri. La Chiesa ricorda infatti che una rivelazione privata può aiutare a vivere meglio il Vangelo, ma non lo completa, non lo sostituisce e deve sempre orientare a Cristo attraverso la Chiesa. Usare delle Rivelazioni contro la Chiesa o per allontanare i fedeli da Essa, volendo perfino delegittimare i Pastori o il Sommo Pontefice, non solo è un abuso gravissimo, ma si incorre nell’anatema di san Paolo ai Galati 1-1-10

– “Mi meraviglio che, così in fretta, da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo voi passiate a un altro vangelo. Però non ce n’è un altro, se non che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo. Ma se anche noi stessi, oppure un angelo dal cielo vi annunciasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anàtema! L’abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema! Infatti, è forse il consenso degli uomini che cerco, oppure quello di Dio? O cerco di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servitore di Cristo!

e ancora dice san Paolo 2Timoteo 4,1-8:

– “Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù, che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento. Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, pur di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo i propri capricci, rifiutando di dare ascolto alla verità per perdersi dietro alle favole. Tu però vigila attentamente, sopporta le sofferenze, compi la tua opera di annunciatore del Vangelo, adempi il tuo ministero.”

Inizio del «Discorso sui pastori» di sant’Agostino, vescovo
(Disc. 46, 1-2; CCL 41, 529-530)
Pastori siamo, ma prima cristiani

Ogni nostra speranza è posta in Cristo. È lui tutta la nostra salvezza e la vera gloria. È una verità, questa, ovvia e familiare a voi che vi trovate nel gregge di colui che porge ascolto alla voce di Israele e lo pasce. Ma poiché vi sono dei pastori che bramano sentirsi chiamare pastori, ma non vogliono compiere i doveri dei pastori, esaminiamo che cosa venga detto loro dal profeta. Voi ascoltatelo con attenzione, noi lo sentiremo con timore.
«Mi fu rivolta questa parola del Signore: Figlio dell’uomo, profetizza contro i pastori d’Israele predici e riferisci ai pastori d’Israele» (Ez 34, 1-2). Abbiamo ascoltato or ora la lettura di questo brano, quindi abbiamo deciso di discorrerne un poco con voi. Dio stesso ci aiuterà a dire cose vere, anche se non diciamo cose nostre. Se dicessimo infatti cose nostre, saremmo pastori che pascono se stessi, non il gregge; se invece diciamo cose che vengono da lui, egli stesso vi pascerà, servendosi di chiunque.
«Dice il Signore Dio: Guai ai pastori di Israele che pascono se stessi! I pastori non dovrebbero forse pascere il gregge?» (Ez 34, 2), cioè i pastori non devono pascere se stessi, ma il gregge. Questo è il primo capo di accusa contro tali pastori: essi pascono se stessi e non il gregge. Chi sono coloro che pascono se stessi? Quelli di cui l’Apostolo dice: «Tutti infatti cercano i propri interessi, non quelli di Gesù Cristo» (Fil 2, 21).
Ora noi che il Signore, per bontà sua e non per nostro merito, ha posto in questo ufficio – di cui dobbiamo rendere conto, e che conto! – dobbiamo distinguere molto bene due cose: la prima cioè che siamo cristiani, la seconda che siamo posti a capo.
Il fatto di essere cristiani riguarda noi stessi; l’essere posti a capo invece riguarda voi.
Per il fatto di essere cristiani dobbiamo badare alla nostra utilità, in quanto siamo messi a capo dobbiamo preoccuparci della vostra salvezza.
Forse molti semplici cristiani giungono a Dio percorrendo una via più facile della nostra e camminando tanto più speditamente, quanto minore è il peso di responsabilità che portano sulle spalle. Noi invece dovremo rendere conto a Dio prima di tutto della nostra vita, come cristiani, ma poi dovremo rispondere in modo particolare dell’esercizio del nostro ministero, come pastori.

RESPONSORIO Cfr. Sal 22, 1-2. 3
R. Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla;
*in verdi pascoli mi fa riposare.
V. Mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome;
R. in verdi pascoli mi fa riposare.

Con questo spirito procediamo alla lettura dei fatti di La Salette e del Messaggio.

Come molti sapranno la storia di questa Apparizione è stata per molto tempo avversa e controversa… e nonostante sia stata riconosciuta dalla Chiesa non ebbe nell’immediato il successo che ebbero, per esempio, Lourdes e Fatima… Ma noi non ci soffermeremo sulle dispute o sulle curiosità, tipicamente morbose, del sensazionalismo o della caccia allo scoop.

In questo video cliccare qui https://youtu.be/mbIsyBwij1A?si=smoW1DI-Fm1IeA2C  , con l’aiuto di alcune meditazioni del grande Don Divo Barsotti sull’argomento, abbiamo cercato di fare un esame della coscienza per comprendere cosa sta dicendo a noi Nostra Signora de La Salette e da Lei farci aiutare per convertirci veramente a Dio.

Ognuno faccia la sua parte. Ave Maria.

Nella storia dell’Apparizione della Beata Vergine Maria a La Salette si era creato un vuoto che sembrava incolmabile: i segreti dei due pastorelli, Melania e Massimino, inviati dal vescovo di Grenoble a papa Pio IX nel 1851 e mai rivelati, erano scomparsi e sembravano irrimediabilmente perduti. Quanto alla controversia si legga al termine il testo di riferimento…

Uno studioso francese, l’abbé Michel Corteville, impegnato a Roma in una ricerca per la sua tesi di laurea su La Salette, li ha provvidenzialmente scoperti nel 1999 nell’Archivio della Congregazione della dottrina per la fede, proprio con l’aiuto, l’approvazione e il sostegno stesso, dell’allora Prefetto della CdF il cardinale Joseph Ratzinger… I nuovi documenti liberarono anche la pastorella de La Salette dall’accusa d’aver inventato, molti anni dopo, i peccati del clero, denunciati dalla Vergine. Come ella aveva confidato a mons. Zola, ed anche all’amico e confessore sant’Annibale Maria di Francia, quei rimproveri contenuti nel segreto del 1851.

La Salette era un villaggio sconosciuto, in fondo ad una valle sperduta delle Alpi francesi. Una dozzina di paeselli si aggrappano sulle pendici d’un anfiteatro di monti che svettano al di sopra dei 2200 metri di quota. I torrenti che precipitano da quei versanti convergono verso una gola brulla e sinuosa: passaggio obbligato per raggiungere il resto del mondo. La borgata di Corps ne custodisce lo sbocco e la congiunge alla strada napoleonica. Nulla sembrava destinare quei luoghi a una qualche notorietà, mentre oggi vi sorge un magnifico Santuario mariano.

Infatti il 19 settembre 1846, un ragazzo di strada e una pastorella, guidando ciascuno le loro quattro mucche, salgono sugli alpeggi deserti che dominano il villaggio de La Salette.

Dopo una mattinata senza storia, incontrano in quella solitudine una signora d’incredibile bellezza.

Tutta in lacrime, la signora discorre con loro; e dopo essere salita per una rampa sinuosa, scompare nella luce.

La sera stessa, i fanciulli ne parlano ai rispettivi padroni e fin dall’indomani, le voci incominciano a correre. Il fanciullo vivace, spensierato, ha undici anni: si chiama MASSIMINO GIRAUD, ha sostituito per una settimana un pastorello ammalato. La giovinetta, MELANIA CALVAT, sta per compiere quindici anni. In servizio già da cinque anni nelle cascine dei dintorni, è timida e taciturna.

Entrambi rispondono con semplicità ed esattezza alle domande che vengono loro poste: le loro testimonianze concordano.

Il loro racconto? Tutti desiderano accaparrarselo: curiosi e credenti, inquisitori e giornalisti, autorità civili e religiose.

Gli oppositori lo attaccheranno, gli illuministi vi proietteranno i loro fantasmi, creando gravi e durevoli equivoci. Missionari, pellegrini faranno risuonare nel mondo quell’eco della Buona Novella.

La Bella Signora si alza. Essi non si sono mossi. Dice loro in francese: «Avvicinatevi, figli miei, non abbiate paura; sono qui per narrarvi una grande notizia». Allora discendono verso di lei. La fissano. Non cessa di piangere: «Si sarebbe detta una mamma percossa dai figli e fuggita sulla montagna per piangere». La Bella Signora è alta e tutta luminosa. Veste come le donne della regione: lunga tunica, un grande grembiule alla vita, uno scialle incrociato e annodato dietro, una cuffia da contadina. Delle rose incoronano la testa, orlano il suo scialle e i suoi calzari; sulla fronte splende un fulgore simile a un diadema. Sulle spalle pesa una lunga catena. Una catenina trattiene sul petto un crocifisso sfavillante, con ai lati un martello e delle tenaglie.

Crocifisso, martello e tenaglia…

Vale la pena fissare l’attenzione sulla bella immagine, fortemente espressiva, che la Vergine ha presentato a La Salette per mostrare plasticamente l’appello alla riparazione: i due pastorelli raccontano che la bella Signora portava al collo un crocifisso, sulla cui parte orizzontale erano appesi da una parte un martello (simbolo del peccato) e dall’altra una tenaglia (simbolo della riparazione e della virtù):

«Colpisce il particolare della croce, poiché essa si presenta in modo davvero originale, avendo aggiunti, a metà dei bracci laterali, martello e tenaglie, simbolo dei due opposti atteggiamenti del peccatore incallito e del cristiano pentito che, con la propria condotta, possono decidere di conficcare i chiodi nella croce di Cristo oppure di rimuoverli con una vita santa e fedele a Dio. Ai piedi del crocifisso, il teschio con i femori incrociati simboleggia l’imminenza della morte e il dovere e l’urgenza della conversione» .

Fuori metafora, quindi, i peccati sono come nuovi colpi di martello che prolungano la Passione di Cristo per tutto il tempo in cui sono perpetrati, fino al momento in cui non vengono rimessi mediante un sincero pentimento seguito dal ricorso al Sacramento della Confessione; la mortificazione e la penitenza, al contrario, fanno da contrappeso alle offese degli uomini criminali perché fanno espiare le colpe proprie ed altrui, “schiodando Gesù dalla Croce” (usando un linguaggio metaforico) e ungendo di balsamo le crudeli ferite del Salvatore innocente…

Teniamo sempre innanzi agli occhi, allora, queste due belle immagini: quella della tenaglia di una vita spesa in riparazione dell’“amore non amato” (come amavano ripetere molti Santi) e quella del Cuore di Cristo ferito che ci chiede amore per amore e, a qualcuno, anche “sangue per sangue” (come amava ripetere san Gabriele dell’Addolorata).

TESTO DEL SEGRETO DEL 1879 DA MELANIA CALVAT ritenuto ufficiale, ma sempre con prudenza, come vedremo.

A partire dal 1851 Melania stese diverse altre redazioni del segreto da lei ricevuto. Per la prima volta, il 15 novembre 1879 lo fece pubblicare a Lecce con l’imprimatur dell’arcivescovo Mons. Salvatore Zola, del quale è aperta la causa di beatificazione.

J.M.J.+

Melania ciò che sto per dirti ora, non resterà sempre segreto; lo potrai pubblicare nel 1858.

CONCLUDIAMO CON ALCUNI CHIARIMENTI

Tutti i castighi di cui si parla nel Segreto sono la logica conseguenza dello stato di un uomo e della situazione di un’umanità che disprezza Dio, che calpesta le sue leggi e che non ha nessuna intenzione di pentirsi e convertirsi. Il tempo della conversione, tuttavia, non è ancora terminato. Tocca agli uomini approfittarne. Particolarmente interessanti, a proposito del tema del castigo e della giustizia di Dio di cui la Vergine SS. a la Salette si fa banditrice.

Per limitarci a pochissimi esempi, nel salmo 89 leggiamo: “Siamo distrutti dalla tua ira, siamo atterriti dal tuo furore”. E ancora: “Chi conosce l’impeto della tua ira e del tuo sdegno col timore a te dovuto?”. Ed il salmo 75: “Tu sei terribile quando si scatena la tua ira”; “L’uomo colpito dal tuo furore ti dà gloria, gli scampati dall’ira ti festeggiano”; “Quanti lo circondano portino doni al terribile. E lui che toglie il respiro ai potenti, è terribile con i re della terra”.

Questo nel Vecchio Testamento, ma non mancano espressioni del genere anche nel Nuovo. S. Giovanni, l’apostolo dell’amore, scrive nell’Apocalisse (15, 71) che “le coppe d’oro sono piene della collera del Dio vivente” e nel capitolo undici, versetto 18, rivolto a Dio: “E’ giunto il tempo del tuo furore, il tempo di sterminare gli sterminatori della terra”. Perciò non merita credito una corrente teologica oggi in voga, la quale minimizza l’entità della colpa e presenta un Dio tutto latte e miele, che perdona sempre e non castiga mai. Chi la pensa così non si rende conto del danno che reca nell’illudere le anime sul loro destino eterno.

PREGHIERA

Ricordati, o nostra Signora de La Salette, Maria Madre di dolori, delle lacrime che hai versato per me sul Calvario e durante la tua misericordiosa apparizione; ricordati anche delle pene che ti prendi sempre per me per sottrarmi alla giustizia di Dio; e vedi se dopo aver fatto tanto per questo tuo figlio possa abbandonarlo. Rianimato da tale consolante pensiero, io mi getto ai tuoi piedi, nonostante le mie infedeltà e ingratitudini. Non respingere la mia preghiera, o Vergine Riconciliatrice, ma convertimi, fammi la grazia di amare Gesù sopra ogni cosa e di consolare Te pure con una santa vita affinché io possa un giorno contemplarti in cielo. Amen

(Sant’ Annibale M. di Francia)

LA FONTE DELLE LAGRIME DI MARIA E LA NOSTRA RIPARAZIONE, da una meditazione di sant’Annibale Maria di Francia, Confessore e guida spirituale della Veggente Melania Calvat dalle parole della Vergine Maria a La Salette:

Ribellione contro Dio e la sua Chiesa, peccati di empietà e d’insensibilità

Riparazione: sottomissione a Dio, abnegazione alla causa della Chiesa, fedeltà alla grazia.

Profanazione della Domenica

Riparazione: santificazione di questo santo giorno per mezzo delle opere di pietà con la preghiera e la santa Messa e di carità attraverso atti concreti.

Bestemmie e imprecazioni

Riparazione: adorare e benedire spesso il nome del Signore soprattutto quando viene bestemmiato.

Diserzione delle chiese, profanazione dei santi misteri

Riparazione: spesso e con fede assistere alla Messa e visitare, adorare e far compagnia Nostro Signore Gesù Cristo nel santo Tabernacolo.

Violazione del digiuno e dell’astinenza

Riparazione: fedele osservanza delle leggi della Chiesa; spirito di mortificazione, rinunce in riparazione delle violazioni fatte da quanti si dicono cristiani.

Dimenticanza della preghiera

Riparazione: amore della preghiera. Preghiera in comune attraverso piccoli Cenacoli. Pregare con amore quando ci si trova soli in casa.

Indifferenza e ingratitudine verso la Santa Vergine che a La Salette disse, piangendo: “Dopo tutto il tempo che io soffro per voi e voi non ci fate caso!”

Riparazione: pietà filiale verso Maria, Madre amorevole. Zelo per il culto e la diffusione delle Apparizioni approvate dalla santa Chiesa.

NOVENA alla Beata Vergine de “La Salette” di sant’Annibale Maria di Francia

 O nostra Signora de La Salette, vera Madre addolorata, ricordati delle lacrime che hai versato per me sul Calvario; ricordati anche della cura che hai sempre avuto per me nel sottrarmi alla giustizia di Dio e guarda se, dopo aver fatto tanto per questo tuo figlio, puoi abbandonarlo. Rianimato da tale consolante pensiero, mi prostro ai tuoi piedi, nonostante le mie infedeltà e ingratitudini. Non respingere la mia preghiera, o Vergine riconciliatrice, ma convertimi e fammi la grazia di amare Gesù sopra ogni cosa, e anche di consolare Te con una santa vita, affinché io possa un giorno contemplarti in Cielo. Così sia. Nostra Signora di La Salette, riconciliatrice dei peccatori, ottienici la grazia di santificare le feste e la domenica, giorno del Signore, come Egli chiede ai suoi figli. Intercedi inoltre, Madre Addolorata, affinché sia estirpato dalla nostra Patria il grave peccato della bestemmia e dell’idolatria.

Salve Regina…

Nostra Signora de La Salette, pregate per noi che ricorriamo a Voi.

Eterna Sapienza, fede pura e “rivelazioni private”.

Un’ammonizione da San Luigi M. Grignion de Montfort, utilissima in questi tempi… SCARICABILE QUI…

– 186. Bisogna domandarla [la Sapienza] con una fede pura, senza appoggiare la preghiera sopra consolazioni sensibili, visioni o rivelazioni private. Benché tutto questo possa essere buono e vero, come lo fu in qualche Santo, è sempre pericoloso il fidarvisi, e la fede, qualche volta, è tanto meno pura e meritoria quanto più si basa su tali grazie straordinarie e sensibili. Ciò che lo Spirto Santo ci dichiara delle grandezze e delle bellezze della Sapienza, dei desideri che Dio ha di accordarcela e del bisogno nostro di averla, sono motivi abbastanza forti per farcela desiderare e chiedere a Dio con tutta la fede e l’ardore possibile.

– 187. La fede pura è il principio e l’effetto della Sapienza nell’anima nostra; più fede noi abbiamo, più Sapienza altresì è in noi; e più Sapienza è in noi, è pure in noi più fede. Il giusto, o il savio, non vive che di fede, senza vedere, senza sentire, senza gustare e senza esitare. «Dio l’ha detto o l’ha promesso»: ecco la pietra fondamentale di tutte le sue preghiere e di tutte le sue azioni, benché gli sembri naturalmente che Dio non abbia né occhi per veder la sua miseria, né orecchi per ascoltar le sue domande, né braccia per abbattere i suoi nemici, né mani per porgergli aiuto; benché sia assalito distrazioni, dubbi e tenebre nello spirito, da illusioni nell’immaginazione, da disgusti e noie nel cuore, da tristezza ed agonie nell’anima.

Il savio non domanda di vedere cose straordinarie come ne videro i Santi, né di gustare dolcezze sensibili nelle sue preghiere e devozioni; egli domanda con fede: in fide, la divina Sapienza, et dabitur ei, sicuro che questa gli sarà concessa, più che se un Angelo fosse disceso dal Cielo a garantirglielo, poiché Dio ha detto: Omnis qui petit accipit. Quanti chiedono a Dio come si deve, tutti ottengono. Si ergo vos, cum sitis mali, nostis bona data dare filis vestris, quanto magis Pater vester de coelo dabit spiritum bonum petentibus se. Se voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo spirito buono della Sapienza a chi glielo domanda! […]

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