Paura del diverso? NO! Piuttosto consapevole rifiuto all’errore, all’inganno, alla distorsione della verità.

Cari Amici, come spesso accade di questi tempi… circolano in rete messaggi e messaggini atti ad offrire la classica visione psicologico-pastorale dell’accoglienza.. senza riserve!
Intendiamoci, il problema non sta nell’accoglienza ma ben oltre la superficie dell’accoglienza.
Spesso, infatti, si sente dire che il confronto con ciò che è differente scuote le nostre certezze e ci costringe a mettere in discussione le nostre presunte infallibilità.
In quest’ottica, l’incontro con l’altro dovrebbe spingerci a uscire da noi stessi e ad accettare una sana dose di incertezza. In un certo senso dovremo smettere di “avere paura” del diverso…
Tuttavia, dobbiamo chiederci: quando rifiutiamo una determinata visione, lo facciamo davvero per paura dell’ignoto, per una fragile insicurezza?
Oppure si tratta del dovere morale di difendere una Verità oggettiva di fronte a un errore soggettivo che tenta di imporsi?
Il vero incontro non chiede di rinunciare alla realtà, ma di saper distinguere la luce dalle tenebre. Dobbiamo piuttosto ribaltare la prospettiva mantenendo il punto di partenza (accoglienza del diverso) ma orientandolo verso la consapevolezza, il discernimento e la buona battaglia, senza cedere ad alcun compromesso nel discernere di quali “diversità” si tratta.

In altri casi, questi “messaggini” tendono a colpevolizzare l’autentico credente, imponendogli “sensi di colpa” e ingenerando il mito della “paura dell’altro”…
Si tende, cioè, a liquidare ogni forma di resistenza al cambiamento come “paura del diverso” o come il timore di vedere scoperte le proprie lacune.
Ci viene detto che dovremmo abbandonare le nostre stabili sicurezze per abbracciare il dubbio.
Ma c’è una differenza sostanziale tra l’arroganza di chi si crede infallibile e la saldezza di chi ha incontrato la Verità.

La vera libertà non consiste nel subire passivamente ogni novità per il timore di sembrare chiusi, ma nel saper custodire ciò che è autenticamente bene, rifiutando di scambiare la sana dottrina con le favole del momento…
E allora dobbiamo ragionare (FIDES ET RATIO), fare discernimento: Confronto o sottomissione?

Molti ritengono che l’ansia verso ciò che è nuovo nasca dal fastidio di doversi confrontare e dal rifiuto di mettersi in discussione.
Si dice allora che aprirsi all’altro sia un invito a lasciare le proprie certezze per abitare nell’insicurezza.
Questo è vero quando, per esempio, si parla di culture diverse e sensibilità umane, quando parliamo di arte (un dipinto può piacere o non piacere perchè magari non lo si comprende), oppure di una poesia, di un libro che abbiamo letto ed esprimiamo i GUSTI….
Diventa però un inganno se ci si chiede di accettare indiscutibilmente (sottomissione), idee contrarie all’ordine naturale delle cose, alla Legge naturale, ai Comandamenti di Dio, ai Sacramenti per chi è battezzato…
In quel caso, il rifiuto non è dettato dalla paura, ma dalla ferma consapevolezza che la Verità rende liberi e che alcune cose non vanno assecondate, ma affrontate conducendo una buona battaglia.

Oggi vorremo andare oltre questa visione comune della “paura del diverso” per mostrarvi, attraverso la Parola di Dio, che difendere la verità, la sana dottrina, non è una fobia, ma una scelta di libertà… che nella Chiesa si è sempre pagata con il MARTIRIO… con la santità anzitutto personale a servizio della Missione stessa della Chiesa.
Sono dunque lecite anche le critiche, tenendo sempre a mente il principio:
«Sull’essenziale unità, sull’opinabile libertà, in ogni cosa la carità» (In necessariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas). Anche se questa frase viene attribuita ora ad Ambrogio, ora a Sant’Agostino, resta importante l’uso che di tale espressione è stato fatto in molti testi, anche dei Santi.

Qualcuno dunque afferma:
“Il diverso disturba perché provoca un confronto: ci obbliga a togliere dalle nostre sicurezze l’ aureola di infallibilità …” ecc..

  • è vero ma… fino ad un certo punto...
    L’aspetto giusto è valorizzare il confronto, ma c’è del vero nella difesa, ad esempio, di aspetti infallibili dettati dalla LEGGE NATURALE che certe diversità oggi vogliono imporre come verità loro stesse infallibili!!
  • Spesso si crea un circolo vizioso: la paura dell’ignoto genera il timore di un’imposizione esterna, e l’incapacità (frustrazione) di gestire o correggere questo impatto che si trasforma spesso in un rifiuto netto…
    Tuttavia, di fronte ad un concetto di DIVERSITA’ che vuole imporre l’iniquità, fa scattare una reazione NON PIU’ dettata dalla paura ma ad una scelta di principio e di resistenza.
  • Quando si percepisce che ciò che viene imposto non è semplicemente “diverso”, ma “contro natura”, la reazione non è dettata dal panico o dall’incomprensione, ma dal rifiuto cosciente di un’ingiustizia o di una distorsione della realtà.
    In questa prospettiva, la dinamica cambia completamente:
  • Non è paura, è difesa della verità fino al martirio… Gesù non venne condannato a morte perchè faceva del bene, ma perchè – secondo il Sinedrio – AVEVA BESTEMMIATO DIO… viene condannato a morte per aver difeso la dottrina!!
  • Gli fa eco San Giovanni Battista che segue Gesù: Via, Verità e Vita… al quale viene tagliata la testa per aver detto la verità e per non aver ceduto ad alcun compromesso.
  • Quando avvertiamo che un pensiero o una regola contrastano con l’ordine naturale delle cose, con il buon senso o con l’evidenza oggettiva, la nostra reazione non è l’ansia dell’ignoto. È l’indignazione di fronte a una forzatura. Non c’è il desiderio di “capire” o “gestire” il cambiamento, perché quel cambiamento viene identificato come intrinsecamente sbagliato o dannoso.
    Isaia ce lo rammenta benissimo al cap.5, 20 «Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro».
    Il profeta Isaia non parla di un male commesso nell’ombra, ma di una vera e propria operazione culturale: ridefinire i termini.
  • È esattamente ciò che accade quando un pensiero che si percepisce come contrario alle leggi biologiche, etiche o razionali viene imposto per legge o per costume. Il male non viene solo praticato, viene decretato come “bene”, mentre chi difende l’ordine naturale viene etichettato come “malvagio”, “retrogrado” (cfr Benedetto XVI contro il pensiero relativista) o, appunto, “terrorizzato” e affetto da fobie.
  • La reazione, allora, non è “paura del diverso”, è discernimento
    Alla luce di questo testo, si capisce ancora meglio perché la nostra resistenza non sia dettata dalla paura dell’ignoto. Davanti al tentativo di “cambiare le tenebre in luce”, la coscienza umana non prova l’ansia di chi non capisce la modernità, ma avverte il dovere morale di non cooperare con una menzogna. È l’applicazione del discernimento: accorgersi che l’amaro viene spacciato per dolce.
    Subito dopo infatti, nel versetto 21, Isaia aggiunge un dettaglio cruciale:
    «Guai a coloro che si credono sapienti e si reputano intelligenti».
    Questo fotografa l’atteggiamento di chi impone queste visioni distorte: un senso di superiorità intellettuale e morale.
  • Chi promuove l’inversione dei valori si sente spesso un “pioniere del progresso”, trattando chi si oppone non come un interlocutore con pari dignità, ma come qualcuno da rieducare o costringere a subire.
    Unendo i due concetti, la resistenza a un pensiero avvertito come “contro natura” smette di essere interpretabile psicologicamente come un limite emotivo personale, e si rivela per ciò che è nella sua essenza storica e spirituale: un conflitto di verità contro il relativismo e l’imposizione ideologica.

Inserendo, infine ma non per ultimo, le parole di Gesù (Gv.8,32) e di San Paolo (2Tim.4,7), smontiamo definitivamente l’argomentazione di chi vorrebbe ridurre il dissenso a una semplice “fobia” o “paura del diverso” o spingerci ad inutili “sensi di colpa” vedi anche qui…
Ecco come si incastrano questi tasselli:

  1. La Verità elimina l’ignoto (Quindi elimina la paura)
    Gesù dice: «Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Chi ha incontrato e riconosciuto una verità oggettiva – sia essa impressa nell’ordine naturale, nella ragione o nella fede – non cammina più nelle tenebre dell’incertezza. La “paura dell’ignoto” svanisce perché l’ignoto non c’è più: c’è una luce chiara che permette di distinguere il vero dal falso. Di conseguenza, il rifiuto di certe derive non nasce dal timore di ciò che non si conosce, ma dalla piena consapevolezza di ciò che si conosce fin troppo bene.
  2. La diversità che rifiuta la Verità
    Il problema non è la varietà delle culture o delle opinioni in sé, ma quando una specificità pretende di ergersi a dogma rifiutando l’evidenza della verità (il “cambiare il bene in male” di Isaia).
    In questo caso, il cristiano o l’uomo di retta coscienza non sta rifiutando “il diverso” per intolleranza o per “paura”; sta rifiutando l’errore che vuole farsi ed imporsi come verità.
  3. La “Buona Battaglia” di San Paolo
    Quando la verità è minacciata o quando si tenta di imporre una menzogna, la risposta non è la fuga spaventata, o il cedimento con i compromessi, ma la fortezza (non a caso è uno dei doni dello Spirito Santo, eh!).
    Le parole di San Paolo – «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede» – ridefiniscono l’azione:
  • Non è un’aggressione mossa dall’odio o dalla paura del diverso, ma una resistenza mossa dall’amore per la verità.
  • È una “buona” battaglia perché difende ciò che è giusto, integro e conforme alla natura profonda dell’uomo e lo salva proprio dall’auto ingannarsi.
  • Richiede fedeltà e fermezza per non lasciarsi trascinare via dalle mode o dalle imposizioni del momento.

In sintesi, la traiettoria che del Vangelo stesso spiazza la retorica relativista contemporanea: dove il mondo vede “paura”, la prospettiva che un autentico Battezzato deve esprimere, rivela invece libertà, consapevolezza e coraggio di testimoniare.
Questo concetto della “buona battaglia”, per la verità, è di enorme attualità.
Non a caso tre versetti prima… san Paolo scrive e ammonisce:
«Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole». (2Tim.4,3-4)
I due passaggi non sono semplicemente vicini, ma sono legati da un rapporto di causa ed effetto.

  1. Il “prurito di udire” e la fabbrica del consenso
    San Paolo descrive un meccanismo psicologico e sociale chiarissimo: le persone non rifiutano la verità perché non la capiscono, ma perché la verità è esigente. Preferiscono maestri che assecondino i loro capricci e le loro “voglie”. Nella società contemporanea, questo si traduce nel relativismo culturale e nel mainstream: la ricerca di teorie, leggi o ideologie create su misura per giustificare qualsiasi comportamento, anche quello “contro natura”, pur di far sentire l’uomo a proprio agio.
  2. Le “favole” spacciate per progresso
    Ciò che San Paolo chiama favole (o miti) sono le narrazioni ideologiche, il buonismo del nostro tempo. Quando la realtà oggettiva e la sana dottrina (la verità delle cose) vengono abbandonate, lo spazio vuoto viene riempito da costrutti artificiali. Chi gestisce il potere culturale crea queste “favole” e le impone. Di conseguenza, chi non si adegua non sta manifestando “paura del diverso”, ma sta rifiutando di scambiare la realtà con una favola ideologica consolatoria ma falsa.
  3. Perché la battaglia è “buona”?
  4. L’aggettivo “buona” (in greco antico kalos, che significa sia “buono” che “bello”, “nobile”, “giusto”) è la chiave di volta di tutto il discorso. Non è una battaglia di aggressione, ma di custodia.
  5. San Paolo non chiede di impugnare armi contro le persone per convertirle con la forza. Subito dopo, infatti, dice: “ho conservato la fede”. La battaglia consiste nel custodire intatto un tesoro (la Verità, la sana dottrina) che ci è stata consegnata, data, un tesoro da custodire e tramandare, intatto, mentre fuori infuria la tempesta delle “favole” e delle mode ideologiche.
  6. È buona perché il suo fine è l’Amore e la Salvezza: non si combatte per orgoglio personale o per avere ragione soggettivamente, ma per evitare oggettivamente che la menzogna corrompa l’anima dell’uomo e lo separi da Dio. È la fedeltà a Cristo.
  7. È una resistenza interiore e spirituale: è la fatica quotidiana, fino al martirio, di non lasciarsi conformare alla mentalità del mondo (come dice in Rm.12,2), mantenendo il cuore fermo nel bene anche quando si è circondati dal compromesso.

Il quadro ora è completo e si unisce perfettamente a nostro beneficio e per dissipare ogni dubbio:

  • Il contesto sociale (Isaia):
    C’è un mondo che opera un ribaltamento e “chiama bene il male” [Is.5,20].
  • La radice culturale (San Paolo):
    Questo avviene perché la società non tollera più i limiti della verità (sana dottrina) e si costruisce maestri e ideologie su misura (favole).
  • La condizione interiore (Gesù):
    Di fronte a questo, l’uomo libero non è dominato dalla paura dell’ignoto, perché è ancorato alla Verità oggettiva [Gv.8,32].
  • L’azione che ne consegue (San Paolo):
    Poiché l’errore e la finzione cercano di imporsi e di colonizzare le coscienze, resistere e conservare la fede diventa, inevitabilmente, una buona battaglia. Non si combatte per aggredire l’altro, ma per difendere la fortezza della verità dall’assedio delle favole ideologiche.
    In questo modo, la nostra leale resistenza non è un arroccamento difensivo dettato dal timore, ma il compimento esatto del mandato di vigilanza e fermezza che attraversa tutta la Scrittura e che abbiamo ricevuto DAL BATTESIMO affinchè adempissimo al nostro dovere!!

RICORDIAMO ANCHE a conferma delle nostre riflessioni:

Quanto è falso e vergognoso che un pastore della Chiesa affermi che Ella: “ha trasmesso una fede impastata di paura…”?

Benedetto XVI, nel 2014: “La rinuncia alla verità è letale per la fede”. Lo stesso diceva Pio XI

MONUMENTALE INTERVENTO DI BENEDETTO XVI aprile 2019 sulla crisi della Chiesa

Benedetto XVI: grati a Dio per averci eletti cristiani e cattolici… custodi della Fede.

Benedetto XVI la morte di san Giovanni Battista: La Verità è Verità, non ci sono compromessi.

Quando Ratzinger spiegava come la crisi europea la possiamo superare solo tornando alla vera Fede Cristiana

Papa Leone XIV mette in guardia dai “falsi maestri”

LEONE XIV DA LOURDES: ACCENTI FORTI DEL PAPA SULLA CONVERSIONE finalmente si torna a parlare di peccato, di conversione e di penitenza.

Leone XIV alla Diocesi di Roma: Non servono nuovi programmi, ma verificare cosa stiamo facendo e per CHI lo stiamo facendo, correggere anche gli errori.

Leone XIV ai nuovi Vescovi: Siamo Vescovi, ma siamo anzitutto discepoli. Per parlare di Lui…

Leone XIV il Rosario per la Pace: “il mondo non sa cosa rincorre”…

Leone XIV al Clero di Roma: È urgente ritornare ad annunciare il Vangelo, questa è la priorità.

Leone XIV ad Istanbul: c’è un ritorno dell’arianesimo, anche tra gli stessi credenti…

Leone XIV 1700 anni da Nicea: torniamo a professare Gesù vero Uomo-Figlio e vero Dio

Leone XIV ai giovani: la verità non ha bisogno di effetti speciali, sta nella semplicità dei Santi

Gesù dice: Badate di non lasciarvi ingannare… sarete consegnati a causa mia, non temete.

Leone XIV Giubileo dei Catechisti: il Catechismo ci ripara dalle discordie…

AGGIORNAMENTO

PAPA LEONE XIV – ANGELUS

Piazza San Pietro – Domenica, 11 ottobre 2026

[Multimedia]

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Cari fratelli e sorelle, buona domenica!

Oggi, nel Vangelo, Gesù parla della festa di nozze preparata da un re per suo figlio (cfr Mt 22,1-14).

Il matrimonio di un figlio è un momento speciale per ogni famiglia, e questo padre felice vuole condividere con tutti la sua gioia. Offre un banchetto e invita tante persone. San Tommaso d’Aquino dice, in proposito, che il bene tende per sua natura a diffondersi: «Bonum dicitur diffusivum sui» (Summa theologiae, I, q. 5 a. 4, ad 2), e anche l’immagine del nostro racconto ci parla, in un contesto particolare di vita vissuta, di questa realtà. Quando accade qualcosa di buono, si accende una luce che porta a coinvolgere gli altri nella propria felicità.

Di fronte a un’offerta così bella, però, gli invitati, invece di unirsi alla festa, si tirano indietro e preferiscono continuare a occuparsi dei loro affari. Alcuni, anzi, infastiditi, insultano e addirittura uccidono i messaggeri del re. Anche questo purtroppo, succede: non sempre il bene che offriamo è compreso, riconosciuto, apprezzato, anzi a volte è frainteso e respinto. Ma ciò non deve scoraggiarci. Il re, davanti al rifiuto, non annulla le nozze e non cancella i festeggiamenti, anzi, estende il suo appello a un numero ancora più grande di persone, inviando i suoi servi a chiamarle per le strade, perché la gioia degli sposi sia un dono per tutti.

A questo punto, ci domandiamo: chi rappresentano i protagonisti di questa storia? San Girolamo identifica il re con il Padre dei Cieli, lo sposo con Gesù e la sposa con la Chiesa (cfr Commento a Matteo, Libro III, cap. 22). Tra i protagonisti, allora, ci siamo anche noi, scelti dal Signore per condividere con Lui la nostra esistenza e per essere assieme a Lui portatori di vita. La festa di nozze è la nostra, e la sala del banchetto sono le nostre chiese, le nostre case, i posti in cui viviamo, e in cui ogni giorno il Figlio del Re, Gesù Cristo, torna a dichiararci il suo amore e attende il nostro “sì”. Lì noi lo incontriamo, vestiti, come la sposa, con l’abito bianco del Battesimo e ornati con i gioielli delle opere buone, che ci avvicinano a Dio e tra noi.

La gioia che annunciamo, allora, non è artificiale, ma profonda, concreta, reale, bella come i volti delle persone che incontriamo, vera come il lavoro, i sorrisi, le lacrime, le strette di mano, i gesti di bene delle nostre giornate. Ed è un dono di Dio, per la salvezza del mondo.

Chiediamo dunque a Maria, Madre del Signore, che ci aiuti a crescere in questa gioia e ad annunciarla sempre e ovunque, anche là dove non è compresa, con generosità, con coraggio e con fede.

 


 

QUINDI RIFLETTIAMO E PREGHIAMO, ecco l’antidoto sicuro per non cadere dall’aver ragione all’orgoglio ed alla superbia:

LA SANTA PAZIENZA…. PREGHIERA PER IL DONO DELLA PAZIENZA
🙏 Signore, o Fonte di ogni Pace, concedimi oggi il dono della pazienza.
Aiutami ad essere tenero con me stesso, a non condannarmi per i miei errori e a ricordare che ogni cammino ha i suoi inciampi e ogni crescita i suoi tempi.
Insegnami ad accettare i miei limiti senza frustrazione, trasformando la fretta di arrivare in gioia di camminare.
E dammi, ti prego, un cuore largo verso gli altri.
Aiutami a vedere oltre le loro spigolosità, a comprendere le battaglie invisibili che ognuno combatte e a rispondere con un sorriso dove ci sarebbe un giudizio.
Che le mie parole siano un balsamo e non una spada, e il mio ascolto sia uno spazio di accoglienza senza fretta.
Rendi il mio spirito come un mare profondo: che le tempeste in superficie non scuotano la calma del fondo.
Insegnami l’arte dell’attesa, la bellezza del silenzio e la forza mite di chi sa che tutto, a suo tempo, fiorisce.
Amen.

👉 Nella Bibbia, la pazienza è una virtù fondamentale, spesso definita come “lungo respiro” o magnanimità (macrotumia), che riflette il carattere di Dio, lento all’ira e ricco di misericordia. Non è semplice rassegnazione, ma una forza attiva e un’attesa fiduciosa, incarnata da figure come Giobbe e nel sacrificio di Gesù. È considerata un frutto dello Spirito e una forma di fortezza necessaria per affrontare le tribolazioni.
Alcuni versetti chiave sulla pazienza:
Giacomo 1,19: “Sia ogni uomo pronto ad ascoltare, lento al parlare, lento all’ira”.
Romani 12,12: “Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera”.
Proverbi 14,29: “Il paziente ha grande prudenza, l’iracondo mostra stoltezza”.
” 16,32: “Il paziente val più di un eroe, chi domina se stesso val più di chi conquista una città.”
Esodo 34,6: Descrive Dio come “misericordioso e compassionevole, lento all’ira, pieno di grazie e di amore leale, fedele”.
1Cor.13,4: La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto.
Efesini 4,2: Con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore.
Salmo 37: Stà in silenzio davanti al Signore e spera in lui; non irritarti per chi ha successo, per l’uomo che trama insidie.
2Pietro 3,9: Il Signore non ritarda nell’adempiere la sua promessa, come certuni credono; ma usa pazienza verso di voi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi.
Coloss.3,12: Rivestitevi dunque, come amati di Dio, santi e diletti, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza.

LITANIE DELL’UMILTA’ (quelle originali, recitate ogni giorno dal cardinale Segretario di Stato di san Pio X, il Venerabile Servo di Dio Raffaele Merry del Val – dal 6 gennaio 1934 è concessa l’indulgenza di 100 giorni per la loro devota recita e perseveranza nel metterle in pratica)
🙏O Gesù, mite ed umile di cuore – Esauditemi
Dal desiderio di essere stimato – Liberatemi, Gesù
Dal desiderio di essere amato – Liberatemi, Gesù
Dal desiderio di essere decantato – Liberatemi, Gesù
Dal desiderio di essere onorato. Liberatemi, Gesù
Dal desiderio di essere lodato – Liberatemi, Gesù
Dal desiderio di essere preferito agli altri – Liberatemi, Gesù
Dal desiderio di essere consultato – Liberatemi, Gesù
Dal desiderio di essere approvato – Liberatemi, Gesù
Dal timore di essere umiliato – Liberatemi, Gesù
Dal timore di essere disprezzato – Liberatemi, Gesù
Dal timore di essere ripulso – Liberatemi, Gesù
Dal timore di essere calunniato – Liberatemi, Gesù
Dal timore di essere dimenticato – Liberatemi, Gesù
Dal timore di essere preso in ridicolo – Liberatemi, Gesù
Dal timore di essere ingiuriato – Liberatemi, Gesù
Dal timore di essere sospettato – Liberatemi, Gesù
Che altri siano amati più di me – Gesù, datemi la grazia di desiderarlo!
Che altri siano stimati più di me – Gesù, datemi la grazia di desiderarlo!
Che altri possano crescere nell’opinione del mondo e che io possa diminuire – Gesù, datemi la grazia di desiderarlo!
Che altri possano essere prescelti ed io messo in disparte – Gesù, datemi la grazia di desiderarlo!
Che altri possano essere lodati ed io non curato – Gesù, datemi la grazia di desiderarlo!
Che altri possano essere preferiti a me in ogni cosa – Gesù, datemi la grazia di desiderarlo!
Che altri possano essere più santi di me, purché io divenga santo in quanto posso – Gesù, datemi la grazia di desiderarlo!
Atto di amore alla Santissima Vergine del cardinale Merry del Val
O Maria, Madre mia, quanto ti amo! Eppure quanto è poco! Tu m’insegni ciò che m’importa conoscere, perché m’insegni ciò che Gesù è per me e ciò che io devo essere per Gesù.
Preghiamo:
O Dio, che resisti ai superbi e dai la grazia agli umili: concedi a noi la virtù della vera umiltà, di cui il Tuo Unigenito mostrò ai fedeli l’esempio nella sua persona; affinché non avvenga mai di provocare la Tua indignazione con l’esaltarci nell’orgoglio ma, piuttosto, sottomettendoci umilmente possiamo ricevere i doni della Tua grazia. Te lo chiediamo per l’intercessione della Tutta Santa, la Beata Vergine Maria amata Sposa dello Spirito Santo, l’umile ancella nella quale hai compiuto “grandi cose”, affinché venisse santificato il Tuo Santo Nome. Così sia.
1Pater, Ave e Gloria per le sante indulgenze….
O Maria, Regina e Madre, maestra degli umili – pregate per me.
O giusti tutti, santificati specialmente per lo spirito di umiltà – pregate per me.
con questa frase: “Il Signore non ritarda nell’adempiere la sua promessa, come certuni credono; ma usa pazienza verso di voi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi.” (2Pt.3,9)

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