Il «Discorso sui pastori» di sant’Agostino corrisponde al Discorso 46, in cui il vescovo d’Ippona commenta il capitolo 34 del profeta Ezechiele sui doveri e le colpe di chi guida la Chiesa.
Temi principali sono:
– Cristiano e vescovo: Agostino spiega che, prima di essere pastori (vescovi), essi stessi sono state pecore facenti parte dello stesso gregge di Cristo, che essi stessi si convertirono. Ascoltano quindi la Parola con trepidazione.
– I falsi pastori: Vengono denunciati i pastori che pensano solo a se stessi, ai propri interessi, alla vanità o al profitto, oggi diremo appunto che seguono le ideologie delle mode del momento, rifiutandosi di curare davvero i deboli e i feriti.
– L’unico Pastore: I buoni pastori trovano la loro vera essenza e unità in Cristo Gesù nell’univa vera Chiesa da Lui fondata e protetta, l’unico vero Pastore che dà la vita per le proprie pecore e ad esse offre ogni giorno i Sacramenti e il Cibo della salvezza eterna.
Uno dei passaggi più citati e significativi del Discorso sui pastori (n.1-2) è quello in cui Agostino distingue il suo duplice ruolo: quello di cristiano (per la propria salvezza) e quello di vescovo (per la responsabilità verso gli altri):
«La condizione di cristiano ci riempie di consolazione, quella di vescovo di spavento. Il fatto di essere cristiani ci unisce a voi, il fatto di essere vescovi ci mette a vostro capo. Siamo cristiani per noi, siamo pastori per voi.»
I tre punti chiave del passaggio
– Il timore della responsabilità: Agostino esprime un’estrema umiltà. Essere una guida spirituale non è un titolo di vanto o di potere, ma un peso enorme (“di spavento”), perché il pastore dovrà rendere conto a Dio della salvezza di ogni singola pecora.
– L’uguaglianza profonda sta nell’essere salvati: Prima di ogni gerarchia, il vescovo è un battezzato come tutti gli altri, anch’egli si è convertito, è stato accolto tra le braccia amorevoli della Madre Chiesa, perciò condivide con i fedeli le stesse fragilità, gli stessi peccati e lo stesso bisogno della grazia di Dio. La stessa carità che lui stesso ha ricevuto ricevendo i Sacramenti dalla Chiesa, deve essere usata con immensa generosità verso i più deboli, gli ammalati nel corpo e nello spirito, nella sollecitudine di vedere ogni singola pecora ricevere la beatitudine eterna.
– Il ministero come servizio: La distinzione “per noi / per voi” chiarisce che la fede personale salva il pastore come individuo, ma il suo ruolo pubblico esiste solo in funzione del bene della comunità, nella verità e a servizio della Chiesa. Il pastore non appartiene più a se stesso, ma al suo gregge. Come Gesù ha dato Sé stesso per salvarci, così deve fare il Vescovo: morire a sé stesso affinchè ogni singola anima, costata a caro prezzo a Gesù, possa ricevere la grazia della salvezza.
Nel capitolo 3 del Discorso, Agostino riprende la durissima profezia di Ezechiele e attacca frontalmente i capi religiosi egoisti, usando proprio le metafore del latte (il sostentamento economico e i favori) e della lana (il prestigio sociale e gli onori).
Ecco la spiegazione che egli stesso offre, di questo celebre passaggio:
«Prendete il latte, vi vestite di lana, uccidete le pecore più grasse, ma non pascolate il mio gregge. […] Il latte significa tutto ciò che dal popolo viene offerto ai pastori per il loro sostentamento; la lana, l’onore e la deferenza che ricevono.»
Il significato profondo della critica
– Il ribaltamento del dovere: Agostino denuncia i pastori che considerano il ministero come una fonte di profitto personale. Invece di nutrire il gregge con la Parola di Dio, sono i pastori a “nutrirsi” delle pecore, sfruttando la loro fede.
– La condanna dell’ipocrisia: La “lana” rappresenta il rivestimento esteriore, l’apparire, il rispetto umano. Il vescovo di Ippona critica chi cerca il ruolo solo per il prestigio sociale, per i saluti nelle piazze o per l’autorità che ne deriva, dimenticando il servizio.
– L’abbandono dei deboli: La colpa più grave di questi falsi pastori non è solo l’avidità, ma l’indifferenza alla salvezza delle loro anime. Consumando il latte e la lana, essi trascurano le pecore malate, non fasciano quelle ferite e non cercano quelle smarrite. Pensano solo a godersi i privilegi del proprio status.
Agostino conclude dicendo che il vero pastore non deve cercare il proprio interesse, ma quello di Gesù Cristo.
Se il Pastore riceve il sostentamento (il latte) e il rispetto (la lana) dalla comunità, deve farlo solo per essere messo in condizione di servire meglio, non per celebrare le proprie idee, le proprie opinioni, arricchirsi o gonfiarsi di orgoglio…
EZECHIELE 34, 1-31 – leggiamo la Parola di Dio
Il Signore mi parlò: 2«Ezechiele, denunzia i capi d’Israele. Profetizza contro di loro. Riferisci loro quel che io, Dio, il Signore, dichiaro: Saranno guai per voi, pastori d’Israele! Voi curate solo voi stessi. Invece i pastori devono avere cura del gregge! 3Voi vi nutrite del suo latte, vi vestite con la sua lana, mangiate le pecore più grasse, ma in cambio non lo portate al pascolo. 4Non avete reso forti le pecore deboli, curato quelle malate, fasciato quelle ferite, ricondotto al gregge quelle andate lontano, cercato quelle perdute. Invece le avete governate con violenza e crudeltà. 5Allora esse, rimaste senza pastore, si sono disperse e sono diventate preda di animali feroci. 6Le pecore del mio gregge hanno vagato sulle montagne e sulle colline per poi disperdersi su tutta la terra e nessuno si è preoccupato di loro, nessuno le ha cercate.
7Pastori di Israele, ascoltate quel che io dichiaro: 8Io, il Dio vivente, il Signore, ho visto il mio gregge diventare preda e pasto di ogni animale feroce, ho visto che era senza pastore e che nessuno dei miei pastori se ne preoccupava. Essi si curavano solo di se stessi e non del gregge. 9Ma ascoltate, pastori d’Israele: 10 io, Dio, il Signore, agirò contro di voi; toglierò dalle vostre mani il mio gregge, non vi permetterò più di pascolare le mie pecore. Così non ne trarrete più alcun profitto: le strapperò dalla vostra bocca. Non vi sazierete più con le pecore del mio gregge.
11«Io, Dio, il Signore, dichiaro che ora io stesso andrò in cerca del mio gregge e ne avrò cura. 12Lo riunirò come fa un pastore quando il suo gregge è completamente sparpagliato. Raccoglierò le mie pecore da tutti i luoghi dove sono state disperse in quel terribile giorno di tenebre, senza luce. 13Le radunerò da tutti i popoli e nazioni straniere, dove stavano, per ricondurle nella loro terra e per farle pascolare sulle montagne d’Israele, nelle sue valli e nelle sue praterie. 14Le porterò a un buon pascolo, le alte montagne d’Israele saranno il loro ovile! Là si riposeranno, in mezzo agli abbondanti e rigogliosi pascoli di quelle montagne. 15Io stesso sarò il pastore del mio gregge e lo farò riposare in luoghi tranquilli. Lo dico io, Dio, il Signore. 16Cercherò le pecore perdute, ricondurrò nel gregge quelle andate lontano, fascerò quelle ferite, curerò quelle malate. Ma eliminerò quelle troppo grasse e forti. Io sono un pastore giusto!».
– Il Signore soccorre il suo popolo
17«E quanto a te, mio gregge, io, Dio, il Signore, dichiaro che ristabilirò la giustizia nel mio gregge: fra le pecore, i montoni e le capre. 18Perché ad alcuni di voi non basta pascolare nel pascolo migliore? Perché calpestate l’erba che ancora rimane? Non vi basta bere un’acqua limpida? Perché intorbidite con le vostre zampe quella rimasta? 19Il resto del gregge è costretto a mangiare l’erba calpestata da voi e a bere l’acqua che avete intorbidito. 20E io, Dio, il Signore, vi dichiaro che interverrò a ristabilire la giustizia fra voi pecore grasse e le pecore magre. 21Avete urtato le pecore deboli con le spalle e i fianchi, e le avete spinte con le corna fino a scacciarle dal gregge. 22Ma io le salverò, impedirò che diventino preda di qualcuno. Ristabilirò la giustizia nel gregge. 23Metterò a capo del gregge un altro pastore che lo guidi: sarà il mio servo Davide. Lui se ne occuperà e sarà il loro vero pastore. 24Io, il Signore, sarò il loro Dio mentre Davide, mio servo, sarà il loro principe. Lo dico io, il Signore.
25«Stringerò con il mio gregge un’alleanza che gli procurerà pace e sicurezza. Farò sparire dalla sua terra gli animali feroci, le mie pecore pascoleranno tranquille nella pianura, dormiranno nei boschi. 26Permetterò loro di vivere intorno al mio monte santo, le benedirò facendo piovere nella stagione giusta. 27Gli alberi e la terra daranno frutti in abbondanza, ognuno vivrà in tranquillità nel proprio territorio. Quando spezzerò le catene del mio popolo e lo libererò da quelli che lo rendono schiavo, allora riconoscerà che io sono il Signore. 28Il mio gregge non sarà più preda delle altre nazioni, né pasto per gli animali feroci. Vivrà sicuro perché nessuno lo terrorizzerà. 29Gli darò campi famosi per la loro fertilità, non soffrirà più la fame nella sua terra e non sarà disprezzato dalle altre nazioni. 30Allora tutti riconosceranno che io il Signore, loro Dio, proteggo Israele e che questo è veramente il mio popolo. Lo dichiaro io, Dio, il Signore.
31«Voi che appartenete al mio gregge, siete gli uomini che guiderò perché sono il vostro Dio. Lo affermo io, Dio, il Signore».
si legga anche qui: Discorso 46 da sant’Agostino ai Pastori che non fanno bene il loro dovere, al monito sul “cavallo di Troia ” del Contarini
INIZIA ORA IL DISCORSO DI SANT’AGOSTINO
I PASTORI
DA EZECHIELE 34, 1-16
CHE POTETE SCARICARE QUI IN PDF

ALTRI ARTICOLI UTILI:
Pagina dedicata ai Padri e Dottori
Sant’Agostino spiega San Paolo: “Un Vangelo a misura d’uomo è un vero imbroglio!!”
Una breve raccolta da Letture dal Breviario e il Discorso 311 di sant’Agostino
Sant’Agostino: La rovina della Città di Roma
Per Voi: Lettera ai Catechisti di sant’Agostino in audio e pdf
Benedetto XVI spiega sant’Agostino d’Ippona: «Ecco il mio Agostino»
“Elogio della Pace” di sant’Agostino nel 1° Messaggio per la Pace 2026 di Leone XIV
Scoperti due sermoni sconosciuti di sant’Agostino.
Sant’Agostino ammonisce: non c’è peste peggiore che la libertà dell’errore!
Sant’Agostino: Le tentazioni, la indefettibilità della Chiesa e la vittoria della Cattedra di Pietro
Giovanni Paolo II: raccomando mantenere viva la dottrina di sant’Agostino nella società moderna
