Settimana di preghiera unità dei Cristiani: origini e scopo

Tra il 18 e il 25 gennaio la Chiesa vive una Settimana di preghiera per  l’unità dei Cristiani, una tradizione iniziata sotto San Pio X. Una Preghiera che  non è un optional. Per l’autentico Cristiano è un “grido” d’amore il quale, unito alla Preghiera di Gesù “che tutti siano uno, affinché il mondo creda” (Gv 17,21), ci interpella singolarmente e comunitariamente. Tuttavia molti ignorano gli inizi e lo sviluppo di questa iniziativa finendo, molte volte, per cadere nel sincretismo religioso.

Per esempio: che fine ha fatto la Preghiera originale che è stata cambiata contro i moniti stabiliti dallo stesso Benedetto XV? Vi offriamo, allora, un breve percorso storico che, inseritosi all’interno della Chiesa per volere di San Pio X, e a seguire tutti gli altri Pontefici fino ad oggi, è andato ad arricchire la Tradizione della Chiesa, cercando di comprendere, però, quale deve essere il giusto intendimento.

_01-settimana-preghiera-3“Da quando il movimento ecumenico moderno è nato, oltre un secolo fa – spiegava Benedetto XVI – vi è sempre stata una chiara consapevolezza del fatto che la mancanza di unità tra i cristiani impedisce un annuncio più efficace del Vangelo, perché mette in pericolo la nostra credibilità. Come possiamo dare una testimonianza convincente se siamo divisi? Certamente, per quanto riguarda le verità fondamentali della fede, ci unisce molto più di quanto ci divide. Ma le divisioni restano, e riguardano anche varie questioni pratiche ed etiche, suscitando confusione e diffidenza, indebolendo la nostra capacità di trasmettere la Parola salvifica di Cristo.” Così all’udienza generale del 18 gennaio 2012, Benedetto XVI, sintetizzava questo percorso storico.

Nella medesima udienza, diceva ancora: “La pratica della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani fu introdotta nel 1908 da Padre Paul Wattson, fondatore di una comunità religiosa anglicana che entrò in seguito nella Chiesa cattolica. L’iniziativa ricevette la benedizione del Papa san Pio X e fu poi promossa dal Papa Benedetto XV, che ne incoraggiò la celebrazione in tutta la Chiesa cattolica con il Breve Romanorum Pontificum, del 25 febbraio 1916.

Orbene, e cosa ha detto di preciso Benedetto XV, come per esortarci ad un sano ecumenismo? Altrimenti non avrebbe senso citare un predecessore se poi non lo si leggesse mettendone in pratica gli insegnamenti. In questo Breve “Romanorum Pontificum”, Benedetto XV scriveva:  “In ogni tempo i Romani Pontefici Nostri Predecessori ebbero a cuore – e anche a Noi preme moltissimo – che i Cristiani che si sono dolorosamente allontanati dalla Chiesa Cattolica siano invitati a tornare ad essa, come ad una madre da loro abbandonata.

Con grande gioia abbiamo appreso che la Società chiamata «della Espiazione», fondata a New York, ha proposto preghiere da recitarsi dal giorno della festa della Cattedra Romana di San Pietro fino alla festa della Conversione di San Paolo affinché si ottenga questo grande obiettivo dell’unità, e Ci siamo pure rallegrati per il fatto che queste preghiere, benedette dal Santo Padre Pio X di recente memoria e approvate dai Sacri Vescovi dell’America, si sono diffuse in lungo e in largo negli Stati Uniti.

Pertanto, affinché più facilmente si consegua l’obiettivo desiderato, e le suddette preghiere si recitino ovunque con grande vantaggio delle anime, Noi, udito anche il parere dei Nostri Venerabili Fratelli Cardinali di Santa Romana Chiesa… a tutti i fedeli dell’uno e dell’altro sesso che in qualunque parte della terra – dal giorno 18 del mese di gennaio, fino al giorno 25 dello stesso mese, nel quale si onora la Conversione di San Paolo – reciteranno ogni anno tali preghiere una volta al giorno,  e poi nell’ottavo giorno, veramente pentiti, confessati e nutriti della Santa Comunione, dopo aver visitato qualsiasi Chiesa o pubblico Oratorio abbiano innalzato a Dio pie preghiere per la concordia dei Governanti Cristiani, per l’estirpazione delle eresie, per la conversione dei peccatori e per l’esaltazione di Santa Madre Chiesa, Noi concediamo ed elargiamo misericordiosamente nel Signore l’indulgenza plenaria di tutti i loro peccati.

Le presenti concessioni saranno valide anche in futuro, nonostante il parere contrario di chicchessia. Le preghiere che dovranno essere recitate, negli otto giorni sopra stabiliti per l’unità della Chiesa, sono le seguenti, e affinché su di esse non venga operata alcuna variazione, abbiamo ordinato che una copia delle stesse sia messa alla custodia nell’Archivio dei Brevi Apostolici:

 « Antifona (Gv. 17, 21): Perché tutti siano una cosa sola, come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.  — Io dico a te che tu sei Pietro.  — E su questa pietra io edificherò la mia Chiesa ».  Preghiera: « Signore Gesù Cristo che hai detto ai tuoi Apostoli: Vi lascio la pace, vi dò la mia pace, non guardare ai miei peccati, ma alla fede della tua Chiesa; dégnati di pacificarla e riunirla secondo la tua volontà, tu che vivi e Regni, Dio, per tutti i secoli dei secoli. Amen ».

_01-settimana-preghiera-2E’ chiaro, quindi, che la Settimana di Preghiera per l’unità dei Cristiani aveva – e dovrebbe ancora avere – lo scopo: “per l’estirpazione delle eresie, per la conversione dei peccatori e per l’esaltazione di Santa Madre Chiesa…”  e che le “presenti concessioni saranno valide anche in futuro, nonostante il parere contrario di chicchessia.…”

Quanto segue, invece, è tratto “a perpetua memoria” dal Breve Cum Catholicae Ecclesiae  del 15 aprile 1916, di Benedetto XV: “Poiché la verità della Chiesa cattolica risplende principalmente per la sua unità, nulla è più auspicabile che gli uomini strappati infelicemente dalle braccia di questa Madre ritornino finalmente a Lei, con pensieri e propositi corretti.

I Romani Pontefici Nostri Predecessori, particolarmente per quanto riguarda lo scisma d’Oriente non hanno mai cessato, in ogni tempo, sia con l’autorità dei Concili, sia con paterne esortazioni, sia anche indicendo preghiere, di adoperarsi con tutte le forze affinché quelle popolazioni Cristiane, così numerose e nobili, potessero professare con un cuore solo e un’anima sola l’antica fede dalla quale si sono miseramente separati. Pertanto abbiamo approvato con tanto fervore la preghiera che qui presentiamo e che si propone lo scopo che i popoli Cristiani d’Oriente costituiscano nuovamente un unico ovile con la Chiesa Romana e siano diretti da un unico Pastore.

Infine – conclude il Pontefice -, affinché in futuro nessuna variazione od errore possano intervenire nella preghiera sotto pubblicata, ordiniamo che un esemplare della stessa venga conservato nell’archivio dei Brevi Apostolici”. Segue la Preghiera per l’unione dei Cristiani d’Oriente alla Chiesa Romana, arricchita da tante indulgenze:

«O Signore, che avete unito le diverse nazioni nella confessione del Vostro Nome, Vi preghiamo per i popoli Cristiani dell’Oriente. Memori del posto eminente che hanno tenuto nella Vostra Chiesa, Vi supplichiamo d’ispirar loro il desiderio di riprenderlo, per formare con noi un solo ovile sotto la guida di un medesimo Pastore. Fate che essi insieme con noi si compenetrino degl’insegnamenti dei loro santi Dottori, che sono anche nostri Padri nella Fede. Preservateci da ogni fallo che potrebbe allontanarli da noi. Che lo spirito di concordia e di carità, che è indizio della Vostra presenza tra i fedeli, affretti il giorno in cui le nostre si uniscano alle loro preghiere, affinché ogni popolo ed ogni lingua riconosca e glorifichi il nostro Signore Gesù Cristo, Vostro Figlio. Così sia ». 

Quale sia la situazione di oggi lo spiegava bene Benedetto XVI postato qui all’inizio: “… le divisioni restano, e riguardano anche varie questioni pratiche ed etiche, suscitando confusione e diffidenza…” Non bisogna dimenticare nell’ecumenismo che, l’unità visibile non c’è perché… c’è il peccato. Come diceva sant’Ireneo, dove ci sono i peccati e l’eresia c’è la moltitudine, non c’è l’unità. Senza entrare in polemica sterile vogliamo ricordare quanto segue, tratto da un articolo del domenicano Padre Riccardo Barile:

Ferma restando la necessità del dialogo ecumenico, è però importante rendersi conto che non è vero che tra cattolici e luterani ci unisce la fede e ci dividono solo delle interpretazioni teologiche. È vero invece che sui sacramenti, l’Eucarestia, l’approccio alle Scritture, il ministero sacerdotale, la Messa come sacrificio, la Madonna… è proprio la fede che ci divide.” (Fr. Riccardo Barile O.P. 8.11.2016 La Nuova Bussola Quotidiana)

Tornando alla Preghiera che ora ci interessa di più, dobbiamo assolutamente concretizzare di come: “la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, costituisce un elemento centrale nell’attività ecumenica della Chiesa. Il tempo che dedicheremo alla preghiera per la piena comunione dei discepoli di Cristo – spiegava Benedetto XVI nell’Angelus del 22.1.2012 – ci permetterà di comprendere più profondamente come saremo trasformati dalla sua vittoria, dalla potenza della sua risurrezione.”

Perché la Chiesa, oggi, ringrazia Dio per una unità di forma sincretista?? Si parla, addirittura, di “commemorare insieme” – cattolici e luterani, la Riforma (meglio chiamarla rivoluzione ereticale) di Lutero come fosse stata una vittoria. Forse che Dio ha espresso la sua approvazione? O invece non è crollata la Cattedrale di San Benedetto a Norcia? Una coincidenza? forse sì, ma anche che no, visto che la natura stessa obbedisce agli ordini di Dio, o lo abbiamo dimenticato?

Dunque il nulla – “quello che unisce” – non può essere “molto di più” del tutto – “quello che ci separa” -, come si ama affermare oggi. Siamo d’accordo sulle riforme dei cuori, ma quanto alle rivoluzioni no! La rivoluzione della tenerezza, per esempio, scardinata dall’obbedienza alle leggi e alle dottrine divine, è una bestialità linguistica e quindi, una solenne turlupinatura.

Siracide 5,6: Non dire: «La sua misericordia è grande; mi perdonerà i molti peccati», perché presso di lui ci sono misericordia e ira, il suo sdegno si riverserà sui peccatori (recidivi).

Siracide 16,13: Tanto grande la sua misericordia, quanto grande la sua severità; egli giudicherà l’uomo secondo le sue opere.

Isaia 55,7: L’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona.

_01-settimana-preghiera-4Ecco allora che stiamo vivendo i giorni predetti da San Paolo, i giorni dell’iniquità: “Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole“. (2Tim 4, 3-4)

Così che per noi cattolici vale l’ingiunzione: “Si allontani dall’iniquità chiunque invoca il nome del Signore” (2Tim 2, 19) e incombe il dovere di esclamare a imitazione di Gesù Cristo, alto e forte: “Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!” (Mt 16, 23; Mc. 8, 33)

O per non dimenticare l’altro monito paolino che non si legge più nella Chiesa: (Gal.1,6-12)

“Mi meraviglio che così in fretta da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo passiate ad un altro vangelo.  In realtà, però, non ce n’è un altro; solo che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo.  Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema!  L’abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi predica un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema!  Infatti, è forse il favore degli uomini che intendo guadagnarmi, o non piuttosto quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se ancora io piacessi agli uomini, non sarei più servitore di Cristo! Vi dichiaro dunque, fratelli, che il vangelo da me annunziato non è modellato sull’uomo; infatti io non l’ho ricevuto né l’ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo.” (Gal.1,6-12)

Così come ammonisce anche il profeta Ezechiele: «… Se io dico al malvagio: Tu morirai! e tu non lo avverti e non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta perversa e viva, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te. Ma se tu ammonisci il malvagio ed egli non si allontana dalla sua malvagità e dalla sua perversa condotta, egli morirà per il suo peccato, ma tu ti sarai salvato… Così, se il giusto si allontana dalla sua giustizia e commette l’iniquità, io porrò un ostacolo davanti a lui ed egli morirà; poiché tu non l’avrai avvertito, morirà per il suo peccato e le opere giuste da lui compiute non saranno più ricordate; ma della morte di lui domanderò conto a te. Se tu invece avrai avvertito il giusto di non peccare ed egli non peccherà, egli vivrà, perché è stato avvertito e tu ti sarai salvato». (Ezech.3,16-21)

Vogliamo concludere sempre dalle parole di Benedetto XVI tratte dall’Omelia dei Vespri per la Conversione di San Paolo del 25 gennaio 2009: “Cari fratelli e sorelle… la conversione di san Paolo ci offre il modello e ci indica la via per andare verso la piena unità. L’unità infatti richiede una conversione: dalla divisione alla comunione, dall’unità ferita a quella risanata e piena. Questa conversione è dono di Cristo risorto, come avvenne per san Paolo.

Lo stesso Signore, che chiamò Saulo sulla via di Damasco, si rivolge ai membri della sua Chiesa – che è una e santa – e chiamando ciascuno per nome domanda: perché mi hai diviso? perché hai ferito l’unità del mio corpo? La conversione implica due dimensioni. Nel primo passo si conoscono e riconoscono nella luce di Cristo le colpe, e questo riconoscimento diventa dolore e pentimento, desiderio di un nuovo inizio. Nel secondo passo si riconosce che questo nuovo cammino non può venire da noi stessi.  Come dice san Paolo: ” … mi sforzo di correre per conquistarlo, perché anch’io sono stato conquistato da Gesù Cristo” (Fil 3,12).

Rimane aperto davanti a noi l’orizzonte della piena unità. Si tratta di un compito arduo – concludeva il Papa – ma entusiasmante per i cristiani che vogliono vivere in sintonia con la preghiera del Signore: “che tutti siano uno, affinché il mondo creda” (Gv 17,21). Ci sproni e ci assista dal cielo l’apostolo Paolo, che tanto ha faticato e sofferto per l’unità del corpo mistico di Cristo; ci accompagni e ci sostenga la Beata Vergine Maria, Madre dell’unità della Chiesa. Amen”

Siano lodati i Cuori di Gesù e Maria