Il peccato originale spiegato in modo semplice

Se Dio ci ha creati liberi perché noi nasciamo già tendenti al male, come conseguenza del peccato di Adamo ed Eva?

Risponde la Santa Madre Chiesa:

1. L’affermazione centrale è la seguente: “Il fatto che Adamo ed Eva abbiano peccato comporta che tutti noi abbiamo peccato. Quindi noi nasciamo già peccatori”.

Chi legge queste parole potrebbe obiettare: perché comporta che tutti abbiamo peccato?

San Paolo scrive: “Per la disobbedienza di uno solo, tutti sono stati costituiti peccatori” (Rm 5,19) e “Come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato” (Rm 5,12).

Da qui l’importanza del Battesimo dono del Cristo: ” Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a Lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova” (Rm.6,4).

2. Ora l’obiezione si riduce a questo: come posso aver peccato se ancora non esistevo?

A questo risponde in maniera molto precisa il Catechismo della Chiesa Cattolica, il quale parte da un’affermazione di San Tommaso d’Aquino: tutti  siamo “come un unico corpo di un unico uomo” (Quaestiones disputatae de malo, 4, 1).

E conclude: “il peccato originale è chiamato «peccato» in modo analogico: è un peccato «contratto» e non «commesso», uno stato e non un atto” (CCC 404).

Dice infatti il Salmo: ” Ecco, nella colpa sono stato generato, nel peccato mi ha concepito mia madre” (50,7).

3. Pertanto è stato commesso da tutti non perché l’abbiano commesso tutti, ma perché ha intaccato tutti.

Ha intaccato tutti perché “Adamo aveva ricevuto la santità e la giustizia originali non soltanto per sé, ma per tutta la natura umana” (CCC 404). Per questo, Adamo ed Eva peccando non hanno privato della santità e della giustizia originale solo se stessi, ma anche i loro discendenti.

Il peccato originale ha intaccato la loro natura.

E di conseguenza ha intaccato la natura umana, che essi trasmettono in una condizione decaduta (Concilio di Trento, DS 1511-1512).

Tanto è che San Paolo spiega come anche la natura geme davanti all’attesa della resa dei conti, quando Cristo Signore tornerà definitivamente e vincitore: “Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. Poiché nella speranza noi siamo stati salvati…” (Rom. 8,19-25)

4. Il peccato originale è una macchia dell’anima e nello stesso tempo è privazione della santità originaria. E come una ferita aperta nella carne è suscettibile alla corruzione dei germi e quindi ad essere infettata, così è questo peccato originale nell’anima: una ferita aperta che comporta l’infezione, ossia l’inclinazione al male.

Tuttavia col peccato originale non scompare l’inclinazione al bene.

Anzi, questa inclinazione rimane e possiamo dire che rimane più forte dell’inclinazione al male, perché è la tendenza della natura, è una tendenza insopprimibile.

Come infatti una ferita nella carne guarisce se trattata debitamente con cure ed attenzioni, così anche l’anima nutrita debitamente con la medicina (i Sacramenti) che Dio mette a nostra disposizione, guarisce, si fortifica e si santifica.

5. San Tommaso a proposito della libertà dice che “non è portata al bene e al male alla stessa maniera: perché la tendenza al bene è assoluta e naturale; quella invece al male è un difetto, e contro l’ordine della natura” (Somma teologica, III, 34, 3, ad 1).

Questo è mostrato dal fatto che in genere le azioni compiute dagli uomini sono azioni buone: lavorano, mangiano, studiano, parlano col prossimo, organizzano la propria vita… partendo dal fatto che, come spiega San Paolo: ” tutto ciò che è stato creato da Dio è buono e nulla è da scartarsi, quando lo si prende con rendimento di grazie..” (1Tim.4,4), e che per questo può dire: ” Sia dunque che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio.” (1Cor.10,31) e qui ci vengono incontro, in aiuto i Dieci Comandamenti vissuti ordinariamente, e non come qualcosa di straordinario, nella nostra vita di ogni giorno.

In tutto ciò c’è la realtà che esistono anche le azioni cattive e cioè i peccati.

peccato-originale-5_546dd2ff049506. Il Catechismo della Chiesa Cattolica, riportando le affermazioni del Concilio di Trento, ricorda questo quando dice: “Il peccato originale, sebbene proprio a ciascuno, in nessun discendente di Adamo ha un carattere di colpa personale.

Consiste nella privazione della santità e della giustizia originali, ma la natura umana non è interamente corrotta: è ferita nelle sue proprie forze naturali, sottoposta all’ignoranza, alla sofferenza e al potere della morte, e inclinata al peccato (questa inclinazione al male è chiamata «concupiscenza»).

Il Battesimo, donando la vita della grazia di Cristo, cancella il peccato originale e volge di nuovo l’uomo verso Dio; le conseguenze di tale peccato sulla natura indebolita e incline al male rimangono nell’uomo e lo provocano al combattimento spirituale” (CCC 405).

7. Venendo ad un ultimo quesito: ma  l’inclinazione al male non è una colpa nostra, perché l’abbiamo ereditata.

Sì, è vero, ma non di rado questa inclinazione viene rafforzata dai peccati personali, ossia dalle scelte personali che si fanno lontano da Dio, dalla Sua Legge, dai Suoi Comandamenti.

Dopo il peccato originale la libertà umana è indebolita. Ma a rimedio di questa debolezza Gesù Cristo ci dona la grazia (mediante il Battesimo e con gli altri Sacramenti specialmente la Confessione e l’Eucaristia presa in stato di grazia), di cui anche il minimo grado è sufficiente per superare ogni tentazione al male.

Solo In Cristo, per Cristo e con Cristo la vera libertà è restituita all’uomo nella sua integrità, solo con Lui siamo vincitori anche perché lo ha detto Lui almeno in due occasioni esplicite:

1. “Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla ” (Gv.15,5);

2. “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Gv.14,6).

RICAPITOLANDO

Il Signore, leggiamo infatti nella Sacra Scrittura, creò l’uomo per la incorruzione e lo fece a sua immagine, ma per l’invidia del Demonio entrò nel mondo la morte (cfr Sap.2,23).

” Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: “È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?”. Rispose la donna al serpente: “Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”. Ma il serpente disse alla donna: “Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male”. Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò”. (Gn.3,1-6)

Così si consumò il primo peccato che fu mancanza di fede e di fiducia in Dio, fu di superbia, ma non fu semplice atto di disobbedienza, ma una vera e aperta ribellione contro il Divino e Supremo Creatore perché:

a) l’intelletto umano disconobbe la veracità del Signore e la Sua infinita bontà, negò fede alle Sue raccomandazioni e credette piuttosto all’inganno del Demonio;

b) la volontà umana decise liberamente di ricusare la richiesta di Dio e rendersi indipendente da Lui, scegliendo il consiglio del Demonio.

L’uomo così si collocò da se stesso in questa primordiale violazione ponendo la propria felicità non nel Progetto di Dio ma nella propria esaltazione di se stesso, bramando di diventare come Lui ma senza di Lui.

La prima conseguenza di tal peccato che la sacra Dottrina chiama “Originale”, ossia, dall’origine, non copiato, non imitato, nuovo, avente un suo proprio carattere, è stata la cacciata di Adamo ed Eva dall’Eden, la seconda conseguenza è stata la contaminazione a tutto il genere umano, ed alla natura stessa dalla quale l’uomo fu tratto, e questo a causa della morte che rese corruttibile la materia ed ogni cosa vivente nel tempo; tutto ciò che ha un tempo ha anche una fine, tutto ciò che Dio creando voleva fosse incorruttibile, divenne corruttibile a causa del peccato originale.

peccato-originale-2_546dd4f400955– Le conseguenze del primo peccato

La Sacra Scrittura ci dimostra come Adamo ed Eva, perdute a cagione del peccato le prerogative soprannaturali, si riducessero tanto riguardo all’anima che riguardo al corpo, ad una ben misera condizione:

in quanto all’anima: commesso che ebbero il peccato, e avendo udita la voce di Dio, si nascosero alla vista del Signore. Avrebbero dovuto aprirsi i loro occhi, secondo la promessa dell’ingannatore, invece perdettero la vera conoscenza, si privarono essi stessi della scienza infusa, avevano così perduto non solo l’innocenza, ma la idea stessa dell’Onnipotenza Divina, per questo all’udire la Sua Voce “si nascosero”, i Padri della Chiesa ben sapientemente indicano in questo passo il nascondimento dell’anima stessa di fronte alla scelta del corpo, una scelta materialista che aveva così ottenebrato la conoscenza dell’anima stessa;

in quanto all’intelletto: esso fu ottenebrato dall’ignoranza ” Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture. ” (v.7), si aprirono gli occhi non già della Sapienza Divina ma del male, si aprirono alla malizia che offuscò la conoscenza di Dio in cui vivevano a tal punto da dire: “Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto“(v.10).

Così facendo la carne si ribellava allo spirito sviluppando la “concupiscenza“, la ricerca del piacere lontano da Dio, nascosti da Dio, senza Dio, contro Dio, per cui la loro volontà era da quel momento combattuta dalle esigenze della loro inferiore natura, la carne, a discapito della loro natura superiore ed immortale, l’anima. Sarai “come Dio” gli disse l’ingannatore, ma senza Dio!

Imperciocchè, nel versetto 10 appena letto, in Adamo si desta immediatamente il sentimento della sua dignità perduta, ne ha subito la percezione appena ne avvede la corruzione “ho udito; ho avuto paura perché sono nudo; mi sono nascosto”, si desta l’amaro sentimento della loro indegnità, si avverte di aver perduto la interna beatitudine: subentra l’infelicità! Non può esserci felicità senza Colui che è vera felicità e con la quale aveva creato l’Uomo a Sua immagine.

– In quanto al corpo, Dio rispetta la scelta di Adamo ed Eva e li priva di ciò che hanno rigettato: del dono dell’essere impassibili (non sapevano di essere nudi, erano innocenti) ed immortali, la condanna di Dio non viene da Dio quale Sua scelta, piuttosto tal condanna non è altro che la scelta di Adamo ed Eva alla sofferenza e alla morte attraverso quella ribellione al Progetto Divino.

“Alla donna disse: “Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà”. All’uomo disse: “Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare, maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba campestre.  Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finchè tornerai alla terra, perchè da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!”. L’uomo chiamò la moglie Eva, perché essa fu la madre di tutti i viventi.” (Gn.3,16-20).

Ma la più funesta di tutte le conseguenze fu la perdita della grazia divina, la separazione da Dio, la morte dell’anima, la tristezza, l’infelicità, l’inquietudine! A questa sciagura Gesù venne a portare il rimedio con la Confessione e la remissione dei peccati personali, dopo averci introdotto nella salvezza mediante il Battesimo.

peccato-originale-4_546e110eb4606– Due righe sul  dogma del Peccato Originale (1)

E’ dogma di fede, che il genere umano eredita da Adamo ed Eva non solo la perdita dei doni soprannaturali, ma anche la privazione della divina grazia e la separazione da Dio. I primi nostri padri non potevano trasmettere ai discendenti che la loro stessa natura, e perciò era da aspettarsi, che il primo peccato, questo allontanamento da Dio, dovesse avere per tutto il genere umano delle reali e tristi conseguenze; e per quanto poco o tanto che potremmo esaminare la nostra condizione, potremmo forse negare che anche noi siamo privi delle prerogative soprannaturali concesse ad Adamo quando era innocente, e ridotti così anche noi alle prerogative naturali e proprie dell’uomo?

Non soffre forse ancora oggi, la donna, per i dolori del parto e l’uomo per il lavoro dei campi?

Non soffre forse ancora oggi l’uomo a causa delle malattie e delle intemperie?

E non soffre forse ancora oggi quando, ascoltando la voce della propria anima, si accorge di essere nudo e si nasconde da Dio provando infelicità e inquietudine “fino a quando non lo trova e riposa in Lui”, come diceva Sant’Agostino?

In questo senso, il primo peccato è peccato di tutta la umana natura e si trasfonde insieme con essa in ogni individuo, lo insegna la Scrittura e la Tradizione, e la Chiesa lo conferma.

Dice San Paolo: “Propterea, sicut per unum hominem peccatum in hunc mundum intravit, et per peccatum mors, et ita in omnes homines mors pertransiit, eo quod omnes peccaverunt. / Quindi, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato”. (Rm.5,12), i Santi Padri s’accordarono tutti nell’insegnare la medesima dottrina, del quale accordo parlando St.Agostino dice: ” essi conservarono ciò che avevano trovato, insegnarono ciò che avevano appreso, tramandarono ai figli ciò che avevano ricevuto dai padri…” (Lib.1 de pecc.orig. co. Julian), e il Concilio di Trento definì: che tutti, ed anche i bambini i quali nascono da genitori cristiani, contraggono per la propagazione di Adamo il Peccato Originale, che non consiste nel solo deterioramento dell’anima e del corpo, ma è un peccato veramente tale, ed importa la morte dell’anima (S. Conc. Trid. Sess. V de pecc.orig. can.1-5).

Fra tutte le creature umane di ogni tempo passato, presente e futuro, solo la Beatissima Vergine Maria, Madre di Dio fu “preservata immune“, ma questo lo spiegheremo in un altro capitolo. Il Peccato Originale può essere lavato solamente con il Sacramento del Battesimo.

– Le obbiezioni contro il dogma del Peccato Originale

1) Qualcuno dice che l’umana ragione non può ammettere che Dio, infinitamente buono e giusto, imputi il peccato commesso da Adamo alla di lui discendenza, la quale allora non esisteva, e non vi prese parte!

Risposta:

– l’obbiezione è posta in modo distorto e deriva da una falsa concezione del dogma Cattolico.

La Chiesa non ha mai insegnato che “il peccato di Adamo” viene imputato ai suoi posteri come “colpa personale”, quasi ch’essi fossero concorsi a commetterlo, anzi, fu il Papa Alessandro VIII che il 7 dicembre 1690 condannò la proposizione che “l’uomo per tutto il tempo della vita deve fare penitenza a causa del peccato originale”.

La Dottrina Cattolica insegna, invece, che pel peccato commesso da Adamo, padre di tutti gli uomini, gli uomini perdettero la santità e la giustizia, divennero loro stessi ostili a Dio e contrassero la morte dell’anima, cioè la separazione da Lui.

E questo non è affatto contrario all’umana ragione, imperciocchè Dio si compiaceva degli uomini perché la giustizia originale assoggettava la umana volontà alla volontà divina, e poiché il peccato di Adamo rese insubordinata a Dio non solamente la sua volontà ma pur anche (non potendo egli trasmettere ai discendenti doti che non aveva più e che aveva rigettato con la sua disobbedienza) la volontà di tutti che da lui discendevano, è chiaro che in Adamo tutta la natura umana contrasse ciò che la Chiesa definisce “macchia“, una macchia che rende tale umanità spiacevole a Dio il quale, in essa, non ravvede l’opera Sua e che quindi, non potendosi in Dio ammettere uno stato di indifferenza o di abbandono della Sua Creatura, tutti gli uomini nascono con questa “macchia” affinché Dio stesso in qualche modo la potesse debellare, cancellare, non potendo l’uomo stesso togliersela da sé stesso avendo egli rinunciato alla grazia soprannaturale. E’ per questo che i grandi teologi della Chiesa chiamano questo Peccato labes naturae, ossia, macchia della natura umana (St. Tomm. d’Aquin. I.II. quest.82 art.3).

2) Un’altra obbiezione che si porta è che il difetto d’una prerogativa soprannaturale, non può costituire ancora oggi una causa sufficiente d’imputazione morale ad ogni uomo.

Risposta:

– lasciamo parlare a St. Anselmo: “Se un marito ed una moglie, innalzati senza alcun merito e per sola grazia a qualche possessione e dignità, commettono insieme in modo inescusabile un grave delitto e per causa di esso vengono degradati e ridotti a schiavitù, chi dirà che i figliuoli ch’essi generano dopo la condanna non debbono alla stessa sorte essere soggetti, ma che piuttosto si devono ristabilire nei beni che i loro genitori giustamente perdettero, e in qualche modo avere la possibilità di riscattarsi? Tali sono i primi padri; ed i figli loro ch’essi generarono nel medesimo esilio, condannati dalla beatitudine alla miseria” (Cant. Tractat. de conceptu vir. et orig. pecc. cap.28).

Occorre anche dire che il Peccato Originale resta sempre un mistero che può essere compreso solamente attraverso il Figlio Divino, Gesù Cristo, le stesse parole di San Paolo “in cui tutti peccarono”, devono essere intese nel verso giusto, ossia: in cui tutti perdettero la grazia e caddero in disgrazia, allontanandosi da Dio, e queste parole nulla hanno che possano contraddire alla nostra ragione.

peccato-originale-7_546dd3db89d80– La Divina Misericordia e la compassione di Dio (vedi anche qui)

Il peccato di Adamo rendeva così impossibile, al genere umano, di conseguire la sua destinazione, quella eternità divina per la quale era stato creato, ma la Misericordia di Dio riorganizza la vita dell’uomo e gli rende possibile non solamente riacquistare le soprannaturali perdute prerogative, ma persino d’innalzarsi ad una condizione più felice della stessa condizione originale di Adamo.

Se seguiamo con attenzione il capitolo terzo di Genesi che stiamo approfondendo, Dio stesso prima ancora di annunciare ai trasgressori il meritato castigo, annunzia la Redenzione dicendo al Serpente: “…Inimicitias ponam inter te et mulierem et semen tuum et semen illius; ipsum conteret caput tuum, et tu conteres calcaneum eius”. / “… Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno”. (Gn.3,15), ma prima che il Restauratore della umana natura comparisse sulla terra, dovevano passare molti secoli perché, come scrive St. Ireneo: ” come una madre può dare al bambino del cibo solido, ma quegli non può ancora ricevere una solida vivanda, così poteva Dio fin da principio donare all’uomo la perfezione, ma l’uomo era incapace di riceverla, essendo ancora bambino” (Irenaeus, co: haeres lib. IV).

Tutti i Padri concordano con la Misericordia di Dio la quale attese quella “plenitudo temporis” lungo il quale, e precedendo la venuta del Divino Redentore, il genere umano avrebbe potuto così sviluppare il suo intelletto, acquistare forza di volontà, nobilitare le sue sensazioni, accrescere nella fede e rendersi atto a comprendere le dottrine, a praticare la vera morale ed a provare le spirituali dolcezze, che a lui sarebbero state comunicate dall’Unigenito Suo Figliuolo:” at ubi venit plenitudo temporis, misit Deus Filium suum, factum ex muliere, factum sub lege, ut eos, qui sub lege erant, redimeret, ut adoptionem filiorum reciperemus. Quoniam autem estis filii, misit Deus Spiritum Filii sui in corda nostra clamantem: “ Abba, Pater! ”. Itaque iam non es servus sed filius; quod si filius, et heres per Deum. / Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio  mandò  il suo Figlio, nato  da donna, nato  sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli. E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio; e se figlio, sei anche erede per volontà di Dio” (Gal.4,4-7).

– Il “secondo” Adamo: Gesù Signore e Salvatore

Prima di affrontare i Sette Sacramenti che analizzeremo in un altro articolo, chiariamo anche la nota espressione di Gesù “nuovo Adamo” secondo l’insegnamento stesso di San Paolo spiegato dai Santi Padri.

Gesù Cristo è Dio, è Uomo, Uomo-Dio in una Persona con due nature distinte, non separate: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato non creato della stessa sostanza del Padre, come recitiamo nel Credo, la nostra Professione di Fede.

Come Dio, essendo Egli il Verbo per cui furono fatte tutte le cose, rappresenta così anche tutto il genere umano, imperciocché scrive S. Cirillo di Gerusalemme: ” Se il primo degli uomini formato dalla terra, apportò una morte universale; quello che dalla terrà lo formò, essendo Egli stesso la vita, non apporterà la eterna vita? ” (S.Cyrill. hier. Catech.XIII n.2).

Come Uomo, essendo Egli il giusto per eccellenza, potea meritare, e fare partecipi dé suoi meriti i suoi rappresentati. Dice infatti St. Agostino: “Tutti, nessuno eccettuato, sono morti per i peccati, tanto originale che commessi volontariamente o coll’ignoranza, o coll’opera, o coll’omissione: e per tutti i morti, è morto il Solo ch’era vivo, cioè che non aveva assolutamente alcun peccato” (St. Aug. de Civ. Dei lib. XX c.6). Come Uomo-Dio poteva dare alla Divina Giustizia una soddisfazione non dovuta ed infinita, ed operare così la Redenzione della umanità, e perciò canta la Chiesa, ch’Egli “pagò per noi al Padre eterno il debito di Adamo, e col pietoso Suo Sangue cassò l’impegno di soddisfare all’antico reato” (Praecon. Sabb. Sanct.).

Così diventa Gesù Cristo il “secondo Adamo” e la natura umana, come spiega St.Agostino, viene sollevata ad un’altezza sì grande, che più in alto non la si potrebbe innalzare. Imperciocché Adamo rappresenta tutta la umanità in quanto che da lui deriva il principio generatore della vita animale, nell’essenza dei suoi istinti, e non ha altro rapporto coi suoi discendenti; Cristo nostro Signore la rappresenta non solo perché da Lui deriva il principio della vita spirituale e soprannaturale d’ogni grazia, ma pur anche perché il Suo spirito compenetra e vivifica la Chiesa della quale Egli è il Capo e gli uomini (battezzati)  sono le membra, dice infatti San Paolo: “Factus est primus homo Adam in animam viventem ; novissimus Adam in Spiritum vivificantem. / il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente, ma l’ultimo Adamo divenne spirito datore di vita” (1Cor.15,45).

Dal primo progenitore abbiamo la natura umana degenerata a causa del Peccato Originale, funestata dalle di lui conseguenze; in Gesù Cristo Signore abbiamo questa stessa natura rigenerata e risollevata, ancora più grandemente, alla dignità della figliuolanza adottiva di Dio, in Dio stesso, come spiega San Paolo: “Non enim accepistis spiritum servitutis iterum in timorem, sed accepistis Spiritum adoptionis filiorum, in quo clamamus: “ Abba, Pater! ”. Ipse Spiritus testimonium reddit una cum spiritu nostro, quod sumus filii Dei. Si autem filii, et heredes: heredes quidem Dei, coheredes autem Christi, si tamen compatimur, ut et conglorificemur.  / E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: “Abbà, Padre!”. Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria” (Rom.8,15-17).

Dal primo Adamo abbiamo ricevuto la morte e la dissoluzione, da Gesù Cristo, nuovo Adamo, abbiamo la risurrezione e la vita eterna, la vita di grazia: “Nunc autem Christus resurrexit a mortuis, primitiae dormientium. Quoniam enim per hominem mors, et per hominem resurrectio mortuorum:  sicut enim in Adam omnes moriuntur, ita et in Christo omnes vivificabuntur.  / Ora, invece, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti. Poiché se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti; e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo” (1Cor.15,20-22).

E’ in questo contesto, in questo ordine dei fatti che conosciamo quella gratuità attraverso la quale Dio viene incontro a noi, manda il Suo Figlio “nato da donna”, come spiega San Paolo, e nella pienezza del tempo. Qui e non per altra ragione la gratuità di Dio verso di noi è uno dei punti fondamentali di ogni dottrina insegnata dalla Chiesa. Noi non avevamo affatto alcun diritto, è la compassione del Figlio diletto che ci ha fornito dei diritti, è la Sua gratuità che ci ha guadagnati Lui stesso quale Avvocato davanti a Satana, il nostro accusatore.

peccato-originale-6_546dd589e26ce– L’obbiezione sulla salvezza

Alcuni vanno dicendo che sarebbe stoltezza della Chiesa presumere che fuori di Essa non vi è salvezza, e che non sarebbero necessari i Sacramenti, neppure il Battesimo.

Rispondiamo:

Quando la Chiesa insegna questa Salvezza non intese mai dire che tutti gli altri che non appartengono alla Chiesa siano come eternamente dannati o perduti… ma solamente dice che la sola Chiesa di Gesù Cristo ha la potenza di condurre gli uomini alla certezza della salvezza.

I mezzi per conseguire l’eterna salute sono quelli ordinari, ma anche quelli straordinari: i mezzi ordinari sono nelle mani della Chiesa e sono i suoi Divini Sacramenti, quelli straordinari sono nelle mani di Dio  e sono quelli che la Chiesa definisce “strade misteriose che conducono a Dio”, tuttavia anche i mezzi straordinari si muovono in modo ordinato che ha nella Divina Eucaristia, la Santa Messa, il suo principio motore, e poi le Preghiere della Chiesa e dei fedeli, specialmente il santo Rosario.

Il Divino Redentore, avendo assunto la natura umana, rappresenta tutto il genere umano e perciò, anche quelli che attualmente non sono nella Chiesa, vi appartengono “in potenza” perché Egli ha il potere e la virtù di poter salvare tutti, e tutti hanno il libero arbitrio di poter accogliere o rifiutare la salvezza che vien loro offerta, come spiega lo stesso S. Tommaso d’Aquino nella Quest. 8 art.3.

Ma come per appartenere al genere umano, in via ordinaria, è necessario discendere per generazione dal primo Adamo, così per appartenere attualmente alla Famiglia del secondo Adamo, sempre in via ordinaria, è necessaria la rigenerazione dall’acqua e dallo Spirito Santo, che per appunto, scrive San Paolo, Gesù è il solo ed unico Salvatore di tutti gli uomini, specialmente dei rigenerati: “in hoc enim laboramus et certamus, quia sperantes sumus in Deum vivum, qui est salvator omnium hominum, maxime fidelium.  / Noi infatti ci affatichiamo e combattiamo perché abbiamo posto la nostra speranza nel Dio vivente, che è il salvatore di tutti gli uomini, ma soprattutto di quelli che credono” (1Tim.4,10).

Gesù Signore non smetterà di essere il Salvatore anche di coloro che non credono, solo che attenderà ch’essi lo accolgano, come Lui stesso ha affermato: “Dicit ei Iesus: “ Ego sum via et veritas et vita; nemo venit ad Patrem nisi per me. Si cognovistis me, et Patrem meum utique cognoscetis; et amodo cognoscitis eum et vidistis eum ”.  / Gli disse Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto” (Gv.14,6-7).

Concludendo

Ricordiamo le parole di Gesù:

Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo…” (Gv.12,44-50)

Gesù non è venuto a condannarci perchè di fatto qualcosa ci aveva già introdotti nella condanna, il peccato originale, e faremo bene a chiederci:

ma è venuto a salvarci da che cosa? e da chi? Perchè se non lo ascoltiamo “non” ci condanna?”, non ci condanna perchè lo siamo già nel momento del concepimento come spiega il Salmo: ” Ecco, nella colpa sono stato generato, nel peccato mi ha concepito mia madre” (50,7).

In sostanza tutta questa storia ci porta a queste domande : ma perchè Dio si è fatto Uomo? che cosa è venuto a dirci? Perchè ci parla di salvezza e di condanna?

Gesù, nuovo Adamo, è venuto a ripristinare quella Creazione che fu corrotta dal peccato, Egli ci toglie l’onta ma non gli effetti i quali dovranno essere gestiti dal nostro libero arbitrio, dalla volontà di ascoltare il Cristo o dalla volontà di rifiutarlo pagandone le conseguenze.

Gesù è venuto per salvarci e nella Sua morte di Croce con la Sua Risurrezione (senza la quale vana è la nostra fede come spiega San Paolo) è la prova che Egli non è un Dio sadico che si compiace del peccato degli uomini, e questa Croce prova anche che Egli non è neppure un Dio bonista o perdonista che  perdona senza la nostra conversione e penitenza dal peccato… la scena dei due Ladroni posti ai suoi fianchi ce lo rammenta: o con Cristo o contro Cristo, non esiste la via di mezzo per accedere al vero Paradiso eterno.

Gesù è venuto per ricomporre la frattura, la divisione che il peccato ha prodotto tra anima e corpo, tra noi e Dio.

– dall’Omelia del 25.3.2007, così avvertì Benedetto XVI:

E’ venuto Gesù per dirci che ci vuole tutti in Paradiso e che l’inferno, del quale poco si parla in questo nostro tempo, esiste ed è eterno per quanti chiudono il cuore al suo amore. Anche in questo episodio, dunque, comprendiamo che il vero nostro nemico è l’attaccamento al peccato, che può condurci al fallimento della nostra esistenza. Gesù congeda la donna adultera con questa consegna: “Va e d’ora in poi non peccare più”. Le concede il perdono affinché “d’ora in poi” non pecchi più”.

 Sia lodato Gesù Cristo + sempre sia lodato.

Note

1) riflessioni liberamente tratte da: La Chiesa Cattolica – la sua dottrina – Vol.II – con Imprimatur Vescovile – Trieste 1886 –